La proposta di un piccolo azionista per rimandare l’approvazione del Consiglio di Amministrazione per fallimento e per investigare sugli indizi della frode assicurativa del 9/11 è stata pubblicata sul sito web della Allianz Group, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo.

(PRWEB) maggio 2, 2005–Il gruppo Allianz pubblicò una proposta di un piccolo azionista che biasima i segnali di frode assicurativa nei fatti del 9/11/2001. La Allianz portò una porzione significativa della copertura assicurativa del WTC e deve sostenere un pagamento pari a 3,5 miliardi di dollari. Nella proposta avanzata dall’azionista John Leonard, californiano ed editore di libri sul 9/11, si trovano rapporti che apparentemente dimostrano che il WTC7 è crollato per demolizione controllata e per nessuna ragione plausibile è da considerarsi un crollo dovuto agli attacchi del 9/11. I dirigenti risposero che contavano sui rapporti governativi degli USA ma gli ufficiali non fecero mai nessuna menzione di tale evidenza. Il gruppo Allianz è incorporato in Germania e conta circa 570000 azionisti. Sotto le leggi della German Stock Companies, le società sono tenute a pubblicare le proposte di un azionista che soddisfano un certo tipo di criterio.

Il testo della proposta dell’azionista lo trovate qui ed è riportato qui sotto. +++ Countermotion (Proposta dell’Azionista) alla Riunione Generale della Allianz AG tenuta il 4 maggio 2005 Da Azionista: John-Paul Leonard, Re: Agenda Articolo 3, Approvazione delle azioni dei membri dell’Asse Dirigenziale io propongo che quella approvazione non sia accordata. Re: Agenda Articolo 4, Approvazione delle azioni dei membri del Consiglio di Sorveglianza io propongo che quell’approvazione non sia accordata. Ragionando: I dirigenti e i manager hanno preso un atteggiamento passivo verso la presa in considerazione degli aspetti diffidenti della perdita assicurativa del WTC. L’investigazione sulle perdite e sui danni contro la società è un punto fondamentale di ogni ditta assicurativa. La catastrofe del WTC è stato indubbiamente uno dei più grandi incidenti della storia. Una porzione significativa della perdita multi-miliardaria doveva essere sopportata alla Allianz. Molti osservatori e ricercatori trovano il caso del WTC molto difficile. Per esempio, in un esame di opinione pubblica il 49.3% di intervistati nella Città di New York è d’accordo che “alcuni dei nostri leader seppero in anticipo che gli attacchi furono progettati per l’11 settembre 2001, e che loro non riuscirono consapevolmente ad agire.”

[la Fonte:www.zogby.com/news/ReadNews.dbm?ID=855.]

Quando questa credenza è così estesa fra ambienti non correlati, le società di assicurazione hanno chiesto se il Governo degli Stati Uniti è responsabile per i danni o se la possibilità di frode è stata presa in considerazione? Dai rapporti dei media, nulla di ciò che sta avvenendo tra gli assicuratori e l’affittuario del WTC, è stato reso pubblico. La disputa è stata principalmente sulla domanda, se pagare $7 miliardi o “solamente” $3 miliardo, da che cosa si suppone che gli azionisti siano alleviati dalla seconda somma come una vittoria del minore dei mali. Non c’è stata nemmeno la mancanza di voci critiche in Germania, molti libri negli ultimi anni hanno posto alcune domande acute sullo scenario del WTC ufficiale. Nel 2003, il Deutsche Welle pubblicò un articolo intitolato “9/11 i libri delle teorie cospiratorie domionano il dibattito della fiera del libro a Francoforte”.

(www.dw-world.de/dw/article/0,1564,993523,00.html.)

Chiunque è interessato può ottenere rapidamente materiali simili da Internet completamente gratis, così come continuano le ricerche sullo sfondo del 9/11 da giornalisti indipendenti. Due scrittori tedesco-americani, Jim Hoffman (www.wtc7.net) ed Eric Hufschmid, hanno fortemente contribuito alla teorie della demolizione controllata delle torri gemenlle e del WTC7. Il lavoro di Hufschmid fu tradotto e ripubblicato in tedesco (www.painfulquestions.de).

Il WTC-7, com’è noto, non fu colpito dagli aeroplani, e le fotografie mostrano fuochi insignificanti (www.globalresearch.ca.myforums.net/viewtopic.php?t=523). La 47esima storia del crollo improvviso del WTC 7 , prevede il crollo alle 17:28. Questo fatto non fu menzionato anche nel rapporto della commissione ufficiale del 9/11. (www.9-11commission.gov/report/911Report.pdf)

Come può un assicuratore prendere decisioni in modo superficiale quando si tratta di un caso così estremo? Ci sono molte evidenze che sarebbero utili nella causa miliardaria che può confermare ogni cittadino con un collegamento ad internet.Perchè gli assicuratori della Allianz non ne sono capaci? Quando i dirigenti e i manager non cercano in nessun modo di congiungere l’investigazione di un caso enorme e noto come quello del WTC, come fanno a sapere gli azionisti che non si comportino così anche in altri casi? Non sono abbastanza pagati? C’è già una denuncia privata contro ufficiali di governo Stati Uniti in collegamento con gli eventi di 9/11,

vedi http://www.911forthetruth.com.

Ciao Larry, salutami l’assicurazione… e intanto :

Usa, via libera dal Pentagono per le immagini shock del volo 77

WASHINGTON – Cercando di sfatare teorie cospirative che girano da anni, il Pentagono ha reso pubblico il video dell’impatto l’11 settembre 2001 del Boeing 757 che colpì il ministero della Difesa americano. Ma le immagini, prese da un paio di angolazioni diverse, difficilmente riusciranno a convincere il mondo di Internet (ma non solo quello) dove da tempo fioriscono ipotesi di ogni genere in alternativa a quella, ufficiale, dell’attacco all’America da parte di Al Qaeda. E’ stato il ministero della Giustizia a consegnare le immagini al gruppo Judicial Watch, che le aveva chieste appellandosi alla legge sulla trasparenza (Foia). Ma anche il Pentagono ha pubblicato sul proprio sito Internet il doppio video. Le immagini sono più o meno le stesse che in passato erano state diffuse dalla Difesa americana sotto forma di sei fotogrammi.

e da entrambi i filmati mancano fotogrammi…

Nel filmato, ripreso da due telecamere di sicurezza collocate a poca distanza l’una dall’altra all’esterno del Pentagono, si vede l’esplosione provocata dall’impatto del volo American 77, preceduta da una nuvola bianca che, per gli esperti, rappresenta la scia lasciata dall’aereo toccando il terreno sul prato fuori dall’edificio un istante prima di disintegrarsi a una velocità stimata in 520 chilometri orari. Nei fermo-immagine si intravede quello che appare essere il ‘naso’ del Boeing.

Ah, la scia bianca non avrebbe lasciato alcun segno per terra?

Il video con ogni probabilità non sarà sufficiente a smontare le teorie cospirative che negano sia stato il volo American 77 a colpire il Pentagono, ipotizzando invece il ricorso a bombe, missili, aerei senza pilota o caccia militari, nell’ambito di un vasto complotto gestito da ambienti dell’ amministrazione Bush e servizi d’intelligence deviati. Già le foto diffuse anni fa, riprese dalle stesse telecamere, avevano contribuito solo ad alimentare ulteriori ‘contro-inchieste’ – tra le più celebri, quella del francese Thierry Meyssan – basate sul fatto che il Pentagono non mostrasse alcun video, pur essendo presenti nell’area varie telecamere.

Eh, sarebbe il caso di chiarire questo piccolo particolare…

Questo è tutto ciò che abbiamo, non c’è altro“, hanno affermato portavoce militari, spiegando che non ci sono altre telecamere che quel giorno abbiano registrato immagini. Nella zona erano presenti nel 2001 altre telecamere installate allo Sheraton Hotel, a un distributore di benzina e su strutture del Dipartimento dei trasporti della Virginia. Ma nessuna risulta aver catturato immagini, anche perchè nella maggioranza dei casi erano telecamere che trasmettevano in diretta e non registravano.

Ma vai a cagare.

“Speriamo che questo video possa mettere a tacere le teorie cospirative sul volo 77″, ha detto Tom Filton, presidente di Judicial Watch, che ha dovuto ingaggiare per anni un braccio di ferro con il Pentagono per ottenere le immagini. Il ministero della Difesa aveva fino a ora rifiutato perchè legalmente vincolato dal processo in corso contro Zacarias Moussaoui, che si è concluso nelle scorse settimane. Al Pentagono morirono l’11 settembre 189 persone, una quarantina delle quali si trovavano a bordo del volo American 77, tra cui alcuni bambini in una gita-premio organizzata dal National Geographic e i cinque terroristi arabi che realizzarono il dirottamento. Nonostante i molteplici elementi emersi dalle indagini sui terroristi e nonostante le telefonate che i passeggeri dell’aereo riuscirono a fare prima dell’ impatto, raccontando ciò che accadeva a bordo, l’episodio del Pentagono è rimasto il principale ‘capo d’imputazionè per i complottisti che cercano di smontare la ricostruzione ufficiale dell’11 settembre. “Sono tutte stupidaggini – afferma il solitamente compassato Jamie McIntyre, il corrispondente della Cnn dal Pentagono – perchè io c’ero quel giorno, ho visto migliaia di frammenti dell’aereo, li ho anche fotografati. Un pezzo lo raccolse lo stesso ministro Rumsfeld. Ma è giusto chiedere chiarezza e trasparenza al Pentagono, perchè c’è tante gente che non crede fino a che non vede”.

Come no? Avanti :

Pentagono 2001 il video dell’orrore

WASHINGTON – Sono le le 9 e 38 del giorno 11 settembre 2001. L’ombra di una morte ancora incomprensibile compare per un decimo di secondo davanti all’occhio della telecamera fissa del parcheggio, è lo spettro del naso di un Boeing 757, prima che la sfera rosso arancione di fuoco la inghiotta e consumi in un istante misericordioso 58 passeggeri, sei persone d’equipaggio, cinque assassini e 127 impiegati del Pentagono. Peccato che non se lo veda passare. Sono stati necessari quasi cinque anni, la querela degli avvocati libertari di “Judicial Watch” e l’ingiunzione di un giudice federale perché il ministero della Difesa americano finalmente mollasse il secondo e il terzo dei nastri registrati dalle telecamere automatiche che sorvegliano il parcheggio. E se questi nuovi scatti in sequenza non hanno la tagliente chiarezza di quei due aerei conficcati nelle Torri Gemelle, anche questo è un frammento vero di una tragedia che non finisce di uccidere e di produrre frutti velenosiNon sarà questo spezzone di orrore, strappato a un governo americano inspiegabilmente geloso per chissà quali ostinazioni burocratiche, a chiudere per sempre il caso del volo “AA 77″, di quel Boeing dell’American Airlines decollato dall’aeroporto internazionale di Washington, il Dulles, e diretto verso una Los Angeles che non avrebbe mai raggiunto. I cultori della grande cospirazione costruita sul libro trash di un francese, “L’Incredibile Menzogna”, continueranno a coltivare l’illusione che quanto accadde quell’11 settembre sia stato il progetto diabolico di un governo americano impazzito, o di servizi di nazioni straniere decise a trascinare Washington in guerra e a costruire teorie su che cosa davvero abbia colpito il fianco ovest del Pentagono. Neppure la visione del naso di un grande aereo che per un istante compare, ormai quasi rasoterra, nell’angolo destro della foto scattata dalla telecamera di sicurezza potrà calmare i teorici del complotto.

Perchè, cazzone di un giornalista, in basso a destra si vede un’ombra che può essere il naso di un dirigibile, per quanto mi riguarda. Non si capisce perchè, nei fotogrammi successivi, il boeing sia scomparso.

Ma chi guarda queste tessere del mosaico senza cercare risposte che esse non possono dare, e senza preconcetti ideologici, rabbrividisce al ricordo di quegli istanti e al terrore, forse alla rassegnazione, che doveva avere afferrato i passeggeri alla vista delle colline della Virgina, del profilo di Washington, del fiume Potomac che si avvicinavano alla velocità di 350 nodi, oltre 500 km all’ora. Forse li sorreggeva ancora, almeno per chi conosceva bene quella zona come l’avvocato Barbara Olson, celebrità dei talk show televisivi e moglie dell’avvocato generale del Ministero, la speranza che il volo “77″ stesse cercando di atterrare sulla pista dell’aereoporto nazionale il Reagan, che sta subito oltre la sagoma del Pentagono, a poche centinaia di metri. L’avvocato Olsonaveva chiamato il marito, dai telefoni delle poltrone di prima classe, gli aveva raccontato del dirottamento, dei cinque o sei uomini armati di coltelli che avevano preso il controllo dell’aereo e gli aveva dato l’addio, con un “I love you”.

Una volta erano i cellulari…

Almeno 100 testimoni oculari, ascoltati con nome e cognome, racconteranno di avere visto il Boeing con la livrea argentea della American Airlines scendere dalle colline, abbassarsi sopra l’autostrada 395 che affianca il Pentagono, colpire alcuni pali della luce prima di finire contro il fianco della fortezza. Il Pentagono lì era stato da poco ristrutturato e rinforzato con muri di cemento armato dietro la pietra calcarea delle pareti esterne e con putrelle di acciaio che si scioglieranno, come le strutture delle Due Torri, venti minuti dopo l’impatto con un jet gonfio di kerosene nelle ali di alluminio che si ripiegarono lungo la fusoliera, come le lame di un serramanico, sbattendo contro l’edificio.

Ce ne sono una cinquantina che hanno affermato tutt’altro… eppure nessuno li degna di attenzione…

Altre telecamere automatiche, in una stazione di benzina Citgo, nell’Hotel Sheraton, erano in funzione ma non inquadravano quel lato. Furono esaminate dalla commissione ufficiale di inchiesta, invano.

Beh, dovranno togliere fotogrammi anche da lì…

Al comando del jet c’era il saudita Hani Hanjur, il capo del quintetto di terroristi suicidi, figlio di una famiglia di commercianti di alimentari, entrato con un visto legale di studio negli Stati Uniti. È lui l’uomo nel naso di quello spettro che le nuove sequenze mostrano, colui che avrebbe pilotato, con sorprendente perizia, un aereo così grande contro un edificio così basso, appena 5 piani. Con lui Khalid al-Midhar, un altro saudita, nato nella città santa della Mecca, Nawaf al Hamzi, anche lui della Mecca, suo fratello Salem e il quinto saudita, Majed Moqued.

Quel Hanjur che non aveva mai guidato un jet?

Tutti sauditi, tutti fermati pochi minuti prima ai controlli di sicurezza del Dulles Airport per avere fatto squillare i metal detector e tutti poi lasciati imbarcare. Il più grande, Hani, aveva 29 anni. La più piccola della sue vittime ne aveva tre, una bambina in viaggio verso Disneyland con i genitori. Oggi li rivediamo tutti soltanto dentro una enorme sfera di fuoco stampata nella memoria di una telecamera troppo lenta per riprendere l’agonia di un aereo. Ciascuno resterà coi propri dubbi, con la certezza dei propri pregiudizi anche dopo il rilascio di queste inedite sequenze che non soddisfano la fame di grandguignol. Chiariscono soltanto che né l’avvocato né la bambina, a Disneyland arriveranno mai.

Avanti :

Ma dov’è l’aereo? Il film del Pentagono non chiude il giallo

NEW YORK. Le fantasie di cospirazione sono dure a morire. Il filmato pubblicato martedì dal Pentagono non ha convinto gli scettici che l’11 settembre del 2001 il volo 77 dell’American Airlines si schiantò contro il Ministero della Difesa. Forse era impossibile soddisfare gli amanti degli intrighi, ma quelle immagini erano troppo poco chiare per riuscirci. Perfino David Yancey, che nel disatro perse la moglie Vickey, è rimasto incerto: «Io credo alla versione dell’aereo, ma non vedo come questi filmati possano chiudere la controversia». Adesso, infatti, le ipotesi che circolano sui siti Internet più accaniti sono due: o il governo non ha prove sicure, oppure le tiene nascoste come una trappola, per rivelarle quando i suoi avversari si saranno scoperti. La teoria cospirativa più celebre è quella del francese Thierry Meyssan, che pur non avendo mai indagato sul terreno la tragedia avvenuta al Pentagono, ha scritto nel libro «L’Effroyable Imposture» che l’aereo non c’era. Secondo lui l’edificio fu colpito da un missile lanciato dai militari americani, per giustificare la guerra in Afghanistan e Iraq. Naturalmente in base a questa ipotesi anche l’attentato alle Torri Gemelle sarebbe un falso, con jet telecomandati, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai Rumsfeld avrebbe deciso di autocolpirsi un’oretta dopo che al Qaeda aveva già distrutto il World Trade Center. Negli Usa, però, è diventato assai popolare anche il documentario di Alex Jones «Loose Change», che ha spopolato su Internet, convincendo pure l’attore Charlie Sheen a schierarsi contro il governo: «Mostrateci – ha detto Sheen – questa incredibile manovra. Fateci vedere come questo aereo è riuscito a fare una virata di 270 gradi, mentre volava a 500 miglia orarie, per poi scendere di 7.000 piedi in due minuti e mezzo, facendo la barba alle cime degli alberi negli ultimi 500 metri». Dubbi simili li hanno espressi l’ex analista della Cia Ray McGovern, l’ex assistente segretario al Tesoro Paul Craig Roberts, il professore di fisica Steven Jones, l’ex consigliere del Dipartimento del Lavoro Morgan Reynolds, dando un’aura di credibilità alla cospirazione. Così sono nati gruppi come «9/11 Truth», che non ha bevuto il filmato e a giugno terrà una conferenza a Chicago intitolata «Flights of Fancy: 11, 15, 77 and 93 (an inside Job)», per sostenere che tutti i quattro attentati furono organizzati dal governo americano. Gli elementi su cui si basa la teoria della cospirazione del Pentagono sono due:l’assenza di immagini chiare dell’aereo simile a quelle delle Torri Gemelle, e la mancanza di detriti nel punto d’impatto. In particolare, gli scettici sostengono che subito dopo l’esplosione l’Fbi aveva sequestrato 84 filmati ripresi non solo dalle telecamere di sicurezza del Ministero, ma anche da quelle di un distributore Citgo, di un hotel Sheraton, e del Virginia Department of Transportation, gestore di un’autostrada che si trovava propria sulla rotta del volo 77. Finora il governo ha risposto che queste immagini non esistono, o non danno informazioni utili. Ma il sito di Alex Jones fa due ipotesi diverse:

«1) L’amministrazione è davvero terrorizzata a morte dall’idea di pubblicarle, perché non confermano la versione ufficiale dell’11 settembre.

2) Il governo sa che il volo 77 ha colpito il Pentagono e ha filmati chiari dell’incidente, ma ne ritarda la diffusione per alimentare il dibattito e poi usarli allo scopo di smontare l’intero movimento che chiede la verità».

Secondo questa versione, infatti, la tragedia del Pentagono è solo un episodio all’interno di una cospirazione più vasta. L’amministrazione ha cercato di smontare le accuse sottolineando che diversi passeggeri avevano telefonato dal velivolo per segnalare il dirottamento, molti testimoni oculari hanno visto l’aereo colpire il Ministero della Difesa, varie foto mostrano pezzi di aereo nel punto dell’impatto, i resti dell’equipaggio e di tutti passeggeri, tranne uno, sono stati trovati e identificati attraverso il Dna. In più le scatole nere del jet sono state recuperate, e le peculiarità dei danni alla struttura del Pentagono si spiegano col fatto che il jet ha colpito prima il suolo e poi l’edificio. Il governo però ha ritardato la pubblicazione di tutti i dati e le immagini che possedeva, e così ha dato alla cospirazione tempo e spazio per crescere.

Blondet invece ci delizia riguardo le torri gemelle :

La tèrmite ha demolito le Twin Towers

Mi sembra convincente in modo definitivo l’ipotesi del professor Steven Jones, fisico alla Brigham Young University (di Provo, Utah): a far crollare le Twin Tower in modo così netto e in perfetta verticale è stata usata la «termite». Si tratta di un composto chimico abbastanza semplice, brevettato in Germania nel tardo ’800, e ancora usato per proiettili anticarro a carica cava. Perché la termite – che non è un esplosivo – sviluppa temperature capaci di fondere corazzature d’acciaio in pochi secondi. Costituita di polvere d’alluminio finemente mescolata ad ossido di ferro (praticamente, «ruggine purificata»), la termite, una volta innescata con una semplice miccia, produce una reazione chimica (l’ossido di ferro cede ossigeno all’alluminio) che sviluppa istantaneamente una luce vivissima e una temperatura di 2500 gradi Celsius. Più che sufficiente a fondere il ferro, che liquefa a 1535 gradi. E la temperatura della reazione può essere ulteriormente potenziata con l’aggiunta di semplice zolfo. Secondo Jones, ingegneri esperti di demolizione, probabilmente specialisti del genio militare, avrebbero pre-posizionato cariche di termite attorno alle 48 massicce colonne d’acciaio (spesse 30 centimetri) che reggevano i due grattacieli. Jones segnala un video dell’11 settembre dove si vede una sostanza rovente, di colore giallo, letteralmente colare da un angolo di uno dei grattacieli. Sarebbe il ferro fuso dalla termite. In un altro sito, si può notare la foto di quel che resta di una delle colonne d’acciaio del World Trade Center: appare tagliata di netto, e con colature di ferro, simili alle colature di cera di una candela. Nello stesso sito, si possono vedere brevi video che mostrano l’imponente, rapidissimo effetto della termite innescata sul motore di una vecchia auto: che fonde, con colature giallo-incandescenti, in pochi minuti (1). L’ipotesi del professor Jones spiega fatti altrimenti enigmatici. Come l’altissima temperatura emanata dalle macerie del World Trade Center ancora molti giorni dopo il crollo, e le vistose tracce di metallo fuso fra i detriti. La cosa fu segnalata dai media. Christopher Bollyn, giornalista dell’American Free Press, ne scrisse nel 2002. Intervistò due dei tecnici incaricati della rimozione delle macerie, Peter Tully, titolare della «Tully Construction of Flushing» di New York, e Mark Loizeaux, della «Controlled Demolitions Inc.» di Phoenix. Tully disse di aver visto «pozze di ferro fuso, letteralmente». Loizeaux confermò: «sì, punti caldi di ferro fuso nei sotterranei, al fondo dei vani-ascensore delle torri, al settimo livello» sottoterra. I grumi di ferro erano ancora roventi «tre, quattro e cinque settimane più tardi, quando i detriti furono rimossi» (2). La termite non ha bisogno di aria per bruciare (utilizza l’ossigeno dell’ossido di ferro), e può reagire anche sott’acqua: ciò spiega la persistenza della fusione, nonostante i getti continui che per giorni i pompieri di New York lanciarono sulle macerie per raffreddarle. La durata del calore implica, naturalmente, che tonnellate di termite debbono essere state usate: e innescate con cronometrica precisione in modo da «tagliare» le 48 colonne nello stesso istante. Senza una perfetta sincronia, i grattacieli sarebbero caduti di lato, anziché in perfetta verticale. Il professor Jones trova l’adozione della termite «molto astuta» anche per un’altra ragione: essendo composta di materiali comuni come polvere d’alluminio e ossido di ferro, non lascia tracce e segnature di esplosivo reperibili dalle indagini. I materiali di base sono del resto in libera vendita, dunque non soggetti a registrazione e tracciabilità come gli esplosivi o i componenti di possibili esplosivi. Il professor Jones ha postato il suo studio, di 52 pagine, sul sito della propria università (physics.byu.edu) e sfida gli scienziati che, sotto contratto del governo, hanno avvalorato la tesi del crollo spontaneo delle Torri, dovuto all’impatto degli aerei, e al calore sviluppato dal loro carburante incendiato che avrebbe «rammollito» le 48 massicce colonne di metallo. Ma la nuvola rovente che tutti abbiamo visto espandersi all’esterno delle Towers colpite prova che la maggior parte del carburante è bruciato nell’aria, «fuori» dagli edifici. E il fumo nero che abbiamo visto in seguito dimostra che, dentro gli edifici, l’incendio del poco carburante penetrato stava soffocando per scarsità di ossigeno: la temperatura sviluppata era dunque troppo bassa per fondere il ferro. Vi sono persino foto e video che mostrano persone vive affacciarsi all’orrenda spaccatura provocata dall’impatto nei grattacieli. Dunque lì, la temperatura era addirittura normale. «La mia teoria è una teoria scientifica, e perciò confutabile [falsifiable]», sfida Jones: «Provate a confutarla». Chris Bollyn ha provato a bussare alle porte dei tre scienziati che sostengono la tesi ufficiale. Thomas Eagar del MIT ha rifiutato semplicemente di leggere il rapporto di Jones. Zdenek Bazant, della Northwest University – che ha elaborato la teoria ufficiale solo due giorni dopo l’11 settembre, senza andare sul posto – ha detto di «non avere tempo» di vedere il video che mostra le colate di metallo fuso sul fianco della Torre. Abolhassan Astaneh-Asl, docente di Berkeley (iraniano di nascita) che era membro della American Society of Civil Engineering nei giorni in cui questo ente confermò la teoria ufficiale, ha anch’egli rifiutato di guardare le foto, adducendo la «mancanza di tempo». Galileo, al suo tempo, si prese gioco di uno scienziato aristotelico che rifiutò di guardare attraverso il cannocchiale, per paura di vedere smentita la teoria tolemaica. Evidentemente, esistono ancora «aristotelici» a pagamento.

e ancora :

Scoperta “Thermite” ancora attiva tra le macerie del WTC.

Questo è stato pubblicato ufficialmente oggi da un’autorevole giornale di Chimica e Fisica, recensito dagli stessi esperti accademici:

“Active Thermitic Material Discovered in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe” a cura di Niels H. Harrit, Jeffrey Farrer, Steven E. Jones, Kevin R. Ryan, Frank M. Legge, Daniel Farnsworth, Gregg Roberts, James R. Gourley and Bradley R. Larsen.

Il documento termina con la seguente affermazione: “Sulla base delle precedenti osservazioni, concludiamo che lo strato rosso dei frammenti rosso-grigi rinvenuti tra le ceneri del WTC è materiale thermitico attivo, inesploso, assemblato secondo tecniche di nanotecnologia, e rappresenta materiale ad alto potenziale pirotecnico e/o esplosivo”:

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In breve, il documento cancella la versione ufficiale secondo cui “non esistono prove” per dimostrare la presenza di materiale esplosivo/pirotecnico negli edifici delle Torri Gemelle.

Cosa ci fa una notevole quantità di materiale esplosivo/pirotecnico di alta tecnologia tra i resti del WTC? Chi ha prodotto tonnellate di quella roba, e perché? Per quale motivo gli investigatori si sono rifiutati di cercare residui di esplosivo subito dopo il crollo al WTC?

Si tratta degli interrogativi essenziali sollevati da questo studio scientifico.

Il dibattito tra gli specialisti è logorante, ci sono pagine di commenti. Le impegnative domande sollevate dagli esperti hanno condotto a mesi di ulteriori esperimenti, col risultato di aggiungere approfondimenti al documento, incluse l’osservazione e gli scatti di sfere arricchite di ferro e alluminio prodotte quando il materiale viene infiammato all’interno di un Calorimetro a Scanning Differenziale (vedi figura 20, 25 e 26 nel documento PDF).

I nove autori hanno intrapreso un esame dettagliato degli insoliti frammenti rosso-grigi trovato nella polvere generata dalla distruzione del WTC l’11 settembre del 2001. L’articolo dichiara: “L’ossido di ferro e l’alluminio sono strettamente mescolati nel materiale rosso. Quando vengono bruciati in un DSC (Calorimetro a Scanning Differenziale) i frammenti mostrano composti esotermici ampi ma ravvicinati che si formano ad una temperatura di circa 430°, decisamente al di sotto della normale temperatura di combustione relativa alla termìte normale. Si osservano chiaramente numerose sfere arricchite di ferro nei residui della combustione di tali particolari frammenti rosso-grigi. La porzione rossa dei frammenti citati si scopre essere materiale termitico non reagente ed altamente energetico”. Le immagini e le analisi statistiche meritano grande attenzione.

Alcune osservazioni sulla stesura del documento:

1) Il primo autore è il Professor Niels Harrit dell’Università di Copenhagen in Danimarca, professore associato di Chimica. E’ un esperto di nano-chimica. Le ricerche in corso che sta conducendo, insieme alla sua foto, possono essere trovate qui: http://cmm.nbi.ku.dk/
Strutture molecolari su scale cronologiche corte ed ultracorte
Un Centro della Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese
Il Centro sui Movimenti Molecolari è stato inaugurato il 29 novembre del 2005, all’Istituto Niels Bohr, presso l’Università di Copenhagen. La nascita del Centro è stata resa possibile da un sussidio di 5 anni della Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese (vedi ad esempio www.dg.dk ). Miriamo ad ottenere immagini in tempo reale di come si muovono gli atomi mentre sono in corso i processi molecolari e nei materiali solidi, utilizzando impulsi accelerati di raggi laser e raggi X. Lo scopo è comprendere e al momento opportuno influenzare, a livello atomico, le trasformazioni strutturali associate a tali processi.
Il Centro combina le conoscenze e le capacità acquisite dal Riso National Laboratori, dall’Università di Copenhagen e l’Università della Tecnica della Danimarca, nella ricerca strutturale relativa alle tecniche di accelerazione atomica a raggi X (raggiunta con il sincrotrone), la spettroscopia a radiazioni ultraveloci (al ritmo di un milionesimo di nanosecondo), lo studio teoretico dei processi a radiazioni ultra-veloci, e l’abilità di plasmare materiali, progettando sistemi a campione per condizioni sperimentali ottimali.
Il nome del decano del College da cui proviene il professor Herrit, Niels O Andersen,  è il primo a comparire nell’elenco di quelli del Consiglio di Consulenza Editoriale del Bentham Science journal dove il lo studio è stato pubblicato.

2) Il secondo autore è il Dr. Jeffrey Farrer della Brigham Young University (BYU).

3) Il Dottor Farrer è descritto in un articolo a pagina 11 della rivista Frontiers della BYU, in un numero della primavera del 2005: “Dr Jeffrey Farrer, direttore del laboratorio TEM (TEM sta per Microscopia di trasmissione a elettroni ). L’articolo annota: “I microscopi a elettroni presso il laboratorio TEM contribuiscono a fornire alla BYU competenze virtualmente uniche…che non hanno confronto con quanto costruito nel resto del mondo”. L’articolo è intitolato: “Rari e potenti microscopi svelano nano- segreti”, il che è sicuramente vero per quello che riguarda le scoperte del documento di cui si discute.

4) Onore e gloria alla BYU per aver permesso ai Dottori Farrer e Jones e allo studente di fisica Daniel Farnsworth di intraprendere la ricerca descritta nel documento e aver condotto una recensione interna dello stesso. Il Dr Farrer era in principio il primo autore del documento. Ma a seguito della recensione, gli amministratori della BYU gli hanno evidentemente proibito di porre il suo nome per primo su QUALSIASI documento relativo alle ricerche sull’Undici Settembre (questa almeno sembra la loro priorità, ma forse lo spiegheranno). Nonostante tutto, la pubblicazione del documento è stata approvata col nome del DR Farrer e la citazione nella lista, e noi ci congratuliamo con la sua Università per questo. Siamo dalla parte del DR Farrer e ci complimentiamo per la sua carriera scientifica di ricercatore che questo documento testimonia.

5) Forse ora verrà finalmente il momento di un esame critico sui DATI SCIENTIFICI indagati dai professori Harrit e Jones, dai dottori Farrer e Legge e dai loro colleghi, come ripetutamente da loro richiesto. Noi sfidiamo QUALUNQUE università o gruppo di laboratorio a produrre un tale esame. Questo documento sarà un ottimo punto di partenza, insieme ad altri documenti, sempre recensiti da esperti, pubblicati da giornali autorevoli e che coinvolgono molti degli autori succitati:

Quattordici Punti di Accordo col Governo Ufficiale
Resoconti sulla Distruzione del World Trade Center
Autori: Steven E. Jones, Frank M. Legge, Kevin R. Ryan, Anthony F. Szamboti, James R. Gourley

The Open Civil Engineering Journal, pp.35-40, Vol 2
http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCIEJ/2008/

Anomalie Ambientali al World Trade Center: Prove di Materiale Energetico
Autori: Kevin R. Ryan, James R. Gourley, and Steven E. Jones
The Environmentalist, August, 2008
http://dx.doi.org/10.1007/s10669-008-9182-4


6) James Hoffman ha scritto tre saggi che spiegano ulteriormente le implicazioni ed i risultati del documento. Grazie, Jim, per il tuo lavoro! http://911research.wtc7.net/essays/thermite/index.html

7) Importanti aspetti dello studio sono stati confermati, in piena indipendenza, da Mark Basile nel New Hampshire e dal fisico Frederic Henry-Couannier in Francia, a partire dai primi resoconti scientifici su queste scoperte (per esempio, quelli del prof. Jones ad un seminario al Dipartimento di Fisica dell’Università della Utah Valley, tenuto lo scorso anno). Pensiamo che ulteriori dettagli verranno ad aggiungersi da parte di questi ricercatori indipendenti.

Ora non vi resta che leggere il documento, e fare passaparola sui risultati di queste scoperte!
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Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Milena Spigaglia.