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PROGETTO MAYHEM

la democrazia è una forma di religione, è l'adorazione degli sciacalli da parte dei somari

Archivio

Archivio per Luglio 2006

di Frida Berrigan e William D Hartung

Molto è stato detto dai media americani sull’origine Siriana  e Iraniana delle armi usate dagli Hezbollah nell’escalation di violenza in Israele e Libano. Non c’è stata una discussione parallela sulle origini delle armi israeliane, la maggior parte delle quali arriva dagli Stati Uniti.

Gli USA sono il principale fornitore dell’arsenale, tecnologicamente molto superiore, israeliano. Per più di 30 anni, Israele è stato il principale destinatario del foreign aid americano e, dal 1985, Gerusalemme ha ricevuto qualcosa come 3 miliardi di dollari di aiuti economici e militari ogni anno da Washington. Gli aiuti americani coprono più del 20% del budget totale per la difesa israeliano.

Durante la passata decade gli Stati Uniti hanno trasferito più di 17 miliardi di dollari a questo paese che ha poco meno di 7 milioni di persone.

Israele è uno dei maggiori importatori di armi statunitensi. Tra il 1996 ed il 2005 (l’ultimo anno per cui i dati sono disponibili), Israele ha ricevuto circa 10.19 miliardi di dollari in armi ed equipaggiamento militari provenienti dagli Stati Uniti, di cui più di 8.58 miliardi di dollari attravero il Foreign Military Sales Program e altri 1.61 miliardi in vendite commerciali dirette.

Durante l’amministrazione Bush, tra il 2001 ed il 2005, Israele ha ricevuto 10.5 miliardi di dollari di finanziamento militare estero ? il più grande programma di aiuti militari del Pentagono ? e 6.3 miliardi in spedizioni di armamenti statunitensi. La stima degli aiuti è maggiore di quella della vendita perché include anche i finanziamenti per accordi di vendita di armamenti per i quali l’equipaggiamento deve ancora essere spedito completamente. Il principale di questi accordi è un contratto di 4.5 miliardi per la vendita di F-16 della Lockheed Martin a Israele.

Visti i miliardi di dollari di aiuto che invia ad Israele ogni anno ed il ruolo centrale degli armamenti di provenienza americana nell’arsenale israeliano, gli Stati Uniti possiedono un considerabile potere contrattuale che potrebbe essere usato per promuovere un cessate il fuoco nel conflitto tra Israele e gli Hezbollah prima che altri civili Israeliani e Libanesi siano uccisi o sfollati.

Il Presidente Bush deve soltanto andare oltre i suoi vaghi richiami per una ?limitazione? e domandare il cessate il fuoco tra Israele e gli Hezbollah, coinvolgento altri attori chiave delle regione, come Iran e Siria.

Traduzione di Ashoka per LuogoComune.net

di Michel Porcheron

Tutti gli ingredienti di un intrigo poliziesco si riuniscono in questo documentario televisivo di 42 minuti del regista statunitense Michael Kirt, mostrato in Francia dal canale M6 con il titolo “L’uomo che sapeva”. Un ex agente speciale dell’FBI, sullo stile di James Ellroy o Tom Clancy, con una buona dialettica e sicuro di sé, la torre sud delle Twin Towers, il mostro di Al-Quaeda, un ambasciatore nordamericano in Yemen, il primo attentato terrorista su suolo statunitense, il fantasma di Bin Laden, il tutto in mezzo a lotte di potere, centinaia di morti, tranelli, invidia ecc…

L’emblematica figura di John O’Neill, figlio di un taxista di Atlanta, amante della bella vita, amico di Robert De Niro, lavoratore instancabile, non è prodotto dell’immaginazione febbrile di un romanziere ma qualcosa di autentico. Morto a 49 anni, O’Neill non ebbe né il tempo né la possibilità di terminare il suo lavoro malgrado quello che sapeva. Il governo nordamericano non gli diede credito né ebbe fiducia in lui, ed è possibile che abbia fatto tutto ciò che poteva per farlo tacere.

Questo ex agente dell’FBI, che il primo settembre 2001 diventò il responsabile della sicurezza del World Trade Center (WTC), ebbe appena il tempo, prima di morire undici giorni dopo alle 9:49 a.m., nel crollo della torre sud, di capire quello che veramente stava succedendo, nel momento in cui un aereo si schiantò contro una delle celebri Torri Gemelle di Manhattan. continua…

Vivace avventura per capire meglio “l’autodifesa israeliana”…

Libano: Hezbollah cattura due soldati israeliani, altri sette uccisi

Secondo la polizia libanese, i due soldati sono stati catturati in territorio libanese, nella regione di Aïta al-Chaab vicino alla frontiera, mentre la televisione israeliana ha segnalato che erano stati catturati in territorio israeliano.

Hezbollah arresta due soldati israeliani

Beirut, 12 luglio. (BNA) il movimento libanese Hezbollah ha annunciato mercoledì l’arresto di due soldati israelianinel Libano del sud. La polizia libanese ha detto che i due soldati sono stati arrestati mentre entravano nella città di Aitaa Al-Chaab all’interno del confine libanese. Velivoli israeliani erano attivi nel cielo sopra il Libano del sud, ha detto la polizia, con i jet che bombardavano le strade che conducono alla città del mercato di Nabatiyeh, 60 chilometri a sud di Beirut. continua…

Se vi siete già gustati la prima parte…continuiamo allegri l’avventura!

Israele vuole arrivare al fiume Litani Bombe nella notte su Beirut

avevate dubbi?

ROMA – Si intensifica l’offensiva di Israele in Libano, dove 900 persone sono morte in tre settimane di conflitto. Olmert, il cui obiettivo di creare una fascia di sicurezza nel sud Libano pare oggi quasi raggiunto, ha fatto sapere che cesserà i combattimenti solo dopo il dispiegamento di una forza internazionale al confine e ha ordinato ai suoi soldati di puntare al fiume Litani. Ma il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha negato i successi militari di Tsahal e ha minacciato di colpire Tel Aviv se Beirut sarà ancora bombardata. Si presuppone che abbia qualcosa meglio dei Katyhusha… Aspri combattimenti sono in corso nel sud, mentre, dopo nove giorni, Beirut è di nuovo sotto le bombe dei caccia israeliani, e una pioggia di razzi di Hezbollah si è abbattuta sulla Galilea, uccidendo almeno otto civili israeliani (66 vittime dall’inizio del conflitto, il 12 luglio). continua…

di John Andrew Manisco.

Un vigile del fuoco di New York e un volontario che lavorarono a lungo tra le rovine delle due torri hanno dichiarato di aver aiutato agenti federali a prelevare tre delle quattro scatole nere dei due aerei che si sono scontrati contro i grattacieli. A rivelare la notizia giovedì è stato il quotidiano Philadelphia Daily News. Il vigile del fuoco Nicholas DeMasi ha raccontato (in un libro pubblicato di recente insieme ad altre persone che lavorarono a Ground zero) di aver accompagnato agenti federali nell’ottobre 2001 sul luogo, e che in mezzo a 1,25 milioni di tonnellate di acciaio, cemento e altri materiali riuscirono a trovare tre delle quattro scatole dove c’erano registrati gli ultimi 30 secondi delle comunicazioni avvenute all’interno degli aerei dirottati. A confermare il suo racconto è stato uno dei tanti volontari che lavorarono sul sito della catastrofe, Mike Bellone, che aiutò DeMasi e gli agenti nella loro ricerca e vide una scatola nera nel retro della macchina del vigile. Sia il volo American 11 che il volo United 175 avevano due scatole di registrazione situate nella coda, una registrava le comunicazioni dei piloti mentre l’altra i dati riguardanti l’altitudine, la velocità e direzione del volo. La commissione sul 911 e le autorità federali continuano ad insistere che nessuna di queste scatole è mai stata trovata. Il problema è che queste scatole sono costruite per resistere anche a un impatto come quello avvenuto contro le due torri e ad una temperatura di oltre mille gradi centigradi per un’ora.

Funzionari federali dell’aeronautica sostengono che gli attacchi al World Trade Center sono l’unico esempio di grave incidente aeronautico in cui non si è riusciti a recuperare le scatole di registrazione. L’articolo del Daily News conclude «Se il racconto dei due testimoni è vero non si capisce perché le autorità federali dovrebbero negare di aver ritrovato le scatole. E comunque non si vede perché i due testimoni dovrebbero mentire». Ad aiutare a risolvere questa ed altre lacune nella ricostruzione ufficiale della tragedia potrà essere l’iniziativa intrapresa questa settimana da cento “vip” americani e quaranta membri delle famiglie delle vittime dell’11 settembre. Hanno tutti firmato un appello intitolato “911 Truth Statement” in cui chiedono un’immediata inchiesta indipendente su fatti e questioni ignorate dalla Commissione ufficiale che concluse i suoi lavori ad agosto. L’appello chiede di incaricare il procuratore di New York Eliot Spitzer di aprire una indagine su fatti che indicano come «alti funzionari del governo possano aver deliberatamente permesso agli attentatori di portare a termine il loro attacco». L’appello riporta 12 domande su fatti ignorati dalla Commissione dell’11 settembre: domande sulla vendita di azioni a Wall Street poco prima dell’attacco che procurò lauti profitti, sui finanziamenti dei terroristi da parte dell’allora capo dei servizi di sicurezza del Pakistan che per caso, la mattina dell’attacco faceva colazione a Washington con il deputato repubblicano Porter J. Goss, oggi direttore della Cia; sulla mancata azione del governo in risposta a numerosi allarmi di governi stranieri, sulle difese inattive intorno al Pentagono.

L’appello potrebbe essere considerato il solito farneticare dei complottisti incalliti se non fosse che a firmarlo oltre ai familiari, storici e attori ci sono ex membri dei servizi segreti Usa come Morton Goulder, sottosegretario all’intelligence per i presidenti Nixon, Ford e Carter; Ray McGovern e Melvin Goodman, ex analisti della Cia; John McCarthy, ex capitano delle forze speciali; Edward Peck, ex ambasciatore Usa per l’Iraq; e Stan Goff, veterano delle operazioni speciali delle forze armate Usa per 25 anni.

Come dire, qualcosa di strano c’è…

Non sia mai che la magica pagina originale svanisca nel nulla…

Male non fa…

1998 e 2000: l’ex presidente George H. W. Bush effettua due viaggi privati in Arabia Saudita per conto del Carlyle Group, l’undicesimo più grande contrattore di appalti USA per la difesa. In Arabia, incontra la famiglia reale saudita e quella bin Laden (1)

Gennaio 2001:l’Amministrazione Bush ordina all’FBI e alle altre agenzie di sospendere le investigazioni a carico della famiglia bin Laden, incluse quelle in corso nei confronti di due parenti di Osama bin Laden (Abdullah e Omar) che vivevano a Falls Church, Virginia – vicino al quartiere generale della CIA. Quest’ordine seguiva ordini precedenti datati 1996, frustrando sforzi nell’indagare la famiglia bin Laden. D’altra parte è ampiamente documentato come per i petrolieri statunitensi fosse indispensabile trattare con i talebani (2)

13 febbraio 2001: il corrispondente dell’”UPI Terrorism”, Richard Sale – mentre segue un processo contro alcuni membri di Al Qaida – riporta che la National Security Agency è riuscita a intercettare le comunicazioni segrete di bin Laden. Anche se questo fatto potrebbe indicare che bin Laden cambiò sistema in febbraio, non coincide comunque con la tesi sostenuta dal governo americano che gli attacchi erano stati pianificati da anni.

Febbraio 2001: i talebani si dichiarano pronti a negoziare con gli Stati Uniti e a studiare una forma di estradizione internazionale. continua…

La lista del Bilderberg Pag.1 Pag.2 Pag.3 Pag.4 Pag.5 Pag.6

Bilderberg 2006: da Ahmadinejad a Putin e Chavez

di Marcello Pamio Il gruppo elitario Bilderberg si è riunito dall’8 all’11 giugno 2006. Il lussuosissimo albergo scelto è stato il Brook Street Resort appena fuori Ottawa. Circa 120 membri, tutti appartenenti alle più alte sfere della finanza, dell’industria e dell’economia si sono incontrati per discutere e decidere – bevendo dell’ottimo champagne – le linee guida da far poi mettere in pratica ai “camerieri dei banchieri”, cioè ai politici. Quest’anno si sono scervellati, tra le altre cose, nel trovare una “soluzione” ai grossi problemi chiamati: Ahmadinejad, Chavez e Putin. Il presidente iraniano, definito dai media l’Hitler del Terzo millennio, ha la grossa responsabilità di aver inaugurato la prima borsa regionale indipendente del petrolio al mondo. Se ne è parlato parecchio di questa borsa, ma poi non si è saputo più nulla. Ebbene, la borsa che avrebbe accettato euro al posto di dollari, è stata effettivamente aperta il 21 marzo 2006 nella città di Asslavieh[1], definita per questo la “capitale energetica della Repubblica islamica”. Ma le grandi compagnie straniere occidentali l’hanno disertata a causa delle tensioni create ad hoc dall’amministrazione statunitense con la crisi (ovviamente inventata) del nucleare bellico. continua…

Dopo un anno…

GB commemora vittime stragi del 7/7

Primo anniversario da attacchi terroristici di Londra (ANSA) – LONDRA, 7 LUG – Una Gran Bretagna in lutto commemora oggi le vittime degli attentati terroristici del 7 luglio dello scorso anno. Alle 08:50 in punto, l’ora precisa in cui il 7 luglio dello scorso anno esplosero nella metropolitana di Londra tre delle quattro bombe attivate quel giorno da terroristi suicidi, il sindaco Ken Livingstone e il ministro della Cultura Tessa Jowell hanno deposto dei mazzi di fiori davanti alla stazione di King’s Cross.

Ma siccome è anniversario e all’epoca non avevo rotto il cazzo…

Bomb Scare Suggests Blair Knew and Did Nothing

Diverse fonti in diverse aree della città hanno confermato a questo giornalista che tutti gli autobus di Sheffield hanno subito un ritardo di un ora o anche più, perché furono spediti al deposito per essere controllati per allarme bombe. Questo successe in prima serata di martedì, meno di 48 ore dall’attacco londinese

I nostri giornalisti devono essersi dimenticati di dare la notizia… continua…

Chi sono i no global? A loro piace pensare di essere un movimento “spontaneo”: ragazzi un po’ maneschi ma preoccupati dell’ambiente, della Tav, contro il nucleare, che si mobilitano liberamente contro lo ‘sfruttamento’, ‘per il Terzo Mondo’ e per la ‘pace’.

Ma dopo i violenti scontri di Genova nel luglio 2001, nientemeno che il Wall Street Journal fece un’indagine su questo movimento ‘spontaneo’. E scoprì – parole sue – quanto segue: ‘Le proteste antiglobal sono diventate un affare da milioni di dollari’. Infatti quel movimento, che ha ‘filiali in tutto il mondo’, è una ‘vera e propria holding con tanto di capitale di rischio, management, campagne di marketing e direttori finanziari’.

E riccamente finanziata da insospettabili capitalisti miliardari. continua…