Vediamo un pò questa…

Il presidente Richard Nixon rimosse nel 1971 il vincolo fra la valuta americana e l’oro. Da allora, il rifornimento di petrolio mondiale veniva commerciato in dollari, sotto autorizzazione degli USA, rendendo il dollaro moneta di riserva mondiale. I paesi che scambiano merci e servizi lo fanno con i dollari che gli USA possono stampare liberamente. Per acquistare energia e pagare tutti gi debiti con l’IMF, i paesi sono obbligati ad avere una grossa riserva in dollari. Praticamente il mondo è attaccato ad una valuta che una nazione può stampare a volontà. Ciò significa che – oltre al controllo del mercato mondiale – gli USA stanno importando quantità notevoli di merci a costi molto bassi. L’Euro ha cominciato ad emergere come una seria minaccia all’egemonia del dollaro e alla dominanza economica degli U.S.A. [...]

Sorpresa! Vuoi vedere che…

Nel novembre del 2000 l’Irak è stata la prima nazione ad iniziare il commercio del petrolio in Euro. Da allora, il valore dell’Euro è aumentato del 17% ed il dollaro ha iniziato a declinare. Una delle motivazioni più importanti era re-impiantare un nuovo governo dominato dagli States per costringere il paese di nuovo al dollaro. Un altro motivo era dissuadere l’andamento verso l’Euro da parte dell’OPEC, specialmente da parte dell’Iran, secondo maggior produttore dell’OPEC, che stava contrattando con i paesi dell’area Euro per le relative esportazioni di petrolio. Ma non mi dire! Si è stimato che il dollaro è sopravalutato del 40%, considerando che gli USA hanno un deficit commerciale enorme. Contrario, l’Euro non subisce deficit enormi, non usa i più alti tassi di interesse e ha una parte sempre maggiore del commercio mondiale. Il dollaro più non sarà l’unica opzione del mondo. A quel punto sarebbe facile che tutti i paesi esercitino una leva finanziaria contro gli USA, senza danneggiarsi a vicenda o danneggiare il sistema finanziario nell’insieme [...]

Seguire il trend… carta straccia, petrolio e egemonia della moneta americana. Infatti, giustificare l’invasione americana come l’ennesima conquista di pozzi petroliferi è affermare un fatto incompleto ed eccone una prova :

Le esportazioni di petrolio irachene sono cadute al loro più basso livello negli ultimi due anni, proprio nel mese di novembre 2005. La scarsa amministrazione negli sforzi di ricostruzione, la diffusa corruzione delle figure al governo e il sabotaggio degli insurgents sono i motivi del declino. Gli esperti affermano che la strategia militare degli USA nelle regioni ricche di petrolio può soltanto diminuire il rifornimento verso i mercati mondiali.

Quindi il petrolio non è esattamente la ragione per cui gli USA hanno invaso l’Iraq.

Ma leggiamo ancora :

What You Didn’t Know About the Dollar & Iraq

La Federal Reserve è un sistema di banche private separate e distinte dal governo degli Stati Uniti. In origine questo sistema bancario fu ideato da John D. Rockfeller e J.P. Morgan. La FED, così è più comunemente definita, viene elencata nelle pagine bianche accanto ai nomi di: Federal Express, Federal Deposit Insurance Corporation e altre compagnie.

La banca produce Federal Reserve Notes.

(leggi : carta straccia)

Utilizzano queste/i banconote/dollari per l’acquisto di buoni governativi.

(leggi : il debito)

Queste banconote sono monete a corso forzoso.

(leggi : imposte con il monopolio della forza)

Storicamente, tutte le monete a corso forzoso alla fine sono crollate a causa dell’iperinflazione del assicurazione per un valore superiore a quello di realizzo. Il rifornimento di banconote non possiede alcun limite. Non vi è alcun valore intrinseco nella moneta cartacea in circolazione dopo averla svincolata dalla valuta aurea. Questo è il motivo per cui ci si riferisce a loro come banconote. Legalmente, non si può far loro riferimento come ‘denaro’. Sono solo semplici biglietti/simboli. Passarono forzatamente leggi scabrose in modo da garantire legittimità alla moneta cartacea.

L’unica cosa che da valore alle banconote è la TASSAZIONE. L’oro e l’argento posseggono un valore intrinseco a causa della loro scarsità e poiché è cosa faticosa produrli (minando, fondendo, ecc.) E’ questa la ragione per cui sono stati utilizzati come denaro per 5000 anni. I metalli preziosi sono un’ottima fonte di valore. Mantengono il loro valore nel tempo e non sono soggetti all’inflazione. Il sistema delle banconote a corso forzoso è stato ideato per produrre debiti attraverso l’inflazione (svalutazione della moneta corrente). Se sussiste un incremento delle scorte di denaro senza che a questo corrisponda un incremento della copertura di oro e argento, avviene l’inflazione. L’inflazione è un’oscura forma di ruberia che le banche impongono ai cittadini.

Addio oro- Nel decennio degli anni ’60 Lyndon Johnson prese in prestito miliardi daiRothschilds francesi in modo da non dover alzare le tasse per finanziare la Guerra nel Vietnam.

Charles de Grulle, agente Rothschild pretese la restituzione in oro, non in banconote. Quando Richard Nixon venne eletto notò che la tesoreria era quasi completamente esaurita d’oro dunque destituì il dollaro dalla valuta aurea. Ma il debito seguitò ad esistere.

Nixon pignorò il debito con la proprietà mineraria statunitense dell’ovest e quindi un land-for-debt swap (scambio del debito per terre) ebbe inizio. La maggior parte degli Stati ad ovest furono consegnati in mano alle banche. Ed fu in questa occasione che Nixon portò alla luce l’Environmental Protection Agency (Agenzia per la Protezione Ambientale). Questo mandato fu/è per EVITARE che i cittadini americani taglino alberi, coltivino terre, allevino bestie o sfruttino in altro modo le terre rette dalle banche. Il Bureau of Land Management ed altre agenzie hanno lo scopo di vessare gli allevatori ed i contadini nelle loro terre.

Dunque cos’ha a che fare quanto appena menzionato con il Medio Oriente? Moltissimo. Tutte le banche centrali del mondo si servo delle riserve di dollari americani equivalenti alla loro moneta locale in circolazione per facilitare gli scambi. Il dollaro è la più grande esportazione americana. E’ impossibile esagerare con tutto ciò. Anche quando un qualunque paese decide di acquistare petrolio, deve prima convertire la propria moneta locale in dollari americani per poi acquistare il petrolio dai cartelli. Queste sono le disposizioni elaborate tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita nel 1974. Il quid pro quo fu che gli americani armarono gli arabi fino ai denti.

Negli ultimi due anni la moneta euro ha guadagnato il 30% in relazione al dollaro americano. Le banche europee stanno tentando di far accettare l’euro come la nuova moneta a riserva mondiale. Paesi come la Cina ed il Giappone stanno seduti in cima a montagne di banconote di dollari americani che vengono svalutate quotidianamente. Siccome il dollaro americano viene stampato secondo volere dalla FED e senza limite (e non è collegato all’oro), gli americani stanno praticamente impossessandosi del petrolio mondiale gratuitamente (alla FED costa all’incirca 4 centesimi la stampa di una banconota da cento dollari della Federal Reserve). Alla Francia ed alla Germania piacerebbe ricevere una porzione della crostata gratis al petrolio.

Il presidente della FED Alan Greenspan deve forzatamente credere al mito della ripresaoppure rischiare una spaventosa liquidazione del dollaro. La scorsa primavera è riuscito a triplicare la scorta di denaro a $50 miliardi la settimana. Tutto ciò sta innervosendo anche gli economisti avvezzi. In Agosto, Stephen Roach capo economista della Morgan Stanley ipotizzò un crollo delle azioni di mercato in scala con il Lunedì Nero del 1987. “Il finanziamento dell’America è un incidente che sta aspettando di accadere” dichiarò.

Nei discorsi tenuti fuori dagli Stati Uniti (e solo in quelle circostanze) Greenspan ha ripetutamente ammonito l’avvento di un possibile ‘collasso sistemico’ del sistema finanziario. La stampa di tutte queste banconote sta portando ad una pesante inflazione. Tutte le merci sono balzate dal 10 al 90% nell’arco dell’ultimo anno. Il fatto che un paio di jeans siano costati $15 distribuiti da Wal-Mart e siano prodotti dal lavoro schiavista in Cina in un certo senso maschera questo fatto.

Un altro stratagemma utilizzato dai padroni del denaro per placare i cittadini è quello diabbandonare periodicamente e furtivamente maxi industrie dal DOW (come è avvenuto per la Kodak, la scorsa primavera) per soppiantarle con interessi high-tech come Verizon, per esempio.

Ciò non significa che gli Stati Uniti non stiano investendo miliardi di dollari nelle nuove produzioni; lo fanno. Solamente che tutto ciò avviene in Cina e non nell’Ohio. Il boom da un quarto di trilione di dollari delle esportazioni cinesi coincidono con il deficit delle importazioni americane. L’incubo del credito basato su debito deve creare sempre maggiori quantità di debito (credito) per evitare un’implosione finanziaria. L’intera crescita mondiale a partire dal 2003 è dipesa dal rifornimento di denaro registrato dalla FED. Il debito totale degli Stati Uniti al momento ammonta a $34 trilioni. Il GDP statunitense corrisponde a $11 trilioni. Ciò significa che il debito è pari a 3 volte il GDP, ancora più grande della depressione degli anni ’30. Ma per la gioia dei cittadini americani, la Federal Riserve del Cleveland ha recentemente commissionato uno studio sui modi per poter diffondere questa immensa bomba di debiti. Tra le opzioni dibattute risultano:

- raddoppio dei contributi sociali dal 15.3% delle retribuzioni al 32% da subito e per sempre
- rialzo delle imposte sul reddito di due terzi da subito e per sempre
- taglio della Sicurezza Sociale e del Servizio Sanitario Statale del 45% da subito e per sempre
- eliminazione per sempre di tutte le spese discrezionali per i tribunali, le autostrade ed i parchi

Argomento Saddam – Nel novembre del 2000 Saddam Hussein provò a barattare il petrolio iracheno direttamente in euro.

Questo avrebbe privato l’America del proprio enorme aiuto finanziario ed scatenato un improvviso tumulto da parte di altri membri dell’OPEC per accogliere anch’essi l’euro. Ciò non sarebbe assolutamente potuto accadere. 9-11 fu il pretesto usato per allontanare Saddam. Bush non poteva permettere alle madri d’America di sacrificare i propri figli per la supremazia del dollaro e dunque la normativa sul terrorismo fu approvata.

Al momento sono quattordici le enormi basi permanenti in fase di costruzione, senza contare che l’ambasciata più grande al mondo si trova a Baghdad (3,500 tra impiegati e amministrazione). Bush seguiterà con permanenti rapporti di guerra in Medio Oriente in modo da proteggere la supremazia del dollaro statunitense. Non vi è alcuna altra opzione. Tutte le future guerre avranno luogo fuori dall’Iraq. L’Iran ha recentemente trapelato l’intenzione di soppiantare il dollaro statunitense con l’euro, proprio come i sauditi. Loro sono i prossimi. Gli Stati Uniti smantelleranno l’OPEC e circonderanno l’Arabia Saudita, tenendo la loro mano salda sul rubinetto petrolifero. Questo è il succo della guerra dollaro-petrolifera che noi in poche parole testimoniamo.

Con buona pace degli illusi che credono in Bin Laden, ad al-quaeda e al terrorismo arabo come una minaccia per le nostre vite.

La “diplomazia del dollaro” e la corsa del prezzo dell’oro

di Francesco Arcucci
Cento anni fa si parlava di “diplomazia del dollaro”: una politica iniziata dal Presidente Taft e dal suo segretario di stato Philander C. Knox (dal cui nome deriva il famoso deposito di oro di Fort Knox). Poi, con la guerra contro la Spagna del 1898 con cui si applicava fino alle estreme conseguenze la dottrina di Monroe del 1821 (“l’America agli americani”), Teddy Roosvelt di fatto stabiliva il principio che anche un intervento armato era giustificato, allorché uno Stato americano era soggetto al potenziale controllo di Paesi europei. Ma in generale l’uso della forza non era necessario: bastava utilizzare il dollaro per assicurare l’influenza diplomatica e politica degli Stati Uniti. Questa diplomazia del dollaro continuò nei decenni, ma fu solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale che si trasformò in “supremazia del dollaro”: con la creazione del sistema monetario internazionale di Bretton Woods. Esso prevedeva rapporti fissi fra oro, dollaro e monete degli altri principali Paesi, le cosiddette monete convertibili: il rapporto oro/dollaro in particolare era fissato a 35 dollari ogni 30,10 grammi di metallo giallo (un’oncia). Alla fine degli anni ’60, tuttavia, con l’apparire di importanti eccedenze delle importazioni di beni e servizi sulle esportazioni e con la politica americana di grandi investimenti all’estero, i dollari in circolazione e soprattutto quelli accolti nell’attivo delle banche centrali europee aumentarono a dismisura, per cui si determinò uno squilibrio importante fra i valori di tali dollari e l’oro nelle casse del Tesoro americano in cui i dollari medesimi erano convertibili. A questo punto vi erano due strade: aumentare nettamente il prezzo dell’oro (di almeno 30 volte per ripristinare durevolmente l’equilibrio) oppure dichiarare l’inconvertibilità del dollaro in oro al prezzo ufficiale. La prima via aveva un grave difetto agli occhi americani: era considerata una diminutio capitis, un regalo a chi aveva speculato contro il dollaro. Apparve molto più attraente l’altra via.

Fregare il mondo…

E così il 15 agosto 1971 il Presidente Nixon abolì la convertibilità del dollaro a rapporto fisso con l’oro e il dollaro divenne la sola e unica base del sistema monetario internazionale. Si entrava nell’era dell’ “egemonia del dollaro.” Gli Stati Uniti, infatti, diversamente da tutti gli altri Paesi hanno potuto, a partire da allora, finanziare automaticamente il proprio deficit e debito con l’estero a fronte del fatto che le banche centrali dei vari Paesi detengono quella moneta per denominare i loro crediti sull’estero e per i pagamenti internazionali. Gli Stati Uniti, cioè, hanno esercitato in questi ultimi decenni il signoraggio nei confronti del resto del mondo, così come una banca centrale lo esercita nei confronti dei cittadini detentori di biglietti.

BUM!

Se gli Stati Uniti avessero mantenuto un sostanziale equilibrio della loro bilancia dei pagamenti, “l’egemonia del dollaro” e la demonetizzazione dell’oro avrebbero potuto continuare per chissà quanto tempo. Ma essi non hanno saputo resistere alla tentazione di utilizzare fino in fondo il loro privilegio. Per via degli squilibri sempre più grandi fra importazioni (quasi 2000 miliardi di dollari) ed esportazioni (poco più di 1000 miliardi) e degli enormi trasferimenti di capitali all’estero per investimenti, essi hanno inondato il mondo di dollari nella speranza che il mondo, e cioè soprattutto le banche centrali, lo acquistassero senza limiti. Ma ad un certo momento i banchieri centrali hanno cominciato a fare ciò che qualsiasi banchiere fa: diversificare le sue attività nella certezza che prima o poi l’architettura stessa del sistema monetario internazionale sarà modificata. Così, paradossalmente, quasi per una nemesi storica, in questa situazione di debolezza strutturale del dollaro simile a quella della fine degli anni ’60 (ma in condizioni ancora peggiori di allora) si riaffaccia l’opzione di ripristinare l’equilibrio fra dollari in circolazione e oro attraverso una rivalutazione del prezzo di quest’ultimo. Ma questa volta, appunto, lo squilibrio è ben maggiore per cui ben più sensibile dovrà essere la rivalutazione del metallo giallo. Occorrerebbe portare il valore dell’oro a 3500, forse a 5000 dollari l’oncia.

Linucs> facciamo 10000 e siamo a posto…

È questa la prospettiva in cui si muovono i più avveduti investitori internazionali ed è per questo, e non per banali considerazioni legate all’inflazione, che il prezzo dell’oro sale. Se ciò costituisce l’inevitabile punto di arrivo, non aspettiamoci però che gli Stati Uniti accettino tutto questo senza combattere: la posta in gioco (mantenere il signoraggio oppure perdere questo privilegio e avere gli stessi vincoli esterni degli altri Paesi) è talmente alta che essi faranno sforzi immani per contrastare il rialzo del prezzo dell’oro e per cercare di dimostrare che anche l’oro, e non soltanto il dollaro, non si presta ad essere la base del sistema monetario internazionale.

Vediamo quanti collegano la fregatura…

Cause dell’Aumento del Prezzo del Petrolio

In tutto il mondo, statisti ed economisti sono in fibrillazione perchè il prezzo del petrolio sta salendo alle stelle.
L’aumento smisurato del costo di un barile di petrolio incide anche sul resto dell’economia interna dei vari stati, e tanto per far un esempio, basti pensare alla crescita del prezzo della benzina che conseguentemente andrà a gravare sui costi di trasporti delle merci.
Tutti stanno però puntando il dito sul colpevole sbagliato. Infatti ai Tg si sente parlare delle alte quote di produzione dell’OPEC, oppure, i più ambientalisti, parlano dell’eccessivo e rovinoso consumo di energia.
Ma, come sempre, ci soffermiamo lontano da quella che è la verità.
La colpa va attribuita completamente all’amministrazione guerrafondaia di Bush, la quale, oltre ad andare a destra e a sinistra a tirare molotov da 500 chili, si dimenticano completamente dei deficit che hanno lasciato nell’economia interna statunitense.
Chiaramente, se nel proprio sistema economico ci sono più buchi di quanti ne ha un Emmenthal, la moneta perderà valore. Ed infatti, specialmente negli ultimi tre anni, il dollaro ha perso notevolmente di valore, basti pensare alla sfida con l’Euro. (dal febbraio 2003 al febbraio 2005 l’Euro ha guadagnato il 21% sul dollaro)

Con che cosa si paga il petrolio? Solo con i Dollari. Se valgono quanto carta straccia, bisognerà alzare il prezzo notevolmente per pareggiare i conti.
In soli 2 anni (da febbraio 2003 ad oggi), il prezzo del petrolio è salito da 30.13 ad oltre 50 dollari al barile.
Gli analisti, a Wall Street si stanno ben preoccupando di avvertire che la situazione può peggiorare, arrivando addirittura ai 100 dollari al barile. Se si pensa alla svalutazione della moneta americana anche una previsione così apocalittica diventa fattibilissima.
(NOTA BENE : Saddam è stato il primo a vendere petrolio in cambio di Euro, ecco un’altro buon motivo per la guerra in Iraq, senza contare che stavano iniziando a cedere i pozzi ai Giapponesi, all’inizio del 2003)
Pare ovvio pensare che se succederà una svalutazione così imponente, gli stati dell’OPEC continueranno a vendere petrolio per dollari,fino a prosciugarne le riserve (mandando gli USA a gambe all’aria) e infine approdare agli Euro o agli Yen giapponesi.
La moneta statunitense è destinata a precipitare sul fondo della tazza del water, per la felicità di Putin e dei cinesi, che già ora se la stanno ridendo.
Tenere presente infatti che la Russia un pò di petrolio ce l’ha in casa e la Cina lo importa dall’Iran (prossimo obiettivo statunitense, chissà come mai).

Conclusione, la colpa non è degli sceicchi straricchi o degli imprenditori petroliferi (anche se senz’altro la mancia se la portano a casa visto il caos che si sta creando) ma della cattiva conduzione economica dell’amministrazione Bush.

Amministrazione che nel frattempo continua a far filotto di ottime iniziative :

Con il nuovo bilancio la Casa Bianca chiede l’aumento delle spese militari

E mi sembra giusto…

Euronews - L’Amministrazione Bush ha presentato al Congresso la bozza del prossimo bilancio che si propone di aumentare considerevolmente gli stanziamenti per la difesa, limitando allo stesso tempo numerosi capitoli di spesa interni. Il piano di budget riguarda l’anno 2007. Il Congresso, che in novembre affronterà nuove elezioni, potrebbe votare contro alcuni tagli.

Esattamente significa che i taxpayers pagano una montagna di tasse per la fottuta guerra in Iraq…

Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha spiegato che l’aumento della dotazione per il suo dipartimento riflette la priorità data alla sicurezza nazionale. Uno sforzo, ha ribadito, che permetterà “di meglio difendere gli Stati Uniti, il popolo americano e i suoi interessi”.

Pare impossibile ma non c’è mai un coro di pernacchie a zittire questi imbecilli…

La spesa militare, secondo le richieste della Casa Bianca, dovrebbe aumentare del 6,9% arrivando a totalizzare 366 miliardi di euro. In progressione anche l’impegno finanziario per la sicurezza. A rimetterci dovrebbero esserci invece i capitoli dell’istruzione e della sanità, con il congelamento o l’aumento centellinato dei contributi versati alle strutture di cura e degenza per anziani e handicappati. Altri tagli prendono di mira trasporti, giustizia e agricoltura. Rispetto al bilancio 2001, l’impegno finanziario per il settore militare è cresciuto del 48%.

E non c’è un cane che protesti…

How The U.S. Military Eats 48 Cents Of Every Tax Dollar:

Per il terzo anno consecutivo, l’amministrazione Bush continua ad omettere il costo delle guerre in Iraq e in Afghanistan nel bilancio…

Nella pagina originale trovate anche queste tabelle :

Questa riguarda senz’altro l’esportazione della democrazia… i civili ringraziano.

Lives Lost in Afghanistan and Iraq (as of Jan. 31, 2005)

Over 1,600 U.S.* and 280 “coalition” troops killed

Over 6,100 U.S. and 840 “coalition” troops injured

Over 38,500 Iraqi & Afghani troops killed

Over 19,000 Iraqi & Afghani civilians killed**

Over 34,500 Iraqi & Afghani civilians injured

Over 580 U.S. & “coalition” civilian workers killed or seriously injured

Questa sotto invece, riguarda le società che stipulano contratti con il Pentagono… le cifre sono espresse in miliardi di dollari, la prima cifra è riferita al valore di contratti del 2004 mentre la seconda cifra è per confronto e risale all’anno 2001. (cifre divise dll’asterisco)

Top Pentagon Contractors (billions of dollars)

rank Company 2004 Cont * 2001 Cont

1 Lockheed Martin Corp 20.7 * 14.7

2 Boeing Company 17.1 * 13.3

3 Northrop Grumman Corp 11.9 * 5.2

4 General Dynamics Corp 9.6 * 4.9

5 Raytheon Company 8.5 * 5.6

6 Halliburton Company 8.0 * 0.4

7 United Technologies Corp 5.1 * 3.8

8 Science Applications Int. Corp 2.5 * 1.7

9 Computer Sciences Corp 2.4 * 0.8

10 Humana Inc 2.4 * 0.4

Da notare la Halliburton, è la società che ha avuto un impennata mica da poco…

Allegra Domanda : di chi era la Halliburton?

Falluja