Qualche giorno di ritardo… tanto per identificare un paio di cose…

Da “Rassegna.it

L’attivista italiano per i diritti umani Vittorio Arrigoni è stato ammazzato dai suoi rapitori, diverse ore prima della scadenza da loro stessi fissata. Autore dell’omicidio, secondo i sospetti, sarebbe un gruppo salafita, la Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima, che si oppone al Governo di Hamas nella striscia di Gaza. Dopo il rapimento avvenuto ieri, il suo corpo è stato rinvenuto stamattina, impiccato, in una casa abbandonata nel corso di un blitz delle forze di Hamas. Manifestazioni in tutta Italia per ricordarlo.

Conoscendo il lavoro di Vik, dopo queste poche righe già sento il solito fetore di messinscena.

Perciò vediamo come i media dipingono Vik e la sua morte, vediamo se ci riesce di tirare qualche somma.

Arrigoni : Condanna di Hamas e Abu Mazen, crimine assurdo

(AGI) – Roma, 15 apr. – E’ stato ucciso Vittorio Arrigoni, il 36ennepacifista italiano rapito mercoledi’ nella Striscia di Gaza. I miliziani salafiti lo hanno strangolato; il cadavere e’ stato ritrovato riverso su un materasso, con un nastro di plastica attorno al collo, dalle forze di sicurezza di Hamas in un’irruzione notturna in un appartamento nel nord di Gaza City.

L’uccisione e’ avvenuta ben prima della scadenza dell’ultimatum dei rapitori prevista per oggi alle 16, forse gia’ giovedi’ pomeriggio. La Farnesina, che ha confermato l’uccisione, ha espresso “sgomento per il barbaro assassinio”.

Il corpo senza vita del militante lombardo dell’International Solidarity Movement e’ stato riconosciuto dai suoi compagni che hanno riferito che “perdeva sangue da dietro la testa” e “sui polsi recava i segni delle manette”.

Si trova nell’ospedale Shifa, dove spesso Arrigoni aveva accompagnato palestinesi feriti con l’ambulanza. A segnalare l’abitazione dove lo avevano segregato i sequestratori e’ stato uno dei loro complici, uno dei due arrestati nell’ambito dell’indagine. Hamassta cercando un terzo uomo, forse gia’ fuggito in Egitto attraverso i tunnel sotto il valico di Rafah.

Per il trasferimento della salma bisognera’ attendere probabilmente domenica, quando sara’ riaperto il valico di Erez tra Gaza e Israele. Per ritrovare l’ostaggio Hamas aveva lanciato una vera e propria caccia all’uomo, che ha portato alla cattura di almeno due dei miliziani salafiti appartenenti al gruppo integralista Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslama.

Secondo Ehab el-Ghoussein, portavoce del ministero dell’Interno di Hamas, la sorte di Arrigoni era segnata dal momento in cui era stato aggredito e trascinato via, a bordo di un’automobile rubata. Fawzi Barhum, un rappresentante di Hamas, ha definito i salafiti “una banda di degenerati fuorilegge che vogliono seminare l’anarchia e il caos a Gaza”. L’Anp inviera’ una propria delegazione in Italia e ha parlato di “pagina buia per il popolo palestinese“.

E’ stato il primo sequestro ai danni di un cittadino straniero avvenuto nella Striscia dal 12 marzo 2007, quando era stato rapito e poi rilasciato il corrispondente della Bbc, Alan Johnston, ed e’ la prima volta che nell’enclave viene ucciso un ostaggio straniero.

In un messaggio inviato alla signora Egidia Beretta, madre della vittima e che ha detto di essere “orgogliosa” del figlio, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso “sgomento” per questa “barbarie”. “L’orrendo crimine impone che si accertino la verita’ e le responsabilita’ per quello che e’ accaduto”, ha chiesto il Capo dello Stato.

Mentre avanzano le ipotesi che Arrigoni possa essere stato al servizio dei servizi segreti occidentali. Secondo il sito di intelligence israeliana, Debkafile, l’autopsia avrebbe confermato che il cooperante sarebbe stato torturato perche’ sospettato di essere un infiltrato dei servizi segreti occidentali .

Cosa cazzo state dicendo? Servizi segreti occidentali?

Non a caso Infopal segnala l’inverosimile sparata :

Omicidio Arrigoni, la propaganda israeliana sta lavorando a pieno ritmo per manipolare l’informazione

Una delle ragioni per cui crediamo che ci siano i servizi israeliani dietro la morte di Vittorio Arrigoni: si leggano quanto riporta

“Mentre avanzano le ipotesi che Arrigoni possa essere stato al servizio dei servizi segreti occidentali. Secondo il sito di intelligence israeliana, Debkafile, l’autopsia avrebbe confermato che il cooperante sarebbe stato torturato perche’ sospettato di essere un infiltrato dei servizi segreti occidentali”.

Avanzano le ipotesi che Vittorio sia stato un agente? Ma diamo i numeri? Chi è la vostra fonte?

Inoltre, come fa Israele a sapere il risultato dell’autopsia?

Ecco che le veline della propaganda israeliani iniziano a contaminare l’informazione in Italia.

Ci auguriamo che la gente accenda il cervello.

La redazione di InfoPal

In effetti, già si nota che i quotidiani preferiscono gettare ombre e intensificare la confusione sul passato di Vik Arrigoni piuttosto che porsi qualche domanda lecita/logica. In alternativa, si mette in tavola il proverbiale odio che l’Islam nutre per l’Occidente.
Ben addestrati, hanno pure la solita balla di riserva nel caso che la pista traballi… infatti :

Salafiti, non abbiamo ucciso Arrigoni

(ANSA) – GAZA – Una delle fazioni salafite attive a Gaza, al-Tawhid wal-Jihad, ha negato oggi in un comunicato inoltrato alla stampa di essere responsabile della uccisione del volontario italiano Vittorio Arrigoni. Lo riferisce la agenzia di stampa palestinese Maan.

Insomma non sono stati i Salafiti… ma vuoi vedere che è la solita iniziativa solitaria?

Gruppi salafiti di Gaza smentiscono ogni responsabilità sull’assassinio di Vittorio Arrigoni

Gaza – InfoPal, 16 aprile. Il gruppo salafita “At-Tawhid wa al-Jihad Beit al-Muqaddis”  ha negato ogni coinvolgimento nel sequestro e nell’assassinio di Vittorio Arrigoni, attivista per la pace a Gaza.

La smentita è stata consegnata per iscritto a varie agenzie di stampa a partire da ieri e continuano oggi, con un’intervista a uno dei leader rilasciata questa mattina all’emittente televisiva “al-Jazeera”.

La smentita della rivendicazione dell’omicidio di Vittorio fatta dal capo di “at-Tawhid” la si riscontra pure nei comunicati delle varie frange che ne fanno parte.

‘Cellule fuori controllo’? Oggi pomeriggio l’Ansa riportava la notizia della confessione dei due arrestati:  ”Fonti di uno dei gruppi ultraintegralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso oggi, parlando con l’ANSA, la responsabilità di una loro cellula ‘fuori controllo’ nel rapimento e nella feroce uccisione dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, consumatisi giovedì nell’enclave palestinese”.

Dico, avevate dubbi? Come in ogni fottuto attentato, se per sbaglio la pista che si vuole spacciare suona proprio inverosimile, compare come per magia la “cellula impazzita”, che ovviamente uccide, piazza autobombe, rapisce e tortura a casaccio, ma per i soliti motivi, stranamente coincidenti con quelli di Al-Quaeda.

Tuttavia, né le agenzie palestinesi né il sito del ministero dell’Interno del governo di Gaza riferiscono tale notizia.

Linea dura. Contro questi gruppi, negli ultimi anni, le forze di sicurezza di Hamas hanno adottato la linea dura.

Sebbene le principali aggregazioni a Gaza siano cinque, le loro azioni spesso hanno un impatto sproporzionato sul territorio assediato.

Tra i motivi di attrito vi potrebbero essere anche alcune scelte politiche e di resistenza di Hamas nel confronto con l’occupazione israeliana, ad esempio, l’accettazione della tregua.

Già nel 2007, quando il gruppo rivendicò il rapimento del giornalista della BBC, Alan Johnston, Hamas decise di interrompere ogni relazione con i salafiti di Gaza, e, quando nel 2009 “Jund Ansar Allah” si spinse oltre fino a proclamare Gaza un “emirato”, un raid della sicurezza di Hamas provocò scontri dove in 24 persero la vita.

Formazione sconosciuta. Ma il gruppo emerso nella rivendicazione del video in cui si attestava il sequestro di Vittorio, porta il nome di “Brigate di Bin Muslima, valoroso compagno del profeta Muhammed”. Prima del rapimento di Vittorio, questo gruppo era del tutto sconosciuto a Gaza.

Con il trascorrere del tempo, alla smentita di qualunque coinvolgimento o complicità rilasciata dal più noto “at-Tawhid”, oggi fanno seguito anche quelle di altre sue frange, che si auto-definiscono “sette”. Tutti “dichiarano la propria estraneità con il delitto di Vittorio”.

“E’ comprensibile comunque che il gesto sia un prodotto naturale della politica di repressione di Hamas nei nostri confronti”, aveva osservato “at-Tawhid”.

Altre condanne. In un’intervista rilasciata all’agenzia “Paltoday”, il leader di “Jesh al-Ummah” , Abu ‘Abdallah al-Ghazzi: “Noi condanniamo atti di questa natura. Sono contro l’Islam e contro il retaggio religioso palestinese. Si tratta di una mossa volta a gettare discredito sulle realtà salafite. Nella mendace rivendicazione però, individuiamo anche l’obiettivo di indebolire la solidarietà internazionale alla vigilia della Freedom Flotilla 2. Non escludiamo una macchinazione dall’esterno, da Israele.

Insinuazione forzata e di poco peso, ma quanti media nostrani hanno fatto notare le connessioni possibili fra Arrigoni e questo evento?

Nonostante questo, noi difendiamo la nostra sicurezza e i nostri valori, e continueremo a chiedere (al governo di Hamas) il rilascio dei nostri prigionieri. Noi sosteniamo il dialogo”.

Anche il leader salafita Iyad ash-Shami aveva giurato che “l’Islam proibisce reati come quello che ha strappato la vita a Vittorio“.

Il gruppo o setta dei “Mujahidin” si accoda alle smentite e rassicura “qualunque rivendicazione o comunicazione ufficiale che riguardi il nostro gruppo può essere letta sui network “Shmoukh al-Islam, Tahaddi al-Islamiyah e Ansar al-Mujahidiyyn.

Ieri intanto, nella Striscia di Gaza, si è svolta una Conferenza dell’Associazione caritatevole islamica “Ibn Baz“,  alla presenza di numerosi salafiti. Qui, lo Shaykh ‘Omar al-Hams “ha deplorato l’uccisione di Vittorio Arrigoni e ha chiesto alla stampa di astenersi da accanimenti gratuiti e razzisti contro i salafiti”.

Arrigoni, i Salafiti ammettono: “Rapimento e uccisione sono opera di una cellula impazzita”

Si rompe il silenzio sulle responsabilità del rapimento e l’uccisione del cooperante italiano Vittorio Arrigoni. Fonti di uno dei gruppi ultra integralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso la responsabilità di una loro cellula “fuori controllo”. Il ministero dell’Interno di Gaza, intanto, ha annunciato l’arresto di “due esecutori” dell’omicidio. E’ quanto si legge sul sito Palestine.info, vicino ad Hamas. Subito dopo l’annuncio della morte di Arrigoni, Hamas aveva annunciato l’arresto di due persone, senza precisare che fossero gli esecutori materiali dell’omicidio.

L’ammissione dei Salafiti – “E’ stata una iniziativa incomprensibile, compiuta da una cellula impazzita, fuori controllo, e che contrasta con l’insegnamento dell’Islam e i nostri interessi”la pista dei gruppi salafiti -che contestano lo stesso Hamas da posizioni ancor più radicali- è stata indicata chiaramente a più riprese dietro il delitto, anche se la linea ufficiale ridimensiona il loro peso a quello di “degenerati” ed “elementi isolati”.

Nemmeno loro si capacitano, non hanno idea del perchè possano aver agito in tal senso… vediamo un pò il “movente” dell’assassinio…

La morte di Vittorio: ancora troppo fragili le informazioni sul movente

Dubai – InfoPal. In un’intervista rilasciata alla Tv degli Emirati “al-’Arabiyah”, Mahmud al-Habbash, ministro dell’Agricoltura dell’Autorità palestinese (Anp), ha condannato l’assassinio di Vittorio Arrigoni, collocando l’accaduto nella “totale assenza di sicurezza nella Striscia di Gaza dove tutti sono armati per strada, arrogandosi per questo un’autorità”.

Una sorta di “Wild West” quello profilato da al-Habbash che, così affermando, ha voluto certamente recapitare al governo di Hamas, un messaggio di non condivisione della politica di sicurezza attuata a Gaza.

Come avevano fatto altri subito dopo aver appreso la notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni, anche al-Habbash ha ammesso di essere sconcertato per la rivendicazione del “gruppo salafita”.

Una realtà che non è parte integrante della società palestinese e del tutto estranea alle nostre radici storico-culturali“.

All’intervista dell’ufficiale di Ramallah ha fatto seguito quella del portavoce di Hamas, Fawzi al-Barhum, dal quale stamattina era giunta la condanna del governo di Gaza.

“Questo crimine non giunge casualmente. Ricordiamo l’assassinio di Juliano Mer-Khamis, regista e fondatore del teatro “Libertà” nel campo profughi di Jenin. Vittorio Arrigoni è stato assassinato secondo la stessa logica, dalle stesse menti. Chiunque sia il mandante di questo delitto, il messaggio è chiaro ‘destabilizzare la già dura e vulnerabile realtà della Striscia di Gaza assediata e scoraggiare la presenza internazionale”".

Poi Barhum ha concluso rispondendo alla domanda della giornalista: “Ad ora né il governo di Hamas né le nostre forze di sicurezza sono in contatto con gruppi o individui legati agli autori dell’assassinio di Vittorio Arrigoni. Le informazioni di cui disponiamo sono ancora deboli, ma stiamo lavorando a pieni ritmi per risalire al movente e, soprattutto, ai diretti responsabili”.

Sorge il sospetto…

Martirio Vittorio Arrigoni: organizzazione salafita è creazione di Israele

TEHERAN – L’organizzazione salafita legata apparentemente ad Al-Qaeda che ha assassinato Vittorio Arrigoni, sarebbe in realtà un braccio armato di Israele all’interno della Striscia di Gaza. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa italiana infopal, specializzata negli affari della Palestina, spiega che non esiste alcuna organizzazione legata ad al-Qa’ida a Gaza, ma si tratterebbe, invece, di una realtà creata dall’intelligence israeliana per fomentare conflitti interni a Gaza, che si avvale di “manovalanza” locale, indottrinata e convinta di rappresentare il network di Bin Laden. “Tutti i gazesi sanno che questa organizzazione non esiste davvero – ci ha spiegato un collega al telefono -. Ci sono degli individui che si dichiarano suoi aderenti, ma il regista è Israele.

Giusto, Infopal, andiamo a tormentarli… tanto ormai la versione ufficiale l’abbiamo capita : Arrigoni è stato ucciso da una cellula impazzita di un gruppo integralista, tali “Salafiti“, ed il movente è come al solito “l’occidente invasore che porta vizi e peccati ovunque metta piede”.

Il fatto che Arrigoni fosse attivista dell’Ism non toccava minimamente gli estremisti, passa tutto in secondo piano di fronte all’odio che l’Islam nutre per l’occidente, come quelli che fra poco vedremo citati dalla Fiamma Leccastivali.

Prende forma una ipotesi tenebrosa, nella quale Israele sarebbe il regista dell’assassinio dell’attivista italiano, che rompeva non poco le scatole con le iniziative che stava portando con sè.

L’Api: Israele dietro il rapimento di Vittorio Arrigoni.

Il Mossad dietro l’assassinio di Arrigoni? Le ipotesi degli ambienti ufficiali di Gaza

Delitto Arrigoni: rappresentanti musulmani spiegano perché ‘è contro i principi dell’islam’

Dall’ipotesi si evince che il movente di Israele è il tentativo di fermare la Freedom Flottiglia :

Hamas Accusa Israele: Arrigoni Assassinato per Fermare la Flottiglia di Gaza

dal Jerusalem Post

Le organizzazioni radicali islamiche nella striscia di Gaza hanno preso le distanze dal rapimento e assassinio dell’ attivista italiano Vittorio Arrigoni, trovato morto Venerdì mattina nella Striscia.

Secondo il giornale di Gaza Palestine Today, tra i gruppi che hanno negato il coinvolgimento nel fatto vi è Tawhid wal-Jihad, il gruppo di al-Qaida che inizialmente si era detto avesse in mano l’italiano come ostaggio al fine di chiedere la liberazione del loro leader, recentemente arrestato da Hamas.

Anche Hamas ha condannato l’uccisione, affermando che si è trattato di un atto vergognoso, contrario alla tradizione del popolo palestinese. Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha dichiarato che l’obiettivo di questa banda di fuorilegge depravati è quello di diffondere il caos e l’anarchia nella Striscia di Gaza, ed ha aggiunto che il rapimento e l’assassinio di Arrigoni aveva lo scopo di impedire la partenza della prossima flottiglia diretta verso la Striscia di Gaza il mese prossimo. Barhoum ha spiegato che secondo lui l’assassinio aveva lo scopo di dissuadere altri attivisti stranieri dall’arrivare nella Striscia.

Di conseguenza, Hamas ha accusato Israele di essere mandante dell’omicidio, facendo notare che Arrigoni aveva spesso parlato contro la politica israeliana a Gaza, arrivando a paragonare quelli che lui chiamava “i crimini di Israele contro i palestinesi” ai crimini nazisti. Inoltre, era stato arrestato due volte dalle autorità israeliane.

Ma a mio modesto avviso anche questa spiegazione mi suona come molto spicciola e ben poco credibile.
Israele ha già dimostrato cosa può fare contro la Flottiglia diretta a Gaza.

Non è che Arrigoni era scomodo per le cronache che riportava e per il lavoro che svolgeva in sinergia con i palestinesi?

Vediamo cosa dice “Informazione Corretta“, l’allegra banda di cialtroni :

Arrigoni: Ecco i commenti per capire chi era veramente

Fiamma Nirenstein: ” Altro che pacifista, odiava Israele “

Non spiegate mai il perchè…

Ci sono tre o quattro cose chiare e tuttavia difficili da digerire nell’ orribile omicidio di Vittorio Arri­goni. La prima naturalmente è la crudeltà della pubblica esecu­zione di un giovane uomo che aveva famiglia e amici. E ciò è chiaro. Ma non lo è la patente re­al­tà che gli assassini siano jihadi­sti islamici di Gaza. Avrebbero potuto essere afghani, o irache­ni. Nel 2002 Daniel Pearl fu ucci­so a Karachi con metodi analo­ghi perché era ebreo, 2004 l’americano Nick Berg in Irak fu decapitato in vi­deo per, dissero gli jihadisti, «da­re un chiaro messaggio all’Occi­dente »; Fabrizio Quattrocchi perché «nemico di Dio, nemico di Allah» e Arrigoni, come dico­no i suoi carnefici nel video con la scritta che scorre,perché«dif­fondeva a Gaza il malcostume occidentale» e «l’Italia combat­te i Paesi musulmani». Si ripete molto che Hamas, di cui Arrigo­ni era amico, ha condannato il delitto. Ma in realtà non impor­ta se gli assassini sono iscritti a Hamas oppure no. Lo sono sta­ti, lo saranno, lo sono… Anche Al Qaida, che a Gaza c’è, è me­glio o peggio accolta a seconda dei momenti. Ma Hamas è sem­pre padrona di Gaza.

Ma Fiamma, per cortesia, non siamo tutti imbecilli. Ci ricordiamo sia delle varie incongruenze dell’assassinio di Nick Berg, sia dei curiosi collegamenti fra Simona & Simona, “un ponte per…” e la guardia privata Fabrizio Quattrocchi.

Sarebbe il caso di evitare di menzionare palesi “false flag” per avvalorare le proprie ipotesi, o meglio, le proprie posizioni politiche.

Suo è il ra­pimento di Shalit, sua la distru­zione armata del campo di ricre­azione dell’Onu per bambini non confacente ai dettami isla­mici, suo l’arresto di 150 donne con l’accusa di stregoneria e l’as­sassinio di alcune, sua l’acquisi­zione nella legge della pena di morte, la fustigazione, il taglio della mano, la crocifissione. Sua l’uccisione del libraio Rami Khader Ayyad, cristiano di 32 anni che vendeva Bibbie. Maga­ri non sono tutti iscritti a Hamas quelli che compiono queste operazioni, o quelli che manda a sparare i missili Kassam con­tro Israele, mentre a volte li trat­tiene. E a volte reprime i giovani salafiti come ha fatto nei giorni scorsi in piazza. Hamas è un mo­vimento, un partito, uno Stato integralista, nel suo statuto sta­bilisce che vuole la distruzione dello Stato ebraico, lo sterminio degli ebrei e la sottomissione di tutto il mondo al califfato islami­co.

E possibilmente senza perdere tempo!

Le frange salafite e quelle più legate alla Fratellanza mu­sulmana in Egitto, di maggiore o minore influenza iraniana o qaidista residenti nella Striscia, si associano e si dissociano. Il fat­to­ che Hamas adesso li discono­sca non ha nessunissima impor­tanza.

Per capire la morte del giovane italiano è invece impor­tante ­afferrare che essa è stata in­nescata dallo spurio mescola­mento dei suoi ideali umanitari con la causa di Gaza integrali­sta, dalla sua vita mescolata a quella dei suoi potenziali nemi­c­i nell’illusione di accattivarseli.

Non c’è simpatia stabile da par­te di un integralista. Solo la sua idea di Dio conta. La Gaza di Ha­mas, dove Arrigoni viene ucci­so, per come la conosciamo è sempre terra incognita. Arrigo­ni amava i palestinesi, ma resta­va un estraneo. Per quanto uno possa combattere per uno Stato palestinese è poi difficile vivere con chi spara missili sui civili, in­dossa cinture di tritolo, distribu­isce caramell­e quando viene uc­cisa a Itamar una famiglia israe­liana di cui fanno parte un bam­bino di tre mesi, uno di quattro anni, uno di nove. È un punto teorico molto importante: quando vai a Gaza, come in Af­ghanistan, devi sapere bene che la nostra concezione della vita, con tutti i suoi difetti e le sue falle, è tuttavia così carica di valore in sé che ci è difficile acce­de­re l’idea che un terrorista sui­cida, o la madre di terrorista sui­cida, o un gruppo di amici che magari vedi tutti i giorni, possa­no attribuirle valore a seconda di una scala che vige solo secon­do la sharia e l’interpretazione del potere vigente. Puoi morire perché sei ebreo, perché sei ita­liano, o cristiano, perché sei un apostata, o un corrotto occiden­tale… la fantasia estremista, non ci si può illudere, elide ami­ci e sodali. Per quanto uno si sia speso contro«il potere sionista» e abbia usato per gli ebrei l’ap­pellativo «ratti»(purtroppo Arri­goni l’ha fatto, e questo tuttavia non può cambiare la pietas per lui e la sua famiglia), niente vale se sgarri rispetto a una norma non tua, che resterà indistinta fi­no alla lama del coltello. L’isla­mismo politico può ammicca­re, ma poi uccide, anche se nes­suno di noi, gente della cultura ebraico-cristiana, lo può, oggi, capire.

E dunque, è intellettualmen­te triste e anche pericoloso che una manifestazione davanti al Parlamento incolpi Israele e l’Italia della morte di Arrigoni; o che l’Ism, Ong filopalestinese cui Arrigoni apparteneva, dia «responsabilità morali allo Sta­to d’Israele». Queste reazioni sembrano uscire da uno shock di perdita o da un cieco odio ide­ologico. Ma più ancora colpi­sce, con tutto il sincero rispetto per la figura del presidente della Repubblica, che nel suo giusto comunicato di cordoglio Gior­gio Napolitano, invece di biasi­mare l’integralismo islamico, chieda la «ricerca di una soluzio­ne negoziale al conflitto che in­sanguina la regione». Con la stessa coerenza, avrebbe potu­to invocare qualsiasi altra buo­na causa: la lotta alla fame nel mondo o alla prostituzione in­fantile. Invece ecco che si richia­ma Israele a qualche misteriosa responsabilità. Ma la colpa è dell’integralismo islamico, che c’entra tirarci dentro il dolente testimone e vittima di questo grande problema comune?

Mi piacerebbe davvero sapere se esiste qualcuno che si beve le balle spacciate da questa boriosa leccapiedi.
Sopratutto considerato lo spessore della persona in questione, che tentano di far passare come uno sconosciuto, uno come tanti

Il Giornale-Fausto Biloslavo: ” Quel pacifista ultrà che odiava Israele !

Pipa stile comandante Marcos,ber­retto alla Lenin con l’inseparabile spillet­ta della bandiera palestinese, incurante di sfidare gli israeliani come scudo uma­no di pescatori e contadini nella striscia di Gaza, Vittorio Arrigoni, era un ultrà pa­cifista. Adesso che è stato ucciso, dai ta­gliagole dell’Islam duro e puro, lo dipin­gono come un piccolo eroe dell’informa­zione o un illuminato cooperante senza paura.

Infatti durante Piombo Fuso c’eri tu, Biloslavo, a portare le testimonianze da Gaza, vero?

Davanti alla sua tragica morte è do­veroso abbassare il capo, ma Arrigoni non era il San Francesco di Gaza. Piutto­sto un idealista estremo, filo palestinese con i paraocchi, anti israeliano all’ecces­so e un po’ anarchico, a tal punto che gli hanno affibbiato «utopia» come sopran­nome.

L’ho incontrato nel 2009, con le mace­rie ancora fumanti dell’offensiva «Piom­bo fuso» contro la striscia di Gaza. Stava in piedi, con l’inseparabile pipa, in mez­z­o a un campo a 800 metri dalle postazio­ni israeliane, nella zona off limits. Faceva da scudo umano ai contadini palestinesi e da un momento all’altro mi aspettavo che gli sparassero. Sulle nefandezze di Hamas sorvolava e vedeva solo il «massa­cro e l’occupazione colonialista israelia­na ».

Durante i bombardamenti su Gaza ha raccontato in diretta la ferocia della guer­ra. Più che un giornalista indipendente, un minimo obiettivo, era una fonte pre­ziosa, ma terribilmente di parte.

Poi magari andiamo a vedere il perchè era di parte, visto che non vi soffermate granchè sui particolari…

A Gaza, dove viveva, non faceva il coo­perante all’Alberto Cairo, soprannomi­nato l’angelo della Croce rossa interna­zionale a Kabul. Aiutava, sì, ma alla sua maniera, con uno slancio militante a favo­re della causa palestinese, che lo ha fatto diventare scudo umano per vocazione e utopista per scelta. I suoi miti erano Nel­son Mandela, Ghandi, Martin Luter King, ma su Facebook scriveva cose terri­bili e astiosamente anti israeliane. Arrigo­ni è riuscito a prendersela anche con lo scrittore non certo reazionario, Roberto Saviano, che ha osato alzare il ditino a fa­vore della democrazia di Tel Aviv.

Ottimo momento per indicare il video : Risposta a Roberto Saviano

Trentasei anni, lombardo, mi spiegava che seguiva le orme «dei nonni partigia­ni, che sapevano cose fosse l’occupazio­ne nazi fascista» paragonandola a quella della Palestina. Durante la guerra un sito sionista ha incitato l’aviazione israeliana a farlo fuori. Una volta è stato pure arresta­to.

Questo giornalista segue la linea della Nirenstein, si tira la zappa sui piedi… poi vediamo anche la faccenda del “sito sionista” che sponsorizzava l’assassinio.

Ieri c’è chi lo ha salutato con un folle e macabro «arrivederci» sostenendo che ha raccolto «la gratitudine araba».

Da 12 anni Arrigoni girava a sprazzi il mondo come «attivista non violento». Se fosse rimasto a fare l’autista magazzinie­re dalle parti di Lecco non avrebbe scritto un libro sui massacri, veri e presunti, di Gaza tradotto in quattro lingue. Nella stri­scia era arrivato nel 2008 con la prima avanguardia della famosa e criticata Free­dom flottiglia.

Anvedi che argomenti… nientemeno che la teoria della relatività : se mio nonno aveva la ruote…

Arrigoni aderiva al Movimento di Soli­darietà Internazionale, ong estrema vota­ta alla causa palestinese. Come Giuliana Sgrena e le due Simone in Irak si sentiva probabilmente fra amici a Gaza, che mai li avrebbero torto un capello. Solo ultima­mente aveva cominciato a seguire da vici­no i blogger anti Hamas, che sognavano un cambiamento nella striscia come in Tunisia ed Egitto. I fondamentalisti non ci hanno pensato troppo a sbatterli in ga­lera.

Ancora? Mi ero fatto sfuggire per questioni di tempo la chicca della Sgrena, ma visto che sta banda di cacciaballe continua a rivangare, possiamo sempre ricorrere ai post-it dell’epoca, tanto per farci un’idea :

Giuliana Sgrena : Means, Motive and Murder

Bush Ordered Attack on Sgrena and Calipari

Right-Wing Bloggers’ Fake Sgrena Car Photo

What Have John Kerry and Giuliana Sgrena Got in Common?

The Sgrena Hit : How They Did It, and Why

U.S. bars Italians from examining victim’s car

The Killing of Nicola Calipari – A Math Lesson

Ma lasciamo fuori le vecchie storie, magari ci faremo un post più avanti…

Antimilitarista convinto Arrigoni pro­babilmente si rivolta nella tomba davanti alla dichiarazione del capo di stato mag­giore dell’Esercito sulla sua morte. Secon­do il generale Giuseppe Valotto l’ultrà pa­cifista era animato «in fondo dagli stessi valori e principi dei nostri soldati e dallo stesso scopo: quello di servire la collettivi­tà, sia essa nazionale sia, nel caso specifi­co, la collettività palestinese».Siamo sicu­ri che la pensino proprio così i soldati in trincea in Afghanistan stufi marci delle ac­c­use dei pacifisti o delle scritte ignobili co­me «10, 100, 1000 Nassiryah»?

Al di là delle sue idee giuste o sbagliate, Arrigoni ha fatto una terribile fine pure a causa del passaporto che aveva in tasca. Per questo motivo è giusto ricordarlo co­me un italiano vittima del terrorismo, con la sua frase simbolo: «Restiamo uma­ni, Vik da Gaza City».

Ecco come viene ricordato Arrigoni, paragoni fuori luogo, fuffa e confronti inesistenti, mentre si sottolinea (ma mai si approfondisce) l’odio di Vik verso Israele… ne vedrei ancora di stronzate ma siccome ho finito il Maalox vi invito a visionarli tutti per conto vostro, poi magari tornate qui :

Arrigoni: ecco i laudatores, senza ritegno

e se non avete vomitato… cerchiamo di capire la faccenda… facciamo anche un bel tuffo nel passato :

Difendiamo Vittorio Arrigoni dagli assassini israeliani (17-gen-09)

Riceviamo da Secondo Protocollo e pubblichiamo

Difendiamo Vittorio Arrigoni dagli assassini israeliani

“Grande vittoria: oscurato il sito stoptheism”

“Ieri sera in tarda serata le autorità ci hanno comunicato che in seguito alle pressioni e alla nostra denuncia all’Interpol il provider canadese sul quale era appoggiato il sito terrorista stoptheism ha deciso di oscurare il sito. Ci viene comunicato che comunque le indagini contro Lee Kaplan, promotore e gestore del sito, proseguiranno per accertare eventuali reati perseguibili penalmente. E’ una grande vittoria per tutte le persone che tanto si sono adoperate perché questo assurdo comportamento venisse sanzionato. Un grazie a tutti voi per l’alta partecipazione a questo gruppo che comunque rimane aperto per controllare che questo fetente di Kaplan non apra il sito da un’altra parte. Occhi aperti quindi”.

Di cosa stanno parlando? Chi è Lee Kaplan e cos’è Stoptheism?

StoptheISM (notare in Home la leccata della Nirenstein)

I “target” suggeriti dall’ISM (interessante la pagina 3)

Lee Kaplan

Personaggi pittoreschi, no?

Un accenno dai media italiani?

Media Italiani> Come?

Voglio dire, non dico tanto, ma un mezzo riferimento alla vicenda ci stava

Vediamo se dal passato salta fuori qualche motivo per cui Arrigoni era così incazzato coi sionisti…

Video del ferimento di Vittorio Arrigoni, del Free Gaza.

Palestinian teen killed by Israeli army

Soldati israeliani sparano su civili palestinesi

Soldati israeliani sparano a contadini. 05-02-2009

Vuoi vedere che era incazzato per cose del genere? Ditemi, non sono secondo voi buoni motivi?

E vediamo la faccenda del sito sionista che lo indicava come target all’aviazione israeliana… Sempre per farci un’idea imparziale sulla faccenda :

Un sito sionista invita a neutralizzare il pacifista Vittorio Arrigoni

Luca Galassi, Peacereporter

Volete aiutare a portare la pace in Medio Oriente? Aiutate l’esercito a trovare i fiancheggiatori dei terroristi di Hamas, cosicchè possano neutralizzarli. Il numero uno della lista è Vittorio Arrigoni, è italiano, fa lo scudo umano nelle ambulanze che soccorrono i feriti – e trasportano armi – nel centro di Gaza. Abbiamo anche messo una sua foto in modo da consentire all’esercito di trovarlo e ucciderlo. Ma sono anche altri gli attivisti, sedicenti pacifisti che solidarizzano con il movimento terrorista, aiutandoli nella propaganda, nella disinformazione, nell’aiuto logistico ad Hamas. E’ tempo di trattare queste persone come combattenti nemici. Sono loro che allungano il conflitto all’infinito e, una volta eliminati, solo allora ci potrà potenzialmente essere una pace giusta per arabi e israeliani. Se avete notizie sul come localizzarli telefonate all’esercito israeliano al seguente numero…

Intrecci lobbistici.
Quanto precede è la sintesi di quanto compare sul sito ‘Stop the Ism’
http://www.stoptheism.com/ , ‘Fermate l’Ism’, ovvero l’International Solidarity Movement, un movimento pacifista fondato nel 2001 che ha tra le sue prerogative l’azione non violenta contro l’esercito israeliano nei Territori occupati. L’autore della lista di proscrizione, molto simile ai ‘wanted’, corredati di foto e taglia, del Far West americano, non è un membro dell’esercito, dei servizi segreti (almeno non apparentemente), né del ministero della Difesa israeliano. Ma non è nemmeno un ‘comune’ cittadino ebreo che ha particolarmente in odio i palestinesi. Non è un cialtrone, un ciarlatano, un pazzo. Bensì un rispettabilissimo ebreo americano. Si chiama Lee Kaplan e abita in California. Ha due siti (Stoptheism.com e Dafka) e un blog (http://kaplanwatch.blogspot.com), nei quale discetta di ‘giornalismo investigativo, politica estera, sicurezza, guerra al terrore’ e via dicendo. E’ direttore del sito ‘Northeast Intelligence Network’ e scrive per il ‘Canada Free Press’ e per il Frontpage magazine. Il conservatore ‘Frontpagemag.com’ è la cassa di risonanza della propaganda sionista filo-Likud.

Da Trotsky ai neo-con.
L’associazione che pubblica il giornale, la ‘David Horowitz Freedom Center’, è una ‘charity’, ovvero un’organizzazione benefica, con profitti di quasi 10 milioni di dollari all’anno, quasi tutti provenienti da donazioni della lobby ebraica Usa. La Bradley Foundation da sola contribuisce a ingrassare le sue casse con 2 milioni di dollari. Improntata a una politica economica iperliberista, la Bradley Foundation è la più grande fondazione di destra del Wisconsin. Ha un capitale di 700 milioni di dollari, una piccola parte dei quali finirono anche nel ‘Project for a New American Century’, manifesto neo-con elaborato da Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Richard Perle e Paul Wolfowitz), tutti membri dell’amministrazione Bush. Per questi motivi l’ex trotzkysta e ora fervente neo-conservatore David Horowitz può ragionevolmente essere definito un uomo molto potente. Oltre al Freedom Center e al Front Page, ha una sua televisione, ‘David Horowitz Tv’, e amicizie eccellenti, che vanno dallo stratega della campagna di Bush, Karl Rove, a influenti senatori conservatori, ed evidentemente anche conoscenze nell’ambito dell’intelligence nazionale e internazionale.

L’Italia e l’Achille Lauro.
Tornando al sito del suo ‘protetto’ Kaplan, sono anche altri gli attivisti che ‘dovrebbero diventare un bersaglio delle forze israeliane’. Tra questi, Ewa Jasiewicz (“Aiutate l’Idf a trovarla, per eliminarla in modo permanente, se conoscete la sua esatta ubicazione mandate una mail a noi così possiamo ‘beccarla’ e farla uscire per sempre”). In riferimento ad Arrigoni, citiamo dal sito di Kaplan: “Pubblichiamo una sua foto così l’Idf può trovarlo e liberarci di lui in maniera permanente. Il governo italiano si è comportato in maniera disastrosa durante la vicenda dell’Achille Lauro, permettendo a Mahmoud Abbas a fuggire dopo la sua cattura da parte dei militari Usa. Dubitiamo che il governo italiano abbia particolarmente a cuore questo anarchico recidivo (Arrigoni, ndr) per Hamas e l’Ism, e speriamo diventi un bersaglio per essere rimosso in maniera definitiva”.
Abbiamo chiamato il numero di telefono che Kaplan invita a chiamare.

Riportiamo qui la conversazione occorsa con il soldato israeliano che ha risposto. Abbiamo anche chiamato Arrigoni e un’altra ragazza della black list di Kaplan, Jenny Linnel, britannica. Entrambi impegnati a Gaza come membri dell’International Solidarity Movement.

Arrigoni, cosa fate a Gaza?
La nostra attività è principalmente stare sulle ambulanze della Mezzaluna Rossa. Siamo distribuiti lungo tutta la striscia. Quattro dei nostri sono a Rafah, due a Jabaliya e tre a Gaza city. Abbiamo fatto una conferenza stampa per informare Israele che gli internazionali presenti nella Striscia sarebbero andati sulle ambulanze come scudi umani, sperando che la presenza internazionale funga da deterrente. In realtà però sappiamo benissimo che hanno già colpito moschee, scuole, ospedali.

Il sito ‘Stop the Ism’ invita l’esercito a ‘liberarsi’ di te. Sei un fiancheggiatore di Hamas?
(Ride) Personalmente, come attivista per i diritti umani, Hamas non piace assolutamente. Per cui ho qualcosa da ridire anche a loro, che hanno parecchio limitato i diritti umani da quando hanno vinto le elezioni. Però io non sono nessuno per imporre il mio modello e il mio stile di vita alla popolazione civile di Gaza. La popolazione, infatti, ha scelto Hamas.

Jenny Linnel, sei a conoscenza del fatto che un sito internet chiede informazioni affinchè i militari israeliani possano individuarvi e farvi fuori?
Sì, me l’ha mostrato ieri Vittorio. Una pazzia.

Tutte le persone dell’Ism sono elencate come terroristi collusi con Hamas. Suggeriscono come fare a disfarsi di voi.
Sì è un incitamento all’omicidio, stanno dicendo alla gente di ucciderci.
É assurdo e tutte le accuse contro gli attivisti dell’Ism sono false. In questo momento sto con una famiglia e i loro bambini… sono forse dei terroristi di Hamas? Se la ragazzina di sei anni con cui sto cenando lo è, allora penso che tutto il mondo è impazzito. Diciamolo chiaro ancora una volta, uno dei principi fondanti dell’Ism è quello della non-violenza.

Quindi non sei una sostenitrice di Hamas?
Sono una sostenitrice di tutti i comuni palestinesi che soffrono per l’occupazione israeliana. Il lavoro dell’Ism nei territori occupati non fiancheggia alcun gruppo o organizzazione palestinese. Non siamo affiliati con nessuno e in particolare non lo siamo con Hamas.

Abbiamo chiamato l’ambasciata italiana a Tel Aviv investendoli della questione. Conoscevano Arrigoni ma non le minacce intimidatorie di Kaplan. L’ambasciatore Luigi Mattiolo ha informato le autorità israeliane, che gli hanno assicurato di ‘interessarsi della questione’, precisando che non si tratta di un sito ufficiale e che vi sono numerosi altri siti con il numero di telefono dell’esercito israeliano, concepito per ricevere segnalazioni su eventuali terroristi di Hamas.

Abbiamo poi chiamato la Farnesina. Questa la risposta del capo ufficio stampa, Pasquale Ferrara: “In primo luogo, sottolineo che Arrigoni è stato contattato a più riprese dal Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme, che gli ha fatto presente che da parte italiana in questo momento si scoraggiano assolutamente viaggi o permanenze a qualsiasi titolo di cittadini italiani nella Striscia, come da specifici avvisi dell’Unità di crisi, offrendogli ogni assistenza per la sua partenza. Arrigoni ha da parte sua ritenuto di restare. Sugli altri aspetti della vicenda, trovo ovviamente deplorevole e grave che un sito internet istighi all’uccisione di un cittadino italiano. Stiamo conseguentemente facendo fare accurate verifiche per acquisire tutti gli elementi, anche tenendo conto che il sito in questione è gestito all’estero”.

Abbiamo chiamato la sede del ‘David Horowitz Popular Center’, dove una solerte segretaria ci ha spiegato che non era possibile parlare con il direttore, David Horowitz, perchè ‘non è in sede’. “Come possiamo contattarlo?”. “Non potete. Provate su internet”.

Abbiamo anche provato a chiamare Lee Kaplan, ma non ha risposto al telefono. ‘Restiamo umani’, termina ogni reportage che Arrigoni scrive dalla Palestina. E’ ciò che suggeriamo anche a Kaplan.

Martirio Vittorio Arrigoni: ecco il sito sionista che voleva la sua morte

TEHERAN – Cercando sulla rete e leggendo i commenti su Facebook di amici di Vittorio abbiamo appreso che il sito sionista americano http://stoptheism.com aveva indicato la morte del giovane italiano residente a Gaza come obbiettivo da raggiungere per fermare una presunta ‘propaganda’ contro Israele

Chissà come mai Arrigoni era incazzato…

La ‘hit list’ israeliana comprendeva Vittorio, la FF ed altri ancora…

C’è anche il video!

Vediamo la reazione israeliana riguardo la morte di Vik :

Radio di Israele definisce ‘useful idiot’ il martire Vittorio Arrigoni

TEHERAN – La Radio israeliana, alcuni minuti fa, riferendo la notizia del ritrovamente del cadavere di Vittorio Arrigoni, lo ha chiamato esprimendo tutto il suo odio con il termine ‘useful idiot’. Un’ennesima conferma al fatto che Israele si nasconde dietro l’assassinio del giovane e coraggioso ragazzo italiano.

E’ una vergogna che dinanzi a cio’ ci sia un assoluto silenzio da parte delle cosiddette autorita’ italiane e dei tanto blasonati media italiani.

Arrigoni: sul sito pro-Israele sarcasmo su omicidio

Roma, 15 apr. – (Adnkronos/Aki) – ”Uno scudo umano che lavorava per Hamas’‘. Cosi’ il sito filo-israeliano di estrema destra, ‘Stop the Ism’, definisce il volontario italiano Vittorio Arrigoni, ucciso nella notte a Gaza, salutandolo con un sarcastico quanto macabro ”Arrivederci, Arrigoni”, scritto in italiano. ”Questa è la classica gratitudine araba, è stato ucciso dai terroristi arabi”, scrive il sito in un breve commento.

Ma è chiaro! Tutti fessi questi arabi… no?

Come si evince dal nome, ‘Stop the Ism’ è un sito che si oppone all’organizzazione per cui lavorava Arrigoni, l’International Solidarity Movement (Ism). Nel 2009 aveva fatto parlare di sé pubblicando una ‘lista di proscrizione’ di una decina di nomi, corredata da foto, in cui invitava gli israeliani ad aiutare i militari a ”stanare i fiancheggiatori dei terroristi di Hamas”, vale a dire i volontari dell’Ism a Gaza, ”in modo che possano neutralizzarli”. In cima alla lista, proprio il nome e la foto di Arrigoni.

Sotto il commento sull’uccisione del volontario italiano appare un link a un articolo di un altro sito filo-israeliano, ‘Israel National News’, in cui si attribuisce all’Ism la responsabilità per l’ultima guerra a Gaza. Facendo il nome di Arrigoni, l’articolo parla di ”attivisti professionisti” che ”lavorano come scudi umani per Hamas”, viaggiando sulle ”ambulanze che Hamas usa per trasportare terroristi e armi”. Per il sito, gli uomini dell’Ism ”mettono in pericolo la vita dei soldati israeliani e per questo vanno considerati combattenti al pari di Hamas”.

(Rzz/Opr/Adnkronos)

Antisionismo sarebbe antisemitismo?

Stimato Dott. Cervi,

una volta tanto non è il padre, che Le scrive, ma il figlio; che Le chiede di accordargli la benevolenza di qualche minuto di attenzione in nome del rispetto dovuto a chi ha da poco perso un amico e ha avuto in più la pessima sorpresa di vederlo prontamente diffamato in prima pagina sul proprio giornale di riferimento.

Mi riferisco, come avrà già capito, a Vittorio Arrigoni, che io ebbi modo di conoscere circa sei mesi fa e col quale da allora mi confrontavo quasi quotidianamente, sintetizzando mensilmente in un dossier le notizie terribili di cui era ogni giorno testimone e che la stampa sistematicamente ignorava.

Questo giovane uomo – che anziché vivere la vita normale e tranquilla di ciascuno di noi ha scelto di mettersi totalmente al servizio dei più disperati, fino all’estremo sacrificio – viene in queste ore da più parti dipinto come un fanatico, o tutt’al più come un ingenuo al servizio di una causa sbagliata, sulla base di quegli stessi pregiudizi di cui quotidianamente tentava di dimostrare la falsità. Lo ha fatto Giuliano Ferrara da “Radio Londra” (a cui ho egualmente risposto), lo ha ripetuto sabato scorso Fiamma Nirenstein dalla prima pagina del nostro Giornale. Ed è appunto per questo che ora mi rivolgo a Lei per una sorta di “diritto di replica” anche se non sono neppure lontanamente parente del diffamato.

Nell’articolo citato si afferma che “odiava Israele”, che definiva “ratti” i sionisti, ecc.

Tutto vero, sul piano puramente letterale, ma quale significato avevano quelle espressioni nel contesto da cui sono state estrapolate? Come nel caso delle intercettazioni telefoniche, le frasi estratte dall’ambiente in cui vengono dette e il cui vero significato è ben noto alle persone a cui ci si stava rivolgendo possono finire per rappresentare un’idea radicalmente diversa da quella che l’autore intendeva esprimere. Come è appunto in questo caso.

Chi sono dunque “i sionisti” che Vittorio detestava? Non certo il popolo israeliano, vittima anch’esso dei propri estremisti, ma quei fanatici che pur di sostenere la legittimità di Israele sono pronti a chiudere gli occhi di fronte a qualunque atrocità e qualunque evidenza. Le allego, a titolo d’esempio, la foto (tratta da “Sky News”, che a sua volta cita un giornale israeliano) delle magliette in dotazione tempo fa all’esercito, in cui si esalta esplicitamente l’uccisione di donne incinte (“due morti con un colpo solo”) e di bambini (“più è piccolo, più è difficile”). Questi sono, per noi, “i sionisti”. Se non piace la parola “ratti”, possiamo almeno definirli “persone spregevoli” senza per questo essere dipinti come amici dei terroristi?

Allo stesso modo, le invettive contro “Israele” non sono da intendere come contro la popolazione civile bensì contro il governo e chi ne decide la politica.

Le allego, a questo proposito, due articoli di professori universitari ebrei – Uri Davis e Ilan Pappe – che denunciano l’emanazione da parte del governo di Tel Aviv di leggi che discriminano la popolazione su basi puramente razziali, garantendo pienezza di diritti ai soli cittadini ebrei. Se è giusto – ed è certamente giusto – bollare d’infamia le leggi razziali nazifasciste e chi le emanò, è lecito bollare di uguale infamia le leggi razziali israeliane e chi le emana tuttora? Perché è solo questo, che faceva Vittorio e continuano a fare i suoi amici.

Questo parallelismo tra il nazismo e il sionismo spesso suscita istintivamente un moto di repulsione, al punto che da molte parti si dice che l’antisionismo è solo antisemitismo mascherato. Giova allora ricordare che esistono movimenti di ebrei ultraortodossi, come i “Neturei Karta”, che come noi manifestano in piazza contro Israele, bruciano la sua bandiera ed espongono cartelli in cui questo parallelismo viene gridato a caratteri cubitali. Dobbiamo pensare che siano ebrei antisemiti?

Ad inizio Marzo un veterano della diplomazia israeliana, Ilan Baruch, ha rassegnato le dimissioni condannando la politica del suo governo contro i palestinesi e dicendo che “identificare l’antisionismo con l’antisemitismo è semplicistico, provinciale e artificiale“; e qualche anno fa Sir Gerald Kaufman, parlamentare britannico ebreo, dichiarava in aula: “mia nonna fu uccisa da un soldato tedesco mentre era a letto malata. Mia nonna non è morta per fornire ai soldati israeliani la scusa storica per ammazzare le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e senza limiti il senso di colpa dei gentili per l’Olocausto onde giustificare i suoi omicidii in Palestina“. Dicono le stesse cose che diciamo noi; sono anche loro antisemiti, amici dei terroristi?

Accennavo a crimini e atrocità…

Quanti di quei giornali che danno (giustamente) ampio risalto agli attentati islamici riferiscono anche che i bulldozer israeliani entrano continuamente in territorio palestinese per devastare i campi coltivati? Che in perfetto stile Gheddafi vengono confiscati (e mai più restituiti) i pescherecci di Gaza in base ad un limite territoriale unilateralmente fissato in 3 miglia quando gli Accordi di Oslo lo avevano fissato a 20 miglia? Che il rapporto Unicef 2010 cita casi documentati di bambini palestinesi usati come scudi umani dai soldati israeliani? Che i contadini disarmati rischiano quotidianamente la vita – nel loro campo, nel loro paese – sotto il fuoco dei cecchini? Che i cosiddetti “periodi di tregua” sono in realtà costellati di bombardamenti di centri abitati, di sequestri arbitrari, di detenzioni illegali (si vedano, a questo proposito, le denunce di Amnesty International)… tutto comodamente spacciato per “lotta al terrorismo”?

Quando si avrà finalmente il coraggio e l’onestà di rappresentare la situazione da entrambi i punti di vista e non solo da quello israeliano?

Sul nostro Giornale ho anche dovuto leggere che Vittorio “sorvolava sulle nefandezze di Hamas”… quando a Gennaio pubblicava e faceva proprio il “Manifesto dei Giovani di Gaza” (allegato) che iniziava con un inequivocabile “vaffanculo Hamas”; e quando solo un mese prima di morire ancora ne denunciava la brutalità nel reprimere una manifestazione pacifica con queste parole: “meno di un’ora dopo Hamas decideva di terminare la festa a modo suo: centinaia di poliziotti e agenti in borghese hanno accerchiato l’area, e armati di bastoni hanno assaltato brutalmente i manifestanti pacifici, dando alle fiamme le tende e l’ospedale da campo.” Questo è forse “sorvolare sulle nefandezze di Hamas”?

Insomma i leccapiedi che fanno casa ad “Informazione Corretta” non ne imbroccano una… nemmeno la storiella di Hamas era vera…

Non mi dilungo sulla vicenda che lo ha visto opposto a Saviano: su YouTube c’è ancora il suo video completo, intitolato “Gaza risponde a Roberto Saviano”; chiunque può vederlo, giudicarlo e capire chi fosse davvero Vittorio Arrigoni.

Mi perdoni lo sfogo e l’essermi così dilungato, ma a fronte di due intere pagine di giornale con foto in prima, credo sia comunque proporzionato. Specialmente vista l’importanza della realtà di Gaza, che certamente a Vik sarebbe importata ben più della verità sulla propria morte.

Come concludeva sempre lui, “restiamo umani”.

Paolo Buscaglino Strambio

Spero che questo post raggiunga il suo obiettivo, ovvero diradare un pò di nebbia gettata sulla figura di Vik Arrigoni.

Per vedere il suo immenso lavoro, cercate il libro Stay Human e leggete il suo blog, Guerrilla Radio.

Ma prima di chiudere con il consueto saluto di Vik, come giusto che si concluda questo post, vorrei promettere una cosa :

era da tempo che stavo meditando sulla pubblicazione di un mega-post riguardo il World Tour di nefandezze perpetrate dal governo di Tel Aviv.

Ritengo che non ci possa essere migliore occasione per sputtanare un pochino i simpatici amici sionisti.

Insomma, a breve avremo in regalo un secchio di letame in direzione “Informazione Corretta”, visto che non hanno nemmeno il buon gusto di tacere dopo la morte di un attivista di rilievo come Vik Arrigoni.

RESTIAMO UMANI. ciao Vik.

(prossima puntata… Amalek World 1)