con la consueta ispirazione di XIAODONGPEOPLE

17 novembre 2005 - Sul Monte Rosa sono state trovate tracce di trizio, derivante da test nucleari risalenti ai primi anni Sessanta, e di Cesio 137, proveniente da Chernobyl.L’annuncio è stato dato nel corso del Convegno ‘Le montagne testimoni dei cambiamenti globali. Ricerche in Himalaya e Karakorum”, in corso a Roma e organizzato dal Comitato Ev-K2-Cnr.

“Abbiamo trovato tracce di trizio derivato dai test nucleari effettuati da americani, russi e francesi fra il 1959 e il 1963″ ha detto Carlo Barbante, dell’Istituto di dinamica dei processi ambientali (Idpa) del Cnr di Venezia. “L’isotopo dell’idrogeno trovato potrebbe essere quello derivato dagli esperimenti effettuati in Algeria, ma non escludiamo che si tratti del deposito radioattivo di test compiuti in Kazakhistan o addirittura nel Pacifico, che grazie alle correnti ha percorso migliaia di chilometri”. Durante lo stesso studio dell’Idpa sul Monte Rosa sono state trovate anche tracce di Cesio 137 derivato dall’incidente nucleare di Chernobyl.

Durante l’incontro, annunciata anche la stipula di un accordo di collaborazione per il rilevamento del mercurio tra Consiglio nazionale delle ricerche e organismi cinesi e americani. Rivolto alla tutela dell’ambiente, l’accordo ha l’obiettivo di “caratterizzare” l’inquinamento da mercurio, l’elemento non radioattivo più tossico esistente sulla terra, secondo solo al plutonio. A promuovere il sodalizio è stato l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr di Roma che, per conto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio italiano (IMET), ha dato il via ad un accordo trilaterale con la SEPA (State Environmental Protection Agency of China) e la US-EPA (Environmental Protection Agency). Sono, infatti, Asia, Europa e America i continenti dai quali provengono le maggiori emissioni di mercurio.

In questa prospettiva è auspicabile l’attivazione di reti di monitoraggio in zone di montagna, lontane da emissioni dirette, in particolare in Cina e India che sono, nel panorama mondiale, fra i principali Paesi a rischio di contaminazione da mercurio. Tali reti e stazioni si riveleranno significative per la soluzione di un grande problema di contaminazione ambientale costituito dal trasporto a livello emisferico di mercurio, per il quale l’Unione Europea ha già attivato una “task force” in cui l’Istituto ha un ruolo rilevante.

In particolare l’accordo è stato reso possibile dall’esistenza di due importanti cooperazioni già esistenti fra Italia-Cina da una parte e Italia – Stati Uniti dall’altra, in cui l’Iia-Cnr è significativamente coinvolto. Il Programma di cooperazione Sino-Italiano per la protezione dell’ambiente è stato lanciato da IMET e SEPA nel 2000 e vede l’Istituto del Cnr attivo dal 2001 in ricerche, monitoraggio e valutazione dei principali inquinanti atmosferici in diversi territori chiave cinesi: le due aree metropolitane di Pechino e Shanghai, la Provincia del Jiangsu e l’area urbana e periurbana di Lanzhou. La collaborazione Italo-Americana è stata avviata nel 2002 con un accordo bilaterale firmato fra IMET e US-EPA per il supporto delle decisioni dello UNEP-Governing Council nella elaborazione di una strategia mondiale di valutazione del mercurio.

Monte Rosa: tracce di test nucleari.

Dal Consiglio Nazionale delle Ricerche arriva una clamorosa rivelazione: alcune tracce di test nucleari sono state rinvenute sul Monte Rosa. La notizia-choc riguarda due sostanze in particolare, si tratta di trizio e Cesio 137. L’annuncio è stato dato durante il convegno dal titolo ”Le montagne testimoni dei cambiamenti globali. Ricerche in Himalaya e Karakorum: il progetto Share Asia”, organizzato dal Comitato Ev-K2-Cnr.

Nel corso del meeting è anche prevista la stipula di un accordo intercontinentale per il monitoraggio del mercurio, frutto della collaborazione tra CNR e organismi cinesi e americani.

Riguardo ai ritrovamenti avvenuti sul Monte Rosa, Carlo Barbante, dell’Istituto di dinamica dei processi ambientali (Idpa) del Cnr di Venezia, ha dichiarato: ”Abbiamo trovato tracce di trizio derivato dai test nucleari effettuati da americani, russi e francesi fra il 1959 e il 1963.

L’isotopo dell’idrogeno trovato potrebbe essere quello derivato dagli esperimenti effettuati in Algeria, ma non escludiamo che si tratti del deposito radioattivo di test compiuti in Kazakhistan o addirittura nel Pacifico”. Per la presenza di Cesio 137, invece, gli scienziati sembrano avere meno dubbi nel ricollegarlo all’incidente nucleare di Chernobyl. La rivelazione sulle tracce di test nucleari rinvenute sul Monte Rosa servirà ora a mantenere alta l’attenzione su un’altro elemento non radioattivo, ma tra i più tossici (dietro solo al plutonio) tra quelli esistenti sulla terra: il mercurio.

Del controllo di tale elemento e della tutela dell’ambiente se ne occuperanno l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr di Roma, la SEPA (State Environmental Protection Agency of China) e la US-EPA (Environmental Protection Agency), in nome di Europa, Asia, ed America. Nelle previsioni, tale accordo dovrebbe attivare alcune reti di monitoraggio in zone di montagna, lontane da emissioni dirette, in particolare in Cina e India che sono, nel panorama mondiale, fra i principali Paesi a rischio di contaminazione da mercurio.

Compito di queste reti è monitorare la contaminazione ambientale derivante dal trasporto a livello emisferico di mercurio.

Cnr: Sul Monte Rosa tracce di test nucleari

Tracce di test nucleari tra le nevi del Monte Rosa, ritrovate a distanza di decine di anni. Resti di sostanze come il tizio o il cesio 137, arrivati fin lassu’ trasportati dalle correnti atmosferiche. E’ quanto emerso da uno studio presentato oggi al convegno ‘Montagne testimoni dei cambiamenti globali. Ricerche in Himalaya e Karakorum: il progetto Share Asia’, organizzato a Roma dal Comitato Ev-K2-Cnr.

”Tutti sono rimasti sorpresi della presenza di queste tracce di radioattività nelle nevi, ma è una cosa abbastanza nota. “- ha detto il ricercatore Cnr-Idpa di Venezia Carlo Barbante – “Alcune risalgono ai test nucleari effettuati nel ’63 in Algeria e all’incidente nucleare di Chernobyl, e poi arrivate sul Monte Rosa, trasportate per migliaia di chilometri dalle correnti atmosferiche. Per noi queste tracce sono importanti, perché le usiamo come marker per la datazione dei ghiacci”. Gli studi effettuati dal Cnr hanno rivelato anche la presenza di sostanze contaminanti nuove, ”come gli elementi del gruppo del platino e rodio -ha aggiunto Barbante- contenuti nelle marmitte catalitiche. Non siamo a livelli preoccupanti perché le concentrazioni sono ancora basse, ma si tratta pur sempre di sostanze molto tossiche”.

L’esposizione ai test nucleari distrugge il sistema immunitario

Il problema è stato accertato a mezzo secolo di distanza su persone che avevano assistito ad esplosioni atomiche delle campagne sperimentali effettuate dalla Difesa americana

E’ passato mezzo secolo da quando sono stati testimoni nel Pacifico di esperimenti nucleari americani – e non solo – a cielo aperto, eppure i danni genetici che hanno subito non sono mai scomparsi. Anzi, il loro sistema immunitario è stato in gran parte annientato. Si tratta di centinaia di addetti della Marina che sono stati esposti alle radiazioni durante esperimenti con bombe all’idrogeno, e che oggi si ritrovano con un organismo senza difese, come i malati di Aids.

L’associazione veterani dei test nucleari, che ha fatto la scoperta con l’aiuto del governo neozelandese, sta ora valutando il modo migliore per aiutarli. Il progetto di studio, finanziato in parte dal governo neozelandese, è importante anche perché dimostra che i danni causati dall’esposizione a radiazioni nocive, anche se lontane nel tempo, non solo non scompaiono, ma condannano l’organismo a vivere senza difese immunitarie.

La ricerca di base è stata condotta dall’Istituto Massey di Scienze Biologiche e Molecolari, in Nuova Zelanda, che ha preso in esame un gruppo di uomini presenti durante nove esplosioni nucleari, nel 1957 e nel 1958, nell’oceano Pacifico.
Le foto di allora mostrano uomini infagottati in tute bianche e con gli occhi protetti da mascherine, mentre osservano, dalla prua di una nave da guerra, il fungo di una bomba all’idrogeno fatta esplodere dalla marina inglese al largo di alcune isole dell’oceano Pacifico.
Era il 1957. Entro la fine dell’anno successivo, ben 551 tra soldati della Marina e scienziati avrebbero assistito agli esperimenti nucleari condotti durante la ”Operation Grapple”, tra l’Isola di Christmas e le Isole Malden, nell’arcipelago di Kiribati.

”Dai risultati ottenuti possiamo concludere che i veterani hanno riportato danni genetici in seguito alla partecipazione all’Operazione Grapple”, ha detto il ricercatore capo dell’Istituto Massey, Al Rowland, al New Zeland Herald.
Il rapporto Massey tuttavia, si ferma qui, e non fa il collegamento tra i danni subiti e l’impatto degli stessi sulla salute. Il passo successivo è dell’Associazione Veterani Test Nucleari, con il supporto e il finanziamento del governo neozelandese.
Il secondo studio ha messo a confronto i dati genetici raccolti dal rapporto Massey con quelli di altrettanti soldati della stessa e età e stessa estrazione, ma che non hanno preso parte a esperimenti nucleari.

Secondo Roy Sefton, presidente dell’Associazione veterani, i campioni di sangue analizzati hanno mostrato ”enormi danni genetici nel gruppo che ha partecipato agli esperimenti nucleari”.
Tanto grandi sarebbero i danni, che uno dei laboratori analisi che sta esaminando i campioni di sangue in Germania ha suggerito che i dati siano comunicati agli interessati immediatamente, e non solo tra un anno, a ricerca finita. ‘
‘Basta un normale raffreddore e, privi di sistema immunitario, crollano vittime di una polmonite. Devono avvisare i loro medici che il loro corpo non è in grado di combattere nemmeno la più lieve infezione”, ha concluso Sefton.

Esperimenti nucleari sul Monte Rosa ?

Alcuni ricercatori del Cnr hanno trovate delle tracce di test nucleari sul Monte Rosa. Le sostanze però non si sono depositate sul monte in seguito ad esperimenti effettuati nella zona, ma sono state trasportate dalle correnti atmosferiche.

La presenza di trizio e cesio 137 sulle nevi del Monte Rosa, non hanno sorpreso gli studiosi del Cnr. Gli scienziati erano a conoscenza già da tempo di una possibile presenza delle sostanza e hanno detto che risultano utili perché grazie a queste sostanze si può avere una datazione dei ghiacci.

Questi dati sono stati presentati durante il convegno “Montagne testimoni dei cambiamenti globali” e i partecipanti alla manifestazione sono stati gli unici sorpresi della presenza di sostanze radioattive.

I ricercatori hanno spiegato che queste sostanze risalgono ai test nucleari effettuati in Algeria nel ’63 e all’incidente di Chernobyl, successivamente sono arrivate fino al Monte Rosa trasportate dalle correnti atmosferiche.

Stanno dicendo che gli elementi radioattivi svolazzano in giro.

Altrove infatti :

GB: tracce di plutonio a nord di Londra

(ANSA) – LONDRA, 7 SET – I test nucleari condotti negli Stati Uniti negli anni Cinquanta hanno contaminato anche aree dell’Europa Occidentale come Londra. Esami condotti dalla Rothamsted Research sui campioni di terra raccolti nella regione di Hertfordshire (Nord di Londra) hanno rilevato tracce di plutonio che risalgono agli esperimenti svoltisi in Nevada tra il 1952 e il 1953. Lo studio verra’ presentato questa settimana all’Universita’ di Exeter.

Plutonium traced in British soil

La precipitazione radioattiva dei test nucleari e del disastro di Chernobyl può essere rilevata nei campioni britannici del raccolto e del terreno in un archivio che va indietro di 160 anni.
Gli scienziati hanno abbinato la precipitazione radioattiva alle prove nucleari effettuate negli anni 50 in Nevada, negli USA, che hanno contaminato l’Europa. I particolari sono stati forniti al BA Festival della scienza che si è tenuto a Exeter questa settimana. Lo studio è una collaborazione fra l’università di Southampton e il gruppo di ricerca di Rothamsted, dove i campioni sono stati immagazzinati.
E’ stata usata la spettrometria totale per misurare i livelli degli elementi radioattivi come plutonio, radio e cesio nei campioni. I ricercatori hanno legato il plutonio dei campioni di Rothamsted alle prove effettuate dai militari degli Stati Uniti nel deserto del Nevada tra il 1952 ed il 1953. “Ogni traccia delle armi ha una firma caratteristica : degli isotopi differenti; in questo caso sono due isotopi differenti del plutonio, ma potrebbero anche essere due isotopi differenti dell’uranio” ha affermato il professor Keith Goulding alla riunione annuale dell’associazione britannica Rothamsted. I nuovi spettrometri di massa a Southampton hanno permesso loro di guardare i rapporti degli isotopi differenti nei campioni di Rothamsted ed allora di paragonarli ai campioni che hanno in possesso dalle prove.
La precipitazione radioattiva proviene anche dai test nucleari sull’atollo Bikini, nel Pacifico; e dalla fusione del reattore a Chernobyl, nell’ex unione sovietica.[...]

Abbiamo visto che il Plutonio svolazza dagli atolli…
Dalle parti dell’Australia, invece…

Blowin in the Wind

Blowin in the Wind è l’ultima pellicola delle nomination del premio Accademy Awards, un documentario girato da David Bradbury, il regista australiano più polemico e provocatorio.
Questo documentario esamina il trattato segreto che ha permesso ai militari USA l’addestramento e armamento su territorio australiano.
Inoltre tende lo sguardo sull’effetto delle armi all’uranio impoverito (DU) e agli effetti fisici e morali sugli australiani.

Insomma parrebbe che anche l’Uranio svolazzi e faccia danni…

Saharan Dust Approaches Texas

La sanità pubblica della contea di Harris ed i servizi ambientali stanno pubblicando “un allarme sulla qualità dell’aria.” HCPHES pubblica “un allarme sulla qualità dell’aria” quando sembra che ci sia la probabilità che le sostanze inquinanti dell’aria possono raggiungere livelli che possono avere un effetto avverso sulla sanità pubblica nella contea di Harris. Questo “allarme sulla qualità dell’aria” è richiamato da una grande nube di polvere dal Sahara che si sta muovendo velocemente verso il Texas. La polvere del Sahara si pensa che arrivi nella mattinata di giovedì nel sud del Texas e che si spargerà sul resto del Texas entro giovedì sera.
Rimarrà nel Texas venerdì e probabilmente sabato.
La maggior parte della gente non pensa che possa avvertire alcun effetto sulla salute; tuttavia, coloro che sono sensibili alla polvere possono essere influenzate. La polvere si compone dalle particelle grosse che possono aggravare le condizioni respiratorie, provocando talvolta asma.
Per limitare l’esposizione agli effetti avversi sulla salute, mantenete porte e finestre chiuse. Se è necessario raffreddarsi, utilizzare aria condizionata che ricicli l’aria solo nella vostra sede o nell’automobile.

La polvere del Sahara arriva in Texas…

All the World’s a Stage … for Dust

La gente pensa che la terra sotto i loro piedi sia stazionaria, ma il terreno e la polvere del mondo è in costante movimento, portato dal vento, a volte attraverso interi continenti.
Ora, chiunque con accesso al World Wide Web può guardare le polveri in sospensione migrare semplicemente intorno al globo indicando il loro browser all’homepage della “NASA’s Total Ozone Mapping Spectrometer”, o “TOMS” in breve. Anche se la funzione primaria di TOMS è controllare lo strato di ozono, inoltre misura le polveri in sospensione, il fumo ed altre particelle. Gli scienziati della NASA usano poi questi dati per generare i mappe e video quotidiani che inviano poi in linea.
L’atmosfera del nostro pianeta fornisce una strada transconinentale per la polvere che viene sollevata dai terreni asciutti da venti forti.
Poichè le particelle di polvere sono così piccole (a volte meno di 0,002 millimetri), possono rimanere in sospensione per giorni, mentre percorrono le correnti d’aria.
I più grandi grani di sabbia non si disperdono nell’aria spesso e a lungo, ma possono essere spinti lungo la terra dal vento, o lavati via tramite erosione.
Questo rimescolamento costante della sabbia e della polvere nel mondo lega insieme i continenti. I microbi ed il polline dispersi nell’aria della Florida o del Brasile potrebbero venire dall’Africa. La polvere minerale nei terreni dell’India potrebbe arrivare sopra l’Iran.

Infatti, l’azione del vento mescola e rimescola la polvere nel mondo. Così nel terreno del vostro cortile ci sono grani di polvere provenienti da tutto il globo. Mentre molto di questo movimento non può essere visto dai satelliti, la polvere spesso migra in nubi enorme che i satelliti riescono a inquadrare. Ad esempio, gli americani “ereditano” frequentemente volumi enormi di polvere dall’Africa e dall’Asia, mentre nei paesi dell’estremo oriente come India e Cina ricevono polvere dal Medio Oriente.
La polvere, provenente dalle particelle fini nel terriccio arido, è trasportata nell’atmosfera dai venti e può essere trasportata ad altezze superiori ai 10.000 piedi. Le nubi di polvere attraversano l’Oceano Atlantico e raggiungono i Caraibi ed le americhe in circa 5 – 7 giorni. Quanta polvere è trasferita da queste nubi? Una valutazione dispone il numero di circa 13 milioni di tonnellate di polvere ogni anno.[...]

La pioggia di polvere nell’oceano pacifico può essere importante per il rendimento delle industrie della pesca nel Pacifico del nord, una fonte importante di frutti di mare in gran parte del mondo. I microbi fotosintetici nello strato superiore dell’oceano formano il fondamento del ciclo alimentare. La concentrazione di sostanze minerali nutrienti dissolte (specialmente ferro) controlla spesso l’abbondanza di questi microbi. Alcuni minerali contribuiscono ad aumentare le popolazioni dei microbi e, pertanto, aumentano anche le popolazioni dei pesci.
Gli scienziati stanno ancora lavorando per verificare questo effetto.
Le nubi di polveri in sospensione possono anche interessare il tempo locale sopprimendo la pioggia. Sono le goccioline che si formano intorno ai grani minuscoli della polvere, ma alcuni generi di polvere limitano quanto grandi queste goccioline possono diventare. Poiché le goccioline devono raggiungere un determinato formato prima che cadano a terra come pioggia, le nubi di polvere possono lasciare il tempo asciutto nel loro percorso. Oltre la polvere, lo strumento TOMS rileva la cenere, le sostanze inquinanti, il fumo, le concentrazioni nell’ozono e le intensità vulcaniche della luce ultravioletta. La maggior parte di questi dati sono accessibili in linea in tempo reale. Il sensore può fare tutte queste misure semplicemente osservando la luce solare riflessa verso di esso dalla terra.

Insomma i venti trasportano un pò tutto…

Dirty bombs, dirty missiles, dirty bullets

[...]Dal 1991, gli USA hanno organizzato quattro guerre nucleari per mezzo dell’armamento all’uranio impoverito, che rientra nella definizione del governo USA come “arma di distruzione di massa”.
Questa settimana la American Free Press ha segnalato che 8 uomini su 20 che hanno servito l’offensiva militare in Iraq nel 2003 ora hanno tumori maligni. Questo significa che il 40% dei soldati hanno sviluppato tumori maligni in appena 16 mesi.
Poiché questi soldati sono stati esposti ai vaccini ed hanno usato soltanto uranio impoverito (DU), questa è una prova ben fondata per i ricercatori e gli scienziati che lavorano a questa ricerca, che il DU è la causa definitiva della sindrome della guerra di golfo. [...]
Gli scienziati che studiano gli effetti biologici dell’uranio negli anni 60 hanno segnalato che il DNA è il bersaglio principale.
Marion Fulk, un chimico-fisico nucleare pensionato dal laboratorio delle armi nucleari di Livermore e precedentemente addetto al progetto di Manhattan, interpreta i nuovi e veloci cancri maligni nei soldati dalla guerra 2003 come “spettacolare… e un motivo di preoccupazione.” [...]
Nelle parole semplici, DU “trashes il corpo.” [...]
Un professore giapponese, il dott. K.Yagasaki, ha calcolato che 800 tonnellate di DU sono l’equivalente atomico di 83000 bombe di Nagasaki.
Gli USA dal 1991 hanno usato più DU dell’equivalente di 400000 bombe di Nagasaki. Purtroppo la polvere radioattiva del DU sarà trasportata nel mondo e sarà depositata nei nostri ambienti, visto che “lo smog della guerra” del 1991 è stato trovato anche nel Sudamerica, in Himalaya e alle Hawaii. Nel mese di giugno del 2003, l’OMS ha annunciato che i tassi globali di cancro aumenteranno del 50% entro il 2020. Che altro sanno che non ci stanno dicendo? [...]

Abbiamo quindi la sabbia del deserto, uranio e plutonio che svolazzano in giro… però vietano il fumo nei locali pubblici, nonostante ci siano certi personaggi che aspettino ancora una prova definitiva che leghi il fumo al cancro…

Ma già che siamo di strada, si potrebbe pure buttare un occhio sulla questione “boeing e uranio”…

Piacenza, trovato uranio impoverito nei rottami dell’aereo caduto

Rottami all’uranio quelli del C130 algerino caduto domenica sera alla periferia di Piacenza. Rottami che qualche curioso si è portato a casa come macabro ricordino della tragedia nella quale hanno perso la vita tre persone. Una prassi, quella del souvenir, che sta suscitando non poche preoccupazioni a Piacenza proprio per la presenza, nei rottami, di uranio impoverito. “Non toccate quei rottami – ammonisce infatti Ettore Sassi dell’ Arpa di Piacenza, cui la Procura della Repubblica ha affidato i controlli sulla contaminazione – potrebbero essere radioattivi”.Ovviamente, specificano le forze dell’ordine, non esiste alcun reale pericolo, purché la gente si mantenga a debita distanza dalla zona del disastro, che comunque è transennata e vigilata. Questa mattina i tecnici dell’Arpa hanno effettuato un nuovo sopralluogo nell’ampia area in cui sono disseminati i resti dell’Hercules ed è confermato che alcune parti dell’aereo erano rivestite di uranio impoverito. Notizia peraltro confermata da parecchi esperti, tra cui Marco Saba (componente dell’Enadu, network europeo contro l’uranio impoverito), secondo il quale l’Hercules C130 viene costruito con contrappesi fatti proprio di questo materiale, “che sicuramente si è sparso in tutta la zona dove è precipitato il cargo”. Affermazioni che hanno destato preoccupazioni e qualche polemica. Leonardo Masella, capogruppo Prc in Regione, sostiene che si tratta di notizie “agghiaccianti”. “E’ urgente che le indagini facciano chiarezza sulle cause dell’incidente – prosegue Masella – e contestualmente sulla presenza o meno dell’uranio impoverito nel velivolo. Presenteremo un’interrogazione alla Giunta regionale, vogliamo capire quali misure si vogliono porre in essere per scongiurare conseguenze sulla popolazione”. Intanto, i familiari dei tre algerini morti nella tragedia, accompagnati dalle autorità consolari del loro Paese, hanno incontrato il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Colonna, che indaga sul disastro, e hanno voluto vedere il luogo in cui i loro congiunti sono morti, salvando però molte vite con un estremo gesto di coraggio del pilota Mohammed Abdou che – dopo aver scaricato il carburante – virando all’ultimo momento, ha evitato le case del popoloso quartiere periferico della Besurica e si è schiantato in un campo, dove ha tentato forse un disperato tentativo di atterraggio.

Le spiegazioni del perchè ci sia uranio impoverito vengono accantonate, non sia mai che qualcuno si ponga il dubbio che forse tutto questo uranio svolazzante possa nuocere a qualcuno!

Il recente incidente di un Boeing 747 ad Halifax, in Canada, ha fatto aumentare il numero di quesiti sull’uso dell’Uranio Impoverito (DU) negli aeroplani commerciali, quindi sull’impatto nella salute pubblica ed anche sugli attacchi dell’11 settembre 2001. Ma va? E perché mai? Un boeing 747 si schiantò e bruciò sulla pista di decollo dell’aereoporto di Halifax, in Nuova Scozia il 14 Ottobre 2004. Un perito ufficiale disse che probabilmente l’aereo conteneva uranio impoverito e radioattivo. Bill Fowler, un investigatore dell’Asse di Sicurezza del Trasporto in Canada, ha affermato che il velivolo era dotato di DU come contrappeso all’interno delle ali e del timone. La stampa canadese riportò che “un 747 può contenere 1500 chilogrammi di quel materiale. Basti pensare che 60 pompieri e 20 autocarri ci misero circa 3 ore per controllare l’incendio.”

Solamente… c’è chi dice che sotto le macerie del WTC c’erano 1000 gradi farhenheit…

Fowler affermò anche che non c’era alcuna minaccia o preoccupazione sull’esposizione al DU di chi stava lavorando sui rottami.

Ovvio, il fumo passivo uccide, ma l’uranio impoverito è sano e profumato.

Marion Fulk, ex scienziato del Lawrence Livermore National Lab lo smentì pesantemente, dicendo a chiare lettere che quelle di Fowler erano “solo fandonie”. [...]Nel 1988, il fisico americano Robert L. Parker scrisse come scenario possibile, un incidente di un Boeing 747 con i contrappesi in DU, che avrebbero colpito la salute di 250000 persone attraverso l’esposizione a particelle di ossido di uranio. “Prove stese dalla Marina Militare e dalla NASA mostrano che la temperatura della palla infuocata può raggiungere i 1200 gradi Celsius. Tali temperature sono abbastanza alte per provocare l’ossidazione molto rapida dell’uranio impoverito”.

Insomma?

“I grandi pezzi di uranio poi proseguirebbero la combustione lenta quando la temperatura arriverebbe attorno ai 500 gradi Celsius”. Queste sono state le dichiarazioni di Paul Lowenstein, direttore tecnico e vice-presidente della Nuclear Metals Inc., la società che ha fornito il DU alla società aerea Boeing. Oggi, alcuni ricercatori stanno rivolgendosi al gran numero di pompieri ammalati, ai lavoratori del WTC ed ai rapporti che denunciavano i livelli di radiazione elevati riscontrati al Pentagono dopo gli attentati del 11/9. Loro credono che il Boeing 757 e 767 usati negli attacchi di quel giorno, potessero contenere contrappesi di uranio impoverito. Alzi la mano chi ne ha sentito parlare…

PENTAGON RADIATION LEVELS Attorno al pentagono c’erano livelli di radiazione molto alti anche dopo l’11 settembre. L’American Free Press ha una documentazione che dimostra che la contaminazione ad Alexandria e Leesburg era più alta rispetto alle zone colpite negli attentati, e ha persistito per almeno una settimana. Ad Alexandria, a sette miglia a sud del Pentagono, un dottore con anni di esperienza lavorativa in ambito delle radiazioni, trovò livelli elevati lo stesso giorno dell’impatto, [...].Una settimana dopo l’impatto, a Leesburg, 33 miglia nordovest del Pentagono, letture del suolo prese in un quartiere residenziale mostravano letture più alte.

Quasi che non bisogna sospettare di nulla insomma…

La domanda è, Perché? Se la radiazione venne dall’esplosione e dall’incendio al Pentagono, essa è più probabile che non venga da un Boeing 757 che è il tipo di aereo che ha colpito l’edificio. Leslie M. Nichols, portavoce dei prodotti per Boeing 767 ha detto all’AFP che la Boeing non ha mai usato DU su 757 o 767 e non lo usano già dai 747. Tempo addietro avevano cambiato l’uranio con il tungsteno, perché è più pesante, più prontamente disponibile anche se più costoso.

Chi sta facendo i proverbiali due conti?

L’argomento del costo è discutibile. Un prodotto di spreco di armi nucleari e delle installazioni di energia americane, viene offerto completamente gratis (dato riferito dal Reparto di Energia statunitense). L’uranio impoverito è usato in larga varietà nell’arsenale americano come penetratore dell’armatura. Si usa anche nelle Bunker-Buster-Bomb e anche nei missili Cruise. Perché nessuna prova fotografica di un Boeing 757 che colpisce il pentagono è disponibile al pubblico? Gli scettici sui fatti del 9/11 ed i ricercatori indipendenti pensano a qualcos’altro, come un missile. Infatti un bagliore bianco, non diversi da quelli visti nei video degli aerei che colpirono le torri gemelle, avviene quando un DU penetrator colpisce un obiettivo. Più fotografie del Pentagono rivelano che i grandi buchi rotondi furono dati come un pugno attraverso sei muri nei tre anelli esterni. Il muro di fuori è di 24 pollici e spesso 6 pollici sono di calcare e 8 pollici esterni sono di mattoni. Oltre a questi, ben 10 sono di acciaio e hanno rinforzature concrete. Gli altri muri sono spessi 18 pollici. L’oggetto che ha colpito il pentagono avrebbe traforato tutti e 6 questi muri, lasciando buchi con diametri fra 3 metri e i 4,5 metri (11 e 16 piedi)

Una buona obiezione direi…ma non stiamo giocando a Cluedo, stiamo solo valutando ii materiali che troviamo in rete…

Bille Bellinger [...]disse “Io mi preoccupai molto e non lo nascondevo a nessuno”. Inoltre, il suo pensiero era che quelle radiazioni erano dovute al carico di DU presente nell’aereo. Bellinger, che era nella base a Philadelphia, non visitò personalmente il luogo dell’incidente e dal personale dell’EPA sul posto riferirono di non aver riportato livelli di radioattività elevati. Colui che era a capo delle operazioni EPA al Pentagono, Craig Conklin, ora al FEMA, disse all’AFP che lui non era stato coinvolto nella zona dell’ìncidente, “né direttamente né indirettamente” I lavoratori e gli ufficiali FEMA furono visti mentre portavano attrezzature protettive e speciali respiratori. Le fotografie del FEMA mostrano chiaramente che stavano eseguendo procedure di decontaminazione.

MrHAT> Cosa stava succedendo al pentagono?

A questo punto, Bellinger dichiarò all’AFP che il Dipartimento della Difesa era il responsabile per le procedure di sicurezza al Pentagono. Suona strano tutto ciò… A New York comunque fu reso noto che c’erano rischi di salute per chi ha lavorato nei pressi della breccia al WTC. Una recente monitorizzazione fatta dal Mount Sinai Hospital trovò in tre trimestri quasi 1138 positivi ai test eseguiti. I primi responsi annotavano come chi lavorava a Ground Zero aveva problemi respiratori e metà avevano indisposizioni respiratorie che hanno persistito a lungo, per una media di otto mesi.

Chi non capisce il trend alzi la mano…

Robin Herbert, condirettore del programma di monitorizzazione dichiarò che erano a conoscenza di quante persone erano ammalate, come erano ammalate e come lo sono ancora. Tommaso Cahill, professore di fisica e scienze atmosferiche analizzò (non ho capito) ad una stazione ad un miglio a nord dal WTC. Le piccole particelle erano quelle che lo preoccuparono di più, disse, riferendosi alle sub-particelle che possono passare attraverso i filtri dei respiratori. Inoltre disse che i livelli alti di silicio, vanadio, nichel ed acido solforico lo sconcertarono. Questa polvere agì come Uranio nei polmoni dei lavoratori, irritando e scottando le membrane interne. Fino al 15 dicembre 2001, il pilastro era così caldo che un pezzo di carta si sarebbe incendiato al solo contatto, racconta Cahill. Solamente il 30 % dei pompieri che lavorarono al luogo nel mese di ottobre hanno portato qualche protezione. OPS… Una denuncia partì da più di 800 persone che soffrivano di effetti negativi sulla salute ma è già stata archiviata. La denuncia era contro l’affittuario del WTC Larry Silverstein e le società che hanno soprainteso il “Clean-Up”: AMEC, Bovis Lend Lease, Turner e Tully Construction.

L’amico LARRY! Ancora lui!

L’istanza fu archiviata il 10 settembre 2004, ultimo giorno stabilito dallo statuto federale di tre anni di cause riferite agli avvenimenti del 9/11. “Secondo la legge statale sul lavoro, i datori di lavoro hanno il dovere di offrire un luogo sicuro per lavorare”, ha detto l’avvocato David Worby. “Loro violarono quel dovere. Ognuno di loro sapeva quello che c’era sulla terra”. “100000 lavoratori a Ground Zero e un centinaio di migliaia di persone nell’area furono esposte alle tossine radioattive aereo trasportate”, denunciò lo stesso Worby. “Se si espone una persona a questo quantitativo di piombo, cadmio, benzene si ammalerà. Potrebbero morire più persone per questo fatto che non per gli attentati di quel giorno.

Un po’ apocalittico ma realistico. Ad ogni modo troveranno il modo di negare la connessione con questi fatti : tumore ai polmoni perché fumava, tumore al fegato perché bevevo, tumore allo stomaco perché…vediamo… mangiava polenta caro vecchio amico Veronesi???

La AMEC Costruction Management è una filiale dell’azienda britannica AMEC, che rinnovò la facciata del pentagono prima del 9-11 e che lo “pulì” dopo. AMEC aveva rinnovato anche il WTC 7 di Silverstein, che crollò misteriosamente in quel giorno e in seguito capeggiarono il clean-up del WTC. La ditta di costruzione di AMEC è attualmente in procinto di chiudere tutti i suoi uffici negli Stati Uniti.

MrHAT>BOOM! Chi vuol capire capisca.

Tralasciamo un attimo l’11/9 e torniamo alle radiazioni. Ora sappiamo che il DU lo usano anche sugli aerei, come contrappesi. Dunque, quando un aereo si schianta, il DU svolazza in giro. L’OMS vieta il fumo, tutti protestano per Kyoto, e nessuno apre bocca sul fatto cheagenti radioattivi svolazzano allegramente in giro per il mondo. Qualcuno dovrà pagare il conto, mentre noi continuiamo a crepare.

Ed intanto :

Problemi di salute per sopravissuti 11 settembre

(ANSA) – NEW YORK, 8 APR - Ad anni dagli attentati dell’11/9/2001 alle Torri Gemelle, una maggioranza dei sopravvissuti ha problemi di salute fisica e mentale. Le afflizioni piu’ comuni, rivela uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, riguardano problemi respiratori, depressione e ansia. I piu’ colpiti sono coloro che sono stati investiti dalla nube di polvere e detriti delle Torri: il 62% ha ancora problemi ai polmoni (46% tra i sopravvissuti che non sono scappati attraverso la nube).

(e chi vuol capire…)