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PROGETTO MAYHEM

la democrazia è una forma di religione, è l'adorazione degli sciacalli da parte dei somari

Archivio

Archivio per Gennaio 2009

di Paolo Barnard

Una delle regole più note del giornalismo anglosassone è ‘follow the money’, cioè segui i soldi se vuoi capire come realmente funzionano le cose. Nel caso dell’elezione a presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, è istruttivo applicare quella regola… purtroppo. Il Democratico ha raccolto un gran totale di 640 milioni di dollari per la sua corsa alla Casa Bianca, di cui una larghissima parte dai cosiddetti contributi individuali. Certamente in essi vi è una gran massa di donazioni di singole persone comuni, attivisti, gruppi di volontari, che è innegabile siano stati determinanti per il successo del loro beniamino. Ma non ci è dato sapere quale percentuale di quei fondi proveniva invece da settori un po’ meno ‘puliti’. Ricordo anche, è doveroso, che l’afroamericano ha rifiutato del tutto i contributi federali alla sua campagna elettorale. Quest’ultima nota è di sicuro molto edificante, ma se si dà un’occhiata ad altri dettagli, ahimè, il quadro cambia. Si scoprono cose che preoccupano, e che confermano quello che ho scritto in “Obama? Gioire con prudenza, molta”.

Un primo sguardo ai dati pubblicati dalla Federal Election Commission americana fa risaltare la presenza dei ‘falchi’ della finanza di Wall Street fra i maggiori gruppi che hanno versato nelle casse del neo presidente, gli stessi che hanno giocato a biglie col futuro economico dell’intero pianeta, fino al collasso di questi giorni: Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley fra gli altri. Nel paragone fra i due contendenti alla Casa Bianca, Obama batte McCain per 2.938.556 dollari a 2.185.869 ricevuti delle banche commerciali. continua…

Dopo l’allegra puntata riguardo Gaza, urge un piccolo aggiornamento e una puntualizzazione :

Striscia di Gaza, Israele riprende i bombardamenti dal mare. F16 in cielo.

Domenica 1° febbraio, ore 16

Da Angela Lano in Gaza City,

Come annunciato in questi giorni, lo stato sionista, criminale di guerra, ha ripreso a bombardare la Striscia di Gaza.

Abbiamo udito pochi minuti fa diversi cannoneggiamenti provenire dal mare. In cielo hanno ripreso i sorvoli degli F16.

Tra ieri e oggi, Israele ha sfoderato la bugia del lancio dei razzi contro i propri territori, ma la resistenza nega categoricamente e accusa il governo di Tel Aviv di inventare pretesti per riattacare la Striscia e causare altri morti, in vista delle elezioni. La logica dello stato ebraico è più o meno questa: più morti, più voti. Solo una mente criminale, mostruosa può ragionare in questi termini.

Questa mattina abbiamo incontrato il portavoce del governo Hamas, Tahar an-Nunu, che ci ha confermato che la resistenza palestinese non ha lanciato razzi né ieri né oggi, e che si tratta di propaganda israeliana per giustificare una nuova aggressione via cielo e via mare della Striscia di Gaza.

“Israele vuole esercitare pressioni su di noi – ha affermato an-Nunu – prima delle elezioni per indurci ad accettare le sue improponibili condizioni di tregua. Vogliono fermare la resistenza palestinese in cambio di niente. Le nostre richieste sono chiare: fermare le aggressioni, porre fine all’assedio e riaprire tutti i valichi. Loro, invece, ci propongono un’apertura parziale. Lo abbiamo detto prima della guerra e lo ripetiamo ora”.

Pretesti per attaccare?

Ma no, cosa andate a pensare… continua…

Tanto per cominciare, per coloro che credono in azioni “difensive”…

Da 18 mesi gli israeliani si addestravano in una finta Gaza

(AGI) – Gerusalemme, 4 gen. – L’offensiva di terra e’ iniziata solo sabato ma in realta’ erano 18 mesi che gli israeliani si stavano preparando per tornare a Gaza. L’esercito aveva iniziato l’addestramento delle truppe per il ritorno in una finta Gaza costruita nel deserto in una base segreta. Lo ha rivelato alla tv il portavoce di Tsahal, il generale Avi Benayahou: “I nostri soldati conoscono ogni vicolo in cui si trovano i loro obiettivi. Per un anno e mezzo si sono addestrati su un modello su scala ridotto di Gaza costruito nella base di Tsehilim ” nel deserti del Negev, nella fascia meridionale di Israele proprio davanti alla frontiera con l’enclave costiera. Il generale si e detto soddisfatto per l’esito delle operazioni: “Abbia gia’ inferto alcuni duri colpo a Hamas ma dovremo colpirli ancora e (quindi) servira’ altro tempo”. (AGI) 21.36

Sarà soddisfatto anche del massacro di civili, questo porco bastardo.

Gaza, Israele respinge proposta europea di osservatori

GERUSALEMME (Reuters) – Israele oggi ha respinto le proposte europee di osservatori internazionali nella Striscia di Gaza dopo un eventuale cessate il fuoco, spingendo piuttosto per squadre che aiutino a individuare e chiudere tunnel che potrebbero consentire il riarmo di Hamas.

continua…