di Michael Gaddy

Per diversi decenni lo stato ed i suoi complici nei media hanno emarginato e demonizzato chiunque adducesse la partecipazione dello stato in attività illegali o cospirazioni per fornire false informazioni che sostenessero le sue guerre illegali ed altri ordini del giorno. Coloro che agiscono in tal modo vengono definiti “fanatici cospirazionisti” o, nel caso di Rush Limbaugh, membri della Società dei Custodi della Bizzarra Conoscenza.

Credere che lo stato non sia mai coinvolto in cospirazioni illegali vuol dire credere che lo stato sia incapace di comportamento criminale e che Giulio Cesare sia stato ucciso in un accoltellamento casuale.

Una teoria è definita come un’ipotesi o una congettura; quindi, una volta che anche un solo elemento di prova reale è scoperto, la teoria non esiste più; diventa una possibilità. Il problema che i cospirazionisti affrontano è la mancanza di qualsiasi revisione soggettiva di quella prova. Lo stato è sempre “ufficialmente” incaricato di scoprire le prove. Quando qualcuno fuori dall’influenza dello stato scopre una prova che il governo ha in qualche modo “trascurato,” allora una commissione “imparziale” viene incaricata di studiare quella prova. Il problema è che la commissione imparziale viene sempre nominata dallo stato ed è popolata da persone con stretti legami con l’apparato statale. Devo ricordare la Commissione per l’11/9, o la Commissione guidata dall’ex senatore John Danforth incaricata di studiare la tragedia chiamata Waco?

Anche nel caso che queste commissioni scoprano azioni malevole di impiegati dello stato, non c’è mai alcun processo per i responsabili, anche quando il crimine che commettono è omicidio. Il caso dell’agente della FBI Lon Horiuchi ne è un perfetto esempio. Di conseguenza, è evidente che coloro che rappresentano lo stato operino impunemente e/o con la “licenza di uccidere” sanzionata dallo stato.

Forse lo stato crede che soltanto i cittadini privati siano capaci di cospirazioni criminali; dopo tutto, più del 40% degli ospiti delle prigioni federali lo sono per aver “cospirato” per commettere un crimine. Ma menzionare lo stato e i criminali, non è ridondante?

Ultimamente, sono diventato sempre più scettico della tempistica e delle circostanze che circondano gli omicidi di massa. Ogni ricercatore degno di questo nome si chiederebbe come mai, entro pochi giorni dalla rivelazione dello stato della sua intenzione di proibire la vendita di certo tipo di armi da fuoco, si verifichi un omicidio di massa nel quale è usato quel tipo di arma.

Un individuo prudente, libero da legami emozionali o finanziari con lo stato, non può ignorare logicamente le similitudini in molti di questi omicidi di massa.

Primo, c’è il fenomeno folle e completamente spiegato di una persona che si arrabbia con qualcuno o per qualcosa e quindi uccide a caso gente che non conosce.

Secondo, c’è l’uso quasi universale di farmaci psicotropi da parte degli esecutori di questi crimini atroci. Quasi tutti i coinvolti in stragi scolastiche stavano prendendo, o avevano appena smesso di prendere, farmaci come il Prozac o il Ritalin.

Terzo, è il fatto che un gran numero di assassini si suicidano dopo avere commesso i loro atroci crimini.

Quarto, quando l’omicidio di massa non rientra nel profilo di cui sopra, lo stato usa l’avvenimento per sostenere, come ha fatto nella strage di questo fine settimana in Pennsylvania, che l’esecutore temeva che lo stato gli avrebbe tolto le sue armi. Questo certamente aiuta lo stato nei suoi sforzi per dipingere tutti quelli che si preoccupano della possibile perdita di libertà e delle violazioni del secondo emendamento come assassini e minacce potenziali contro la società.

Ha lo stato guadagnato da qualcuna di queste stragi molto sospette? Naturalmente.

Dopo gli assassinii politici negli anni 60, lo stato, sfruttando la paura e l’indignazione del pubblico, poté rifilare all’America la meravigliosa Legge sul controllo delle armi del 1968, una legge presa quasi alla lettera dalla legislazione nazista del 1938. La partecipazione alla promozione di questa vile legge dell’ex presidente della NRA Charlton Heston è una storia a sé.

Anche se ci sono molti autori che ritengono che lo stato sia attualmente troppo impegnato nell’economia per concentrarsi su leggi che proibiscano la proprietà privata delle armi da fuoco, credo che, a causa dell’economia, lo stato sarà costretto a perseguire attivamente come priorità una legislazione draconiana sulle armi da fuoco.

Così come eloquentemente dichiarato da molti degli economisti su LRC, i provvedimenti correnti presi dal governo per puntellare l’economia sono tutti destinati a fallire. Gli attuali salvataggi riempiranno le tasche di coloro che sostengono e controllano lo stato e non fanno altro che condurre alla disoccupazione continua ed al caos finanziario in questo paese e nel mondo. Il caos finanziario in arrivo condurrà a malcontento sociale su una scala enorme. Coloro che hanno vissuto sulle spalle dei produttori in questa società sono stati spinti (dallo stato) a credere di aver diritto alla proprietà altrui e prenderanno qualsiasi provvedimento riterranno necessario per assicurarsela.

Quando i disoccupati sono milioni e le aziende falliscono in numeri maggiori rispetto ad oggi, lo stato sarà costretto a cercare altri metodi per riscuotere il suo reddito. Se dovesse essere promulgata una tassa federale sulla proprietà, e si cominciasse a sequestrare beni privati per compensare la mancanza di reddito raccolto per fare funzionare lo stato ed il suo impero, i rappresentanti dello stato mandati a sequestrare la proprietà preferirebbero delle vittime disarmate. Lo stato intraprenderà le azioni necessarie per proteggere le sue azioni per la riscossione dei reddito. Se no, perché degli agenti del fisco sono armati?

È lo stato capace di uccidere per realizzare i suoi obiettivi? Si può sempre chiedere a Randy Weaver ed ai superstiti di Waco, per non parlare delle famiglie di decine di migliaia di soldati e di milioni di vietnamiti e di iracheni.

Nei miei prossimi scritti esaminerò nel dettaglio le similitudini delle stragi perpetrate da Charles Whitman, Patrick Purdy, Klebold e Harris, Seung-Hui Cho e Jiverly Wong, e le prove che trasformano la partecipazione dello stato da ipotesi e congettura a possibilità.