In questo simpatico giro paranoico, scopriremo quali sorprese ci riserveranno in futuro i “garanti della sicurezza” con il patentino “a norma”. Good Luck!

STRASBURGO – Il Parlamento europeo ha approvato oggi in via definitiva, ricorrendo al compromesso con il Consiglio, la direttiva per la conservazione dei dati telefonici e internet.Con la nuova normativa i 25 paesi dell’Unione si sono dati regole comuni per conservare ed utilizzare – nella lotta al terrorismo – i dati di telefonate, sms e comunicazioni via web.La normativa, fortemente voluta dalla presidenza britannica, prevede che i dati sul traffico della comunicazione, ma non il loro contenuto, possano essere conservati da 6 a 24 mesi.

Domanda : salvi i dati ma non il contenuto?

Inoltre gli Stati membri dovranno garantire che i dati conservati “vengano trasmessi solo alle autorità nazionali competenti” in base alle legislazioni nazionali. Ogni Stato dovrà individuare delle autorità pubbliche indipendenti per monitorare l’utilizzo delle informazioni.

Quindi lo Stato può decretare cosa salvare, quanto salvare e a chi farlo leggere… mi sento tranquillo.

Il Parlamento ha previsto sanzioni “efficaci, proporzionate e dissuasive” per i gestori che non custodiranno correttamente i dati sulle comunicazioni. Inoltre è stato predisposto che i costi aggiuntivi per i gestori non ricadano sugli Stati membri.

Multe. Come al solito.

Il pacchetto di compromesso della direttiva, messo a punto dai due gruppi parlamentari principali dei Liberaldemocratici e dei Socialisti europei, è stato approvato con 378 voti a favore, 197 contrari e 30 astenuti. Subito dopo il voto il relatore del Liberaldemocratici Alexander Nuno Alvarez ha ritirato il suo nome dalla relazione, dichiarando di essere contrario alla scelta di adottare il compromesso con il Consiglio. Nel corso del dibattito il suo gruppo ha lasciato libertà di voto mentre i Verdi, il gruppo di destra Uen e quello della sinistra europea Gue hanno annunciato la loro contrarietà.

Non che dall’altra parte dell’Oceano sia meglio eh…

USA, parte il database biometrico nazionale

Washington (USA) – Gli Stati Uniti hanno ufficialmente dato avvio alla stampa dei nuovi e-passport con chip RFID integrato e capacità biometriche che potranno essere via via espanse. Un prodotto considerato necessario per la sicurezza dall’amministrazione statunitense. Il Dipartimento di Stato, lo scorso autunno, aveva pubblicato le prescrizioni per il design del nuovo documento, e nonostante i dubbi di numerosi ricercatori sul livello di sicurezza e le proteste di associazioni come EFF e RFIDkills.com, ha deciso di andare avanti. I diplomatici statunitensi saranno i primi a ricevere i nuovi e-passport, nel rispetto del progetto pilota che coinvolgerà Singapore, la Nuova Zelanda e l’Australia. Dal prossimo ottobre, invece, tutti i cittadini statunitensi potranno fare richiesta del documento elettronico. Il Governo sostiene che l’introduzione degli e-passport permetterà di migliorare la qualità e la velocità dei controlli alle dogane, limiterà i casi di frode e renderà di fatto più sicura la frontiera statunitense. In pratica, gli obiettivi che erano stati prefissati dopo l’11 settembre 2001. Secondo gli esperti governativi, il cosiddetto skimming, ossia la duplicazione del chip contenuto nei passaporti, sarebbe piuttosto difficile, dato che il chip è stato sviluppato per abilitare la lettura ad una distanza massima di 10 centimetri. Inoltre la cifratura implementata con un accesso con PIN “dovrebbe escludere” le possibilità di abuso, conseguenti a un furto. Le organizzazioni per le libertà civili e la privacy continuano a non essere convinte dell’iniziativa, sia per questioni tecniche riguardanti la facilità di sniffing dei dati, che per l’inaccettabile realizzazione di un database nazionale composto dai dati biometrici dei cittadini. Gli e-passport infatti dispongono di un chip che contiene in memoria tutti i dati del possessore, compresa una fotografia digitale, e in futuro potrà contenere anche altri dati biometrici come quelli correlati alla retina, al viso e alle impronte digitali. La società Riscure, appena un mese fa, aveva dimostrato quanto sia facile crakkare i sistemi di cifratura dei chip RFID contenuti nei passaporti. Insomma, i piccoli aggiornamenti implementati dal Dipartimento di Stato, nel rispetto degli standard decisi dall’ICAO con l’avvallo dell’ONU, non si sono dimostrati sufficienti per raggiungere livelli di sicurezza adeguati. Ma questo non ha fermato la roadmap decisa dall’amministrazione. Dario d’Elia

Washington: abituatevi alla biometria

Amsterdam – Chi vuole approfittare delle vacanze estive per visitare gli Stati Uniti dovrà trattenere il respiro, sperando di non dover passare lunghe ed interminabili ore tra gli sportelli degli aeroporti americani: la Casa Bianca ha annunciato l’inizio dei check biometrici obbligatori per chiunque volerà negli USA. Il provvedimento, largamente preannunciato sin dal 2001, rientra nella generale strategia antiterrorismo sostenuta da Washington e partirà dal primo luglio. Inizialmente il programma di monitoraggio biometrico sarà limitato alla tratta aerea Amsterdam Schiphol – New York JFK, due tra i più importanti scali che regolano il traffico di passeggeri tra Europa ed America. L’accordo è stato siglato in una riunione svoltasi a Londra tra esponenti del governo USA e della UE, e prevede agevolazioni diplomatiche per tutti i paesi che promuoveranno carte d’identità nazionali basate su informazioni biometriche. Dai resoconti del meeting, teso alla creazione di una nuova intesa transatlantica per la prevenzione del crimine, sembra che i cittadini di Olanda e Regno Unito saranno i primi a “beneficiare” del nuovo sistema identificativo. Tony Blair, forte del nuovo mandato accordatogli dai cittadini del Regno Unito, ha recentemente proclamato che “la Gran Bretagna è pronta per introdurre la biometria e deve farlo al più presto”. Una dichiarazione che tuttavia non è stata accolta con troppo calore dai parlamentari britannici. “In linea generale”, ha dichiarato il segretario generale per i Servizi di Sicurezza Nazionale Michael Chertoff, “la biometria rappresenta il futuro di tutti i sistemi di sicurezza”. Commentando l’avvio del progetto USA-UE, ha voluto dare un consiglio a tutti: “abituatevi”, perchè Washington vuole rendere obbligatori i prelievi di impronte digitali ed immagini oculari in tutto il mondo. “La biometria è un passo avanti”, ha continuato Chertoff, perchè finora “abbiamo utilizzato un metodo primitivo ed antiquato per identificare gli individui, fallace ed insicuro”. L’eccesso di zelo e l’entusiasmo degli esperti non deve comunque trarre in inganno: il metodo di rilevamento biometrico più diffuso e popolare, basato sulle impronte digitali della mano, si può gabbare con relativa facilità. Esattamente come dimostrato da Tsutomu Matsumoto, che nel 2002 ha ingannato un rilevatore ad infrarossi grazie ad un “dito falso” in gelatina. Sembrano comunque finiti i bei tempi fatti di fughe all’estero, documenti falsi e nomi fasulli: storie ormai confinate nell’immaginario simbolico della narrativa popolare. Sia chi vorrà semplicemente fuggire a Las Vegas, sia chi rientra nelle liste nere degli ospiti indesiderati stilate dagli esperti antiterrorismo, dovrà presto sottomettersi alla nuova politica degli USA in fatto di identificazione personale. Tommaso Lombardi

Washington: è ora di schedare gli americani

Washington (USA) – Il Senato statunitense festeggia, in un clima di assoluta unanimità, l’approvazione del Real-ID Act. Superati i timori di un ipotetica stroncatura da parte della camera alta, manca solo la firma del Presidente: entro pochi giorni sarà via libera per il documento nazionale biometrico. Il nuovo corpo di leggi, approvato durante la votazione per il rifinanziamento della missione in Iraq, prevede inizialmente la creazione di un sistema unificato per le patenti di guida, finora emesse e gestite dai singoli stati. Una svolta epocale che interesserà tutte le future generazioni di cittadini americani. Secondo gli stessi politici, nonché numerosi osservatori nazionali e non, si tratta del cavallo di Troia che porterà all’introduzione della biometria su scala nazionale ed aumentare in maniera potenzialmente infinita la pervasività del governo. Nonostante il testo della legge non parli esplicitamente di tecnologie biometriche, un passaggio controverso fa riferimento all’implementazione di qualsiasi tecnologia che sia leggibile dalle macchine (“machine readable”). Una decisione, viene sottolineato, completamente nelle mani del governo federale di Washington. “È un modo per evitare che tragedie simili all’attacco di New York possano ripetersi”, dice soddisfatto il capogruppo repubblicano alla camera, Tom DeLay. Forte della nuova legislazione, l’amministrazione Bush completa progressivamente i progetti nati in seno alla commissione speciale “11 Settembre” per la lotta al terrorismo: vigilare la mobilità nazionale, inasprire i controlli di frontiera, tenere sotto sorveglianza ogni “potenziale terrorista”. Infatti il Real-ID Act permetterebbe, teoricamente, qualsiasi tipologia d’identificazione elettronica. I cittadini statunitensi assisteranno sicuramente a scene degne di una pellicola di fantascienza: in molti, dal mondo del libero associazionismo, vedono in tutto questo i prodromi di una deriva di orwelliana memoria. Questo perché il Dipartimento per la Sicurezza nazionale ha già dichiarato di voler adottare i nuovi chip con tecnologia RFID, utilizzabili in molti modi. Chip associabili a documenti, merci e prodotti di ogni genere, persino impiantabili nel tessuto cutaneo: microdispositivi utilizzabili, senza troppi investimenti, per costruire un sistema di mappatura dei movimenti e di identificazione a distanza. I singoli stati hanno tempo fino al 2008 per introdurre la nuova “patente di guida – cavallo di troia” dopodiché chiunque vorrà condurre operazioni fino ad oggi banali (come l’apertura di un conto bancario o mettersi alla guida di un automobile), dovrà rassegnarsi ad adottare il nuovo documento nazionale. Una novità che non sembra riscuotere molto successo tra la popolazione: ci sono associazioni di ispirazione cristiana che ne danno persino una lettura biblica e si straziano per il presunto compimento della profezia sul “marchio della bestia”.
Tommaso Lombardi

Usa: conservare dati utenti web

(ANSA) – ROMA, 1 GIU - L’Fbi ha chiesto alle maggiori societa’ web di conservare per 2 anni i dati dei loro utenti, per possibili indagini su terrorismo e pedofilia. La richiesta, rivela Usa Today, e’ stata avanzata anche dal ministro della Giustizia americano Alberto Gonzales. Primi ad essere interpellati Google, Microsoft, Aol, Comcast e Verizon. Le forze dell’ordine sarebbero interessate soprattutto alle liste del traffico della posta elettronica e delle ricerche fatte su Internet.

*ding*

Terrorismo: Cia spia conti bancari

Anticipazione NYT, Dipartimento del Tesoro conferma
(ANSA) – ROMA, 23 giu - Dopo l’11 settembre la Cia ha tenuto sotto controllo le transazioni bancarie di migliaia di cittadini americani e stranieri negli Usa. Lo ha riferito il New York Times, nella sua edizione on line, citando fonti governative e industriali che svelano l’operazione segreta approvato dall’amministrazione Bush. L’accesso ai conti avveniva attraverso una banca dati internazionale di base in Belgio. La notizia e’ stata confermata dal Dipartimento al Tesoro americano

…dite che sono paranoici?

Bush Authorized Domestic Spying Before 9/11

L’agenzia di sicurezza nazionale ha affermato che il presidente Bush all’inizio del 2001 stava già ascoltando di nascosto gli americani, durante i controlli contro il terrorismo.
La grande attività di registrazione dati della ASN è cominciata subito dopo che Bush ha compiuto il giuramento di presidente e questo contraddice la sua affermazione, ovvero che gli attacchi del 9/11 lo hanno spinto a prendere la decisione di mettere sotto controllo gli americani per la lotta al terrorismo.

Leggerlo tutto merita…ma andiamo oltre :

“Ecco come spiavano gli americani”, Wired svela il “sistema definitivo”

WASHINGTON (Usa) – Le intercettazioni condotte dalla Nsa, la National Security Agency, per conto del governo americano nell’ambito della lotta al terrorismo erano gestite da un software installato in numerosi internet provider e società telefoniche. La notizia è stata pubblicata sulla rivista Wired, una delle più autorevoli in campo di tecnologia, che parla di “sistema d’intercettazione telematica definitivo”. Il software, chiamato “Semantic Traffic Analyzer”, è prodotto dall’azienda californiana Narus. Secondo quanto riporta Wired, la società telefonica americana AT&T avrebbe installato nella propria “stanza dei bottoni” il Semantic Traffic Analyzer per monitorare il traffico internet di milioni di cittadini e fornire dati sensibili direttamente all’antiterrorismo statunitense. Messo a punto sulle macchine che gestiscono i servizi di un service provider, Semantic Traffic Analyzer è in grado di controllare in maniera totale, dalla navigazione in rete alla posta elettronica ai newsgroup, le attività degli utenti. Per utilizzare il programma sono necessari normalissimi server con sistema operativo Linux; il sistema è in grado d’identificare i pacchetti dati ad una velocità di circa 10 gigabytes al secondoIl software, poi, può essere connesso con dei “server logistici” centralizzati, equipaggiati con applicazioni specializzate, e la combinazione dei due sistemi può analizzare e registrare praticamente ogni tipo di comunicazione via internet. Spiega Steve Bannerman, responsabile di Narus, che con il Semantic Traffic Analyzer “è possibile registrare tutto il traffico internet che passa attraverso i server sul quale è installato. Si possono ricostruire, ad esempio, tutte le e-mail inviate, compresi gli allegati, o analizzare le pagine web su cui una persona ha cliccato e, addirittura, ricostruire le chiamate tramite VoIp“. Ed è proprio per gestire e controllare i servizi di VoIp, la telefonia a basso costo (o addirittura gratuita) che sfrutta la rete, che Brasil Telecom e molte altre compagnie telefoniche sudamericane attualmente utilizzano i prodotti Narus. Così come compagnie cinesi e mediorientali (tra cui Telecom Egypt e Saudi Telecom) li sfruttano per bloccare e censurare le chiamate tramite VoIp. C’è da dire che la Narus non ha possibilità di controllare in che modo i suoi prodotti vengano utuilizzati, e che le apparecchiature ufficialmente vengono vendute come strumenti per mantenere la sicurezza telematica delle infrastrutture di rete utilizzate dagli operatori telefonici: “Il nostro prodotto è stato sviluppato per essere compatibile con tutte le leggi dei Paesi nei quali è venduto – spiega ancora Bannerman - molti dei nostri clienti hanno costruito, sul nostro software, altre applicazioni. Ma noi a quel punto non c’entriamo più niente“. Lo scandalo delle intercettazioni ha coinvolto direttamente l’amministrazione Bush e le principali società di telecomunicazione americane. Ieri il generale Micheal Hayden, ex direttore della Nsa e destinato a diventare nuovo direttore della Cia, è tornato a difendere il programma di intercettazioni ordinato da George Bush all’indomani dell’11 settembre: se è vero – ha detto – che “la privacy dei cittadini americani è costantemente una preoccupazione”, è altrettanto vero che “abbiamo trovato un equilibrio privacy e sicurezza”. “Ci sono controlli molto forti – continua – ma le decisioni su chi intercettare vengono prese da persone dell’amministrazione che hanno una grande conoscenza di Al Qaeda”, spiegando anche che il programma di intercettazioni sui cittadini americani sia molto mirato e rispettoso della privacy.

Lo Stato veglia su di noi e sulla nostra sicurezza!

L’esercito USA censura i blog : il nemico li legge

NEW YORK – I blog raccontano la guerra, se la censura lo permette. Da Bagdad sono ormai una buona fonte di informazione i diari online degli studenti iracheni: ma i soldati americani rischiano di non poterlo fare più. Il Pentagono ha infatti dichiarato guerra ai milblogs, con una motivazione secca: anche il nemico può leggerli. E che la guerra telematica sia in corso, lo sa anche Bush, che ritiene legittima l’intercettazione di mail e telefonate: “Se Al Qaeda chiama un numero negli Usa, voglio sapere il perché”.

Ora la censura arriva sui blog dei soldati. “Non interessano solo quattro amici in patria” sostengono le autorità “ma anche i ribelli“. E’ c’è chi protesta, come Jason Hartley, che proprio a causa di un diario è stato degradato e multato un anno fa. “Per uno che ne apre, ne viene chiuso subito un altro”. Ecco i controllori. Esercito, Marina e Air Force chiedono ora una registrazione al soldato che apre un diario. E squadre “speciali” leggono tutti i contenuti. Ma questa forma di censura nulla può contro le informazioni che i soldati scambiano con amici e media in patria, senza pubblicarle. “L’esercito spreca il suo tempo” spiega il giornalista specializzato Seymour Hersh. Il macabro precedente. Non sempre i militari Usa hanno usato il blog per fare informazione “alternativa”. Alcuni soldati ottennero sei mesi fa l’accesso a siti porno offrendo in cambio foto di cadaveri, magari con didascalie del tipo: “L’unico iracheno buono è quello morto”. I messaggi sul Boston Globe. Il quotidiano ha ottenuto il permesso di pubblicare le e-mail di 25 soldati del New England che hanno perso la vita. “Sono messaggi di sangue, rabbia, paura e angoscia” sostiene il giornale. Anche questi, difficili da censurare.

Capriola e voilà!

Rifiuta di dare un video inedito arrestato un blogger americano

WASHINGTON – Un giornalista indipendente di San Francisco, autore di un blog di informazione, è stato arrestato con l’accusa di oltraggio alla magistratura per aver rifiutato di consegnare un filmato inedito relativo ad una manifestazione contro il G8. Joshua Wolf, 24 anni, resterà “confinato in un luogo appropriato finchè non accetterà di rendere la testimonianza o di fornire le informazioni” reclamate da febbraio scorso dalla giustizia, ha ordinato il giudice federale William Alsup, precisando che la durata della reclusione non potrà comunque superare i 18 mesi. La madre del giovane ha lanciato una campagna sul suo blog per chiedere aiuto nel finanziare la procedura d’appello. Wolf è in possesso di un filmato relativo ad una manifestazione avvenuta a San Francisco l’8 luglio 2005, conclusasi con scontri fra alcuni partecipanti e le forze dell’ordine e con una macchina della polizia bruciata. Il giovane ha affermato che è nei suoi diritti costituzionali non mostrare materiale non pubblicato e non citare le sue fonti.

Intanto stai dietro alle sbarre…avanti col tour!

Family locator ti dice sempre dov’è tuo figlio

Il cellulare avvisa quando i ragazzi non si trovano «al posto giusto». Ma il sistema fa gola anche ai datori di lavoro Oggi i genitori apprensivi chiamano al telefono i figli per chiedere dove si trovano, con chi sono e a che ora tornano a casa. A volte si ascoltano frammenti di telefonate anche sull’autobus: la voce agitata, lo sguardo che scorre rapido al di là del finestrino. Oggi i figli ribelli parlano al cellulare con i genitori per tranquillizzarli, si spostano in gruppo e dicono di essere a scuola anche quando sono in giro. Ma dalla prossima settimana i ragazzi americani non potranno più mentire. Grazie al servizio prodotto da Sprint Nextel, la famiglia potrà monitorare la posizione del figlio su mappa, in qualsiasi momento. «Family Locator», questo il nome del progetto, è un servizio su abbonamento che permette di controllare fino a quattro telefoni, appoggiandosi alla tecnologia Gps. Con meno di dieci dollari al mese, gli abbonati potranno ricevere sms sul luogo in cui si trovano i figli, così da individuarli su una mappa via internet o sullo schermo del proprio cellulare.

RAGAZZI «SENZA SCAMPO» – Il mercato dei cellulari orientati ai bambini è sempre più attivo e attento alle necessità dei genitori, ma Sprint è la prima grande azienda che realizza questo progetto. I predecessori di questo sistema sono i localizzatori Gps, che semplicemente inviavano la posizione, ma l’integrazione con il cellulare permette una sicurezza in più: se si uniscono le due principali forme di controllo, cioè la telefonata diretta e il Gps, i ragazzi non avranno più alcuna possibilità di scampo, perché quello che diranno sarà confermato dalla tecnologia.

ANZIANI E IMPIEGATI – Inoltre questo sistema può essere utile per chi deve monitorare persone anziane, oppure per rintracciare immediatamente impiegati in una grande azienda. Per quanto riguarda la privacy sembra che non ci siano problemi: chi viene monitorato deve esserne consapevole e deve digitare una password per garantire il consenso. Tuttavia, le autorità devono garantire la sicurezza e controllare ogni abuso, soprattutto per il minore che è oggetto di controllo, da un lato, e soggetto a rischio, dall’altro. Marina Rossi

Giro in Gran Bretagna…

Accendo il computer e ti spio. Con 20 euro ti seguo il telefonino

LONDRA - Venti euro per poter pedinare e spiare 24 ore su 24 la moglie, il marito, l’amante, il rivale o il collega. Basta impossessarsi per cinque minuti del telefonino della vittima e collegarsi a Internet. Un incubo da Grande Fratello alla portata di tutti, con costi di bassi, al livello dei messaggi sms e un margine di errore sorprendentemente accettabile: solo cento metri nei centri urbani e, al massimo, qualche chilometro nelle campagne meno abitate. Il sito che ha reso accessibile a chiunque un’ebbrezza da agente “007″ è britannico e assolutamente legale. Si propone di vendere servizi per la sicurezza delle famiglie, specialmente dei figli minorenni, e il controllo aziendale della dislocazione del personale sul territorio come i tecnici dei servizi di manutenzione e riparazione. Il sistema funziona bene ed è inquietate quanto sia semplice da usare, come ognuno può verificare andando su www.followus.co.uk e siti Internet similari. Tra l’altro le istruzioni sono solo in inglese ma accompagnate da disegni ed esempi facili per tutti. Un blogger e giornalista scientifico del Guardian, Ben Goldacre, dopo aver testato il sistema sulla sua ragazza, iniziando per gioco ma rischiando poi di avvelenare il fidanzamento, ha lanciato un grido di allarme per il rischio di violazione della privacy connesso all’uso di questo nuovo strumento tecnologico. Ma la privacy è un nervo scoperto per gli inglesi che si sentono minacciati dai tentativi di Tony Blair di introdurre l’odiata Carta di Identità e dal moltiplicarsi di telecamere di sorveglianza ad ogni angolo di strada, sui bus e nella metropolitana per favorire la lotta al terrorismo. L’azienda che vende il servizio che segue le tracce dei cellulari Gsm è stata investita da una catena di critiche che percorrendo blog e chat su Internet sono approdate anche su trasmissioni radiofoniche di grande ascolto. La ditta si è difesa dicendo che scopo primario del servizio è quello di sorvegliare le merci in movimento o ottimizzare la gestione a distanza del personale. “È tutto in regola – dicono i gestori del network – in ogni caso su disposizione del ministero degli Interni è previsto l’invio di Sms per circa 18 volte nel primo anno di attivazione“. Si tratta di un testo che avvisa la persona oggetto del “servizio di localizzazione” in corso e, fornendo un codice Pin, consente l’oscuramento del sistema in certi orari, per esempio la notte, oppure la sua cancellazione totale. Ma apparentemente questa protezione della privacy è facilmente aggirabile se, all’arrivo del secondo messaggio, circa cinque minuti dopo la registrazione del servizio, il ricevente chiede la sospensione dell’invio di ulteriori messaggi. Insomma chiunque abbia un telefonino in mano per una manciata di minuti può renderlo schiavo del Grande Fratello e di fatto criptare per il futuro l’esistenza della sorveglianza a distanza. Il segugio telematico è implacabile e silenzioso. Può trasformare il mondo in un allucinante groviglio di prede e cacciatori satellitari. Unico limite riscontrato il fatto che i sistemi satellitari usati da alcune compagnie telefoniche (una minoranza) rimandano il segnale con una latenza che ritarda di qualche minuto la fedeltà della posizione. Commenta ironicamente Goldacre: “Se sospetti che il tuo telefonino recentemente sia stato fuori dal tuo controllo per cinque minuti, chiama la tua azienda telefonica e chiedile di scoprire se c’è qualcuno che sta pedinando il tuo cellulare. Chiunque potrebbe sorvegliarti. Potrei essere io”.

Oltre alle simpatiche nuove applicazioni, c’è anche un bel pacchetto di azioni governative da seguire :

Gb: schedati minori incensurati

(ANSA) – ROMA, 21 GEN - In Gran Bretagna le impronte genetiche di 24.000 minorenni incensurati sono conservate negli schedari della polizia. Il database e’ stato creato nel 1995 e gia’ contiene oltre tre milioni di profili. Il caso e’ venuto alla luce perche’ nella schedatura genetica e’ incappato il figlio di un elettore del collegio del parlamentare conservatore Grant Shapps. Il giovane e’ stato arrestato per uno scambio di persona e il suo Dna inserito nell’archivio della polizia.

La ragione, ovviamente, è sempre la nostra sicurezza…

L’uniforme? E’ collegata al satellite Gb, l’ultima proposta per le scuole

LONDRA – Le uniformi degli studenti inglesi potrebbero essere presto dotate di un dispositivo tecnologico, che permette di tenere sempre sott’occhio i ragazzi. Una ditta specializzata nella produzione di abbigliamento scolastico sta valutando la possibilità di dotare le sue uniformi con un chip, che fornirà attraverso un satellite notizie continue sul punto in cui si trova chi lo porta con sé. La Trutex è arrivata alla conclusione che “l’uniforme tecnologica” avrebbe mercato dopo aver svolto un sondaggio tra 800 genitori: il 59% degli interpellati ha detto che acquisterebbe un corredo scolastico così equipaggiato.

Perfetto. Sdoganato l’ennesimo dispositivo di controllo. (voglio dire… per mandare i ragazzi a scuola…)

A rendere appetibile il sistema per rintracciare i bambini soprattutto la paura che i figli possano essere vittime di rapimenti. Un genitore su 5 ha infatti dichiarato di temere per l’incolumità del proprio figlio, un allarme che è cresciuto dopo il rapimento della bambina britannica in Portogallo.

Magari capita che i media diano risalto a certe notizie proprio un momento prima di alcune curiose iniziative…

Vedi le stragi del sabato sera con le annesse leggi restrittive riguardo la guida in stato di ebbrezza, considerando attentamente il fine ultimo : malgrado ciò che ci inducono a pensare, l’obiettivo non è eliminare il problema o arginarlo ma bensì togliere ulteriore denaro dalla tasca del cittadino. Un’occhiata rapida alle statistiche ufficiali ACI, confrontando magari l’andamento degli incidenti rispetto l’uscita delle leggi… magari qualcuno non ce la racconta giusta.

Ma non solo: in questi giorni in Gran Bretagna si discute su come porre un limite alla violenza delle gang giovanili, che coinvolge ragazzi anche molto piccoli, e i produttori delle uniformi hanno sottolineato che non solo i genitori potrebbero avere accesso al sistema di individuazione dei ragazzi, ma anche le scuole.

Non c’è dubbio che l’utilizzo di un tale strumento da parte delle istituzioni porterebbe però a un nuovo dibattito sulla limitazione delle libertà personali. In passato, proprio in Gran Bretagna, ci furono proteste perché alcune scuole prendevano le impronte digitali ai bambini per gli schedari delle biblioteche. Le organizzazioni per la tutela della privacy insorsero, sostenendo che si trattava di un sistema mascherato per schedare oltre 750mila alunni.

La Trutex è una casa di produzione di uniformi scolastiche tra le maggiori in Gran Bretagna. Da sempre la ditta svolge sondaggi online per tastare il polso al mercato e ha fatto della lotta al bullismo uno dei suoi cavalli di battaglia per la pubblicità. Sono pochissime le scuole inglesi che non richiedono agli studenti di indossare un’uniforme, che di solito è una giacca con cravatta per i ragazzi e gonna e camicetta per le ragazze.

In vacanza invece che a scuola? Londra, vietato per legge

LONDRA – Settimane bianche, addio? Sì, almeno in Inghilterra. Secondo quanto ha deciso l’Alta Corte di Londra, infatti, i genitori che faranno perdere giorni di scuola ai figli per portarli in vacanza senza il permesso del preside, commetteranno un reato. I giudici, infatti, hanno stabilito che dev’essere la scuola, non i genitori, a decidere se uno studente può saltare le lezioni ed essere portato in vacanza durante il periodo scolastico. Da oggi, dunque, i genitori possono andare incontro a un reato perseguibile penalmente se decideranno, dopo aver avuto il no di preside e professori, di infrangere la legge. La decisione è arrivata dopo che una donna aveva concesso alle proprie tre figlie di “marinare” la scuola per una settimana e rimanere a casa. Il periodo, infatti, coincideva esattamente con le finali di una competizione di ballo. La donna, così, è stata accusata dall’autorità educativa di Bromley di trasgredire all’Education Act del 1996 per aver fatto disertare la scuola ai propri figli. Non è tutto: le ragazze si assentavano spesso, sia per motivi di salute, sia per motivazioni più frivole, come il traffico intenso della mattina o l’avaria della macchina. La condotta delle tre studentesse era abbastanza buona, così come i loro voti. I guidici, allora, avevano chiesto in prima istanza alla donna di prestare una cura maggiore nell’educazione delle proprie figlie. L’autorità scolastica locale, però, ha chiesto ai giudici di rivedere la propria posizione in sede di appello. E così, ieri, l’Alta Corte ha stabilito che i magistrati di primo grado avevano male interpretato la legge. Di qui la pronuncia, e quindi la denuncia, che crea un vero e proprio precedente che tutti i genitori dovranno, da ora in poi, tener presente. John Dunford, segretario generale dell’Association of School and College Leaders (l’associazione che riunisce presidi di scuole e collegi), ha apprezzato la decisione dei giudici:“Questo – ha detto – creerà un precedente che aiuterà molto le scuole e i presidi che vogliono cercare di arginare il problema delle vacanze troppo lunghe o delle assenze troppo frequenti, che possono interferire con l’educazione dei ragazzi”. Dello stesso avviso anche il Department for Education and Skills, il ministero inglese dell’istruzione, che aveva già espresso il proprio dissenso nei confronti delle vacanze troppo lunghe e aveva invitato gli insegnanti a non dare il proprio consenso a meno che non ci fossero circostanze eccezionali. Nella questione è stato coinvolto, qualche anno fa, anche il primo ministro britannico. Nel 1999, infatti, Tony e Cherie Blair ebbero uno scontro col preside del London Oratoy School quando portarono i propri figli in vacanza alle Seychelles: il periodo, infatti, coincideva con l’inizio delle lezioni.

Follia… ma ne vogliamo ancora!

Gb, impronte digitali in biblioteca schedati settecentomila bambini

LONDRA - Lo scopo è quello di accelerare le procedure per il prestito nelle biblioteche scolastiche, ma c’è chi teme che sia invece una schedatura di massa, che coinvolge almeno700 mila bambini. In Gran Bretagna è allarme per il sistema con cui 3500 scuole elementariconcedono libri in prestito ai propri alunni. Invece che usare una scheda cartacea sulla quale annotare i dati dell’utente e dei libri prelevati dalla biblioteca, scrive l’edizione online del Mirror, si è passati alla scannerizzazione delle impronte digitali.

L’organizzazione NO2ID, che si oppone all’introduzione delle carte di identità con microchip e all’istituzione del registro nazionale per l’identità, ha lanciato l’allarme, sostenendo che si tratti di un altro sistema per raccogliere più informazioni possibile sui cittadini, fin da piccoli, e di un altro passo verso la registrazione obbligatoria di dati biometrici, sulla quale si è aperta nel Paese una accesa polemica. Le nuove carte di identità prevedono infatti la raccolta di tutti i dati in un database centralizzato, che secondo le organizzazioni che si occupano di difesa della privacy costituirebbe una aperta violazione della tutela dei dati personali.

“Stiamo mandando i nostri bambini a scuola o in prigione? – chiede Phil Booth, coordinatore nazionale di NO2ID – Non accetteremmo mai che venissero prese le impronte a degli adulti senza un consenso informato, perciò mi sembra davvero scandaloso che si schedino bambini di cinque anni”. Il direttore del Micro Librarian Systems, che ha avviato il sistema di raccolta di impronte digitali, ribatte che non c’è niente di spaventoso nell’utilizzare le nuove tecnologie: “Alla fine si tratta di una scelta – dice Andy O’Brien – se i genitori sono contrari all’utilizzo di tecnologie biometriche possono chiedere che il proprio figlio continui a usare la scheda cartacea”.

Si tratta solo dell’ultimo fronte aperto in Gran Bretagna nel dibattito sulla tutela della privacy. Qualche tempo fa le organizzazioni che si occupano di tutela della privacy denunciarono i sistemi di identificazione adottati da alcuni scuole, che richiedono ai propri studenti di essere identificati tramite impronte digitali per accedere ai locali scolastici e alle mense. A livello nazionale, il governo giustifica l’uso di tecnologie biometriche e la raccolta dati con la necessità di avere procedure più rapide e un maggiore controllo su potenziali terroristi. Le associazioni mettono in guardia contro il pericolo di scambio di milioni di dati personali tra più settori, sia pubblici, sia privati e sul potere di controllo sui cittadini che il possesso di questi dati darebbe allo Stato.

GB : Scanner del volto per tutti

Londra – Dopo le prime sperimentazioni con i sofisticati scanner dell’iride, il governo britannico ha dato il via libera alla nascita di unsistema nazionale di riconoscimento facciale . Se ne parla ormai da tempo: questo strumento investigativo verrà utilizzato dalle forze di polizia per identificare i cittadini immediatamente, grazie all’ausilio di un apposito software interfacciato con l’archivio digitale biometrico voluto dall’amministrazione Blair.

“Al momento stiamo valutando vari sistemi e vagliando varie possibilità sotto il profilo economico: sotto questo punto di vista tutto è ancora da definire”, dicono le fonti interne al governo britannico riportate da Silicon.com, “ma entro il 2007 avremo il nostro sistema nazionale di riconoscimento facciale”. Con ladigitalizzazione dei documenti e l’aggiunta di numerosi dettagli biometrici a passaporti e carte d’identità, il Regno Unito procede a passi da gigante verso l’informatizzazione totale dei sistemi anagrafici e di controllo sul territorio.

Le possibilità offerte da un sistema nazionale di riconoscimento facciale, infatti, sono vaste. Il sistema potrà essere integrato direttamente all’interno delle numerose stazioni della metropolitana londinese, dove la concentrazione di telecamere di sorveglianza è più alta, così da fornire alle autorità un utile supporto all’attività antiterroristica ed anticriminalità. I soggetti avranno sùbito nome, cognome e tutti gli altri dettagli anagrafici necessari per indagini più approfondite. In Giappone, queste tecnologie vengono utilizzate per convalidare i biglietti ferroviari.

L’identificazione automatica dei cittadini, resa disponibile dal connubio tra informatica e biometria , apre problematiche di tipo sociale interamente nuove. Una di queste riguarda da vicino l’ affidabilità dei dispositivi elettronici usati per il processo d’identificazione facciale: cosa succede se qualcosa, durante l’identificazione, va storta? Può accadere che, come successo proprio nel Regno Unito, migliaia di persone vengano “marchiate” ingiustamente come “criminali” per colpa di un errore procedurale presso i terminali informatici dell’anagrafe.

Ah beh… mica problemi… aspetta un momento :

2,700 people wrongly tagged as criminals

Il governo ha ammesso che 2.700 persone sono state scorrettamente identificate come criminali dopo gli errori dell’ufficio dei casellari giudiziari (CRB)[...]

Beh, dai, un errorino può starci no?

Avanti con le idee per la sicurezza!

Blair annuncia: dal 2008 documenti biometrici per gli stranieri

GB - Gli extracomunitari che abitano in Gran Bretagna dovranno avere una carta d’identità biometrica. Lo vuole il governo di Londra che intende introdurre l’obbligo entro il 2008. Il documento, contenente dati come le impronte digitali e informazioni sull’iride dell’occhio, è pensato per evitare gli scambi di persona. “Uno dei terroristi dell’11 Settembre riuscì a cambiare 30 identità diverse”, ha detto il premier britannico Tony Blair. “Il mondo è più dinamico che mai – ha argomentato il premier – I capitali si spostano liberamente attraverso i confini. Le informazioni sono trasmesse elettronicamente in un instante, il commercio è in crescita esponenziale. Senza contare che ci sono 30 milioni di cittadini non europei che passano attraverso la Gran Bretagna ogni anno e il numero è in aumento”. Se il progetto sarà approvato, la carta d’identità biometrica non sarà comunque obbligatoria né per i cittadini dell’Unione Europea né degli altri Paesi, come la Svizzera, che fanno parte dello Spazio economico europeo.

Londra approva le carte d’identità biometriche

Londra – L’era britannica dell’identificazione biometrica è iniziata a tutti gli effetti ed i sudditi di Sua Maestà hanno l’obbligo di registrare impronte digitali e foto dell’iride entro e non oltre il 2010. Così ha deciso il Parlamento, forte di una maggioranza più che assoluta (287 voti contro 60 nella House of Lords e 301 contro 83 nella House of Commons). Malgrado le preoccupazioni del Garante europeo dei dati personali, la Gran Bretagna aveva deciso di adottare questa soluzione centralizzata già da tempo, sulla scia del modello americano. Fino al 2010, i cittadini potranno richiedere volontariamente la nuova smartcard identificativa o ne otterranno obbligatoriamente una con il rinnovo del passaporto. I dati biometrici verranno registrati in un unico database nazionale, simile a quello attualmente in funzione negli Stati Uniti. La registrazione prevede inoltre un colloquio privato con esperti ed impiegati dello Stato. La decisione di Londra ha immediatamente scatenato un’aspra polemica, capeggiata dal comitato No2ID. “L’introduzione della biometria cambierà la vita della maggior parte dei cittadini”, sono convinti i portavoce dell’associazione, “molti dei quali non hanno la minima idea di cosa siano le tecnologie d’identificazione basate su impronte digitali e scan dell’iride”. Nonostante il ministro degli interni Charles Clarke garantisca l’integrità totale e la sicurezza del database biometrico nazionale, il segretario di No2ID Phil Booth è convinto che “il problema non è mai stato il documento in sé, quanto esattamente il database”. Alla luce della polemica sull’archivio genetico in mano al governo, Booth è convinto che “l’archivio è una cosa quantomai inquietante”. Le rassicurazioni del Governo non bastano a tranquillizzare Booth, convinto che l’archivio esponga il cittadino a “gravi pericoli” legati alla sicurezza dei propri dati sensibili. Gli attivisti di No2ID fanno poi sapere che la procedura di registrazione biometrica avrà un costo individuale compreso tra le 30 e le 100 sterline. Lo smarrimento della tessera, dotata di smart-chip probabilmente a radiofrequenza, costerà fino a mille sterline, mentre i cittadini che non si faranno registrare “potranno incorrere in gravi ammende, fino a 2.500 sterline”, si legge sul sito dell’organizzazione. Tommaso Lombardi

E in Italia come stiamo?

Spino> con un passo alla volta arrivi dovunque…

Lavoro: impronte solo in casi rari

(ANSA) -ROMA, 28 DIC- Le impronte digitali possono essere utilizzate sui luoghi di lavoro solo per esigenze di massima sicurezza e per tempi strettamente necessari. Lo ha stabilito il Garante per la privacy, autorizzando una societa’ fornitrice di sistemi elettronici nel settore aeronautico ad utilizzare le impronte di un gruppo limitato di lavoratori per controllare gli accessi ad un’area riservata. Il garante ha ribadito il no ad un uso generalizzato di dati biometrici.

Queste sono “garanzie” per la privacy o movimenti per sondare il terreno?

Il ‘grande fratello’ entra nei club “Così locali notturni più sicuri”

ROMA – Una tranquilla serata con gli amici, un drink in un locale, interrotto bruscamente da qualche scocciatore. Una notte sfrenata in discoteca, finita a discutere con qualcuno che è scaduto in commenti pesanti. Scene di vita notturna, vissute più volte, che si ripetono spesso e che a volte sconfinano in episodi criminali. Presto però le risse nei locali o certe sbronze che a volte diventano moleste potrebbero diventare solo un ricordo. Ma, nel segno del “divertimento sicuro”, anche le semplici nottate di baldoria. La rivoluzione passa attraverso l’uso di tecnologie biometriche ed è destinata a condizionare le libere uscite, cambiando il modo di concepire il divertimento. La novità viene dagli Stati Uniti e ha già ottenuto consensi tra gestori e proprietari dei locali: si tratta di un sistema di sicurezza basato sulle tecniche di riconoscimento facciale. Permette di identificare i soggetti rissosi e i clienti problematici. Non solo: anche di condividere i loro volti schedati con gli altri club appartenenti allo stesso security network. Dimenticate i gorilla all’ingresso dei locali: a tenere tutto sotto controllo è BioBouncer, un’apparecchiatura costituita da piccole telecamere e da un apposito software. Uno strumento affidabile e piuttosto semplice da usare. Le telecamere fotografano i clienti mentre entrano nei locali e il software di riconoscimento facciale fa il resto: in meno di un secondo ogni immagine viene comparata con quelle di eventuali “scocciatori” già nel sistema. Se l’esito è positivo, viene trasmesso l’allarme agli addetti alla sicurezza. In più c’è la possibilità di condividere le immagini degli indesiderati con altri locali all’interno dello stesso sistema. E le immagini degli altri clienti? “Quelle ‘innocenti’ vengono automaticamente distrutte”, spiega Jeff Dussich, co-fondatore della JAD Communication&Security, che fornisce sistemi di sicurezza basati sulle tecnologie biometriche. Alle accuse di non rispettare le più elementari norme sulla privacy, Dussich rassicura: “Non c’è possibilità di immagazzinare i volti dei clienti ‘buoni’, anche volendo: svaniscono dopo un certo lasso di tempo, è scritto nel software. E non esiste il pericolo di divulgare informazioni come nome, età e indirizzo perché non vengono registrate. In ogni caso”, aggiunge, “ciascuno è libero di protestare se dovesse ritrovarsi schedato nel sistema BioBouncer”. I paladini della privacy sono subito insorti: “BioBouncer è uno strumento invasivo, un insulto alla clientela di club e bar”, dice Lee Tien, dell’Electronic Frontier Foundation. “I sistemi di riconoscimento facciale sono spesso imprecisi e non è difficile che una persona ‘innocente’ finisca nella lista degli indesiderati soltanto per un equivoco”. L’uso delle tecnologie biometriche nei locali notturni ha già preso piede in Gran Bretagna e in Olanda; ora sarà sperimentato in Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda: 7500 dollari il prezzo lancio del kit di sicurezza. E in Italia già si contanto numerosi club interessati. A parte le perplessità – più che lecite – chi può dire se una tecnologia sia di per sè buona o cattiva? “Non posso negare la possibilità di errori e abusi”, ammette Dussich. “Ma confido negli esseri umani: una tecnologia è buona se lo sono gli utenti che la usano“.

Una bomba sui cittadini della rete

Nel nostro Paese abbiamo assistito negli ultimi anni a un’escalation di norme e di proposte di legge per rendere l’accesso a Internet sempre più difficile, controllato, burocratizzato. 

Proprio in questi giorni, ad esempio, l’Agcom sta valutando come rendere operativa l’odiosa normativa sui video on line scritta da Paolo Romani, con probabile pesante tassazione per chiunque abbia un sito su cui voglia caricare del materiale che «faccia concorrenza alla tv». 

Contemporaneamente sui giornali della destra si è scatenata la consueta ‘caccia all’internauta’ che avviene dopo ogni gesto di violenza politica, in questo caso l’aggressione romana a Daniele Capezzone: nel dicembre scorso era stato il gesto di Massimo Tartaglia a Milano a far delirare i vari Schifani e Carlucci in proposito, ottenendo l’effetto immediato di far prorogare per un altro anno le norme medievali e tutte italiane sul Wi-Fi (a proposito: l’altro giorno Maroni ha promesso di “superare” il decreto Pisanu, e tuttavia il rischio è che si vada verso la sostituzione dell’identificazione cartacea con quella via sms, insomma anni luce lontani dalla navigazione libera). 

Ma quello che denuncia Giorgio Florian nel suo articolo è molto più grave, forse il più pesante attentato mai realizzato in Italia contro i diritti dei “netizen”, i cittadini della Rete. 

Il patto con cui la Polizia Postale italiana si è fatta concedere da Facebook il diritto di entrare arbitrariamente nei profili degli oltre 15 milioni italiani iscritti a Facebook, senza un mandato della magistratura e senza avvertire l’internauta che si sta spiando in casa sua, è di fatto un controllo digitale di tipo cinese che viola i più elementari diritti dei cittadini che dialogano utilizzando il social network: insomma, stiamo parlando di una vera e propria perquisizione, espletata con la violenza digitale del più forte. 

Aspettiamo quindi urgenti chiarimenti dalla Polizia Postale e dal ministero degli Interni, da cui dipende. E non basta certamente una smentita rituale, perché le notizie pubblicate nell’articolo di Florian provengono da fonti certe e affidabili. 

Da un punto di vista politico, inoltre, la cosa è davvero grottesca: mentre la maggioranza di governo si impegna da mesi per rendere più difficili le intercettazioni telefoniche richieste dai magistrati, contemporaneamente il ministero degli Interni si arroga il diritto di intercettare i nostri contenuti e i nostri dialoghi su Facebook senza alcun mandato della magistratura. Viene il sospetto che questa differenza di trattamento sia dovuta al fatto che i politici, i potenti e i mafiosi non comunicano tra loro sui social network, e quindi il loro diritto alla privacy venga considerato molto più intoccabile rispetto a quello dei normali cittadini che invece abitano la Rete. 

Allo stesso modo, aspettiamo chiarimenti urgenti sul secondo socio del ‘patto cinese’ firmato a Palo Alto: Facebook, che da un po’ di tempo ha aperto uffici in Italia con tanto di responsabili e dirigenti. 

Per prima cosa, Facebook ha l’obbligo di rendere pubblico l’accordo firmato con il nostro Ministero degli Interni, perché riguarda tutti noi, cittadini italiani e al contempo cittadini di Facebook. A cui quindi i vertici del social network devono non solo immediate scuse, ma garanzie precise che questo patto diventi al più presto carta straccia e che i diritti degli utenti vengano concretamente ripristinati e garantiti. 

Il social network fondato da Zuckerberg, si sa, è uno straordinario strumento di socializzazione, di promozione di cause sociali e potenzialmente di crescita e confronto di tutta una società. Ma si va manifestando ultimamente anche come una dittatura in cui le pagine e i gruppi vengono bannati in modo in modo arbitrario e insindacabile: e adesso come un informatore di polizia di cui non ci si può più in alcun modo fidare. 

Più in generale, quanto accaduto dimostra che i mondi virtuali di cui oggi siamo cittadini (inclusi YouTube, Google, Second Life etc) devono iniziare a rispondere in modo trasparente ai loro utenti. E gli accordi privati con i governi sono esattamente all’opposto di questa trasparenza.

Avanti così…

Moc, la firma con il pollice

Sarà l’impronta digitale a rendere più sicura, affidabile e pratica l’identificazione personale e a confermare l’autenticità di una firma Una smart card, simile a una carta bancomat, con la nostra firma e la prova inconfutabile della nostra identità. E’ questa la nuova sfida della sicurezza informatica che promette di liberare l’utente dalla schiavitù di memorizzare decine di codici alfanumerici – le password – sostituendole con l’impronta del dito. La firma digitale, già usata, è il risultato finale di un complesso algoritmo matematico, che permette di autenticare e identificare un documento a livello informatico, dandogli la stessa validità di una firma autografa. Il titolare possiede una chiave segreta, custodita su una smart card e protetta da un codice di accesso (pin), e una chiave pubblica, garantita dall’Ente Certificatore, usata per la verifica. L’Istituto di informatica e telematica (Iit) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa ha realizzato un’applicazione che consente di evitare l’uso del codice, trasportando in una tessera portatile il riconoscimento biometrico del possessore. I sistemi di riconoscimento attraverso i dati biometrici (impronte digitali, volto, iride, voce), del resto, sono ormai la nuova frontiera come dimostra la loro adozione nei passaporti di prossimo rilascio. L’Istituto di informatica e telematica, nello specifico, ha progettato un sistema che consente di verificare l’identità del titolare attraverso la sua impronta digitale, confrontandola con quella memorizzata nella smart card. Sia i dati (l’impronta di un polpastrello) sia l’algoritmo di verifica si trovano all’interno della carta ed è quindi impossibile manometterli per violarne la sicurezza. Essi, inoltre, non lasciano mai il supporto, non attraversano alcun canale di comunicazione, impedendo l’intercettazione da parte di un possibile pirata.
LA TECNOLOGIA – «Questa tecnologia, prende il nome di Match-on-Card (Moc), è in grado di fornire una maggiore sicurezza e privacy», dice Anna Vaccarelli, responsabile del settore «sicurezza informatica» dell’Iit-Cnr di Pisa. «Attualmente viene usata una tecnologia più semplice, la Toc (Template-on-Card), nella quale il supporto smart card offre sì la possibilità di memorizzazione dei dati ma lasciando al pc quella di verifica mediante la digitazione del pin». «La tecnologia realizzata dall’Iit-Cnr», sottolinea ancora Vaccarelli, «consente invece di firmare digitalmente un documento solo dopo un’autenticazione biometrica positiva con il riconoscimento dell’impronta, sostituendo così i codici che possono essere sottratti e copiati. Al momento della consegna della smart card, l’impronta dell’utente (template) viene codificata e memorizzata all’interno della carta (processo di enrollment), all’atto dell’apposizione della firma, il template memorizzato nella smart card sarà confrontato con quello scansionato in tempo reale». In sostanza, un lettore di impronta collegato al computer digitalizza l’immagine e la confronta con un modello preacquisito per verificarne la corrispondenza. «Sul prototipo realizzato sono state rilevate prestazioni di affidabilità e velocità molto interessanti», conclude l’ingegner Vaccarelli, «per ottenere la verifica biometrica, infatti, sono necessari pochi secondi e la percentuale di falsi positivi è inferiore allo 0,1 per cento».
SICUREZZA – Cattive notizie per i malintenzionati: con questo sistema è impossibile usare impronte ricostruite artificialmente o addirittura utilizzare dita asportate alla vittima….. Le contromisure previste dai lettori di impronta digitale consentono infatti di rilevare l’autenticità attraverso le proprietà elettriche o fisiche legate alla vitalità dell’individuo, i segnali involontari come il battito o la pressione sanguigna, l’elasticità naturale della pelle, umidità e temperatura, che polpastrelli artificiali o di cadaveri non hanno.

Pronto il dispositivo che acceca le cam

Atlanta (USA) - Gli scienziati del GaTech hanno finalmente realizzato un prototipo funzionante del dispositivo che acceca i CCD, bloccando il funzionamento di fotocamere e videocamere digitali.

L’apparecchio, nato da un progetto di ricerca del 2005, sarà presto venduto come sistema di sicurezza per neutralizzare gli scatti indiscreti in qualsiasi ambiente: dalle stanze dei palazzi governativi, dove il sistema potrebbe bloccare eventuali azioni di spionaggio, fino alle sale cinematografiche, per contrastare il fenomeno della pirateria multimediale e del bootlegging.

E magari il prossimo testimone che filma lo sbirro che malmena il disgraziato di turno…

Il funzionamento dell’apparecchio è piuttosto semplice: questo tipo di tecnologia è in grado di rilevare la presenza di una cam digitale e proiettare su di essa un raggio di luce in grado di abbagliarne la lente. La gittata del sensore che localizza le lenti è piuttosto limitata ed arriva fino a circa 10 metri di distanza. Tuttavia, come sottolinea il responsabile Gregory Abowd, “stiamo parlando di un prototipo“.

Sottotitolo, “stiamo lavorando per voi”…

Abowd è convinto che il sistema “verrà sviluppato e migliorato ulteriormente prima del lancio commerciale, così da permettere ai nostri clienti di rendere sicura un’area piuttosto ampia”. In questo modo, Abowd spera di raggiungere l’obiettivo dell’intero progetto: costruire un infallibile apparato antipirateria.

Con altre piccole curiose conseguenze…

In base alle previsioni degli esperti del GaTech, il valore di mercato di un dispositivo in grado di annullare l’attività dei bootlegger è pressoché incalcolabile. “Dobbiamo essere sicuri che il metodo per intercettare le lenti delle telecamere”, spiega il ricercatore Jay Summet, “non sbagli praticamente mai”. L’intero sistema si basa sulla riflettività delle lenti: c’è quindi il rischio che il sistema possa scambiare un orecchino particolarmente riflettente per una lente fotografica.

I bootlegger, armati di telecamera digitale e velocissimi nel trasferire un’anteprima cinematografica direttamente su Internet, “sono tra le cause che danneggiano l’industria cinematografica per circa tre miliardi di dollari all’anno”, sostiene lo scienziato James Clawson. Qualora la tecnologia anti-telecamera riuscisse ad essere infallibile, i grandi marchi del cinema potrebbero decidere d’introdurre l’apparecchio in qualsiasi sala cinematografica: un giro d’affari, dice Clawson, veramente esorbitante.

“L’analisi al computer dei segnali video”, conclude Summet, “è la chiave per ottenere ottimi risultati nella tecnologia di neutralizzazione dei sensori CCD ed evitare falsi positivi”: l’occhio che scruterà le sale cinematografiche, secondo Summet, dovrà contare su un’ampia potenza di calcolo ed un’ottima interfaccia software, tuttora in fase di sviluppo.

Il più grande problema dell’accecatelecamere, conosciuto gergalmente come CCD scrambler, è che non ha alcuna efficacia con i dispositivi analogici: macchine fotografiche di vecchia generazione e telecamere analogiche. Il funzionamento di questi apparecchi, sprovvisti di CCD, non può essere oscurato né tantomeno intercettato. L’invenzione del GaTech costringerà i pirati ad un “ritorno all’analogico”?

I vecchi non mollano mai!

Roma vara il Passaporto elettronico

Roma – Più vicino il passaporto elettronico all’italiana. È infatti apparso nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero degli Esteri che consente ai cittadini di recarsi in Questura e chiedere il nuovo passaporto, con procedure e caratteristiche per molti aspetti del tutto nuove. Il documento elettronico è basato su di un chip pensato per conservare in modalità crittata i dati personali dei cittadini conditi da alcuni dati biometrici, in particolare le impronte digitali degli indici di entrambe le mani. Una rilevazione che non sarà necessaria all’ottenimento del passaporto solo in presenza di gravi menomazioni. Tra le novità, però, anche la rappresentazione nel documento di eventuali condanne di natura penale subite dal cittadino interessato così come una serie di altri dati, sulla salute: ad esempio sarà possibile richiedere l’inserimento di informazioni su particolari necessità alimentari. Di interesse il fatto che, al contrario di quanto accade in altri paesi, i dati biometrici necessari all’identificazione del cittadino portatore del passaporto non saranno conservati nel medesimo database utilizzato dalle autorità di pubblica sicurezza in caso di smarrimento o furto del passaporto: una procedura che dovrebbe proteggere almeno in qualche misura la privacy del cittadino. Ma se l’Italia si muove nella direzione dei cosiddetti e-passport, come noto richiesti dall’amministrazione americana e sostenuti dall’ICAO, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile, anche i vicini paesi europei si danno da fare. In Francia da ieri sono infatti disponibili i primi e-passport con dati biometrici. Nelle prima versione, i tecno-passaporti francesi sono provvisti di un chip RFID contactless, installato all’interno della copertina e con capacità minima di 64 Kb, nel quale potranno venire immagazzinati alcuni dati biometrici: si comincia con la foto digitale del proprietario e, dal 2009, si proseguirà con l’impronta digitale dell’indice di entrambe le mani. Come già noto anche al di fuori dell’Europa molti paesi si stanno attrezzando per venire incontro ai requisiti del “Visa waiver program” americano, come Australia, Singapore o Giappone, una diffusione degli e-passport facilitata anche da un’attenzione minore da parte del pubblico per la riservatezza dei propri dati. Giorgio Pontico

Tutti pazzi per l’e-passport

Roma – La rivoluzione biometrica ha ormai ingranato la quarta e procede a tutta forza, conquistando stato dopo stato. Singapore, Australia e Giappone hanno infatti presentato, quasi contemporaneamente, le proprie proposte per la creazione di un sistema anagrafico basato su tecnologie digitali e biometriche. Dopo Gran Bretagna e Stati Uniti, dove la sperimentazione dei documenti biometrici è già in atto, anche l’Oriente ha abbracciato la sfida dei cosiddetti e-passport. Il governo di Singapore ha infatti annunciato l’entrata in vigore del BioPass, una smart-card dotata di chip che contiene le impronte digitali e le immagini facciali ad alta risoluzione del portatore. Il nuovo documento sostituirà progressivamente i vecchi passaporti e sarà obbligatorio a partire dal 29 aprile per tutti i membri del governo e per gli impiegati delle compagnie aeree. In Giappone, invece,l’identificazione biometrica è adesso un’opzione per i 35 milioni di cittadini iscritti nel registro dei portatori di passaporto. Il governo giapponese prevede la conversione di tutti i passaporti cartacei entro e non oltre il 2016: il processo è semplicissimo, in quanto prevede l’applicazione di un chip RFID direttamente sui vecchi libretti. La decisione del ministro degli esteri dell’Australia è invece orientata ad un tipo di passaporto su smart-card. Secondo Irene Graham, di EFF Australia, la sperimentazione sarebbe “già stata approvata dal Senato federale”, nonostante gli enti competenti non abbiano ancora rivelato ulteriori dettagli tecnici. Il motivo di questa vera e propria onda biometrica che sta attraversando i più ricchi paesi del globo è il progetto statunitense per l’assegnazione facilitata di visti a tutti gli stati che abbracciano le nuove tecnologie di identificazione digitale. Il programma Visa Waiver degli Stati Uniti, che coinvolge molti paesi in tutto il mondo, prevede l’obbligo dei passaporti biometrici entro e non oltre il 26 ottobre del 2006. Il problema maggiore legato alla biometria, stando al parere di numerosi osservatori internazionali, sarà quello dei costi per l’aggiornamento delle infrastrutture anagrafiche. Dall’Europa invece arriva un preciso segnale d’allarme per privacy e tutela dell’integrità individuale. Il Garante per la tutela dei dati personali ha recentemente rivolto un richiamo ufficiale a tutti gli stati dell’UE, consigliando “prudenza e ponderatezza” nell’introduzione dei nuovi standard identificativi. Tommaso Lombardi

Nel 2008 l’aereo non dirottabile. Una rete di chip contro i terroristi

ROMA – Sventata la minaccia di un nuovo attentato, tornano gli interrogativi sui metodi per proteggere passeggeri e mezzi del trasporto aereo. Le porte blindate inaugurate dopo l’11 settembre ora non bastano più. Entro il 2008, i ricercatori europei vogliono rendere effettivo un ambizioso programma per combattere a suon di tecnologia ogni genere di attacco ad alta quota.

Sarà “l’ultima barriera agli attacchi”, dice Daniel Gaultier, della società francese Sagem Defense Securite, una divisione di Safran. “Non si raggiungerà mai il livello di minaccia zero”, ha spiegato. “Ma se attrezzano gli aerei con l’elettronica, sarà molto, molto difficile dirottarli”.

Il progetto costa 35,8 milioni di euro è stato lanciato nel febbraio 2004. Tra i partecipanti ci sono Airbus, Eads e Bae Systems, Thales e Siemens. Al suo sviluppo ha contribuito anche la Commissione europea con uno stanziamento di 19,5 milioni di euro. Secondo la Omer Laviv, società israeliana che fa parte della cordata scientifica, il sistema potrebbe essere immesso sul mercato entro il 2012.

Si tratta di una serie di innovazioni tecnologiche di altissimo livello. Primo elemento: un sistema chip capace di contare i passeggeri e associar loro il bagaglio, facilitando quindi i compiti di controllo degli steward. A seguire: macchine fotografiche digitali piazzate sia al ceck-in che all’ingresso dell’aereo capaci di verificare l’identità della persona che sale a bordo, un “naso elettronico” per rilevare automaticamente eventuali esplosivi prima dell’imbarco, un Otds (Onboard Threat Detection System) per registrare informazioni video e audio all’interno della fusoliera e rilevare qualsiasi comportamento anomalo, un sistema Tarms (Threat Assessment and Response Management System) per assemblare le informazioni e trasferirle direttamente alla centrale operativa.

Alla fine, la hostess vi passerà il dito nel…

Spino> MA NOOO!

Proseguiamo!

In uno scenario drammatico come quello di un possibile secondo 11 settembre, il Tarms potrebbe rilevare la rotta suicida dell’aereoplano e i sensori di impronte digitale potrebbero rilevare se alla guida del velivolo c’è il pilota o un terrorista. Il sistema potrebbe quindi decidere di virare ed evitare ostacoli o pericolosi abbassamenti di quota. Entrerebbe in azione anche se il pilota, malgrado la verifica della sua identità, persistesse nella rotta.

Così, nel caso volessero dirottarlo comunque da terra…..

“La sensibilità del sistema – ha chiarito Gaultier – potrebbe essere poi regolata a seconda di fattori come il livello di minaccia generale”. Eventuali falsi allarmi verrebbero poi controllati e annullati dal personale di bordo e dal pilota che potrebbe rimanere l’ultima mano autorizzata ad agire sul sistema di controllo elettronico.

Restano i problemi di ordine etico. Forse non tutti i passeggeri gradiranno d’essere osservati da una serie di sensori per tutta la durata del loro volo, compreso il tempo speso all’interno del gabinetto. “E’ un problema superabile”, ha chiarito il responsabile del progetto. “I passeggeri saranno pronti cedere un po’ di privacy un livello di sicurezza più alto. Non sara un occhio che spia, ma un grande fratello che segue e protegge”.

La gente sarà disposta a cedere un pò di privacy…

E, tanto per diletto :

Francia: quattro minorenni insieme? Multati

PARIGI - Il sindaco di Montfermeil, Xavier Lemoine, ha vietato ai minorenni della città di raggrupparsi in più di tre nelle strade del centro, se non vogliono rischiare di essere fermati dalla polizia e dover addirittura pagare una multa di 38 euro. Disposizione applicabile nell’arco di tutto il giorno in una dozzina di strade e viali del centro della città fino al 30 giugno. Una seconda ordinanza vieta ancora ai minori di 16 anni di girare liberamente senza essere accompagnati da un maggiorenne tra le ore 20 e le 5 del mattino. Queste le risposte del sindaco all’esplosione della delinquenza giovanile. Inevitabili le proteste mosse dai diretti interessati, i giovani, e non solo.
PROTESTA – Il sindaco di questa città che si trova nella calda regione di Seine-Saint-Denis, teatro degli scontri dello scorso novembre tra le banlieues bruciate, ha attirato su di sé la disapprovazione di tutte le organizzazioni politiche e associative di sinistra. Riuniti nel collettivo «Liberi e uguali» i contestatori degli insoliti provvedimenti «anti-bande» invitano a riunirsi per una protesta il prossimo 29 aprile davanti al comune di Montfermeil.
INDIGNATI – I giovani esprimono la propria indignazione. «Quando usciamo da scuola siamo in cinque o dieci. Cosa bisogna fare allora? Forse perché è quando siamo più di tre che facciamo sciocchezze?» si chiede Mamadou, 15 anni. La normale vita sociale e di aggregazione di questi adolescenti deve quindi cambiare per decreto municipale. Alcuni increduli si chiedono come dovranno comportarsi quando vorranno andare con i propri compagni a mangiare un boccone o ancora, all’uscita di un allenamento di calcio.
SFIDA – La rabbia cresce e potrebbe sfociare in un nuovo pesante malcontento giovanile come si evince dalle parole che sanno di minaccia di Adama, 16 anni. «Continuerò ad andare a spasso con i miei amici. Che provino pure a fermarci se lo vogliono, ma allora non saremo più i cinque o sei, ma in 40! E la polizia non potrà fare niente!».
IL SINDACO – Lui, Xavier Lemoine, il promotore della discussa iniziativa, si difende affermando di voler solo tutelare la sicurezza della sua popolazione. Il suo identikit politico non passa certo inosservato. Già al fianco di Pierre Bernard, ex sindaco di destra della città, condannato nel 1987 per discriminazioni razziali per aver negato l’iscrizione alle scuole materne del comune ai bambini di origine straniera. Il guardasigilli Pascal Clèment avrebbe dovuto incontrare il sindaco Le moine questa settimana per discutere della lotta alle violenze coniugali ma lo stesso ministro ha annullato l’incontro con il “solforoso” primo cittadino di Montfermeil. di Annamaria Paradiso

An, proposta di legge contro i writers; Carcere e multe a chi vende spray

MILANO – Sono solo scarabocchi che deturpano la città e per questo il senatore di Alleanza Nazionale Giuseppe Valditara ha proposto un disegno di legge contro i “writers”, i graffitari. La proposta prevede un massimo di due anni e mezzo di carcere o una multa fino a 10mila euro per gli autori dei graffiti, ma anche mille euro di multa per chi vende bombolette spray a minorenni.

Ma non è che avete altre cose a cui pensare, non so, tipo la guerra in Iraq (che nel frattempo è scomparsa dai radar), la situazione economica disastrosa… no?

La proposta raccoglie il consenso dell’associazione Italia Nostra, storica associazione per la tutela del patrimonio artistico e culturale. “Italia nostra sosterrà la proposta di legge Valditara – afferma Carlo Ripa di Meana, presidente dell’associazione – Servono dosi da cavallo di educazione civica, ma dove essa fallisce si arrivi alla sanzione, anche penale”. E in molti casi i writers nostrani si limitano davvero a deturpare le facciate dei palazzi cittadini, tuttavia la corrente artistica del “Graffiti Writing” non può essere ignorata. Anche se spesso è stata confusa con il vandalismo, l’arte di disegnare graffiti, nata a New York alla fine degli anni ’60, si basa sul concetto di scrivere e comunicare la propria opera, il proprio nome in ogni luogo. Il “Writing”, contro il quale si scaglia An, è una sottocorrente di questo movimento, ma non vi si allontana di molto nello stile e nella filosofia. Come dice lo statunitense Keith Haring, artista che iniziò con graffiti sui pannelli pubblicitari della metropolitana di New York: “Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi: l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”. Seguendo alla lettera le norme restrittive proposte da An, un artista della sua portata non avrebbe potuto dipingere nel nostro Paese neppure una delle sue celebri sagome colorate. E quelle che adesso sono considerate opere d’arte, e tutelate come tali, avrebbero subito l’umiliazione di una candida passata di vernice.

In Asia seguono a ruota :

Giappone, impronte digitali a tutti gli stranieri in arrivo

Tokyo - Il Giappone ha deciso di intensificare le misure di controllo sugli stranieri. E lo fa prendendo provvedimenti rigorosissimi che prevedono il rilevamento delle impronte digitali e una foto per tutti gli stranieri sopra i 16 anni, compresi i turisti di passaggio. Dopo annose polemiche, il rituale delle impronte digitali per tutti i residenti stranieri nell’arcipelago era stato abolito nel 2000: ora però il governo conservatore del premier Junichiro Koizumi ha ottenuto dal parlamento l’approvazione di un controverso disegno di legge che non solo reintegra ma amplia le vecchie norme. Dall’obbligo della foto e delle impronte digitali sono esentati solo gli under 16, i diplomatici e i “residenti permanenti speciali”, tra cui i coreaniLa nuova legge permette alle autorità di espellere qualunque cittadino in arrivo che sospetti di essere un terrorista, e obbliga gli aerei e le navi in diretti nel Sol Levante a trasmettere preventivamente l’elenco delle persone a bordo. Il giro di vite è stato motivato con un rafforzamento delle misure antiterrorismo sulla scia degli attentati, per lo più di matrice islamica, susseguitisi dopo gli attacchi in Usa del settembre 2001. Ma il tempo trascorso da allora e il fatto che il Giappone non sia mai stato bersaglio di progetti terroristici dall’estero hanno indotto vari settori dell’opposizione a vedere nel disegno di legge un rigurgito nazionalistico del governo Koizumi. In particolare la sezione nipponica di Amnesty International ha parlato di una “legge razzista, fatta passare in nome dell’antiterrorismo in un clima di crescente xenofobia”.

Questo sarebbe l’ultimo dei problemi. A me personalmente preoccupa di più il fatto che con la scusante del terrorismo fanno passare le leggi più ignobili, violando la libertà individuale in modo assolutamente palese e gratuito… ciò nonostante, l’idolo delle masse è Cristiano Ronaldo quando va bene, Fabrizio Corona quando va peggio… perciò non mi stupisco della mancanza di spirito critico della massa votante.

Sto divagando, faccio notare che quando si arriva al punto di parlare di xenofobia, partono tutta una serie di meccanismi e ragionamenti che scansano la discussione dal punto principale (il controllo), facendola rimbalzare sulla motivazione per cui esso scaturisce (il razzismo).

Razzismo = male, quindi controllo = male. Per una volta andiamo nella stessa direzione, ma sembra che se evitano il problema del razzismo (magari imponendo a *tutti indistintamente* la stessa assurda regolamentazione) allora il punto di vista cambia e il controllo è “bene”.

Negli ultimi tempi il partito liberaldemocratico di Koizumi è parso in realtà sempre più preoccupato di riequilibrare con ‘richiami patriottici’ una prevedibile perdita di consensi quando, in settembre, il popolarissimo premier presenterà le preannunciate dimissioni. Tra le nuove norme che hanno suscitato le rimostranze dei gruppi per i diritti civili figura la possibilità che chiunque sia deportato, anche sulla base di semplici sospetti, per inappellabile decisione del ministero della Giustizia. A parere dell’opposizione, inoltre, il testo del provvedimento contiene varie lacune e non fornisce sufficienti garanzie sulla riservatezza dei dati personali.

Pronto? Amnesty?

Nel contempo, secondo le anticipazioni di diversi giornali, sarebbe in preparazione un notevole aggravio dei controlli sui residenti stranieri, ricorrendo a nuovi documenti di identità più dettagliati e a più breve scadenza, nonché a una “mappa elettronica anticlandestini” basata anche su segnalazioni delatorie. Si calcola che su una popolazione di 128 milioni di abitanti, gli stranieri in Giappone siano circa 200.000, di cui un decimo in posizione più o meno irregolare. Già attualmente, però, i controlli sono estremamente rigorosi. Anche il cittadino di un “paese amico”, per esempio, non può ottenere il ricongiungimento di un familiare senza una trafila burocratica che può facilmente trasformarsi in odissea.

Giappone, il volto al posto del biglietto

La stazione ferroviaria Kasumigaseki di Tokyo, a partire da questo mese, sperimenterà una tecnologia di riconoscimento facciale che rimpiazzerà le macchine per convalidare i biglietti

Tokyo – Il volto non è solo lo specchio dell’anima, come dicevano gli antichi, ma anche un codice univoco d’identificazione personale . La stazione ferroviaria di Kasumigaseki, in Giappone, ha iniziato la sperimentazione di un sistema di riconoscimento biometrico che sostituirà le classiche “macchinette” per convalidare i biglietti: i passeggeri dovranno semplicemente mostrare il proprio volto di fronte ad una telecamera e quindi prendere il proprio posto sul treno.

Per le prossime quattro settimane e per almeno un paio d’ore al giorno, gli utilizzatori della stazione Kasumigaseki non potranno timbrare alcun biglietto nè esibire le tessere RFID di fronte ad un lettore elettronico, strumenti che saranno disattivati per quei periodi, non lasciando alcuna scelta a chi vorrà entrare proprio in quelle ore. Qualcuno ricorderà sicuramente Minority Report , il film di Steven Spielberg dove i passeggeri dei treni metropolitani venivano identificati in base ad una fotografia dell’iride: il meccanismo della tecnologia giapponese, a conti fatti, non è troppo diverso da quello immaginato dalla fantascienza hollywoodiana.

Secondo il Japan Times, che ha riportato in esclusiva questa notizia, la tecnologia di riconoscimento facciale applicata alla convalida dei biglietti è una decisione in chiave antiterroristica. “È eccezionale, un avvenimento senza precedenti”, dice un giurista intervistato dal quotidiano nipponico, “questo sistema, molto probabilmente, è addirittura incostituzionale o illegale”.

Le telecamere poste nelle stazioni, infatti, fotografano i passanti e ne estrapolano coordinate numeriche in base alle dimensioni del volto. Dettagli riguardo al trattamento di questi dati, al di là della loro funzione sperimentale ai fini della convalida dei titoli di viaggio, non sono ancora state diffuse da alcuna autorità competente.

Il tour potrebbe continuare ancora.

Credo però che basti come traccia per capire dove vogliono dirigersi gli apparati governativi e, di conseguenza, quelli sovra-governativi.

Popolazione sotto controllo. Questo è il fine. Il resto è un pretesto. I motivi sono molteplici ma uno su tutti è l’ascesa delle idee che puntano al governo sovra-nazionale, con fisco diretto all’ONU e altre curiose iniziative che vedremo in seguito, puntata dopo puntata.

Anagrafe mondiale = Fisco mondiale.

L’equazione è da tenere a mente.

Le tecnologie che abbiamo in mano al giorno d’oggi permettono, come abbiamo visto, anche di essere rintracciabili continuamente.

Ma non è l’unico settore nel quale la tecnologia ha fatto passi da gigante :

Il “Cannone sonoro” contro i no global
A Pittsburgh l’urlo che disperde la folla

di Benedetta Perilli

ROMA – Ha il nome simile a quello di una band musicale e si rivolge a un pubblico giovanile. Se fosse un indovinello difficilmente riuscireste a risolverlo. “Sonic Cannon” non ha niente a che vedere con concerti e divertimento. E i giovani, invece di attirarli, li respinge. Si tratta di un “cannone sonoro” che emette suoni molto acuti: un amplificatore di gamme acustiche così fastidiose per l’udito da allontanare chiunque si trovi in prossimità della fonte. È l’ultima trovata della polizia americana in fatto di armi non letali, utilizzata per disperdere i manifestanti e ha fatto il suo debutto durante il G20 di Pittsburgh, il 24 e 25 settembre, generando non pochi dubbi sulla sua pericolosità.

il video

Sviluppato dall’American Technology Corporation come strumento per il controllo della folla e per la dissuasione di piccoli gruppi di combattenti, è conosciuto dall’esercito americano come LRAD, acronimo per Long Range Acoustic Device ovvero apparecchio acustico a lungo raggio. Più comunemente noto come cannone sonoro, o in slang “the scream” (“l’urlo”), l’apparecchio è stato utilizzato fino ad oggi soprattutto in conflitti bellici, in Iraq e nelle regioni di Bagdad e Fallujah; come mezzo di allontanamento degli attacchi pirati, soprattutto in Somalia e, come rendono noto numerosi gruppi ambientalisti, anche come deterrente per gli attivisti che cercano di evitare la cattura delle balene in Giappone.
Insolita però l’applicazione sulle folle civili di manifestanti, che aveva avuto come precedente solo le proteste di New York durante l’assemblea dei repubblicani del 2004 (ma in questa occasione i cannoni non erano stati accesi) e una polemica legata all’acquisto da parte della polizia di San Diego.

Oltre ai manganelli, ai lacrimogeni, agli idranti e alle pallottole di plastica, i partecipanti alle manifestazioni anti G20 di Pittsburgh hanno dovuto dunque fare i conti anche con l’ultima arrivata delle armi non letali: quella sonora. Alla vista sembra quasi una grossa antenna satellitare montata sul tetto delle automobili della polizia e il suo equipaggiamento ha un peso di circa 20 chilogrammi. Il diametro della fonte è di oltre 80 centimetri e il fascio sonoro emesso può variare da 15 a 30 gradi per un suono che ha, al suo volume massimo, un’intensità di livello di pressione sonora pari a 150 decibel a un metro di distanza. Valori questi che dicono poco a chi non si intende di acustica ma che, se ascoltati, aiutano a capire la misura del danno.

I LRAD sarebbero secondo gli esperti apparecchi capaci di danneggiare il sistema uditivo umano che, in condizioni normali, ha una soglia del dolore che si attesta intorno ai 120 decibel. Nei modelli più potenti il raggio sonore riesce a raggiungere distanze di quasi tre chilometri dalla fonte.

Una sorpresa per i tanti manifestanti di Pittsburgh che, non solo ha fatto molto discutere i media americani sull’effettiva pericolosità – riportando alla memoria le polemiche mai sopite sull’utilizzo delle pistole Taser – ma ha generato un lungo thread via Facebook, Twitter ma soprattutto YouTube. Qui, a poche ore dalle manifestazioni, si sono infatti moltiplicati i videopostati dai partecipanti. Tra le conseguenze, alle quali però i manifestanti di Pittsburgh non sono andati incontro dato l’utilizzo ad un volume medio dei cannoni, ci sono danni all’apparato acustico, soffocamento, nausea e vomito.

Sul sito Twincity Indymedia, tra le testimonianze dei vari partecipanti alle manifestazioni, c’è anche quella di chi ha trascorso alcuni minuti in prossimità del cannone. Si tratta del blogger e attivista Brian che spiega: “Le persone hanno iniziato a dire che gridare il più possibile avrebbe annullato il dolore, così molti manifestanti hanno gridato a lungo sopra il suono dei cannoni. Io ho usato un’altra tecnica: mi sono messo dietro al veicolo, vicino alla polizia. Dato che il suono è direzionato sul davanti da lì il dolore diventa appena sopportabile”.

Riguardo le “armi non letali” ci godremo una puntata a parte. Questa era giusto come esempio per finire il consueto tour e mettere quella punta di angoscia che mancava al nostro viaggio.

Ora, nel pentolone che abbiamo in testa, ci mettiamo anche il concetto del “disarmo globale”, per il quale si considerano armi legittime quelle “difensive” (quindi le proprie) e armi illegittime quelle del “nemico”, che l’altro ieri era il fascista, ieri il comunista, oggi l’Islam e domani non vorrei trovarmi in mezzo a questo squallido teatrino.

Nel frattempo tutti consegnano le armi, tutti gli stati sono “uniti nello spingere un’idea di pace globale, tramite il disarmo planetario blablabla”, negli USA è lotta aperta al secondo emendamento e pare che a quest’ultimo rimanga solo qualche anno di vita…

Poi c’è il trattato di Lisbona, l’esercito Onu, i movimenti per l’eliminazione dei contanti per un passaggio ad un sistema completamente elettronico, poi la questione Rfid, la cecità della gente che grida “intercettatemi, non ho niente da nascondere” e via dicendo.

1984 vi sembra poi così distante dalla realtà?