Vivace avventura per capire meglio “l’autodifesa israeliana”…

Libano: Hezbollah cattura due soldati israeliani, altri sette uccisi

Secondo la polizia libanese, i due soldati sono stati catturati in territorio libanese, nella regione di Aïta al-Chaab vicino alla frontiera, mentre la televisione israeliana ha segnalato che erano stati catturati in territorio israeliano.

Hezbollah arresta due soldati israeliani

Beirut, 12 luglio. (BNA) il movimento libanese Hezbollah ha annunciato mercoledì l’arresto di due soldati israelianinel Libano del sud. La polizia libanese ha detto che i due soldati sono stati arrestati mentre entravano nella città di Aitaa Al-Chaab all’interno del confine libanese. Velivoli israeliani erano attivi nel cielo sopra il Libano del sud, ha detto la polizia, con i jet che bombardavano le strade che conducono alla città del mercato di Nabatiyeh, 60 chilometri a sud di Beirut.

Hezbollah cattura due soldati israeliani

Il movimento libanese sciita Hezbollah ha annunciato mercoledì che i suoi guerriglieri hanno catturato due soldati israeliani nel Libano del sud. “Adempiendo alla nostra promessa di liberare i prigionieri arabi in prigioni israeliane, i nostri combattenti hanno bloccato due soldati israeliani nel Libano del sud,“ ha rivelato una dichiarazione di Hezbollah. “I due soldati sono stati già spostati in un posto sicuro,“ ha aggiunto. La polizia libanese ha detto che i due soldati sono stati bloccati mentre si “infiltravano” nella città di Aitaa Al-Chaab all’interno del confine libanese. Velivoli israeliani erano attivi nel cielo sopra il Libano del sud, ha detto la polizia, con i jet che bombardavano le strade che conducono alla città del mercato di Nabatiyeh, 60 km a sud di Beirut. Secondo fonti della sicurezza libanese gli aerei stavano bombardando le strade che avrebbero potuto essere usate dai guerriglieri di Hezbollah.

È guerra comunque la si chiami

Per loro, è legittima autodifesa. Sostengono questa posizione dicendo che Israele ancora controlla i poderi di Sheba, che fanno parte del Libano, ed ancora detiene prigionieri libanesi in prigioni israeliane. Inoltre, aggiungono che il carro armato israeliano distrutto da Hezbollah, ed i soldati bloccati il 12 luglio ed uccisi, erano passati nel lato libanese del confine con Israele. … Tutto è iniziato il 12 luglio quando le truppe di Israele caddero in un agguato nel lato libanese del confine con Israele. Hezbollah, che controlla il Libano del sud, li bloccò immediatamente al loro attraversamento. Hanno arrestato due soldati israeliani, ucciso altri otto e ferito oltre 20 in attacchi all’interno del territorio israeliano. Questo ha liberato l’inferno in Israele, e Olmert ha risposto montando immediatamente una guerra con il Libano. Un blocco dei porti, di terra e dell’aria è stato imposto sul Libano, e una distruzione sistematica delle infrastrutture del Libano è cominciata.

Le agenzie di stampa occidentali vittime consenzienti della censura militare israeliana

Ecco i fatti: Hezbollah esige per anni la liberazione dei prigionieri detenuti da Israele, come Samir el Kantar, imprigionato dal 1978, Nassim Nisr e Yahia Skaff che è imprigionato dal 1982. In numerose occasioni, ha comunicato che non trascurerebbe di fare prigionieri a sua volta dei soldati israeliani – se essi provassero ad introdursi in Libano, e di utilizzarli come moneta di scambio. In modo deliberato, Tsahal ha inviato un commando nell’entroterra libanese a Aïta Al Chaab. È stato attaccato dagli Hezbollah, che hanno fatto due prigionieri. Israele ha allora finto di essere stato attaccato ed ha attaccato il Libano. Hezbollah, che si preparava a fare fronte ad un’aggressione israeliana che ciascuno sapeva imminente dal ritiro siriano, ha tirato missili di media portata su Israele. Dietro ingiunzione della censura militare israeliana, le agenzie di stampa ed i media che hanno i loro corrispondenti in Israele, hanno rinunciato ad informare i lettori del luogo dove i soldati israeliani sono stati fatti prigionieri. Non hanno mentito,ma si sono astenuti dall’informare. La maggior parte dei giornalisti usano il termine “rapimento” per designare la cattura dei militari israeliani, volendo sottintendere che gli Hezbollah non sono un esercito regolare. Tuttavia, anche le autorità israeliane adottano la parola “rapimento”, ma per indicare il diritto che si arrogano di penetrare in territorio libanese. Evitando “generosamente” la chiarificazione del termine,i media occidentali convalidano di fatto un’operazione di propaganda.

Richiamati i riservisti per l’attacco al Libano

Lo IAF il mercoledì ha cominciato a pubblicare ordini di chiamata alle armi in preparazione per attacchi aerei di rappresaglia contro gli obiettivi di Hizbullah nel Libano, ha segnalato Channel 2. L’aeronautica colpirà le centrali elettriche e gli avamposti di Hizbullah all’interno del Libano. L’esercito sta inoltre richiamando i riservisti. Soltanto alcune settimane fa, un’intera divisione della riserva è stata designata per addestrarsi per un’operazione come quella che l’IDF sta progettando in risposta agli attacchi di Hizbullah della mattina di mercoledì alle forze dell’IDF lungo il confine settentrionale.

Suggerimenti dell’Israele all’attacco in grande scala

BEIRUT, Libano, (AP) – Battaglie sono infuriate giovedì fra le forze israeliane ed i combattenti di Hezbollah sul confine, e Israele ha avvertito centinaia di migliaia di civili di fuggire “immediatamente” dal Libano del sud, in preparazione di una probabile offensiva terrestre per installare una zona cuscinetto.

Israele preparò il piano di guerra più di un anno fa

07-21) 04:00 PDT Gerusalemme — La risposta militare di Israele dall’aria, dalla terra e dal mare a ciò che è stata considerata, nella settimana scorsa, una provocazione dei militanti di Hezbollah, si sta dispiegando secondo un piano preparato più di un anno fa. Durante gli anni in cui Israele ha concluso la sua occupazione militare del Libano del sud, ha guardato cautamente mentre Hezbollah sviluppava la sua presenza militare nella regione. Quando i militanti di Hezbollah hanno rapito due soldati israeliani la scorsa settimana, i militari israeliani erano pronti per reagire quasi immediatamente.

AG rifiuta di approvare l’uso dei funzionari di Hamas come “pedine di scambio”

Israele intende arrestare le figure maggiori di Hamas oltre alle dozzine di legislatori palestinesi e di ministri arrestati in un raid all’alba di giovedì, ha detto il ministero della giustizia giovedì. La detenzione dei parlamentari di Hamas nelle prime ore della mattina di giovedì era stata progettata parecchie settimane fa e approvata da Mazuz il mercoledì. Lo stesso giorno, il direttore dello Shin Bet Diskin Yuval ha presentato al Primo Ministro Ehud Olmert la lista dei funzionari di Hamas destinati alla detenzione.

Gli Hezbollah catturano due soldati israeliani

Il gruppo combattente Hezbollah ha catturato due soldati israeliani durante i combattimenti di mercoledì attraverso i confini del Libano del sud, causando la sollecita reazione di Israele, che inviò truppe di terra nelle vicinanze alla loro ricerca. Queste truppe stavano cercando di impedire ai rapitori dei soldati di ritirarsi ulteriormente all’interno del Libano, hanno dichiarato funzionari del governo israeliano in condizione di anonimato. L’esercito israeliano non confermerà questo rapporto. Precedentemente, il primo ministro israeliano Ehud Olmert aveva convocato un consiglio di gabinetto d’emergenza ed aveva dichiarato che la guerriglia libanese avrebbe dovuto pagare “un prezzo salato” per gli attacchi di mercoledi. “Questi sono giorni difficili per lo stato di Israele e per i suoi cittadini,” ha dichiarato Olmert. “Queste sono persone … che stanno testando la nostra determinazione. Falliranno e pagheranno un prezzo salato per le loro azioni.”

Traduzioni eseguite dal collettivo di LuogoComune.net

An Israeli spy network arrested in Lebanon

I servizi di intelligence libanesi hanno arrestato una rete di spie che lavoravano per Israele da molti anni. La confessione dei sospettati ha potuto condurre l’esposizione di un certo numero di cellule inattive di spie che lavoravano per Israele in territorio libanese”. Il giornale che ha pubblicato la notizia ha citato una fonte ben informata che afferma che questa rete di spie hanno sconfinato dalla rete di Mohmoud Rafa, che già era stata scoperta. “I membri della rete, hanno sviluppato tecnologie e apparecchiature di comunicazione, hanno selezionato facilmente degli obbiettivi nel sobborgo sud di Beirut per guidare i velivoli israeliani a quegli obiettivi”. Una delle persone che faceva parte di questa rete di spie ha confessato che Israele era in allarme 4 giorni prima dell’arresto dei 2 soldati israeliani e che le cellule spia inattive, con le direttive e le tecnologie ottimizzate, hanno localizzato gli obbiettivi e i centri operativi dei Hizbollah in tutti i territori libanesi, specialmente nel sobborgo sud di Beirut.

Ma tu guarda…

M.o.: militari unifil uccisi chiamarono dieci volte gli israeliani

Beirut, 26 lug. (Adnkronos) - Nelle sei ore che hanno preceduto il bombardamento israeliano che ha centrato la loro postazione vicino a Khiyam, i quattro militari della missione Onu nel sud del Libano hanno chiamato ”circa dieci volte” gli ufficiali di collegamento israeliani per denunciare l’avvicinamento dei raid al bunker in cui erano rifugiati. Secondo quanto denuncia un funzionario della missione Unifil alla base di Noqoura citato dall’emittente televisiva americana CNN, ogni volta gli israeliani hanno risposto che i raid sarebbero stati bloccati. *sput*

Olmert all’Onu: “Non ci fermiamo” Croce Rossa: “In Libano 700mila sfollati”

TEL AVIV – Israele andrà avanti con l’offensiva contro il movimento Hezbollah fino a quando “non saranno liberati i due soldati rapiti e non sarà ripristinata al sicurezza dei cittadini israeliani”. Il primo ministro Ehud Olmert, parlando con gli inviati dell’Onu a Gerusalemme, è stato chiaro. “C’è l’Iran dietro il rapimento“, ha aggiunto: d’accordo con gli sciiti libanesi, vuole infatti distogliere l’attenzione dal programma nucleare.

Chi si è bevuto questa cazzata?

Fin quando non “cesseranno le ostilità”, ha detto a Bruxelles il segretario dell’Onu Kofi Annan, non sarà preso in considerazione l’invio in Libano di una forza di stabilizzazione delle Nazioni Unite.

La situazione in Libano si fa sempre più drammatica: settecento mila persone sono state sfollate secondo la Croce Rossa (l’Unicef parla di mezzo milione in fuga), e cominciano a scarseggiare i viveri. Anche perché i collegamenti con la Siria, da dove arrivavano rifornimenti (ma anche armi), sono stati resi quasi impossibili dai bombardamenti israeliani. Proprio alla Siria e al sua presidente Bashar Assad, George Bush ha inviato un avvertimento, sostenendo che i siriani non stanno facendo abbastanza per riportare la stabilità in Libano. Il presidente degli Usa ha inoltre sottolineato che è “essenziale” che il governo libanese sopravviva a questa crisi, la cui radice – ha detto – è il movimento Hezbollah. Dal canto suo il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha fatto sapere che andrà in Medio Oriente quando sarà “appropriato, necessario e utile”. Ma dall’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite è arrivata un’indiscrezione: la Rice si recherà nella zona della crisi venerdì. Il premier libanese, Fuad Siniora, ha accusato Israele di aver “aperto le porte dell’inferno e della pazzia” in Libano e ha chiesto una tregua sia a Tel Aviv sia agli Hezbollah.

Le condizioni di Israele.

Secondo Olmert le condizioni necessarie perché abbiano fine le ostilità sono quelle espresse nei principi della decisione del G8. Vale a dire la restituzione dei due soldati rapiti, la creazione di una zona cuscinetto a nord della frontiera, controllata dall’esercito libanese, da cui vengano allontanato il movimento Hezbollah, e il disarmo dei miliziani sciiti, in applicazione della risoluzione 1559 Onu. Dalle Nazioni Uniti è arrivata la proposta di dislocare nel sud del Libano, a ridosso del confine israeliano, una forza internazionale in grado di impedire attacchi degli Hezbollah. “Prenderemo in considerazione anche altre proposte”, ha osservato il ministro degli Esteri Trizpi Livni, mentre il vice premier, Shimon Peres, è sbottato: “L’esercito libanese ha 70 mila uomini. Non ha bisogno di forze internazionali per garantire la sicurezza alla frontiera. Semplicemente non vogliono combattere”. Usa, Iran e Siria. Rapporti sempre più tesi tra i tre paesi. Bush ha detto di avere l’impressione che la Siria voglia tornare in Libano. Inoltre le sue accuse ad Assad (“La Siria non fa abbastanza”) sono state la risposta a una dichiarazione di Damasco, che aveva puntato il dito contro gli Stati Uniti e non meglio precisati “Paesi europei”, colpevoli di aver dato “luce verde” a Israele per la sua “offensiva assassina contro il Libano”.

Gli attacchi degli Hezbollah.

L’offensiva dei militanti sciiti libanesi sono in calo, secondo il capo del comando nord di Israele, generale Udi Adam. Gli israeliani tuttavia vivono in costante allerta e si sono nascosti nei rifugi. Su almeno 12 città della Galilea, infatti, si sono abbattute ondate di razzi. A Naharia un uomo è stato ucciso: aveva appena aiutato alcuni suoi familiari a scendere in un rifugio quando è stato colpito dalle schegge di un razzo. Altre 30 persone sono state ferite. Colpite anche le città di Haifa, Tiberiade, Safed, Rosh Pina: l’urlo delle sirene in molti casi ha consentito agli abitanti di mettersi in salvo. Dall’inizio delle ostilità sarebbero 13 i civili israeliani uccisi, 12 i militari e centinaia i feriti.

I bombardamenti sul Libano.

Israele ha bombardato strade, ponti, e persino caserme dell’esercito regolare libanese, causando la morte di almeno una quindicina di militari. Distrutti anche alcuni mezzi provenienti dalla Siria che trasportavano armi per gli Hezbollah. Colpite nuovamente la periferia sud sciita di Beirut e la valle della Bekaa, dove è morta una donna giordana con due suoi figli e altri tredici civili. Sarebbero 245 i morti libanesi nel conflitto. Emergenza umanitaria. Continua l’evacuazione degli stranieri nei loro paesi d’origine. Tra gli altri, gli Stati Uniti hanno inviato cinque navi da guerra per mettere in salvo 5mila americani. Sei navi britanniche si preparano a imbarcare 22mila sudditi di Sua Maestà. In totale 450 italiani hanno lasciato la zona e per giovedì è in programma un’altra ondata di rimpatri con due navi della Marina militare. L’Onu ha evacuato il personale non necessario. Il mazzo di carte. Il quotidiano Maariv ha pubblicato oggi, come fecero gli americani all’inizio della guerra in Iraq, le “carte da gioco dei ricercati” dei leader Hezbollah, con le facce dei 12 capi del movimento sciita. Lo sceicco Hassan Nasrallah è l’asso di quadri, mentre il suo vice Naim Kassem è il re di picche.

Se vi pare una reazione adeguata…

Missile sul bus, una strage di civili Ventuno morti, quindici erano bambini

BEIRUT - Un missile ha femato la loro fuga dalla guerra. Erano su un minibus, sei adulti e quindici bambini. Abbandonavano il villaggio dov’erano dove vivevano al confine tra Libano e Israele. Sono bruciati vivi colpiti da un ordigno israeliano. Era stato proprio il governo di Gerusalemme ad obblglarli a lasciare il paese. Gli aveva dato due ore di tempo per scappare, poi il loro villaggio di Marwahin sarebbe stato distrutto. Quel paese di 5.000 abitanti è considerato dal governo di Olmert una delle basi operative dei guerriglieri Hezbollah. Ma non hanno avuto il tempo si sfuggire al raid. Le due famiglie sono state centrate in pieno sulla strada tra Bayada e Shamaa, nel sud. La provenienza del missile è stata confermata dal portavoce dell’Unifil, la forza Onu presente in Libano che ha recuperato le vittime. Le mani carbonizzate di un bambino stringevano ancora un pezzo del sandwich che stava mangiando quando il missile ha squarciato la lamiera del piccolo mezzo. I famigliari delle vittime accusano i caschi blu di essere responsabili della tragedia: “Se li avessero accolti subito non sarebbero mai morti”. Un centinaio di residenti avevano cercato rifugio nella base dell’Onu vicina al loro villaggio, ma poi erano rientrati a casa rassicurati da alcuni funzionari che non avevano confermato l’intimazione di Gerusalemme. L’esercito israeliano ha espresso “rincrescimento” per le perdite civili, ma ha rifiutato di accollarsi la responsabilità della strage: “La colpa è dell’organizzazione terroristica Hezbollah che comanda e lancia missili dalle zone popolate da civili”.

Ma i morti libanesi non valgono nulla, vero?

Libano: “L’Onu imponga la pace” Lega araba: “Processo pace morto”

un “time-table” da Repubblica…

I caccia di Gerusalemme ritornano ad attaccare il Libano. Colpita la periferia di Baalbek, la città dei templi romani, roccaforte sciita. Bombe sui porti libanesi di Beirut e Tripoli. Strage di civili nel sud del paese. Il premier libanese Siniora ha chiesto alle Nazioni Unite di imporre un cessate il fuoco “totale e immediato” e si è detto pronto a “estendere l’autorità dello Stato” anche nel sud del Libano roccaforte di Hezbollah in cooperazione con le Nazioni Unite. La Siria pronta a schierarsi al fianco degli Hezbollah. Smentito un raid israeliano sulla terra di Damasco. In sintonia con Bush, Prodi avverte: “Via gli Hezbollah armati dal Sud del Libano”. Il segretario della Lega Araba pessimista: “Il processo di pace in Medio Oriente è morto”. Trecento cittadini italiani sono stati evacuati: “Stanno tutti bene”. Il ministero della Difesa ha inviato una nave militare e due C130 per caodiuvare l’evacuazione degli stranieri. Sono già 90.000 i rifugiati in Siria

Seguiamo il trend.

22:08 In Galilea proclamato lo “stato eccezionale” Nella parte settentrionale di Israele, esposta ai lanci dei missili degli Hezbollah dal Libano, è stato proclamato lo “stato eccezionale”. Il provvedimento, un gradino più basso dello stato di emergenza, autorizza le autorità locali a ordinare la chiusura delle scuole, delle industrie e delle istituzioni pubbliche nella zone a rischio.

22:07 Decollano i C130 con i connazionali in fuga dal Libano Decolleranno tra pochi minuti dall’aeroporto militare siriano di Latakia i due C130 dell’Aeronautica militare italiana con a bordo i cittadini italiani e dell’Unione Europea evacuati dal Libano. A Cipro ci sono già due aerei di linea pronti al trasporto fino in Italia.

19:43 Iran: “Israele come Hitler” Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha accusato Israele di usare gli stessi metodi di Hitler nella sua offensiva contro i guerriglieri di Hezbollah in Libano.

19:28 Il Libano: “L’Onu imponga il cessate il fuoco” Il premier libanese Fuad Siniora ha chiesto alle Nazioni Unite di imporre un cessate il fuoco “totale e immediato” e si è detto pronto a “estendere l’autorità dello Stato” anche nel sud del Libano – finora roccaforte di Hezbollah – “in cooperazione con l’Onu”. Siniora si è inoltre detto pronto a “tornare all’armistizio del 1949″ con Israele.

19:21 Il segretario della Lega Araba: “Il processo di pace in Medio Oriente è morto” “Il processo di pace in Medio Oriente è morto”. Lo ha detto il segretario generale della Lega araba Amr Moussa a conclusione di una riunione d’urgenza dei ministri degli Esteri arabi ospitata nella capitale dell’Egitto. Moussa ha aggiunto che tutta la questione mediorientale “nella sua integrità ” dovrà essere riportata al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

19:18 Israele: “Gli Hezbollah vogliono trascinare la Siria nella guerra” Il capo della dipartimento operazioni delle forze armate israeliane, generale Gazi Azincot, ha detto che “la Siria non è un nostro obiettivo” ma che gli Hezbollah stanno cercando di trascinarla nel conflitto.

Sicuri che si tratti degli Hezbollah???

19:05 Israele installa ad Haifa una batteria antimissili Le forze israeliane hanno installato una batteria di Patriot, i missili antimissili, a Haifa, nel nord. Ne ha dato notizia un portavoce dell’esercito. Giovedì scorso la città era stata colpita da un missile lanciato dal Libano dai miliziani sciiti di Hezbollah.

18:41 Morto un soldato libanese Nel raid israeliano contro il radar militare a Batrum è morto un soldato libanese ed altri tre sono rimasti feriti. Lo rende noto l’esercito libanese.

18:39 Ritardo sui voli dal Libano con gli italiani evacuati Per motivi tecnici l’arrivo dei due voli C130 dell’Aeronautica militare che dovevano portare questa sera cittadini italiani e stranieri che hanno abbandonato il Libano, previsti per le 21.30 all’aeroporto di Ciampino, è stato rinviato. Probabile atterraggio alle 23.

18:27 La Francia organizza il rientro dei connazionali Circa 800 militari francesi partiranno entro domani per il Libano: aiuteranno i cittadini francesi e i possessori di doppia nazionalità franco-libanese – 20-25 mila – a lasciare il paese. L’evacuazione avverrà grazie ad elicotteri e due navi militari.

18:18 Colpito un radar militare libanesi: vittime tra i militari Colpito dagli israeliani un radar militare nei pressi della cittadina di Batrun, nel nord del Libano. Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. Il raid ha provocato un numero ancora imprecisato di vittime.

17:56 La Giordania chiede l’intervento dell’Onu Il re di Giordania ha chiesto al segretario generale dell’Onu Kofi Annan “l’intervento immediato” dell’Onu per mettere fine alle crisi in Libano e nella striscia di Gaza.

17:43 Israele bombarda i porti libanesi La marina israeliana ha bombardato i porti libanesi di Beirut e Tripoli, citadina nel nordoccidente del paese. Lo ha riferito la radio Voce del Libano. Secondo la tv di Dubai Al Arabiya, a Tripoli l’attacco sarebbe stato compiuto da elicotteri con razzi e missili. Tra le infrastrutture colpite figurano il faro e i sili granai a Beirut, il radar nel porto di Tripoli. La tv Lbc ha dato notizia anche di bombardamenti contro il porto minore di Junieh, 15 chilometri a nord di Beirut, utilizzato soprattutto come porto turistico.

17:28 Prodi: “L’Italia facilitatore” Prodi ha detto: “Nessuno può essere mediatore” in questa difficilissima situazione in Medio Oriente. “L’espressione più seria” per il ruolo che sta avendo l’Italia è quella di “facilitatore”.

17:27 Prodi come Bush: “Via gli hezbollah armati in Libano” “Il problema grosso per Israele, Usa e Italia è la presenza di hezbollah nel Sud del Libano. La non presenza di Hezbollah armati nel Sud del Libano” è una delle condizioni iniziali che viene posta per una tregua nella crisi tra mediorientale. Lo ha detto Romano Prodi durante la conferenza stampa successiva al suo incontro con il presidente americano Bush.

17:18 L’Iraq condanna i raid israeliani Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, alla guida di un esecutivo sostenuto dall’amministrazione statunitense, ha definito “criminali” i raid israeliani sul Libano e la Striscia di Gaza, e ha messo in guardia dal rischio di un’escalation di violenze in Medio Oriente. Al-Maliki invita i ministri degli Esteri arabi a incontrarsi per esprimere una posizione chiara che condanni le azioni criminali in Libano e a Gaza, e affermi come questa aggressione è destinata a rendere il popolo libanese più unito e coeso di fronte alla sfida di Israele”.

17:14 Prodi: “Una tregua è utile e necessaria” Romani Prodi, a San Pietroburgo per i G8, in merito alla crisi mediorientale, ha detto “una tregua è utile e necessaria”

16:54 I primi italiani dal Libano a Roma alle 21.30 Saranno quattro gli aerei che porteranno a Roma circa 460 persone provenienti dal Libano, tra le quali anche stranieri che vivono nella comunità europea. Lo ha annunciato la Prefettura di Roma. Il primo volo atterrà allo scalo romano di Ciampino intorno alle 21.30

16:50 Un nave militare italiana e due C130 in Libano per l’evacuazione Il ministero della Difesa ha inviato una nave militare, il caccia Durand De La Penne, e ha messo a disposizione due C130 dell’Aeronautica Militare, per caodiuvare l’evacuazione dal Libano degli stranieri.

16:23 Gli italiani in fuga dal Libano stanno bene L’europarlamentare padovano Iles Braghetto (Udc) fa parte del gruppo di italiani saliti sui nove pullman che trasportano più di 400 occidentali in fuga dal Libano: “Stiamo tutti bene, anche se il viaggio è lungo: stiamo attendendo da oltre un’ora il timbro sui visti alla frontiera siriana, dopo aver aspettato per più di tre ore di passare il confine libanese”.

16:16 Raid israeliano sulla città dei templi romani roccaforte sciita Caccia israeliani hanno compiuto un raid aereo anche alla periferia di Baalbek, la città dei templi romani nella valle della Bekaa, nell’est del Libano. Lo ha riferito la Tv libanese Future. La valle della Bekaa è considerata una roccaforte del movimento sciita libanese Hezbollah. L’intenzione degli israeliani è quella di distruggere ponti e strade di collegamento con il resto del Libano e con la vicina Siria.

15:48 Anche la Siria assicura che le bombe non sono finite sul suo territorio Anche la Siria precisa che le bombe israeliane non sono cadute sul suo territorio: “Nessuna installazione militare o civile siriana è stata colpita”

15:43 Israele: “Colpita solo la terra libanese non la Siria” Le autorità militari israeliane hanno precisato che i loro obiettivi sono sempre rimasti nel territorio libanese: “Non abbiamo colpito la Siria”. Secondo alcune fonti il punto colpito sarebbe in una fascia di ‘terra di nessuno’ compresa tra le linee ufficiali di confine dei due paesi e sarebbe il punto più vicino al territorio siriano attaccato dagli aerei israeliani dall’inizio dell’offensiva di tre giorni in Libano. Nessuna informazione si ha per ora su eventuali vittime dell’attacco. La Siria è considerata da Tel Aviv un sostenitore deciso, insieme all’Iran, del movimento integralista sciita Hezbollah.

15:39 In salvo 420 cittadini occidentali I 420 cittadini occidentali, in maggioranza italiani, evacuati stamani da Beirut sono in salvo in Siria. Lo hanno riferito all’Ansa fonti informate nella capitale libanese.

15:37 “Non c’è via sicura per andare via dal Libano” In Libano “non c’è alcuna strada, nessun mezzo di trasporto è sicuro al momento e metteremmo a rischio gli australiani se dicessimo loro di andarsene”. Lo ha ammesso la responsabile dei rapporti con il parlamento del ministero degli Esteri australianao Teresa Gambaro, mentre in Libano ci sono almeno 3 mila turisti australiani oltre ai circa 25 mila residenti della comunità australiano-libanese.

15:34 Novantamila in fuga verso la Siria Sono già quasi 90.000 le persone provenienti dal Libano che hanno attraversato il confine con la Siria dall’inizio, quattro giorni fa, dell’offensiva israeliana nel vicino paese. Lo ha riferito oggi il ministro delle finanze di Damasco Mohammad al-Hussein.

15:32 Israele colpisce il comando dell’esercito siriano Caccia israeliani hanno colpito con quattro raid nel primo pomeriggio il comando della decima divisione dell’esercito siriano al principale valico tra Libano e Siria, nella zona di Jdeidet Yabus, in territorio siriano. Lo ha reso noto la tv libanese Lbc.

15:20 La situazione mediorientale nell’agenda dei G8 La Russia, presidente di turno del G8, teme che le ostilità in corso tra Israele e il Libano si estendano ulteriormente. Il ministro della Difesa Serghei Ivanov lancia l’allarme: “Esiste una reale minaccia del coinvolgimento di altri Stati in questo conflitto”. Il premier britannico Tony Blair intende attivare il G8 per cercare di risolvere la crisi israelo-libanese, inserita ufficialmente all’ordine del giorno del summit.

14:58 L’Osservatore Romano denuncia immobilismo Onu “La dinamica dei veti incrociati, propria del Consiglio di sicurezza, impedisce l’adozione di misure concrete a sostegno della legalità internazionale in Medio Oriente”. Lo denuncia l’Osservatore Romano che scrive oggi come l’Onu sia “ridotto all’immobilismo” mentre “il Libano brucia”.

14:33 Telefonata tra Prodi e premier israeliano Olmert Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha avuto una “lunga conversazione telefonica” con il primo ministro israeliano Ehud Olmert mentre era a bordo dell’aereo che lo ha portato a San Pietroburgo per il vertice del G8. Lo riferiscono fonti di palazzo Chigi.

14:13 Distrutto quartier generale di Hezbollah a Beirut Le forze israeliane hanno distrutto completamente un palazzo di nove piani che costituiva il quartier generale a Beirut dello sceicco Hassan Nasrallah, capo supremo di Hezbollah. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa libanese ‘Ani’. Ieri sera era stata attaccata la residenza di Nasrallah, che era tuttavia riuscito a salvarsi appellandosi poi ai propri miliziani per lanciare una “guerra totale” contro lo Stato ebraico.

14:06 Sale a 18 morti bilancio razzi israeliani a Shamaa Agghiacciante il bilancio dell’attacco missilistico di un elicottero d’assalto israeliano contro un gruppo di civili libanesi, in fuga dai loro villaggi nel sud del paese. E’ infatti salito ad almeno diciotto il numero complessivo delle vittime, tutte arse vive tra i rottami dei due veicoli colpiti, un’auto e un mini-bus. Tra i morti anche nove bambini. Lo hanno denunciato fonti ospedaliere, ma l’entità della strage è stata confermata anche dagli osservatori dell’Onu di stanza in Libano. Il bombardamento è avvenuto all’altezza del vllaggio di Shamaa, a poca distanza dal porto di Tiro.

13:44 Hezbollah smentisce assistenza consiglieri iraniani Hezbollah ha smentito oggi di poter contare sull’assistenza di 100 consiglieri militari iraniani inviati in Libano, come invece sostenuto da Israele.

a parte, ma che te ne fai di 100 consiglieri?

13:38 Numerosi feriti in attacco Hezbollah a Tiberiade Sono stati almeno tre i razzi a lunga gittata lanciati dai miliziani di Hezbollah dal Libano che in giornata hanno colpito Tiberiade, nel nord d’Israele. Lo hanno riferito fonti militari israeliane, secondo cui l’attacco ha provocato il ferimento di numerose persone; uno degli ordigni si è abbattuto al suolo nei pressi di un hotel.

13:34 Razzi Hezbollah in grado di colpire Tel Aviv Dopo la località biblica di Tiberiade e il porto di Haifa, bombardate rispettivamente oggi e giovedì, gli armamenti in dotazione a Hezbollah sono in grado di colpire anche Tel Aviv. Lo hanno ammesso in via riservata fonti militari israeliane, secondo cui i guerriglieri sono muniti di missili a lunga gittata, pari a 150 chilometri, in grado di raggiungere obiettivi posti a una distanza minima di 40 chilometri dal punto di lancio fino a un massimo di addirittura 200. Tel Aviv, principale città dello Stato ebraico, è situata appunto a circa 150 chilometri dalla frontiera con il Libano.

13:32 Sale a 21 bilancio vittime raid su Marwahin E’ salito a 21 il numero delle persone uccise stamattina dall’attacco di caccia israeliani mentre fuggivano dall’abitato di Marwahin, al confine tra Libano e Israele. Si tratta dei componenti di due famiglie, Abdallah e Ghanem, che viaggiavano a bordo di un minibus, sulla strada tra Bayada e Shamaa, quando il veicolo è stato colpito in pieno da un missile lanciato da un caccia.

13:21 Hezbollah rivendica lancio razzi su Tiberiade Hezbollah ha rivendicato l’attacco odierno contro la città di Tiberiade, nel nord d’Israele, l’obiettivo più in profondità all’interno del territorio dello stato ebraico finora colpito, a circa 35 chilometri dalla frontiera con il Libano. In un comunicato diffuso attraverso la televisone ‘al-Manar’, emittente del movinmento sciita libanese, il blitz è attribuito alla Resistenza Islamica, ala militare del gruppo. Nella nota si precisa che Tiberiade è stata raggiunta da “numerosi razzi”, come del resto già ammesso da fonti militari israeliane.

13:10 Marina israeliana cannoneggia Beirut Sud Intensi cannoneggiamenti navali sono in corso a Beirut contro la periferia meridionale, roccaforte di Hezbollah. Il bombardamento navale ha per obiettivo il quartiere di Haret Hreik, dove il movimento sciita ha il suo comando.

13:07 Missile israeliano uccide almeno 15 civili libanesi Almeno quindici civili libanesi sono rimasti uccisi mentre stavano fuggendo dai villaggi del Libano meridionale per cercare di sottrarsi agli attacchi d’Israele: un missile aria-terra lanciato da un elicottero d’assalto con la Stella di David ha provocato la strage centrando i veicoli con a bordo le vittime, un’auto e un mini-bus, all’altezza del vllaggio di Shamaa, a poca distanza dal porto di Tiro.

12:48 Nave israeliana colpita da missile prodotto in Iran Nuovo attacco contro una nave da guerra israeliana, il secondo in due giorni: stando a fonti militari citate dalla radio pubblica dello Stato ebraico, l’unità incrociava al largo di Beirut quando è stata centrata da un missile terra-mare ‘C-802′, prodotto in Iran sulla base di tecnologia cinese. A lanciarlo, hanno affermato le fonti, sono stati i guerriglieri sciiti libanesi di Hezbollah. Del precedente blitz era stata bersaglio una corvetta, che potrebbe essere stata colpita da un ‘drone’, un aereo telecomandato e privo di equipaggio a bordo, imbottito di esplosivo.

L’Iran c’è. La Siria anche. Dovremmo essere al completo…

12:34 Razzi sparati dagli Hezbollah colpiscono Tiberiade Numerosi razzi lanciati da oltre frontiera dai guerriglieri sciiti libanesi di Hezbollah hanno colpito oggi la città di Tiberiade, situata nel nord d’Israele. Si tratta del secondo attacco diretto contro una località dello stato ebraico dal territorio del Libano, e di quello finora penetrato maggiormente in profondità: due giorni fa era infatti stato raggiunto il porto di Haifa, che dista dal confine circa 30 chilometri; Tiberiade si trova invece a 35.

12:33 Ripresi i bombardamenti su Beirut I bombardamenti israeliani su Beirut sono ripresi poco fa, con una forte esplosione nella zona sud della capitale libanese, roccaforte di Hezbollah.

12:24 Dodici civili libanesi uccisi in attacco a Marwahin Almeno 12 civili libanesi sono stati uccisi stamani in bombardamenti d’artiglieria israeliani contro il villaggio di confine di Marwahin. Lo ha riferito la tv satellitare araba Al Arabiya. All’inizio della mattinata, l’esercito israeliano aveva intimato ai 5.000 abitanti di Marwahin di abbandonare “entro due ore” il loro villaggio – al confine tra Libano e Israele – pena la sua distruzione. Marwahin viene considerato da Israele una delle basi operative dei guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah lungo il confine comune.

12:16 Forse otto vittime civili in raid su valico di Masnaa Secondo le prime informazioni, nel bombardamento sul valico di Masnaa fra Libano e Israele sarebbe stato colpito un taxi siriano, i cui otto passeggeri – molto probabilmente diretti a Damasco – sarebbero stati tutti uccisi.

12:08 Italiani evacuati dal Libano giunti al confine I nove autobus con a bordo 420 cittadini occidentali, 300 dei quali italiani, evacuati stamani da Beirut sono giunti al valico di Al Abbudieyh, alla frontiera con la Siria. Da Al Abbudieyh, il convoglio raggiungerà adesso la cittadina costiera siriana di Latakia.

12:07 Raid israeliano al confine tra Libano e Siria Caccia israeliani hanno colpito con missili l’area del valico di Masnaa, al confine tra Libano e Siria, sulla strada che collega direttamente Beirut a Damasco e che già era stata già bombardata in altri punti. In uno di questi, al ponte di Bar Elias, nella valle della Bekaa, molte – non si sa con precisione quante – sono state uccise o ferite.

11:17 Putin: “Occorre uso bilanciato della forza” “Noi partiamo dal presupposto che debba essere fatto un uso bilanciato della forza, e ad ogni modo il bagno di sangue deve finire al più presto”: lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin commentando la situazione al confine fra Libano e Israele.

10:50 Colloquio Bush-Putin su crisi in Medio Oriente Usa e Russia “condividono le preoccupazioni” sulla violenza e la perdita di vite umane in Medio Oriente: lo ha detto il presidente statunitense George W. Bush, nella conferenza stampa congiunta con il presidente russo Vladimir Putin, dopo un loro incontro bilaterale di circa due ore. Bush ha detto che lui e Putin hanno avuto al riguardo “una franca discussione”, ha ribadito che a responsabilità della situazione è degli hezbollah che ha invitato a cessare i loro attacchi contro Israele e ha invitato la Siria a esercitare la propria influenza sugli Hezbollah.

10:47 In corso al Cairo vertice della Lega Araba E’ iniziata al Cairo la riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri e dei rappresentanti dei 22 Paesi della Lega Araba, per discutere della crisi tra Libano e Israele. Al summit è presente anche la delegazione delle Nazioni Unite inviata nella regione dal segretario generale dell’Onu Kofi Annan.

10:38 Recuperato cadavere di uno dei 4 marinai israeliani dispersi E’ stato ritrovato al largo di Beirut il cadavere di uno dei quattro marinai israeliani dati per dipersi in seguito all’attacco sferrato ieri dalle forze di Hezbollah contro la loro nave, mentre incrociava davanti alle coste libanesi. Ne hanno dato notizia la televisione e la radio pubblica dello Stato ebraico. L’unità da guerra era stata colpita in pieno, probabilmente con un aereo telecomandato imbottito di esplosivo, e a causa dei danni subiti era dovuta essere rimorchiatra fino al porto di Haifa, nel nord d’Israele.

10:30 Caccia israeliani attaccano Nabatiyeh Caccia israeliani hanno bombardato stamani la città di Nabatiyeh, nel sud del Libano, dove sono stati colpiti alcuni edifici adibiti ad abitazioni civili. Lo hanno riferito fonti giornalistiche locali. Secondo le fonti, gli edifici colpiti sono situati nel quartiere di Al-Rahibat. Per il momento non si ha notizia di vittime.

10:28 Israele bombarda strada dal Libano alla Siria Caccia israeliani hanno bombardato stamani a nord est di Tripoli la strada che conduce alla cittadina siriana di Homs, a ridosso del confine con il Libano. Lo ha riferito la tv libanese Lbc. La strada è parallela e dista diverse decine di chilometri da quella che conduce al valico di confine di Al Abbudieh dove sono diretti gli autobus che stanno evacuando dal Libano centinaia di occidentali.

10:09 Ministro israeliano minaccia leader Hezbollah libanese Israele “liquiderà” Hassan Nasrallah, il leader dell’Hezbollah libanese, “alla prima occasione”: lo ha affermato questa mattina il ministro israeliano Zeev Boim, vicino al premier Ehud Olmert. In dichiarazioni alla radio pubblica israeliana, Boim, responsabile del portafoglio dell’immigrazione dopo essere stato titolare della sicurezza nel precedente governo, ha affermato che Nasrallah ha interesse fin d’ora a “pregare Allah”.

09:53 Esercito israeliano minaccia villaggio nel sud del Libano L’esercito israeliano minaccia di distruggere un villaggio sciita nel sud del Libano e per questo ha intimato ai suoi abitanti di lasciare le proprie case immediatamente. Lo hanno riferito fonti della sicurezza di Beirut. Obiettivo degli israeliani è il villaggio di Marhwaheen, a est di Tiro. Volantini sono stati lanciati per avvertire la popolazione, che potrebbe rifugiarsi in una vicina base delle Nazioni Unite.

08:57 Colloquio telefonico tra Prodi e al Assad Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha avuto ieri sera un colloquio telefonico con il presidente siriano Bashar al Assad, per discutere dell’escalation della crisi in Medio Oriente. La notizia, diffusa dall’agenzia di stampa di Damasco Sana, è stata confermata da fonti di palazzo Chigi, sottolineando che la telefonata è avvenuta nell’ambito di una serie di colloqui che il premier ha avuto ieri con i protagonisti della crisi mediorientale.

08:35 Nahariy colpita da razzi lanciati dal Libano Una decina di razzi lanciati dal territorio libanese hanno raggiunto stamattina diverse località del nord di Israele, senza fare vittime. Lo hanno detto fonti militari israeliane. Gli ordigni hanno colpito in particolare la città costiera di Nahariy, hanno detto le fonti senza fare menzione di danni materiali.

08:33 Evacuati da Beirut trecento italiani Almeno 420 persone, di cui 300 italiani, sono state evacuate con nove pullman dalla capitale libanese. La partenza è avvenuta davanti all’ambasciata di Italia a Babda, sulle colline ad est di Beirut. I mezzi stanno viaggiando verso il nord del Libano. Tutta l’operazione è stata coordinata dall’ambasciatore italiano Franco Mistretta.

08:20 Diciottenne palestinese ucciso a Deir al Balah Un diciottenne palestinese è stato ucciso in un attacco sferrato da un elicottero israeliano Apache nei pressi del villaggio di Deir al Balah, nel centro della striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti mediche palestinesi. Nella stessa zona le forze aeree israeliane hanno distrutto un ponte nel villaggio di Al Bureij. Attaccato anche il ministero dell’Economia, nel nord di Gaza City, centrato da un missile aria-terra. 08:18 Raid israeliano contro campo profughi di Badawi Caccia israeliani hanno attaccato il campo di profughi palestinesi di Badawi, a nord di Tripoli, nel Libano settentrionale. Per ora non si hanno dettagli su eventuali vittime.

08:17 Tre civili uccisi in attacco isrealiano a Hermel Tre civili sono rimasti uccisi in un raid aereo israeliano alla periferia di Hermel, al confine con la Siria. I caccia hanno colpito un ponte sul fiume Assi alle porte della città, che dista 130 chilometri da Beirut.

08:16 Un morto e 16 feriti in attacchi a sud del Libano E’ di almeno un morto e 16 feriti il bilancio di una serie di attacchi sferrati all’alba dai caccia israeliani nel sud del Libano. Tra gli obiettivi colpiti ci sono le colline di Msaylih dove si trova la casa del presidente del parlamento libanese, il filo-siriano Nabih Berri. 08:15 Israele conferma 4 militari dispersi in attacco a nave L’esercito israeliano ha confermato oggi che quattro militari israeliani risultano dispersi dopo l’attacco portato ieri dal braccio armato di Hezbollah contro una nave da guerra dello stato ebraico ormeggiata al largo del Libano.

08:14 La Siria pronta ad appoggiare gli Hezbollah La Siria ha assicurato il proprio appoggio al Libano e al movimento degli Hezbollah alla luce degli attacchi che Israele conduce da mercoledi contro il paese vicino. E’ quanto si afferma in un comunicato del partito Baath al potere diffuso in nottata a Damasco. “Il popolo siriano è pronto a estendere il suo pieno appoggio al popolo libanese e alla sua eroica resistenza nel far fronte all’aggressione barbara di Israele e ai suoi crimini”, si legge nella nota dela direzione nazionale del partito.

08:12 Aerei israeliani contro il ponte di Damour E’ di 17 feriti, tutti civili libanesi, il bilancio di un raid effettuato in trarda serata di ieri da aerei israeliani contro il ponte di Damour, circa venti chilometri a sud di Beirut. Il ponte, lungo l’autostrada che collega Birut al sud del paese, era stato colpito una prima volta mercoledì dall’aviazione israeliana, ed era poi stato parzialmente ricostruito dai militari libanesi.

Israele rompe il cessate il fuoco con un raid nella valle della Bekaa

Israele ha compiuto un raid nell’est del Libano uccidendo tre guerriglieri Hezbollah. Nell’attacco, il primo compiuto con elicotteri e forze speciali dalla cessazione delle ostilità, è rimasto ucciso anche un soldato israeliano e due sono rimasti feriti. L’esercito di Gerusalemme ha detto che l’operazione mirava a bloccare la fornitura di armi a Hezbollah da Siria e Iran.

Il governo libanese accusa Israele di aver violato il cessate il fuoco

Cessate il fuoco violato. È l’accusa che il governo libanese ha rivolto a Israele che nella notte ha lanciato un raid con uomini, mezzi blindati ed elicotteri sulla valle della Bekaa. Per il premier Siniora si tratta di una violazione della risoluzione Onu 1701. Ma il portavoce del ministero degli esteri israeliano accusa Hezbollah di voler approfittare della tregua per riarmarsi: “Avevamo informazioni su un carico d’armi per Hezbollah in provenienza dalla Siria. Questa è una violazione diretta della risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Noi abbiamo risposto a questa violazione del cessate il fuoco”. I militari israeliani, calati sul terreno dagli elicotteri, si stavano dirigendo verso una sede del movimento sciita, quando sono stati intercettati. Dopo uno scambio a fuoco con i guerriglieri, si sono ritirati, mentre l’aviazione li copriva bombardando l’area. Negli scontri sono morti tre hezbollah e un soldato israeliano.

Libano, blitz israeliano nella Bekaa Siniora: “Tregua violata, intervenga l’Onu”

BEIRUT – Vacilla la tregua tra Israele e Libano dopo il blitz condotto da Tsahal, l’esercito di Gerusalemme, nella valle della Bekaa. E mentre Beirut minaccia di fermare il dispiegamento dei suoi militari nel sud se l’Onu non interviene, sono arrivati i primi caschi blu francesi e la nave San Marco carica di aiuti. Per quanto riguarda l’Italia, sembra profilarsi un ridimensionamento del nostro contingente militare. Sul fronte diplomatico la giornata è stata caratterizzata da un intenso scambio di telefonate fra il premier italiano Romano Prodi e il presidente francese Chirac, quindi il Cancelliere tedesco Merkel, il primo ministro turco Erdogan ed infine il segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Il blitz israeliano. Non era ancora l’alba, quando da due elicotteri di Tsahal sono sbarcati altrettanti automezzi blindati nei pressi del villaggio di Budai, una quindicina di chilomentri a ovest di Baalbek. Nelle ore precedenti, l’operazione di commando era stata preceduta da intensi sorvoli e raid simulati dei caccia israeliani sulla valle della Bekaa, ma gli uomini delle unità speciali sono stati intercettati dai guerriglieri di Hezbollah. L’operazione si è rivelata pesante per Israele. Un ufficiale è stato ucciso, altri due feriti, uno in modo grave. Stando alla stampa libanese negli scontri di Bodai sono stati uccisi tre miliziani Hezbollah. Non è chiaro al momento quale sia stato nel concreto il risultato del blitz. Un portavoce di Tsahal ha detto che l’operazione mirava soprattutto a “impedire il trasferimento di armi dalla Siria e dall’Iran all’Hezbollah” e che “gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti”. Ma secondo il sito di intelligence Debka, vicino al Mossad, il blitz puntava anche a risalire le tracce dei due soldati rapiti dai miliziani sciiti il 12 luglio scorso. La protesta Libanese. Beirut ha reagito duramente. Il premier Fuad Siniora ha denunciato la “sfacciata violazione” della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza che, lunedì scorso, aveva fatto tacere le armi dopo oltre un mese di guerra. Incontrando a Beirut i due inviati dell’Onu, Siniora ha richiesto il pronunciamento del Consiglio di sicurezza. E nel pomeriggio, il ministro della difesa Elias Murr ha minacciato una sospensione del dispiegamento dell’esercito nel sud del Libano, dove i soldati schierati sarebbero ormai più di 5.000, se entro la serata non avrà ricevuto “risposte chiare” dall’Onu. Kofi Annan. E un primo segnale è giunto dalle Nazioni Unite. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha trasmesso questa sera al premier israeliano, Ehud Olmert, le lamentele giunte dal governo del Libano. Lo riferisce il sito Ynet. “Olmert ha chiarito ad Annan che scopo della missione era di impedire il riarmo degli Hezbollah” si legge nel sito. Arrivata la San Marco. Stamattina la nave San Marco, con 500 tonnellate di aiuti, ha raggiunto la rada di Beirut. Il materiale è destinato alle agenzie dell’Onu, alla Mezzaluna Rossa e alle Ong italiane che operano in zona. “Ogni cosa è stata concordata con le autorità libanesi dal premier e dal ministro degli Esteri e successivamente verificata e selezionata – ha spiegato il capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso – non si tratta di materiale ‘usa e gettà ma di prodotti che potranno alleviare le sofferenze della popolazione”. L’arrivo dei francesi. Questa mattina nel porto di Naqura è arrivato anche uno scaglione iniziale di soldati francesi, una cinquantina sui duecento previsti, prima avanguardia delle truppe internazionali che andranno a rafforzare i ‘caschi blu’ dell’Unifil, per dare vita al nuovo e ampliato contingente multinazionale d’interposizione. Una cifra di molto inferiore ai circa 3.000 soldati che ci si attendeva venissero schierati da Parigi per rafforzare l’Unifil. La giornata di Prodi. Il premier italiano ha intensificato oggi il suo impegno diplomatico a livello europeo per rafforzare la partecipazione alla missione Unifil. Prodi ha sentito telefonicamente prima il presidente francese Chirac, quindi il Cancelliere tedesco Merkel, poi il primo ministro turco Erdogan, ed infine il saegretario generale dell’Onu Kofi Annan. In particolare da Berlino il professore ha ricevuto un primo impegno: saranno i tedeschi a prendersi cura del pattugliamento delle coste libanesi. Prodi, quindi, ha sollecitato la Turchia ad assicurare una “significativa partecipazione” alla missione Unifil. Infine con Annan il Professore ha concordato un’azione concertata per sollecitare ulteriori contributi di altri paesi. “L’Unione europea – ha detto il Professore – deve procedere unita”. Novità sul contingente italiano. Roma potrebbe schierare in Libano un contingente più snello, ridimensionato rispetto a quello che i vertici militari avevano messo a punto fino a pochi giorni fa. Finora si era parlato di 5 navi, compresa la portaerei Garibaldi, con a bordo circa 3.500 militari. Ora, stando alle ultime indiscrezioni, si penserebbe ad un gruppo navale dalle dimensioni più contenute, con 2.000-2.500 persone a bordo: il primo contingente di terra sarebbe di circa 700 uomini e quello finale, a regime, di 2.000-2.200.

Eyewitnesses: IAF struck Syrian targets near Lebanon border

L’aeronautica israeliana ha colpito quattro obiettivi a Jadidat Yabus, vicino al confine Siriano-Libanese, lo hanno riferito dei testimoni oculari alla rete della televisione di Al-Mustakbal. Secondo il rapporto, l’aeronautica ha colpito gli obiettivi che appartengono all’esercito siriano ed individuati sul territorio siriano.

Apperò!!

Razzi Hezbollah a Haifa: 8 morti.Israele bombarda Beirut

BEIRUT (Reuters) – Razzi sparati oggi dagli Hezbollah hanno ucciso otto persone nella città israeliana di Haifa e Beirut è stata scossa dalle bombe, con Israele che prosegue nel suo attacco al Libano che va avanti da cinque giorni con lo scopo di colpire il gruppo militante sciita. Si tratta dell’attacco missilistico più sanguinoso da parte degli Hezbollah e del più alto bilancio delle vittime per Israele da quando 11 persone vennero uccise da un attentatore suicida lo scorso aprile a Tel Aviv, e il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha detto che le azioni degli Hezbollah avranno “conseguenze di vasta portata” per il Libano. Gli Hezbollah hanno detto che gli attacchi sono una rappresaglia per l’uccisione di civili e la distruzione delle infrastrutture libanesi da parte di Israele. I medici israeliani hanno detto anche che sono state ferite 20 persone a Haifa, la terza maggiore città israeliana, che è stata colpita da circa 20 razzi, fra i quali uno che ha colpito una stazione ferroviaria, provocando la maggior parte delle vittime. La campagna di Israele in Libano, lanciata dopo che gli Hezbollah mercoledì scorso hanno catturato due soldati israeliani e ne hanno uccisi altri due, ha ucciso finora 112 persone, tutti civili tranne quattro. L’offensiva ha provocato solo un morbido appello alla moderazione da parte degli Stati Uniti, che accusano gli Hezbollah e i loro alleati, Siria e Iran. Il presidente Usa George W.Bush, parlando al summit del G8 in Russia, ha definito le azioni di Israele come auto-difesa e non ha sostenuto l’appello del Libano per un immediato cessate-il-fuoco.

Il leccaculo…

“Il nostro messaggio a Israele è ‘difenditi’ ma sii consapevole delle conseguenze, quindi facciamo appello alla moderazione”, ha detto Bush, che ha dato la colpa del conflitto in Libano agli Hezbollah. Il Libano ha detto oggi che l’Italia si è fatta tramite della richiesta di Israele che i guerriglieri Hezbollah liberino i due soldati israeliani catturati e si ritirino dall’area di confine, prima di poter arrivare a un cessate-il-fuoco. Un comunicato emesso dopo una riunione di gabinetto dice che il premier italiano Romano Prodi ha riferito le richieste israeliane in una telefonata di ieri al primo ministro libanese Fouad Siniora. “Prodi mi ha detto che il premier israeliano Ehud Olmert lo ha informato di due richieste per il cessate-il-fuoco — consegnare i due soldati israeliani catturati e il ritiro degli Hezbollah dietro il fiume Litani”, dice il comunicato del governo libanese, citando Siniora. Il fiume Litani si trova circa 20 km a nord del confine israelo-libanese. In raid notturni sono state lanciate bombe sui distretti meridionali sciiti di Beirut che hanno provocato l’incendio alla televisione degli Hezbollah al-Manar.

USA BLOCCANO AZIONE ONU . RICE: PREOCCUPATI PER VITTIME CIVILI

Gli Usa hanno bloccato qualsiasi azione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per chiedere il cessate-il-fuoco. Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha riferito di aver detto a Olmert che il suo Paese è profondamente preoccupato per le vittime civili in Libano e spera che Israele usi moderazione. Ma la Rice ha anche aggiunto che il cessate-il-fuoco chiesto dal primo ministro libanese Fouad Siniora non va bene, a meno che non affronti la causa prima del problema, che Washington dice essere la violenza degli Hezbollah appoggiati da Siria e Iran.

Ogni scusa è valida per tirare in mezzo Siria e Iran…

Il presidente francese Jacques Chirac ha chiesto il cessate-il-fuoco, il primo ministro britannico Tony Blair ha fatto eco alla linea degli Stati Uniti. La Siria ha promesso una risposta “dura, diretta e illimitata” a un eventuale attacco israeliano, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Informazione Mohsen Bilal. Le nazioni europee e arabe e gli Stati Uniti si sono preparate a evacuare migliaia di espatriati e turisti. I gruppi organizzati italiani e spagnoli sono già partiti, aggiungendosi a migliaia di turisti in viaggio in auto, su pullman e taxi verso la Siria. Oggi sono morti almeno otto civili e 50 sono stati feriti da attacchi aerei israeliani nel sud del Libano, hanno detto fonti della sicurezza.

ALZATA ALLERTA A TEL AVIV

Centinaia di razzi sparati dagli Hezbollah hanno ucciso un totale di 12 persone in Israele negli ultimi cinque giorni. Migliaia di israeliani hanno lasciato il nord del Paese per sfuggire agli attacchi. Gli Hezbollah hanno detto di aver usato contro Haifa i razzi Raad 2 e Raad 3, che si ritiene siano di produzione iraniana.

RAAD2In early September 1997 it was reported that Iran had successfully tested a locally built rapid fire mobile field gun known as “Thunder 2.” The Defense Industries Organization claimed that the 155 mm self-propelled gun had a high firing rate, accuracy and mobility. It was described as being able to fire five rounds per minute and move with a speed of 70 km (43 miles) per hour in the battlefield. The gun’s range was reported as 30 km (19 miles), and it also includes features such as a laser range-finder and a semi-automatic loading system.

30 chilometri di gittata… Idea, forse hanno i missili da 150 km di gittata nascosti assieme alle WDM di Saddam… no? Ma torniamo all’articolo…

Israele ha alzato il livello di allerta a Tel Aviv, che si trova a circa 130 chilometri a sud del Libano. Il capo di stato maggiore militare Dan Halutz ha detto che gli Hezbollah hanno raggi con una gittata di 70 chilometri e forse anche di più. La campagna di bombardamenti israeliani, che ha distrutto installazioni vitali per il Libano, è l’attacco più distruttivo dall’invasione condotta nel 1982 per espellere dal Libano i guerriglieri palestinesi. Israele ha detto che il Libano deve mettere in pratica la risoluzione dell’Onu che richiede il disarmo degli Hezbollah, un gruppo sciita che si è formato nel 1982 per combattere l’occupazione israeliana che è durata 22 anni. Ma il governo di Beirut, guidato da una coalizione anti-siriana, non ha la compattezza e la potenza di fuoco per contrastare gli Hezbollah. La campagna di Israele contro il Libano fa seguito al lancio di un’offensiva nella Striscia di Gaza il 28 giugno scorso per cercare di liberare un altro soldato catturato e fermare il lancio di razzi palestinesi. Oggi Israele ha esteso l’attacco, uccidendo un civile palestinese nella parte meridionale di Gaza e tre militanti nel nord.

Damasco teme il coinvolgimento

Abbiamo chiesto a Bassel Oudat, corrispondente da Damasco per l’agenzia Adn Kronos, di commentare l’attuale crisi tra Libano e Israele dal punto di vista di chi vive in Siria. I bombardamenti israeliani sul sud del Libano hanno messo in fuga migliaia di persone, tra cui anche molti turisti, che si stanno riversando verso Damasco. Sì è vero, sono circa 16mila i cittadini stranieri che hanno lasciato il Libano negli ultimi tre giorni, la maggior parte di loro sta cercando di raggiungere il territorio siriano. A Damasco gli albergatori dicono che la stanze sono ormai tutte riservate, non si trova più un posto. Si calcola che intorno al 75 percento degli sfollati in arrivo dal Libano non siano libanesi, vengono dai paesi del Golfo: Arabia Saudita, Emirati e Kuwait. Ci sono anche alcuni europei e le famiglie dei diplomatici internazionali che lavorano in Libano. Questa notte le forze israeliane hanno distrutto la strada internazionale che collega Beirut a Damasco. Almeno venti chilometri del percorso ora sono inagibili, le auto non possono passare, ma con l’aiuto degli arabi del posto la gente continua a dirigersi verso la capitale siriana, passando per stradine rurali. Come ha reagito la gente di Damasco all’invasione? Il governo siriano ha subito smentito le accuse degli Stati Uniti e di Israele, il vice presidente Farouq al Share’e ha dichiarato che quanto accaduto in Libano è un problema della resistenza libanese e che non c’è alcuna connessione tra la Siria e quel che è successo ai confini tra Libano e Israele. Ma gli opinionisti siriani sanno perfettamente che il governo siriano ha pieno potere su Hezbollah in Libano. Le dichiarazioni di al Share’e sono prive di significato. Alcuni diplomatici arabi ritengono che la Siria sia coinvolta perché il regime teme il rapporto della commissione internazionale sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, che verrà pubblicato entro un paio di mesi. Secondo loro il regime spera di sfruttare la crisi cambiando gli equilibri politici nella regione, e per fare ciò avrebbe spinto le azioni dei loro alleati in Libano e nei Territori Palestinesi: Hezbollah e Hamas. Quali effetti può avere questo attacco sul governo libanese? Alcuni leader politici libanesi, come Walid Jumblatt, Saad Hariri e Marwan Hamadah, hanno rilasciato dichiarazioni in cui sostengono certi paesi stranieri starebbero cercando di risolvere i propri problemi interni usando il territorio libanese. Ieri, l’agenzia stampa saudita ha specificato che i sauditi non appoggiano Hezbollah – che si sarebbe imbarcato in un’avventura mal preparata – e hanno annunciato che anche gli altri paesi del Golfo adotteranno la stessa posizione. Anche il presidente egiziano, Moubarak, ha affermato che ci sono attori regionali che stanno cercando di minacciare la pace in Medio Oriente. In altre parole, sembra che tutti gli altri stati arabi siano contro la posizione – anche se implicita – della Siria. Pensa ci sia il rischio di un attacco contro la Siria? In generale i siriani sono molto spaventati dall’ipotesi che l’attacco israeliano si espanda in Siria. In teoria vorrebbero sostenere le cause dei libanesi e dei palestinesi, ma non sono disposti ad accettare che il regime porti il Paese in guerra. Pensa che le due crisi, in Libano e a Gaza, partite dalla cattura di tre militari israeliani, possano avere sviluppi paralleli? La maggior parte degli osservatori arabi considera collegati i due scenari. Libano e Gaza, ma insieme a loro viene sempre citata anche la Siria. La ragione è lampante, i massimi leader di Hamas vivono in Siria e hanno un rapporto forte e saldo con il regime di Assad. Quando a Hezbollah, il movimento islamico viene considerato il braccio armato del regime siriano in Libano. Il caporedattore di un’importante rivista libanese mi ha appena detto che il sostegno a Hezbollah da parte dei libanesi è minimo. Anche molti dei loro sostenitori ora criticano le scelte del partito e chiedono alle autorità di togliere dalle loro mani le future decisioni che riguardano l’intero paese. Presto o tardi comunque l’esercito israeliano fermerà gli attacchi e inizierà dei negoziati – almeno con i libanesi – ma prima ci sono degli obiettivi che vuole ottenere. Come a Gaza, oltre al recupero dei soldati fatti prigionieri Israele punta a creare una fascia di sicurezza – priva di miliziani di Hezbollah – che si estenderà una ventina di chilometri entro il confine.

I bombardamenti colpiscono soprattutto i bambini

di Dahr Jamail BEIRUT - Circa il 55 per cento dei decessi al Beirut Government University Hospital sono bambini di 15 anni o meno, secondo i registri dell’ospedale. “È peggio che durante la guerra civile libanese,” ha detto lunedì Bilal Masri a IPS, aiuto direttore dell’ospedale, uno dei più grandi di Beirut. Non solo la maggior parte dei pazienti sono bambini, ma molti dei feriti sono stati portati in condizioni gravi, ha detto. “Ora abbiamo un tasso di mortalità del 30 per cento qui a Beirut. Questo significa che il 30 per cento di tutti quelli colpiti dalle bombe israeliane stanno morendo. È una catastrofe.” Il tasso di mortalità è alto, ha detto, “perché gli israeliani stanno usando nuovi tipi di bomba che possono entrare nei rifugi. Stanno bombardando i rifugi antiaerei che sono pieni di sfollati.” Masri ha detto di aver a mala pena dormito nei 13 giorni da quando il bombardamento israeliano del Libano è cominciato. Il suo ospedale, ha detto, sta funzionando con soltanto il 25 per cento del personale perché “la maggior parte non può arrivare qui perché molte strade e ponti sono stati bombardati. Quelli che sono qui stanno mangiando, dormendo e vivendo qui 24 ore al giorno perché se se ne vanno temono di non poter ritornare.

Bastardi.

Fuga dal sud del Libano: in Siria arrivano ogni giorno 20 mila profughi libanesi

Sidone, una delle città più martoriate dai bombardamenti israeliani. Da qui e da altre città del sud del Libano partono le colonne d’auto con a bordo famiglie in fuga dall’inferno. Una fuga tanto pericolosa quanto restare sotto il fuoco dei raid: strade e ponti continuano a essere bombardati dall’aviazione israeliana, e raggiungere la Siria sull’autostrada che collega Beirut a Damasco è un’impresa ad alto rischio.

Il presidente francese Jacque Chirac ha chiesto l’apertura di “corridoi umanitari” all’interno del Libano per consentire la partenza dei profughi e fra il Libano e Cipro per gli stranieri.

Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, arriverebbero in Siria 20 mila persone al giorno. Qui trovano i volontari della Mezzaluna rossa e di altre organizzazioni minori.

Una responsabile di un’associazione umanitaria spiega: “Aiutiamo i fratelli libanesi. Troviamo loro alloggio, cibo, vestiti, farmaci”.

Il direttore delle operazioni della Croce rossa Pierre Kraehenuehl ha detto oggi che l’alto numero di decessi e l’estensione delle distruzioni a infrastrutture pubbliche essenziali fa porre serie domande sul rispetto del principio di proporzione.

Libano: bambini sono 30% colpiti

Allarme dell’Unicef sulla situazione di crisi
(ANSA) – ROMA, 19 lug - Piu’ di 200 morti e 550 feriti, quasi 500 mila gli sfollati e il 30% sono bambini. E’ l’allarme dell’Unicef sulla situazione in Libano. L’Unicef ha lanciato i programmi d’emergenza diretti a salvare la vita dei civili e a fornire loro protezione, con attenzione particolare ai bambini e alle donne in stato di gravidanza. Ha gia’ stanziato fondi per 7,3 milioni di dollari, che copriranno i settori di base: acqua potabile, servizi igienici di base, assistenza sanitaria.

Relatives of Montreal family demand inquiry

MONTREAL (CP) ? Parenti addolorati a Montreal, la cui famiglia è stata uccisa in un raid israeliano in Libano. Il governo canadese deve giudicare se Israele è responsabile di un “massacro civile”.
“ho perso mio fratello, mia sorella, mio nipote, la famiglia del mio nipote, mia zia, mio zio sono frustrato, arrabbiato, non riesco a mangiare” ha affermato El-Akras Hussain, parente delle vittime.
Gli affari esteri lunedì che 7 canadesi sono morti nel raid aereo di domenica, ma la famiglia di Al-Akhrass hanno affermato che almeno 8 parenti (forse 9) avevano perso la loro vita negli attacchi.
?Vogliamo giustizia?, dice Hassan El-Akras, il cui padre è stato ucciso nel villaggio di Aitraroun, a 50 chilometri al sud di Beirut, vicino al confine israeliano. Gli affari esteri hanno informato la famiglia che il cugino di Hassan, Al-Akhrass di 36 anni è morto in ospedale lunedì. I membri della famiglia non avevano confermato la sua morte con altri parenti nel Libano ed erano riluttanti a credere alle notizie. La moglie Amira, 23 anni, ed i loro bambini, Salam 11 mesi, Saja, otto anni, Zeinab, sei anni ed Ahmad, quattro anni, sono stati uccisi nello scoppio di domenica. Sono stati costretti a prendere rifugio nello scantinato quando un’incursione aerea israeliana ha colpito la città. Secondo i rapporti, la casa è sprofondata dopo che una bomba esplodesse lì vicino. “Sono innocenti” ha detto Al-Akhrass Maysoun, sorella di Al-Akhrass Ali. “sono canadesi come voi che sono morti.” Le morti hanno scintillato rabbia contro Israele, che è incolpato dalla famiglia sopravvivente l’ottimizzazione dei civili come bersaglio. “Ognuno incolpa gli Hezbollah,” ha detto Al-Akhrass Maysoun. “Hezbollah è la nostra protezione, provano a proteggere la mia famiglia.” Al-Akhrass ha detto che ha parlato al fratello l?ultima settimana dopo che le incursioni aeree cominciarono. “Non potrebbero mangiare, non potrebbero bere, non potrebbero muoversi,” ha detto. “posso tranquillamente sentire il mio fratello completamente terrorizzato nel vedere i suoi quattro bambini davanti lui, la sua moglie, i suoi genitori, il suo zio sentendo il rumore delle bombe.” EL-Akras Hassan ha detto che desidera che Ottawa denunci l’escalation d’Israele e che si impegni a proteggere meglio i canadesi bloccati in Libano. “Desideriamo portare questi criminali alla giustizia,” hanno detto i famigliari. “Israele è arrivata al nostro villaggio ed ha bombardato il nostro villaggio, bombardano la gente non colpevole e la uccidono.” [?]

Qualcuno ha sentito la notizia ai TG???

Medico libanese rivela le sofferenze provocate da armi al fosforo ~ Video

Il corrispondente video di CNN, Karl Penhaul, segue una famiglia colpita erroneamente in un attacco aereo israeliano. Il medico che cura la famiglia dice che c’è fosforo nelle armi utilizzate che causano ustioni estremamente dolorose alle vittime.

Maledetti bastardi. Se non funziona il primo link, c’è sempre questo. Ovviamente immagini forti, molto forti.

More on Suspected Hizbullah Rocket Attack

I rapporti militari stanno segnalando che non hanno rilevato alcun razzo dal Libano del sud. Stanno investigando sulla possibilità che i razzi che sono arrivati nella Galilee occidentale siano partiti erroneamente dall’interno di Israele.

Ops… ricorda qualcosa

Israele – Libano: rapporto di Amnesty International

Amnesty International ha reso pubbliche oggi le conclusioni delle proprie ricerche, secondo le quali, nel corso del recente conflitto, Israele ha portato avanti una politica di deliberata distruzione delle infrastrutture civili libanesi, comprendente anche crimini di guerra. L’organizzazione per i diritti umani denuncia come la distruzione di migliaia di abitazioni e il bombardamento di numerosi ponti, strade, cisterne e depositi di carburante siano stati parte integrante della strategia militare israeliana in Libano, piuttosto che “danni collaterali”, derivanti da attacchi legittimi contro obiettivi militari. Il rapporto di Amnesty International rende più pressante la necessità di un’inchiesta urgente, esaustiva e indipendente da parte delle Nazioni Unite sulle gravi violazioni del diritto umanitario commesse da Hezbollah e da Israele nel mese di conflitto. “L’affermazione, da parte di Israele, che gli attacchi alle infrastrutture erano legali è palesemente errata. Molte delle violazioni identificate nel nostro rapporto costituiscono crimini di guerra, tra cui attacchi indiscriminati e sproporzionati. Le prove raccolte lasciano fortemente intendere che la massiccia distruzione di impianti idrici ed elettrici, così come quella di infrastrutture vitali per la fornitura di cibo e di altri aiuti umanitari, sia stata parte integrante di una strategia militare” – ha dichiarato Kate Gilmore, vicesegretaria generale di Amnesty International. Il governo israeliano ha sostenuto di aver preso di mira postazioni di Hezbollah e sue strutture di appoggio e che il danneggiamento delle infrastrutture civili è stato il risultato della strategia di Hezbollah di usare la popolazione civile come “scudo umano”. “Il modello ricorrente, l’estensione e la scala degli attacchi rende il riferimento ai ‘danni collaterali’ semplicemente non credibile” – ha aggiunto Gilmore. “Alle vittime civili uccise sui due lati del conflitto va resa giustizia. La grave natura delle violazioni commesse rende urgente un’inchiesta sulla condotta di entrambe le parti. Occorre che i responsabili dei crimini di guerra siano chiamati a rispondere del proprio operato e che vi sia una riparazione per le vittime”. Il rapporto di Amnesty International, intitolato “Deliberata distruzione o ‘danni collaterali’? Gli attacchi di Israele contro le infrastrutture civili”, è basato su informazioni raccolte di prima mano dalla recente missione condotta in Israele e in Libano dai ricercatori dell’organizzazione, i quali hanno intervistato decine di vittime, funzionari delle Nazioni Unite, responsabili dell’esercito israeliano e del governo libanese, oltre ad aver esaminato dichiarazioni ufficiali e fonti di stampa. Il rapporto contiene prove di: – distruzioni di massa, da parte dell’esercito israeliano, di interi insediamenti civili e villaggi; – attacchi contro ponti in zone prive di alcuna apparente importanza strategica; – attacchi a centrali di pompaggio dell’acqua, impianti per il trattamento delle acque e supermercati, nonostante sia proibito prendere di mira obiettivi indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile; – dichiarazioni di rappresentanti dell’esercito israeliano secondo cui la distruzione delle infrastrutture civili era un obiettivo della campagna militare di Israele, per spingere il governo e la popolazione civile libanese a ribellarsi contro Hezbollah. Il rapporto evidenzia un modello ricorrente di attacchi indiscriminati e sproporzionati, che ha causato lo sfollamento del 25 per cento della popolazione civile libanese. Questo modello, sommato alle dichiarazioni ufficiali, sta ad indicare che gli attacchi contro le infrastrutture civili sono stati deliberati e non semplicemente conseguenze involontarie di attacchi legittimi contro obiettivi militari. Amnesty International chiede l’istituzione, da parte delle Nazioni Unite, di un’inchiesta esaustiva, indipendente e imparziale sulle violazioni del diritto umanitario commesse da entrambe le parti in conflitto. Questa inchiesta dovrebbe prendere in esame soprattutto l’impatto del conflitto sulla popolazione civile e dovrebbe avere l’obiettivo di chiamare singoli responsabili di crimini di diritto internazionale a rispondere del proprio operato nonché di assicurare piena riparazione alle vittime.

Bush ha favorito l’attacco di Israele al Libano

Il governo USA è stato coinvolto da vicino nella pianificazione della campagna israeliana in libano, anche prima che gli Hezbollah catturassero i due soldati israeliani durante il raid “cross border” di luglio. Funzionari americani ed israeliani si sono incontrati in primavera per discutere piani su come mettere al tappeto Hezbollah, secondo un rapporto pubblicato ieri. Il veterano giornalista investigativo Seymour Hersh scrive nel numero di oggi del New Yorker magazine che funzionari governativi israeliani si sono recati in maggio negli Stati Uniti per mostrare i loro piani di attacco contro Hezbollah. Citando un consulente del governo statunitense, Hersh dice “Prima, quest’estate…. molti funzionari israeliani sono venuti a Washington, separatamente, per ‘avere semaforo verde per le operazioni di bombardamento e scoprire quanto gli Stati Uniti le avrebbero tollerate’.” L’azione di Israele, hanno detto ad Hersh funzionari governativi correnti ed ex, si accordava con il desiderio dell’amministrazione Bush di ridurre la minaccia di una rappresaglia degli Hezbollah su Israele se gli Stati Uniti avessero lanciato un attacco militare contro l’Iran.

Tradotto : gli diamo una mano a prepararci il campo libero…

Le sue fonti han detto ad Hersh che “una fruttuosa campagna di bombardamento da parte dell’Air Force israeliana…. potrebbe alleviare le preoccupazioni di Israele per la propria sicurezza e servire come un preludio ad un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le installazioni nucleari iraniane“. Ieri Hersh ha dichiarato alla CNN: “Luglio è stato un pretesto per una offensiva in grande stile che era stata preparata da molto tempo. L’attacco di Israele sarà un modello per l’attacco che vogliono fare veramente. Intendono sul serio occuparsi dell’Iran.” Un consulente anonimo del Pentagono ha detto ad Hersch che “Era nostra intenzione ridimensionare Hezbollah ed ora c’è chi lo fa per noi.” Funzionari del dipartimento di stato del Pentagono hanno negato la veridicità del rapporto. Un portavoce del National Security Council ha detto ad Hersh che “il governo israeliano non aveva fatto capire a nessun funzionario a Washington nessuna ragione per credere che Israele stesse pianificando di attaccare.” Hersh ha un primato nel portare alla luce notizie importanti. E’ stato il primo a scrivere sugli abusi nelle prigioni di Abu Grahib in Iraq ed aveva scritto in modo esteso della costruzione dei pretesti per la guerra in Iraq. Si era fatto un nome quando aveva portato alla luce il massacro di My Lai durante la guerra del Vietnam. Recentemente ha scritto dei piani Usa per l’Iran, sostenendo che forze speciali statunitensi hanno già compiuto operazioni all’interno del paese. Traduzione di Ashoka per Luogocomune.net

Israele in Libano, cacciando gli arabi

di Kurt Nimmo – Another Day In The Empire

Il Primo Ministro libanese Fuad Siniora afferma che l’attacco premeditato di Israele “farà precipitare il Libano indietro di 50 anni”. Credo che Siniora stia sottostimando la situazione: questa guerra riporterà la nazione mediorientale ad un modello di società vecchio di un secolo, senza elettricità, senza impianti idraulici, acqua potabile e sistema fognario. Il Libano farà la stessa fine dell’Iraq – e probabilmente assisteremo al ripetersi di una nuova e sanguinosa guerra civile, proprio come previsto – la stessa che in futuro toccherà ad altre nazioni arabe, a breve alla Siria, poi all’Iran, e a chiunque si opporrà alla nascita del Grande Israele. Il concetto di Grande Israele non è un’invenzione degli anti-semiti ma bensì un fatto realmente appurato; la concezione che ne ha il Likud comprende il West Bank e Gaza, mentre per il movimento giovanile Betar e per i fascisti sionisti include l’intera Palestina, la Giordania, il Sinai e parte della Siria (come mostrato in questa mappa). Comunque, nel 1918 Ben-Gurion immaginò le frontiere di Israele in questo modo: A nord il fiume Litani [nel libano meridionale], a nord-est il Wadi Owja [30 km a sud di Damasco]; il confine meridionale sarà instabile, ma verrà collocato nel Sinai, perlomeno fino a Wadi al-Arish; e ad est il Deserto Siriano, incluso il confine più lontano della Cisgiordania… Nel link potete trovare un’altra mappa dell’Organizzazione Sionista Mondiale risalente a dopo la Prima Guerra Mondiale; osservate come i Sionisti desiderino da molto tempo un grosso pezzo del Libano (fino a Saida) e il fiume Litani. Per finire, Laura Zittrain Esenberg scrive (nel suo libro My Enemy’s Enemy): I sionisti suggerirono che se Dio e l’uomo fossero stati tutt’altro che precisi nel definire dove dovesse essere posto il confine, Madre Natura ha offerto il fiume Litani come barriera naturale. Aaron Aaronsohn, ebreo palestinese ed agronomo conosciuto a livello internazionale, ha esaminato i corsi d’acqua a nord della Palestina ed ha concluso che il fiume Litani è essenziale per l’irrigazione e la coltivazione in Galilea. L’Organizzazione Sionista ha commissionato a Fox and Partners (un’azienda ingegneristica indipendente) uno studio sulle potenzialità economiche della Palestina, studio che ha poi confermato le analisi effettuate dall’organizzazione stessa. Il progetto ribadisce che il confine settentrionale della Palestina deve includere il Litani, aggiungendo che esso “sarà molto importante in futuro per la Palestina, mentre non ha alcun valore per i territori del nord”. Questo studio ha permesso ai Sionisti di sostenere che l’inclusione del fiume nella Palestina è assolutamente naturale e non priverebbe il Libano di alcuna risorsa. Nelle proposte presentate alla Conferenza per la Pace l’Organizzazione Sionista è stata comunque cauta, sottolineando come il Litani potrebbe “essere sfruttato per lo sviluppo sia del Libano che della Palestina”. David Ben-Gourion ha espresso la stessa preoccupazione riguardo le risorse idriche di un futuro stato ebraico e ha concluso, similmente, che il confine settentrionale dovrebbe correre lungo il Litani. Durante i negoziati con i coloni britannici i Sionisti non riuscirono a realizzare il loro desiderio di sottrarre al Libano una parte del suo territorio. La diplomazia del Primo Ministro britannico David Lloyd George “in definitiva non assegnò il Litani alla Palestina. Secondo i suoi atlanti biblici, la linea Sykes-Picot fu troppo generosa con la Palestina ai danni del Libano nel nord-est; gli Inglesi decisero che l’unico modo per compensare questa situazione sarebbe stato lasciare il Litani interamente in Libano”. Come possiamo capire dai fatti recenti, questa sconfitta non dissuase per nulla i Sionisti: Sebbene contrariati per aver perso un’importante risorsa naturale per la patria ebraica, i pensatori Sionisti non esitarono a stabilire una presenza fisica in Libano. Se non avessero potuto avere il Litani, avrebbero forse trovato un partner libanese con cui accordarsi per sfruttare il fiume per lo sviluppo della Palestina del Nord e del Libano. Oppure anche invadere il paese affermando di voler eliminare una minaccia terrorista per poi appropriarsi del fiume con un falso pretesto. Negli anni ’50 il Primo Ministro Israeliano Moshe Sharett registrò nei suoi diari il piano pensato da Moshe Dayan per prendere il controllo del fiume Litani, che prevedeva di “entrare in Libano, occupare i territori vicini e quindi annettere ad Israele i territori a sud del Litani, e tutto sarebbe andato a posto” (v. il libro di Ronald Bleier Israel’s Appropriation Of Arab Water: An Obstacle To Peace – Middle East Labor bulletin, primavera 1994). Bleier cita anche Dr. Hussein A. Amery, professore al Dipartimento di Geografia della Bishop’s University in Quebec: “L’analisi di Amery suggerisce che l’interesse Israeliano per il Libano – oltre agli evidenti scopi politici – nasce dal desiderio di mantenere o prendere il controllo di quanti più possibili corsi d’acqua libanesi. Amery spiegha che dal 1985 l’ex Ministro della Difesa Ariel Sharon ha costantemente richiesto una “security zone” in Libano più ampia, che si estenda fino al fiume Awali (a nord del Litani). Secondo un quotidiano libanese, all’epoca dell’analisi fatta da Amery, Israele stava per istituire “una zona di sicurezza più ampia” e per fare ciò intendeva “radere al suolo 30 villaggi al confine dell’area”; fu il proseguimento del lungo processo che portò alla formazione di Hezbollah da parte degli Sciiti, che vennero terrorizzati e privati dei propri diritti nel Libano meridionale. Avraham Kazt-Oz, negoziatore Israeliano per la questione idrica, dichiarò nel 1990 mentre Israele occupava il Libano meridionale: “Le montagne non posseggono l’acqua che scorre su di esse. E lo stesso anche sul confine tra Canada e Stati Uniti. E’ lo stesso in tutto il mondo”. Certo, gli Stati Uniti devono ancora invadere il Canada (o vice versa) per il possesso dell’acqua. Occorrerebbe tenere presente che Israele non riconosce il confine con il Libano, quindi attraversarlo, impossessarsi dei territori (o bombardare per questo scopo) non rappresenta alcun problema per gli Israeliani. La Dichiarazione dello Stato di Israele del 14 maggio 1948 non identifica i confini della nazione” scrive Nizar Sakhnini. “La leadership sionista sperava in una futura espansione territoriale non appena si fosse presentata un’opportunità. E questa opportunità arrivò durante la crisi del Canale di Suez nel 1956. Il disegno di Israele per il Libano e l’area mediorientale venne specificata nell’incontro con la Francia alla conferenza di Sevres nel 1956. In quel meeting Ben-Gurion propose un piano per risolvere tutti i problemi nel Medio Oriente: la sua idea era di annettere il Libano meridionale fino al fiume Litani… Solo l’inflessibile presa di posizione di Eisenhower ne bloccò la realizzazione. Evidentemente tutto ciò non impedì alla leadership sionista di congelare questi progetti in attesa di una nuova opportunità”. Ma Bush non è Eisenhower ed il Congresso è comodamente sotto il controllo dell’AIPAC (American Israel Public Affaire Committee). Le nostre creature al Congresso, che sono in effetti comprate e pagate per fare le prostitute, stanno facendo i salti mortali per difendere l’aggressione israeliana. Il Jerusalem Post, quotidiano infestato dai neo-con, scrive: “Entrambi gli organi del parlamento statunitense stavano lavorando alle bozze di alcune risoluzioni a favore di Israele nella sua guerra contro Hezbollah; la Camera dei Deputati avrebbe dovuto votare questa risoluzione mercoledì, con l’accordo sia del leader della maggioranza John Boehner che di quello della minoranza Nancy Pelosi. Diversi legislatori hanno espresso delle riserve sull’eccessiva tendenza filo-israeliana della risoluzione, ma la maggior parte dei membri del congresso (sia repubblicani che democratici) è favorevole… La risoluzione è stata promossa dal leader repubblicano al Senato Bill Freast e dal democratico Harry Reid, ed è stata approvata all’unanimità.” In un articolo molto critico verso il comportamento da cheerleader assunto dai media statunitensi verso l’invasione israeliana in Libano, Kazinform (sito kazako che si occupa di attualità) scrive: “Tempo fa un reporter statunitense mi ricordò che non dobbiamo incolpare il popolo per la sua limitata visione di parte di ciò che sta accadendo in Medio Oriente; sono i media degli Stati Uniti a dover essere puniti per la loro incredibile parzialità.” Tutto ciò è abbastanza vero: milioni di nord-americani, indifferenti ed intellettualmente pigri, non si sono preoccupati di ricercare le vere ragioni che stanno dietro alla brutale aggressione israeliana. Hezbollah va eliminato poiché si oppone alla conquista del fiume Litani, ma anche perché rappresenta un fastidioso ostacolo alla realizzazione del Piano Sionista per il Medio Oriente. Hezbollah e Hamas devono essere eliminati. Non sarà comunque un processo semplice, questo l’hanno capito anche gli Israeliani: più arabi verranno uccisi e più persone si uniranno alla resistenza o la supporteranno a distanza. Nel 1948 Irgun Zwei Leumi e altri gruppi terroristici sionisti si resero colpevoli dei massacri di Deir Yassin e di altre atrocità nel tentativo di far fuggire i Palestinesi da quella terra; Più di 300.000 abitanti vennero sfollati dalle loro abitazioni e quello che sarebbe poi divenuto il nuovo Stato di Israele si impossessò dei territori, negando ai Palestinesi il diritto di ritornarci. Oggi in Libano, Israele sta cercando di ripetere questi atti brutali bombardando la parte meridionale del paese per fare fuggire i residenti in modo da poter istaurare una “security zone” o meglio una “zona di libero furto di risorse idriche e naturali”. Solo Hezbollah si oppone a tutto ciò.

Il vero prezzo della ‘vittoria’ del Libano

di John Sfakianakis

La campagna militare di Israele in Libano ha messo a dura prova l’economia del paese ma saranno la durata del conflitto e le condizioni della tregua a determinare i reali costi economici. Se il conflitto finisse oggi, il costo della guerra ammonterebbe a più di 5 miliardi di dollari, che corrisponde al 23,5 per cento del prodotto interno lordo del paese. Solo per i danni alle infrastrutture è stato stimato un costo di oltre 2,5 miliardi di dollari. I costi rimanenti si riferiscono al declino della produzione generale, la perdita di reddito pubblico (Iva e riscossione delle imposte), crollo del flusso turistico e perdita del reddito proveniente dal settore privato dovuto ad una drastica diminuzione delle attività commerciali. Nel 2006 era prevista una crescita economica di oltre il 5 per cento, rispetto alla crescita del 2005 pari quasi allo zero a causa della crisi politica che seguì l’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri. Il costo dei finanziamenti per i progetti di ricostruzione del paese non faranno che accrescere il debito del Libano che in aprile era arrivato a 38,6 miliardi di dollari, equivalente al 183 per cento del prodotto interno lordo, una delle percentuali più alte del mondo. Se la guerra si protraesse il debito pubblico cronico del Libano rischierebbe di stabilire nuovi record. Anche se il Libano riuscisse a trovare i fondi per coprire i costi di ricostruzione avrebbe comunque perso la possibilità di investire le proprie limitate risorse su altri progetti di sviluppo. Comunque il problema che mette più a rischio l’economia libanese è l’instabilità della propria struttura politica. La mancanza di consenso politico ha reso il governo incapace di approvare un bilancio dal 2004. Uno degli effetti della guerra dal punto di vista macroeconomico riguarda i prezzi al consumo. Il blocco della circolazione via terra, mare e aria imposto dagli israeliani ha fatto sì che molti beni di consumo sparissero dagli scaffali dei supermercati nel corso dei primi giorni del conflitto. Man mano che la guerra continua la scarsità di beni porterà ad un dilagante aumento dei prezzi. Prima della guerra l’inflazione si era assestata sotto il 4 per cento, da quasi il 120 per cento del 1992. Il protrarsi della crisi in Libano porterebbe ad una pressione sulla sterlina libanese, al momento difesa dalla Central Bank con circa 13 miliardi in riserve in valuta estera. Si stima che nel primo giorno del conflitto la Central Bank abbia usato 500 miliardi per sostenere la sterlina. Le riserve poterebbero già essere impoverite di circa 2 miliardi di dollari. A breve e media scadenza si calcola un aumento della disoccupazione pari quasi al 20 per cento dal suo attuale 10 per cento. Ciò che preoccupa maggiormente è che l’eventuale fuga della forza lavoro potrebbe non tornare più in Libano alla fine della guerra, proprio in un momento di forte sviluppo economico dei paesi del Golfo che necessitano di lavoratori qualificati e non. Una delle immediate vittime economiche della guerra è stata la rinascente industria del turismo libanese che contribuiva al 20 per cento del prodotto interno lordo. Sebbene Beirut non sia riuscita ad affermarsi come grande aeroporto intercontinentale – obiettivo a cui aspira Israele – il turismo è emerso come una forza importante nel settore immobiliare, delle costruzioni e dei servizi finanziari. A metà maggio il Ministro del Turismo, Joe Sarkis, affermò che in base alle previsioni 1,6 milioni di turisti (un incremento del 45 per cento rispetto al 2005) avrebbero visitato il paese nel 2006, portando al paese 2 miliardi di dollari in valuta straniera. La maggioranza dei turisti che visitavano il Libano erano Arabi del Golfo che lo preferivano alle destinazioni occidentali in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001. Dato l’aumento degli introiti legati alla vendita del petrolio gli Aabi del Golfo hanno investito imponenti somme in progetti immobiliari e nel mercato azionario. Si stima che solo i Sauditi abbiano investito nel settore immobiliare 11 miliardi di dollari nel corso degli ultimi 10 anni. Non è ancora chiaro se i prezzi di questo settore possano sperimentare un arresto dato che i libanesi tendono a non vendere nel corso di crisi prolungate come accadde durante la guerra civile. La distruzione delle infrastrutture in Libano è misurabile. La ricostruzione del paese avviata dopo la guerra civile fu opera di Hariri. Il lancio di “Orizzonte 2000″, il progetto governativo di ricostruzione del dopoguerra, aiutò Beirut a riappropriarsi gradualmente del titolo di “Parigi del Medio Oriente.” Il vero boom immobiliare testimoniato dal Libano a partire dagli inizi del 1990 si avvalse di manodopera siriana a basso costo. Prima della recente invasione da parte di Israele lavoravano in Libano oltre 300.000 siriani. Una guerra prolungata priverebbe la Siria di un’importante fonte di reddito grazie alle rimesse. Sebbene il processo di ricostruzione mancasse di trasparenza, i flussi di capitale netto durante il periodo 1991-1996 ammontava a 6 miliardi di dollari all’anno. Il governo non prestò la necessaria attenzione alla costruzione di case per i ceti meno ricchi ma si concentrò sulla costruzione di autostrade, distributori di benzina ed un nuovo aeroporto. Ripristinò le telecomunicazioni e le reti per la distribuzione dell’acqua e dell’elettricità. Gli attacchi israeliani hanno danneggiato tutte queste infrastrutture in misura diversa; gli attacchi ai porti del Libano e il blocco navale hanno privato il governo della principale fonte di reddito. Circa il 75 per cento dell’IVA e delle entrate fiscali del paese provenivano dal porto di Beirut, con un introito indotto dall’IVA pari quasi al 37 per cento delle entrate fiscali del governo. In totale le entrate fiscali dovute all’IVA e ad altre tasse si avvicinano a 2 miliardi di dollari all’anno. Il porto di Beirut da solo genera un reddito pari ad oltre 5 milioni di dollari. Il costo umano al di là dei morti e dei feriti spesso è il più difficile da calcolare. Il valore minimo di eventuali indennità, tenendo in considerazione un risarcimento solo per i redditi individuali, ammonterebbe ad oltre 2 miliardi di dollari. I redditi subiranno un’ulteriore contrazione dato che la distruzione di case ed automobili durante la guerra non è coperta dalle agenzie assicurative; pochissimi libanesi hanno un’assicurazione sulla vita che includa una clausola sulla guerra. Il risultato è che la distribuzione del reddito subirà un contraccolpo ancora più pesante in un paese che da sempre ha vissuto forti disuguaglianze sociali. La Commissione economica e sociale per l’Asia Occidentale delle Nazioni Unite riferisce che il 25 per cento delle famiglie libanesi vive con meno di 620 dollari al mese mentre più del 5 per cento delle famiglie vive in “assoluta povertà”, ossia con meno di 300 dollari al mese. L’invasione più recente ha causato lo spostamento di quasi un milione di libanesi che si trovano in una situazione di precarietà ed insicurezza ed hanno difficile accesso ad elementi basilari come alloggi, medicine e cibo. Un altro costo considerevole è quello relativo allo sviluppo delle varie regioni sottoposte a bombardamenti che dovranno sperimentare una carenza dei servizi fondamentali, dalle infrastrutture alle scuole agli edifici. Se la ricostruzione delle aree danneggiate richiederà molto tempo le disuguaglianze tra le diverse regioni aumenteranno uno sviluppo economico già non uniforme. Anche i costi relativi ai danni ambientali sono enormi e la maggior parte è causata dal più grave spargimento di petrolio nella storia del paese. La dispersione di oltre 10.000 tonnellate di carburante dallo stabilimento di Jiyyeh dovuta ai ripetuti bombardamenti aerei da parte dell’aviazione israeliana il 13 e 15 luglio hanno causato l’inquinamento di un terzo della costa libanese. Nonostante gli immediati annunci di aiuti da parte dell’Arabia Saudita e del Kuwait – Riyadh ha promesso di depositare 1 miliardo di dollari alla Central Bank a sostegno dell’economia del paese e ha donato 500 milioni di dollari per la ricostruzione, mentre il Kuwait ha annunciato lo stanziamento di 300 milioni di dollari per l’assistenza – il problema più grave è la mancanza di una leadership che continua ad assediare lo scenario politico libanese e la conseguente rinascita di gruppi filo-siriani. La violenza non farà che aumentare la sfiducia nella politica che a sua volta inasprirà l’impasse economica del paese.

Libano, con gli sminatori di cluster bomb “;Ne abbiamo già trovate 45 mila”

TIRO (LIBANO) - L’eredità lasciata dalla guerra di quest’estate non osserva vacanze. Anche ieri un libanese è morto, e un altro gravemente ferito, per aver raccolto da terra una bomba a grappolo, o cluster bomb, lasciata dalle incursioni israeliane interrotte dalla tregua del 14 agosto. Secondo calcoli Onu, dovrebbero esssere un milione 100mila gli ordigni inesplosi dall’ultima guerra, più 300mila dalle guerre precedenti. In Kosovo gli sminatori delle Nazioni Unite impiegarono 2 anni per bonificare 20mila bombe in un’area piu vasta. Hafez Khalil Hassan era un bidello della scuola ‘Abbas Mussauì di Baalbek, nord della valle della Bekaa; aveva trovato un oggetto sospetto per terra e voleva mostrarlo al suo preside, quando l’oggetto è esploso, uccidendolo sul colpo e mandando il direttore Fashed Yaghi in terapia intensiva. Dalla fine dei 34 giorni di guerra sono già 160 i colpiti da queste mine particolarmente insidiose, come informa lo UnMacc, agenzia Onu incaricata dello sminamento. La metà minorenni, un terzo sotto i 12 anni. Ventuno i morti, come il cugino di Ali Jawad, 15 anni, una gamba ferita dalle schegge della cluster esplosa tra lui e il 18enne Hamal. Ad Ali è andata bene, era dietro Hamal che reggeva il bastone con cui stavano smuovendo un oggetto interrato, poco fuori il loro villaggio di Hallowsiye nel Sud. Ali è rimasto ricoverato una settimana all’ospedale Jabal Amel di Tiro. Se gli chiedete cosa vede nel futuro dei libanesi del Sud, vi guarderà con un barlume di disprezzo negli occhi e replicherà duro “Tu cosa pensi ci aspettiamo in queste condizioni?” A questo punto sarebbe meglio non chiedere cosa pensi degli israeliani, ma la risposta viene inaspettatamente pacata: “L’unica cosa che vorrei dire loro è di non usare ordigni tra i civili. I bambini non combattono le guerre”. Le cluster bomb, o ordigni a grappolo, lanciati da Israele nel corso dell’offensiva estiva, si disperdono sul terreno dall’ogiva con cui vengono sganciate e possono uccidere anche ad anni di distanza. Esplodono per una semplice scossa. ”I nostri esperti in Kosovo ci hanno riferito di aver impiegato 2 anni per disattivarne 20mila. Noi pensiamo di farcela per fine 2007; intanto limoni, arance e olive marciscono sugli alberi perché i contadini non si possono avvicinare – spiega Dalya Farran dell’UnMacc – ma siamo ottimisti. Abbiamo molti più sminatori rispetto a Kosovo 2000′. Al momento non si ha ancora una mappa dettagliata dei luoghi in cui Israele ha sganciato questi ordigni. Israele ha promesso più volte mappe aggiornate, ma dalla UnMacc sostengono di aver ricevuto solo quelle relative ai campi minati nel 2000. La United Nation Mines Action Coordination agency coordina 5 società specializzate (Mag, Bactec, Srca, Npa, Ag). L’inglese Mag è attiva da oltre 15 anni e adotta un metodo semplice: fare istruire gli sminatori da altri professionisti che hanno già ripulito il proprio Paese. In Kosovo arrivarono i cambogiani; i kosovari hanno addestrato i curdi iracheni e 19 Curdi sono venuti quest’estate in Libano. Salam, team manager che coordina due gruppi da 15 persone, spiega come si bonificano i terreni assegnati. “Si procede in linea, due alla volta, assai lentamente. Schiena curva, si guarda palmo a palmo scostando cespugli e foglie sul terreno. In 9 giorni abbiamo completato dieci riquadri da 800 metri quadri l’uno sulla mappa, scoprendo 222 M77 di produzione israeliana, le più insidiose. “In due mesi abbiamo tra tutti i team rimosso 45mila mine, da record. Ne rimangono circa un milione 100mila, sganciate con 790 raid aerei e da 1800 missili, calcolando 650 cluster per missile e 644 in ogni aereo. Finora abbiamo contato 780 siti colpiti ma continuiamo a scoprirne di nuovi”. Chalak, sminatore caposquadra istruito dagli iracheni, mostra come si fa esplodere un ordigno, in una buca circondata da sacchi di sabbia. Le cluster sembrano scatole delle conserve alimentari. L’agrumeto in cui ci troviamo ha un odore forte di arance marce, che nessuno può raccogliere: un pasto per i vermi. Il terreno è pieno di paletti giallorossi che indicano dove le cluster sono state neutralizzate. Molta prudenza con i paletti rossi, che indicano a un metro un ordigno inesploso. Un agricoltore guida un furgoncino carico di casse di limoni. ”Almeno il limoneto è stato bonificato. Le arance invece sono destinate a marcire sui rami..”. “Per giorni interi lo sminamento sarà bloccato dalle prime piogge – spiega Chalak – e in più molte bombe stanno finendo sotto il fango”. Il Ministero dell’Interno libanese ha comunicato lunedì che alcuni agricoltori in zone lungo il confine come Abbassiye, Marjayun o Bent Jbeil, entrano a proprio rischio negli uliveti per non perdere l’annata, prima dell’arrivo dei Suv con gli adesivi colorati di BacTec, o Srsa, o Mag. Anche se il lavoro degli sminatori dovesse essere completato per il 2007, per alcuni sarebbe troppo tardi per sopravvivere.

Loro sanno tutto, dicono le truppe israeliane

METULLA, Israel July 25, 2006 -Sul confine israeliano oggi la diplomazia ha significato pochissimo e le truppe sono pronte per espandere la guerra nel Libano del Sud. I funzionari israeliani hanno affermato che progettano di formare una zona di sicurezza sul confine con il Libano mentre avanzano altre forze in altri punti più verso il centro. Non dicono quanto lontano entreranno nel territorio libanese, ma alcune truppe rimarranno fino a schierare una forza internazionale per la distruzione delle postazioni Hezbollah. “Non si possono sconfiggere con gli attacchi aerei”, ha affermato il maggiore Michael Oren delle forze israeliane della difesa. “Non c’è alternativa che mandare le truppe di terra.” Per le truppe israeliane schierate in Libano, le battaglie sono difficili e pericolose. Abbiamo parlato con un gruppo di soldati che sono ritornati dopo 48 ore di intenso combattimento. “Sanno da dove stiamo venendo, conoscono tutto. Sparano da dovunque. E’ il loro paese”. “Qui ognuno è l’esercito” ha affermato un soldato. “Tutti sono Hezbollah”. “Non ci sono bambini, non ci sono donne, niente.” Un’altro soldato ha ammesso chiaramente, “spariamo a tutto ciò che vediamo”.

Sul fatto che sparano a caso, nessuno lo metteva in dubbio…

Avanti :

Teheran continua a smentire un supporto militare

(ANSA) – TEHERAN, 28 LUG – L’Iran ha fornito solo ‘un sostegno umanitario, politico e diplomatico’ a Hezbollah. Lo ha dichiarato un portavoce del governo iraniano. Dall’entourage del ministero degli esteri Hamid Reza Asefi si sottolinea inoltre che il movimento sciita avrebbe gia’ sconfitto Israele da molto se realmente avesse avuto l’appoggio di Teheran. Israele e alcuni Paesi occidentali accusano l’Iran di fornire armi a Hezbollah, cosa che Teheran ha sempre smentito.

Si continua a tirare l’Iran in mezzo… infatti :

Traffico d’armi verso Israele. La Gran Bretagna sotto accusa

Avrebbero fatto rifornimento di carburante lo scorso fine settimana all’aeroporto di Glasgow in Gran Bretagna. Destinazione finale: Israele. Sui due Airbus A310 partiti dagli Stati Uniti non ci sarebbero stati pero’ aiuti umanitari ma missili e bombe. E secondo il Times di Londra altri voli di questo genere sarebbero stati programmati per i prossimi 15 giorni. “Ho già fatto sapere agli Stati Uniti- ha dichiarato Margaret Beckett, ministro degli Esteri britannico-che si tratta di una grave violazione e che muoveremo una protesta formale se risulterà che il fatto si è realmente verificato. Stiamo ancora cercando prove ma ho già preannunciato agli Stati Uniti che non siamo per niente contenti di questo”. Alla vigilia dell’incontro del Primo ministro Tony Blair a Washington con il Presidente George Bush, gli Stati Uniti negano di aver violato le procedure del trasporto aereo britannico. Intanto Amnesty International ha chiesto alle Nazioni Unite un embargo sulla fornitura di armi ad Israele e ad Hezbollah

Cerchiamo di capirsi, qui abbiamo tutti che puntano il dito sull’Iran, nessuno guarda la GB e intanto Israele si fa parare il culo per l’ennesima volta :

L’Onu scioccata per l’uccisione dei suoi osservatori. Ma la risoluzione di condanna non passa

Il Consiglio di sicurezza ha approvato una dichiarazione sulla morte dei quattro osservatori dell’Onu in Libano ma senza esprimere parole di condanna nei confronti di Israele né esigendo di partecipare all’inchiesta. Il documento è passato solo dopo un’intera giornata di negoziati. “Il Consiglio di sicurezza è profondamente scioccato e sconvolto per i bombardamenti delle forze israeliane su un posto di osservazione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale”: queste le testuali parole, lette dal’ambasciatore francese Jean Marc de la Sablière nella sua veste di presidente di turno. La Cina, unico paese membro del consiglio di sicurezza ad aver perso un militare nel raid, non ha nascosto la propria rabbia: “Non mi sarei mai aspettato che si potesse impiegare tanto tempo per una questione così importante – ha detto Wang Guangya, ambasciatore cinese all’Onu – La nostra frustrazione è evidente e penso che si farà sentire quando si tratterà di qualcos’altro”. Pechino, che non è riuscita a ottenere dagli Stati Uniti neanche che il documento avesse il rango di risoluzione, minaccia in pratica di paralizzare con il proprio veto futuri provvedimenti, a partire da quelli sul nucleare iraniano.

*sput* e tanto per non distrarsi :

600 ormai le vittime in Libano. Continuano i raid e i combattimenti al confine

Il sud del Libano ancora sotto il fuoco degli aerei israeliani. Almeno tre civili sono rimasti uccisi stamattina nei bombardamenti di alcuni villaggi. Uno era un cittadino giordano. Alla frontiera proseguono i combattimenti per conquistare Bint-Jbeil, roccaforte di Hezbollah. L’aviazione ha anche condotto diversi raid sulla valle della Bekaa, nell’est del paese, e nella regione di Sidone. L’esercito israeliano, che stima di aver ucciso duecento guerriglieri Hezbollah in 17 giorni, ha annunciato il prossimo dispiegamento di missili antimissile Patriot anche nella regione di Tel Aviv, oltre a quelli già piazzati ad Haifa. Israele ha scartato per ora l’ipotesi dell’offensiva terrestre, ma il governo ha autorizzato l’esercito a richiamare fino a 30 mila riservisti se i combattimenti dovessero intensificarsi. Si calcola che finora in Libano siano stati uccisi 600 civili. Gli sfollati sarebbero 750 mila.

Un massacro ingiusto, inutile.

In Libano crescono i sospetti su utilizzo di armi chimiche

Il presidente libanese Emile Lahoud ha accusato Israele di utilizzare bombe al fosforo bianco. Alcuni corpi sono nelle stesse condizioni di quelli di Falluja in Iraq dove l’esercito americano ha ammesso di aver usato questo tipo di armi. Alcune analisi sono state svolte dal dottor Basheer Muhammad Sham del complesso medico di Sidone: “Le armi contengono agenti tossici che abbiamo ritrovato su numerosi cadaveri. Otto vengono da Rmeileh e sono stati uccisi da un missile. Questi corpi sono neri ma non sono bruciati. Hanno ancora i capelli e i baffi. Non sappiamo cosa li ha ridotti in queste condizioni. Non è del fosforo altrimenti avrebbero preso fuoco“. Diversi Paesi, tra cui l’Italia, hanno chiesto a Israele di fornire spiegazioni. Per il momento lo Stato maggiore di Tel Aviv ha negato l’utilizzo di armi non convenzionali.

Strano!

Non solo petrolio: guerre per l’oro blu. Il Litani River.

Per una volta, andiamo off topic. Ma non troppo però: sempre di risorse in esaurimento si tratta, se parliamo di acqua. La guerra in corso tra Israele e Libano ha infiniti motivi politici, strategici, storici e così via, ma ce n’è uno che deve attirare necessariamente la nostra attenzione. Si chiama Litani River. Il fiume Litani scorre verso sud per tutto il Libano; ad un certo punto, fa una “virata” verso ovest, scorre parallelamente ed a pochi chilometri dal confine israeliano, e si getta nel Mar Mediterraneo a nord di Tiro. Informazioni meramente geografiche, se non fosse che secondo un documento dell’American University di Washington si tratta di un’area di importanza vitale per entrambe i paesi coinvolti nel conflitto. Infatti il Medio Oriente, dove il petrolio abbonda, è afflitto da una cronica mancanza d’acqua, e il fiume Litani, con una portata di 580 milioni di metri cubi all’anno rappresenta la differenza tra l’irrigazione dei campi e lo sviluppo delle industrie e la siccità e la povertà. Storicamente, fin dagli anni ’40, Israele ha cercato di inserire il fiume nel proprio territorio, mentre il Libano produce addirittura il 35% dell’energia elettrica per via idroelettrica con le acque del Litani. Sempre secondo il documento, Israele ritiene che il Libano usi le potenzialità del fiume solo per un terzo, rendendo quindi la risorsa fruibile anche dal potente vicino. La risposta libanese è che esiste ancora molto spazio per lo sviluppo idrico, ad esempio fornendo di acqua corrente molti villaggi che ne sono ancora privi, e che comunque il Libano ha più terra irrigabile che acqua. E’ da considerare inoltre che l’area dove scorre il Litani in prossimità di Israele è un’area a predominanza sciita… e a questo punto è lecito domandarsi se gli Hezbollah non siano stanziati proprio in una zona di conflitto per una risorsa fondamentale. Esiste inoltre da parte israeliana un progetto per creare una galleria sotterranea che devii le acque verso il lago di Tiberiade, visto che il fiume Litani scorre solo a 4 chilometri dal confine israeliano. Ricordiamocelo, quando sentiamo parlare di “fasce di sicurezza”!

Avanti con la difesa!

Contrastare la propaganda

28 Luglio, 2006.Fonti Hezbollah hanno una storia completamente diversa sull’incidente che ha scatenato l’attacco israeliano contro il Libano. L’altra versione porta a credere alla natura premetidata di un piano che fu delineato in un meeting a 3 tra Dick Cheney, Benjamin Netanyahy, e Natan Sharansky alla conferenza dell’American Enterprise Institute in Colorado lo scorso mese. Hezbollah riporta che il 12 Luglio, due soldati dell’esercito israeliano sono stati catturati da Hezbollah dopo aver penetrato il territorio Libanese. Hezbollah credeva che avrebbero portato ad uno scambio di prigioneri, qualcosa che era successo molte volte in passato. Tuttavia, già alla ricerca di un incidente sul confine tra Israele e Libano, il Governo Israeliano mandò un carroarmato Merkava-2 in Libano a recuperare le sue due unità catturate. Il carroarmato fu distrutto da una mina, uccidendo 4 soldati Israeliani. Haaretz ha confermato che il carroarmato è stato distrutto da una mina e non da un attacco degli Hezbollah.

Dolore, indignazione e condanna di fronte alla strage di civili a Cana

BRUXELLES – Il massacro di Cana ha suscitato emozione in tutto il mondo. Ma anche sdegno e condanna. Molti capi di stato e di governo hanno usato parole dure e lo strazione per l’ennesima strage ha reso più chiare le divisioni della comunità internazionale di fronte a quanto sta accadendo in Medio Oriente. Divisioni emerse ancora una volta al Consiglio di sicurezza, riunito d’urgenza su richiesta del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. Soltanto a fine giornata arriva un segnale incoraggiante, con la decisione di Israele di sospendere per 48 ore i raid aerei sul Libano meridionale. Stati Uniti. Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, in missione a Gerusalemme, ha detto che “è il momento del cessate il fuoco” e ha chiesto a Israele di fare “grandissima attenzione” per evitare vittime civili in Libano. Anche la Casa Bianca ha chiesto “moderazione”. Ma da Washington non è arrivato nessun invito alla immediata cessazione delle ostilità. Unione Europea. Bruxelles ha definito “orribile” l’attacco aereo israeliano. “La Commissione ha ripetutamente richiesto che entrambe le parti adottino il cessate il fuoco al più presto possibile e che in ogni caso entrambe le parti osservino le norme umanitarie e il diritto internazionale”, ha detto il portavoce Katharina Von Schnurbein. Alla condanna dell’Unione Europea si sono aggiunte molte voci dagli stati membri che continuano nell’azione diplomatica per ottenere un cessate il fuoco. D’Alema in Israele. Massimo D’Alema, da questa mattina in Israele, al termine dell’incontro con la sua omologa Tzipi Livni ha condannato senza mezzi termini la strage di Cana. “Non possiamo giustificare quello che è accaduto questa mattina” ha detto aggiungendo che l’escalation militare di Israele in Libano allontana le possibilità di dispiegare una forza internazionale di stabilizzazione. D’Alema ha ribadito poi che, dopo “la strage di civili a Cana”, è “per lo meno il momento di una tregua umanitaria”. Questa, ha aggiunto, “potrebbe poi diventare un cessate il fuoco più stabile”. In serata, dopo un colloquio con la Rice, il titolare della Farnesina ha sottolineato che “il cammino è molto problematico” e che “la posizione israeliana è così intransigente da rendere difficile l’ipotesi che si possa rapidamente sbloccare la situazione”. Infine, dopo l’annuncio dello stop ai raid aerei israeliani, il ministro degli Esteri ha parlato di segnale positivo: “Alla fine di una giornata lunga, complessa e per certi versi drammatica, c’è un segnale significativo che va nel senso da noi auspicato e che ci incoraggia a proseguire con speranza gli sforzi intrapresi a favore della pace”. Telefonate tra Prodi e i leader europei. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha dichiarato: “Sono profondamente preoccupato per l’andamento di una guerra che vede sempre più vittime tra i civili. E’ urgente e necessario che si cominci ad usare un linguaggio di pace, prima che la spirale e l’escalation della violenza bellica sul terreno diventi incontrollabile. L’opinione pubblica italiana è profondamente turbata da questi eventi e, in particolare, per quanto è avvenuto a Cana in queste ultime ore. Mi auguro davvero che si ritrovi una strada per la pace”. Il presidente del Consiglio ha avuto colloqui telefonici sia con il presidente francese Jacques Chirac, che con il primo ministro spagnolo Louis Zapatero. Benedetto XVI chiede una tregua. Anche il Papa è tornato a chiedere una tregua immediata: “Nel nome di Dio mi rivolgo a tutti i responsabili di questa spirale di violenza, perché immediatamente si depongano le armi da ogni parte”. L’appello del Papa è rivolto anche ai capi di Stato: “Ai Governanti e alle Istituzioni internazionali – ha detto il Papa durante l’Angelus a Castelgandolfo – chiedo di non risparmiare nessuno sforzo per ottenere questa necessaria cessazione delle ostilità e per poter iniziare così a costruire, mediante il dialogo, una durevole e stabile convivenza di tutti i popoli del Medio Oriente”. La condanna di Chirac. Il presidente francese, Jacques Chirac, ha condannato il bombardamento di Israele su Cana affermando che questa strage sottolinea la necessità di un cessate il fuoco. “La Francia condanna questa azione ingiustificata che mostra più che mai la necessità di giungere a un cessate il fuoco immediato senza il quale altri drammi si ripeteranno”, ha sottolineato in un comunicato. Per Londra “bombardamento orribile”. Analogo il commento del ministro degli Esteri britannico Margaret Beckett, che ha definito “spaventoso e orribile” il bombardamento su Cana. “Abbiamo ripetutamente detto a Israele di agire in modo proporzionato”, ha aggiunto Beckett. Dal canto suo, il premier Tony Blair ha sostenuto che le ostilità devono cessare immediatamente nel caso lo richieda una risoluzione dell’Onu. Lega Araba. Il segretario generale Amr Moussa ha chiesto “un’inchiesta internazionale su questo massacro e sugli altri crimini di guerra che Israele ha commesso in Libano”. Siria. Per il presidente Bashar al-Assad, “il massacro compiuto da Israele mostra la barbarie di questa entità aggressiva. Costituisce terrorismo di stato attuato al cospetto del mondo”. Autorità nazionale palestinese. Il presidente della Anp Mahmoud Abbas ha definito “un crimine commesso da Israele” la strage e ha chiesto all’Onu di dichiarare un cessate il fuoco immediato. Iran. Il ministro degli Esteri Manouchehr Motaki ha sollecitato l’Onu ad “agire per fermare il fuoco della guerra in Libano e in Palestina e portare davanti alla giustizia (i dirigenti israeliani) per i loro crimini contro l’umanità”.

Beirut, attacco alla sede Onu dopo la strage di bambini a Cana

BEIRUT – Centinaia di manifestanti inferociti, la sede delle Nazioni Unite a Beirut devastata esternamente ma anche all’interno. Nessun ferito ma tanta paura e, soprattutto, tanta tensione. La strage di Cana ha avuto conseguenze immediate nella capitale libanese. Manifestazione e violenza probabilmente indirizzate dai leader hezbollah, ma certamente corrispondenti alla rabbia della popolazione. Il palazzo Onu è nel centro di Beirut, ricostruito qualche anno fa dopo le distruzioni della guerra civile. La gente, chiamata a raccolta da comitati studenteschi e giovanili, si è radunata davanti all’edificio. All’inizio solo urla e slogan scanditi contro Israele e Stati Uniti o a favore di Hezbollah e del suo leader Nasrallah: “Con l’anima e con il sangue ci sacrifichiamo per te, Nasrallah”. Mentre sventolavano alcune bandiere gialle del movimento estremista sciita. Poi, nelle immagini trasmesse dall’emittente di Dubai Al Arabiya si è visto fumo levarsi da una parte dell’ edificio mentre il portone e diverse vetrate laterali venivano sfondati con transenne prese in un vicino parcheggio. Molti hanno cominciato a tirare pietre mentre altri gridavano: “Feltman subito fuori!”. Jeffrey Feltman è l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libano. All’interno, danni ingenti: bruciati mobili e suppellettili. Fuori, la folla si è ingrossata arrivando a qualche migliaia di persone sempre più inferocite. A questo punto si sono mossi gli uomini di cerniera tra il governo e gli Hezbollah. Tramite le televisioni è stato diffuso l’appello alla calma del presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, mentre sono arrivati sul posto reparti dell’esercito libanese. “Non si deve attaccare alcuna sede internazionale – ha detto Berri – dobbiamo dare al mondo la possibilità di schierarsi al nostro fianco e non dare cattive immagini di noi. Adesso le condizioni dei negoziati sul piano internazionale sono cambiate”. Più tardi, mentre la sede dell’Unione Europea, poco lontana da quella delle Nazioni Unite, veniva evacuata, i deputati di Hezbollah hanno fermato la folla dei manifestanti che, aveva raggiunto in corteo il vicino palazzo del Gran Serraglio, sede del governo libanese, e tentava di penetrare all’interno.

Cana, bombe sul rifugio degli innocenti Sessanta morti, 37 sono bambini

BEIRUT - E’ strage di bambini a Cana, nel sud del Libano. L’attacco aereo israeliano sul villaggio, è arrivato nella notte. Una pioggia di bombe ad alta precisione: obiettivo un edificio di tre piani che è venuto giù come un castello di carte. Dentro si erano rifugiate da giorni molte famiglie spaventate dal conflitto. Sotto le macerie, una sessantina di cadaveri, 37 sono bambini (quindici di loro erano disabili). E’ la strage che segnerà per sempre questa data e questa guerra. Per tutta la giornata il mondo è stato colpito e travolto dalle immagini dei soccorritori che scavavano tra le macerie e sollevavano corpi di bambini e bambine, li portavano via a braccia, li mostravano urlando e chiedendosi perché. Il perché, dal loro punto di vista, l’hanno detto gli israeliani. Alla radio militare, fin dalle prime ore del mattino, un alto ufficiale dell’aviazione ha spiegato che da quel palazzo, nei giorni scorsi erano stati sparati diversi razzi katyuscia verso le città israeliane di Maalot e Kiryat Shmone (Galilea). E, in serata, durante la seduta urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’ambasciatore israeliano al Palazzo di vetro, Dan Gillerman ha detto che “Cana è un covo di hezbollah”. Ha aggiunto che Israele è profondamente colpito da questa tragedia ma che gli Hezbollah ne portano la totale responsabilità. Poco più tardi, la Fox Tv ha mostrato un filmato che dimostrerebbe la tesi dei missili lanciati da quell’edificio: è un video notturno soffuso di luce verde, si vede il palazzo e si vedono degli oggetti volanti che potrebbero essere missili che partono dai due lati. Notiamo il “potrebbe essere”… Ma allora, perché in quel palazzo erano rifugiati donne e bambini? Perché questa strage degli innocenti? Israele agita la tesi secondo la quale gli hezbollah userebbero “attirare” civili inermi nelle loro basi per farne scudi umani e per usare le vittime come propaganda quando Israele reagisce. Cosa anche possibile ma che non risponde alle domande di fondo che si pone l’intera (e inorridita) comunità internazionale: i generali dell’aviazione israeliana sapevano (o immaginavano) che in quell’edificio si nascondevano dei civili inermi? E se sì, perché hanno deciso di bombardarlo?

Ora, cerchiamo di ragionare… Quando qualcuno usa un altro essere umano come “scudo”, secondo il chiaro significato della parola, si conviene che sia un deterrente contro l’aggressione degli avversari. Perchè quell’obiettivo venga raggiunto, devono quindi esistere le premesse fondamentali. La parte che usa scudi umani DEVE presumere che il loro avversario esiterà a sparare contro quegli scudi per paura di ucciderli. MA perchè questo accada, l’avversario deve prima AVERE CURA della salute dei cosiddetti “scudi umani.” Se l’opponente non se ne cura, dunque decade il presunto obiettivo della deterrenza contro l’aggressione.[...] In questo caso, Israele ha provato in passato ed ancora adesso, oltre OGNI ragionevole dubbio, che NON E’ sensibile ad alcun deterrente che impedisca l’uso devastante della forza contro qualunque obiettivo desideri, che ci siano o meno civili nell’area.

La questione è e sarà oggetto di discussioni infinite. Di certo il mondo islamico ha già deciso che Israele ha la piena responsabilità della strage e che Onu e Stati Uniti sono corresponsabili per non aver fatto abbastanza per fermare gli attacchi decisi da Olmert. Da qui le manifestazioni culminate con l’assalto alla sede dell’Onu a Beirut, di qui, anche le richieste di tutto l’occidente per un “immediato cessate il fuoco” e l’appello rivolto da un frustratissimo Kofi Annan al Consiglio di Sicurezza per una “pesante condanna” di Israele. Così i bambini morti di Cana diventano il momento cruciale e (forse) di svolta di questo conflitto. Anche in senso simbolico. Perché il paese di Cana era già stato pesantemente segnato dalla guerra tra Israele ed Hezbollah. Il 18 aprile del 1996, infatti, durante l’operazione “Furore” condotta dall’esercito israeliano contro i guerriglieri sciiti, venne bombardata dall’artiglieria israeliana una vicina base del contingente dell’Onu (Unifil) dove avevano trovato rifugio centinaia di civili. In quel caso i morti furono oltre 107, poi sepolti in una fossa comune al centro del villaggio, dove è stato in seguito eretto anche un monumento. Altre 800 persone rimasero ferite. Oggi le emittenti Tv libanesi stanno ritrasmettendo le immagini anche di quella carneficina. Mandano in onda fotogrammi di una fila di sacchi di plastica trasparente con dentro i cadaveri, su molti dei quali era scritto: “non identificabile”. “Non vogliamo un’altra Cana”, aveva urlato appena dieci giorni fa un portavoce del contingente dell’Onu (Unifil) dispiegato al confine tra Libano e Israele, che ancora una volta si è venuto a trovare al centro del fuoco incrociato di soldati israeliani e guerriglieri hezbollah. Le sue parole hanno oggi trovato drammatica conferma, ma non è stata “un’altra”, è stato di nuovo “a Cana”, un villaggio che dovrebbe evocare memorie bibliche, e non immagini di poveri innocenti fatti a pezzi da una violenza inaudita. Da giorni, nel 1996 come oggi, il governo israeliano, allora guidato da Shimon Peres già insignito del premio Nobel per la pace, aveva lanciato un’offensiva esplicitamente denominata ‘Furore’ contro gli Hezbollah, provocando tra l’altro ancora una volta la morte di decine di civili e un’ondata di centinaia di migliaia di sfollati. Oggi il premier israeliano Ehud Olmert ha espresso “profondo rammarico” per la strage a Cana, ma ha aggiunto che la responsabilità è dei miliziani sciiti, che usano i civili come “scudi umani”. E insiste… Nel 1996 a puntare il dito contro gli Hezbollah fu il dipartimento di Stato americano, con una accusa analoga, mentre il governo dello Stato ebraico disse che la strage fu compiuta per un “errore”, dovuto a carenze e imprecisioni sulle carte geografiche distribuite ai soldati israeliani. Circostanza che venne giudicata “improbabile” da un rapporto dell’Onu, che chiese ad Israele un rimborso danni per 1,7 milioni di dollari, mai riconosciuto. Dopo di allora Cana è stata peraltro al centro anche di un altro e ben diverso conflitto tra Israele e Libano, quando una archeologa israeliana ha affermato di avere trovato vicino alla cittadina di Kafr Kanna il sito dove stando al Vangelo Gesù realizzò il suo primo miracolo, quello di trasformare nel corso di un banchetto di nozze l’acqua in vino. Fino ad allora si era ritenuto che il luogo del miracolo fosse la sfortunata cittadina in Libano. Ma questa è un’altra storia.

Cana… aspetta aspetta che c’è anche un bel video : Exclusive International Reports on Qana Massacre

Andiamo avanti :

 

Onu “scioccata”, ma non condanna

e quando mai…

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è detto ”estremamente colpito e scioccato” dalla strage di Cana, ma non l’ha condannata esplicitamente, vista l’opposizione degli Usa. E’ stata approvata all’unanimità una dichiarazione del presidente, non vincolante, in cui si ”deplora fortemente la perdita di vite innocenti”. No dico, quanti ne devono far fuori? “Ciò che è importante – ha detto Jean Marc de la Sablière, ambasciatore francese e presidente di turno del Consiglio – è essersi accordati su un testo accettabile che impegni il Consiglio di sicurezza. Abbiamo discusso la questione per settimane, producendo finora risultati molto scarsi”. In precedenza, il segretario generale dell’Onu Kofi Annan aveva chiesto una condanna della strage di Cana nei termini i piu’ forti possibilì. Le Nazioni Unite sono state duramente contestate dalla popolazione libanese: a Beirut, centinaia di dimostranti hanno gravemente danneggiato ieri la sede dell’Onu dove lavora un’ottantina di persone.

Israele sospende per 48 ore i raid aerei sul Libano del sud

GERUSALEMME – Israele accetta di sospendere per 48 ore i raid aerei sul Libano meridionale, in modo da consentire di far luce sulla strage di Cana. La notizia arriva a conclusione di una drammatica giornata. A darla, a Gerusalenne, è un portavoce del Dipartimento di Stato, Adam Ereli, dopo i colloqui che il segretario di Stato Condoleezza Rice ha avuto con le autorità israeliane. La sospensione dei raid fino alla mezzanotte di martedì è l’effetto della pressione esercitata dalla stessa Rice sul governo israeliano. Si parla di stop, e non di tregua. Questa parola, infatti, avrebbe un diverso peso politico dato che Israele subordina il cessate il fuoco al disarmo di Hezbollah. Israele si coordinerà con le Nazioni Unite per dare una finestra di 24 ore agli abitanti del Libano meridionale affinché possano lasciare la regione se lo desiderano. Israele si riserva il diritto di riprendere i raid in ogni momento, se nota attività in preparazione di attacchi contro il suo territorio.

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Libano: i bombardamenti continuano, nonostante il cessate il fuoco annunciato da Israele

Due giorni di cessate il fuoco in Libano. Ma la sospensione dei bombardamenti aerei israeliani non significa la fine delle operazioni militari. Esercito israeliano e milizie Hezbollah continuano ad affrontarsi: un soldato libanese è rimasto ucciso e altri tre feriti durante un bombardamento nella città di Taybe. La mediazione di Washington, che a venti giorni dall’inizio delle ostilità ha parlato per la prima volta di un possibile e duraturo cessate il fuoco in tempi brevi, ottiene dunque un risultato più teorico che concreto. E Israele non ha mancato di sottolineare che la priorità resta comunque difiendersi dalle offensive di Hezbollah. Non possiamo accettare una tregua immediata perchè spianerebbe la strada agli estremisti – ha detto oggi il ministro della Difesa israeliano Amir Peretz durante la seduta in parlamento. Allo stesso modo il premier Ehud Olmert ha riaffermato il diritto dello Stato ebraico a difendersi dagli attacchi delle milizie sciite, pur esprimendo rammarico per la strage di Cana. Intanto – secondo i dati forniti dal premier libanese Fuad Seniora – da quando le truppe israeliane hanno attaccato il Libano meridionale, le vittime nel Paese sono 750.

alla faccia del “cessate il fuoco”…

Libano: raid Israele vicino Siria

(ANSA) – BEIRUT, 31 LUG - Aerei militari israeliani hanno lanciato una serie di raid nell’ est del Libano vicino al confine con la Siria. Lo hanno riferito fonti della sicurezza libanese dopo che Israele ha dichiarato una tregua dei bombardamenti di 48 ore.Le fonti hanno detto che almeno due strade sono state colpite vicino al confine. Israele ha affermato che i raid aerei lanciati nell’ est del Libano sono precedenti alla decisione di sospendere i bombardamenti per 48 ore.

Air raid hits Syria border

Gli aerei militari israeliani hanno colpito la città di Masnaa, il punto d’incrocio principale sul confine fra Libano e Siria. Una persona è stata ferita quando 3 missili sono esplosi negli ultimi edifici al punto di incrocio, creando crateri in mezzo alla strada. Gli aerei militari israeliani avevano attaccato la stessa zona il 15 luglio, tre giorni dopo che gli israeliani hanno lanciato la pesante offensiva al Libano, dopo che gli Hezbollah avevano bloccato due soldati israeliani.

Livni: Qana attack led to turning point in support for Israel

Le morti delle dozzine di civili nell’attacco aereo israeliano nel villaggio di Qana, nel Libano del Sud, hanno contrassegnato una svolta diplomatica significativa contro Israele, questo è quello che ha affermato Tzipi Livni, ministro degli Esteri israeliano. Il ministro degli esteri ha affermato questo dopo gli eventi di Qana, lo scopo di Israele di manovrare la politica è stato ridotto, così come la quantità di supporto europeo che Israele sta ricevendo per le relative operazioni in territorio libanese. Livni ha anche affermato che questo cambiamento è stato esemplificato dalla posizione russa e francese, che definisce “problematica verso Israele”. Inoltre ha affermato che malgrado le immagini degli incidenti civili di Qana, era importante non smarrirsi applicare la decisione 1559 dell’ONU.

STOP!

La risoluzione 1559 del consiglio di sicurezza

Il 2 settembre 2004, con 9 voti a favore (Angola, Benin, Cile, Francia, Germania, Regno Unito, Romania, Spagna, Stati Uniti), nessuno contrario e 6 astensioni (Algeria, Brasile, Cina, Filippine, Pakistan, Russia), veniva approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite le risoluzione 1559. Questo il testo integrale: Il Consiglio di Sicurezza, richiamando le sue precedenti risoluzioni sul libano, e in particolare le risoluzioni 425 (1978) e 426 (1978) del 19 marzo 1978, la risoluzione 520 (1982) del 17 settembre 1982, e la risoluzione 1553 (2004) of 29 luglio 2004 nonché le dichiarazioni del suo Presidente sulla situazione in Libano, e in particolare la dichiarazione del 18 giugno 2000 (S/PRST/2000/21); ribadendo il suo forte sostegno per l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendneza politica del Libano entro i suoi confini territoriali internazionalmente riconosciuti; sottolineando la determinazione del Libano a garantire il ritiro dal Libano di tutte le forze non libanesi; profondamente preoccupato per la continua presenza in Libano di milizie armate, che impediscono al governo libanese di esercitare la sia piena sovranità su tutto il territorio libanese; ribadendo l’importanza di estendere il controllo del governo libanese su tutto il territorio libanese; consapevole delle imminenti elezioni presidenziali libanesi e dell’importanza che si tengano elezioni libere e corrette conformemente alle leggi costituzionali libanesi elaborate senza influenze né interferenze straniere;

1. ribadisce il suo appello per il rigoroso rispetto della sovranità, integrità territoriale, unità e indipendenza politica del Libano sotto la sola ed esclusiva autorità del governo del Libano su tutto il Libano;

2. chiede il ritiro dal Libano di tutte le forze straniere ancora presenti;

3. chiede lo scioglimento e il disarmo di tutte le milizie libanesi e non libanesi;

4. sostiene l’estensione del controllo del governo del Libano su tutto il territorio libanese;

5. dichiara il proprio sostegno a un processo elettorale libero e corretto per le imminenti elezioni presidenziali condotte secondo le leggi costituzionali libanesi senza influenze né interferenze straniere;

6. chiede a tutte le parti interessate di cooperare pienamente e urgentemente con il Consiglio di Sicurezza per la piena attuazione di questa e di tutte le risoluzioni relative al ristabilimento dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza politica del Libano;

7. incarica il segretario generale di riferire al Consiglio di Sicurezza entro trenta giorni sull’applicazione ad opera delle parti di questa risoluzione e decide di rimanere attivamente impegnato su questa materia.

Ritorniamo all’articolo…

L’associazione per i diritti civili in Israele martedì ha invitato il Primo Ministro Ehud Olmert a stabilire una commissione d’inchiesta per le uccisioni di Qana. Poichè l’IAF continua a studiare i prossimi raid aerei, la questione viene posta ai militari che hanno partecipato all’avvenimento. Ora sembra che i militari non abbiano avuto informazioni sui razzi lanciati dal luogo nella costruzione, o della presenza degli uomini di Hezbollah. L’IDF ha affermato, dopo il mortale raid aereo, che molti razzi erano stati lanciati da Qana. Tuttavia, hanno cambiato la versione il lunedì.

Chiaro il concetto???Avete capito bene cosa ci sta dicendo?

Il luogo era stato incluso in un programma dell’IAF per colpire parecchie costruzioni nella prossimità di luoghi dove c’erano dei lanci di razzi. Colpi simili sono stati effettuati nel passato. Tuttavia non c’erano lanci di razzi da Qana il giorno del raid. Nel frattempo, gli operatori libanesi della croce rossa hanno segnalato 28 corpi lunedì, di cui 19 erano bambini. Il conteggio è più basso dei 60 corpi segnalati dalle agenzie di stampa, che citano i servizi di sicurezza libanesi I superstiti dicono che 60 persone erano nella costruzione al momento del colpo. I corpi supplementari si pensa che siano stati trovati nelle operazioni di salvataggio. Altrove, nel Libano del Sud, 49 corpi sono stati rimossi dalle rovine di 10 villaggi. Le fonti mediche affermano che dozzine di corpi sono sotto le macerie. Le fonti dell’IDF hanno affermato che gli opuscoli di avvertimento che l’IAF ha diffuso ai residenti invitavano a lasciare la zona sono stati fatti cadere parecchi giorni prima del raid e non nel fine settimana. L’IAF non verifica se i villaggi sono stati sgombrati o se i civili rimangono nascosti nei rifugi nelle posizioni credute sgomberate. I paracadutisti che hanno combattuto in Bint Jbail l’ultima settimana hanno detto che hanno notato i civili nascondersi nei rifugi mentre la battaglia con i militari Hezbollah era in corso. Il conteggio dell’IDF e quello dei superstiti presentano versioni contradittorie sulle morti di Qana. L’IDF ha affermato che c’è uno spacco di sette ore fra il raid dell’IAF e il primo rapporto che la costruzione era crollata. Invece i residenti dicono che sono passati soltanto 10 minuti dal colpo al crollo. I superstiti dicono che le squadre di salvataggio sono arrivate soltanto la mattina poichè le condizioni notturne hanno reso la missione di salvataggio molto difficile. La croce rossa ha ricevuto una richiesta d’aiuto soltanto alla mattina, che spiega il loro arrivo in ritardo. Sami Yazbek, capo del reparto della croce rossa ha detto che il suo ufficio ha ricevuto una chiamata soltanto alle 7 antimeridiame. Le ambulanze hanno ulteriormente ritardato per via delle strade bombardate che conducono a Qana. I mezzi in primo luogo hanno sentito parlare dei bombardamenti alle 8 am. La stampa estera ha citato le fonti libanesi che spiega l’annuncio ritardato ricordando che l’elettricità e i telefoni, a Qana, erano tagliati per la durata dell’attacco dell’IAF. Un’indagine IAF sul bombardamento è tuttora in corso. L’IAF ammette che il villaggio è stato colpito 3 volte fra la notte di sabato e la mattina di domenica. Due bombe sono cadute sulla costruzione nel primo raid. Channel 10, tuttavia, ha affermato lunedì che le ricerche iniziali hanno mostrato le bombe che non erano eslpose immediatamente e un’altra esplosione la mattina sucessiva ha provocato l’incidente. L’IDF non ha fornito spiegazioni per la seconda esplosione e non è chiaro se la bomba è stata spostata o se le munizioni di Hezbollah immagazzinate nella costruzione hanno provocato l’eslposione. I civili hanno continuato a lasciare il luogo il lunedì, approfittando del rallentamento provvisorio del combattimento, imposto dall’IAF dopo l’attacco di Qana. Le Nazioni Unite e la croce rossa hanno trasportato l’assistenza d’emergenza ai villaggi nel sud. Le NU inoltre hanno trasportato alimenti e apparecchiatura medica ai residenti di Qana.

Chi mi ricorda cosa si diceva poche righe più in su?

Spino> da quel palazzo, nei giorni scorsi erano stati sparati diversi razzi katyuscia verso le città israeliane di Maalot e Kiryat Shmone

Skizzo>Cana è un covo di hezbollah”.Ha aggiunto che Israele è profondamente colpito da questa tragedia ma che gli Hezbollah ne portano la totale responsabilità.

Ancora, altre, ennesime balle spacciate con la solita insolente boria…

Yesha Rabbinical Council: During time of war, enemy has no innocents

Il consiglio rabbinico di Yesha ha annunciato, in risposta all’attacco dell’IDF in Qana, che “secondo la legge ebrea, durante il momento della battaglia e della guerra, non c’è nessun termine come ‘innocenti’ per i nemici”. “Tutte le discussioni sulla moralità cristiana stanno indebolendo lo spirito dell’esercito e della nazione e stanno toccando l’anima dei nostri soldati e dei nostri civili”, dice la dichiarazione. (Efrat Weiss)

Non ho paro….

Intanto però possiamo guardare con cura se la storia del fiume litani è verosimile…

“on the lebanon side of the border”…seconda parte…