Vecchia avventura nella questione “Oil for Food”.

Iraq: Annan, invasione inutile

Per il segretario generale dell’Onu Kofi Annan l’azione militare anglo-americana in Iraq non ha certamente reso il mondo piu’ sicuro. Gia’ alcune settimane fa, Annan aveva definito illegale l’invasione dell’Iraq. ‘Quando si considera la violenza che ci circonda, si guarda agli attacchi terroristici nel mondo e a quello che accade in Iraq, non posso certo dire che il mondo sia diventato piu’ sicuro’, ha detto aggiungendo che la comunita’ internazionale ‘ha ancora molto lavoro da fare’.

Più che altro, molto da mettersi in tasca :

Oil-for-Food Probe Includes Annan’s Son 

L’indagine del dipartimento di giustizia attorno al programma Onu “Oil for Food” si sta concentrando su diverse persone, tra cui il figlio del Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan. Kojo Annan, il figlio del segretario generale, è stato dipendente di un’azienda appaltatrice dell’ONU che monitorava le spedizioni di cibo e medicine spedite in Iraq come parte del multimiliardario programma creato alla fine del 1996. Il programma “Oil for Food” è ora sotto inchiesta dal dipartimento di giustizia e dal Congresso per essere uno spreco di denaro che arricchiesce Saddam Hussein e altre persone. Un rapporto consegnato la scorsa settimana da Charles Duelfer ha rivelato che Saddam, nel periodo fra il 1997 ed il 2003, è stato in grado di “corrompere” i 60 miliardi provenienti dal programma Oil for Food e generare una cifra stimata attorno ai 1,7 miliardi di dollari di entrate fuori dal controllo dell’Onu.

Leggiamo cos’ha da dire il buon Gary North a riguardo :

Asian Doubts Regarding the Dollar

Un altro fattore dietro i rischi di un crollo del dollaro USA è l’indebolimento del ruolo dei cosìdetti “petrol-dollari”. Dato il deterioramento delle relazioni fra gli USA e il mondo arabo, una parte dei paesi del Medio Oriente hanno cominciato ad aumentare la percentuale di utilizzo dell’euro per i pagamenti internazionali. Anche la Russia vuole seguire l’esempio. Se il pagamento del petrolio tramite l’euro diventa una pratica crescente nel commercio internazionale, il petrolio né soffrirà.

Questo non è ancora successo. L’unico esportatore di petrolio dell’area Opec che ha domandato i pagamenti in euro è stato l’Iraq. Le nazioni unite nel 2000 hanno autorizzato questa mossa politica. L’Iraq, passando al programma, ha richiesto che i due terzi delle esportazioni fossero pagate in euro. 

Ops! Scommettiamo come va a finire?

October 30, 2000: U.N. to let Iraq sell oil for euros, not dollars

United Nations (Reuters) – Una commissione delle Nazioni Unite lunedì ha approvato il piano dell’Iraq riguardo i pagamenti delle esportazioni di petrolio tramite la valuta unica europea, dopo che Baghdad avrebbe richiesto di inziare con una settimana di ritardo.

Vi ricorda qualcosa?

I membri del “Comitato Iracheno del Consiglio di Sicurezza” hanno informato i funzionari delle Nazioni Unite della decisione di consentire all’Iraq di ricevere pagamenti in Euro piuttosto che in Dollari. Il segretario generale dell’ONU Kofi Annan dovrà fare rapporto fra tre mesi riguardo l’impatto del passaggio all’euro, che uno studio delle Nazioni Unite ha stimato che costerebbe all’Iraq almeno 270 milioni di dollari.

Questo era quello che faceva il vecchio Annan nel lontano 2000… salvo poi svegliarsi qualche anno dopo per dichiarare “la guerra è illegale”.

La domanda da porsi è : non avevano capito quello che stava succedendo, sono imbecilli oppure c’era qualcosa sotto?

L’ambasaciatore iracheno alle Nazioni Unite, Saeed Hasan, ha riferito che Baghdad avrebbe ritardato il passaggio al programma dopo il 6 novembre, invece di metterlo in vigore dal 1° novembre come inizialmente annunciato. L’Iraq ha definito il dollaro la “moneta di uno Stato nemico”.

Hasan ha dichiarato che il ritardo avrebbe dato alle Nazioni Unite il tempo per prendere accordi per il cambiamento, come richiesto. L’Iraq aveva anche minacciato di interrompere le esportazioni di petrolio, la maggior parte delle quali passano attraverso il programma unmanitario ONU, se la sua richiesta di passare al pagamento in Euro fosse stata negata. Venerdì scorso, il portavoce dell’ufficio finanziario dell’ONU Joseph Connor, ha chiesto all’Iraq di ritardare qualsiasi azione fino a quando le modalità corrette non verrano individuate. Connor, il sottosegratario generale del management dell’ONU, ha scritto ad Hasan una lettera nella quale si richiedeva un consulto fra i funzionari delle Nazioni Unite e della Banca Centrale irachena per delineare gli accordi bancari e i problemi di gestione della valuta. Baghdad sta attualmente vendendo circa 60 milioni di dollari di greggio al giorno, circa il 5% delle esportazioni mondiali di petrolio. Sotto il programma ONU “Oil for Food” l’Iraq è stato autorizzato a vendere quantità illimitate di petrolio per acquistare forniture necessare per il suo popolo e per alleviare l’impatto delle sanzioni delle Nazioni Unite. L’embargo è stato imposto quando le truppe irachene invasero il Kuwait nell’agosto del 1990.

Vediamo di capire bene cosa stanno dicendo : il programma umanitario consisteva nel portar via tutto il petrolio dall’Iraq perchè a Saddam non era rimasto più nessun altro mezzo di pagamento grazie alle precedenti sanzioni ONU.

Vedremo da vicino le sanzioni ONU, con allegri riferimenti alla questione Kuwait, nelle prossime puntate.

I contratti per le vendite di petrolio sono approvati dalle Nazioni Unite, che possiede un conto in dollari a garanzia presso la filiale di New York della banca francese BNP-Paribas. Più di 10 miliardi di dollari in banca. In un rapporto di 10 pagine, Suzanne Bishopric, tesoriere dell’ONU, ha sottolineato come l’Iraq dovrebbe fare questo passaggio, specificando anche che l’Euro avrebbe maturato interessi inferiori rispetto al dollaro. Ha affermato anche che i compratori di greggio iracheno avrebbero pagato 10 centesimi in meno al barile, per compensare il costo di trattare in euro piuttosto che in dollari. Hasan ha assalito il rapporto definendolo “assolutamente esageato” ed ha consegnato ai vari diplomatici coinvolti una critica dettagliata dell’analisi della Bishopric.

Lettore attento, secondo te, ONU e compagnia si muovono per il “bene del popolo”?
Kofi era contro la guerra per motivi nobili o semplicemente perchè sapeva benissimo che se dall’Iraq non esce una goccia di petrolio non potevano mettersi i soldi in tasca?

Tenete presente queste allegre avventure ogni qualvolta sentite parlare di ONU, della sua presunta imparzialità nel giudicare le varie questioni, nella giustificazione sommaria che troviamo nelle invasioni che “le Nazioni Unite hanno approvato”.

Rwanda e i creditori del genocidio 

World Heritage

Debiti, club di Parigi e FMI

Tenendo a mente, se possibile, qualche aneddoto :

New World Order : L’Altra Faccia dell’ONU 

Codex Alimentarius 

Sars e Vaccini

Ma tormentiamo ancora la famiglia Annan :

Iraq : Regime Saddam si impossessò di due miliardi di dollari, NYT : stornati dal programma ONU “Oil for Food” 

Washington, 29 feb – Il regime del deposto presidente iracheno Saddam Hussein si e’ impossessato, con la complicita’ di alcune compagnie occidentali, di oltre due miliardi di dollari del programma ‘petrolio in cambio di cibo‘, creato dall’Onu per aiutare la popolazione irachena, secondo quanto afferma oggi il New York Times. Citando ex responsabili e documenti forniti dall’attuale Consiglio di governo provvisorio iracheno, il giornale scrive che le somme frutto di tangenti pagate da imprese che commerciavano con l’Iraq venivano depositate in banche in Giordania, Libano, Siria e altri Paesi. Secondo il New York Times, sono state coinvolte in tali operazioni compagnie russe e di altri Paesi europei, intermediari arabi e imprese statali cinesi e mediorientali. Il quotidiano ritiene che il regime di Saddam abbia cosi’ potuto stornare, a partire dalla meta’ del 2000, circa 2,3 miliardi di dollari, su contratti del valore totale di 32,6. Interpellati dal New York Times, funzionari dell’Onu hanno detto di non essere al corrente di dirottamenti di fondi operati sistematicamente sotto la copertura del programma ‘Oil for Food’, aggiungendo che all’epoca si concentravano sulla fornitura e l’invio degli aiuti alla popolazione irachena.

Figurarsi se ne sanno qualcosa… avanti :

Iraq : NYT : oltre 260 hanno sfruttato piano “Oil for Food”

New York, 29 feb –  Il programma ‘petrolio in cambio di cibo’ creato dall’Onu per aiutare la popolazione irachena stremata da oltre dieci anni di embargo, non ha rimpinguato solo le casse del deposto regime di Saddam Hussein che – secondo il New York Times avrebbe stornato, dal 2000, 2,3 miliardi di dollari su contratti del valore totale di 32,6 miliardi di dollari – ma anche quelle di 267 tra societa’ e singoli individui. A sostenerlo e’ sempre il quotidiano newyorchese, il quale cita una lista siglata dall’Organizzazione statale per il commercio del petrolio iracheno (Somo) nella quale compaiono ben 267 nominativi di aziende e persone destinatarie dei ‘vouchers’ consegnati dall’allora regime di Hussein per ottenere il diritto all’acquisto di non meno di un milione di barili di greggio estratto in Iraq a prezzi decisamente vantaggiosi. In base a quanto contenuto nei documenti della Somo citati dal Nyt, tra le societa’ disposte a pagare sovrapprezzi per l’oro nero iracheno (poi finiti nel portafoglio del regime di Saddam Hussein) sono presenti diverse tra le principali societa’ petrolifere e raffinerie mondiali – russe in particolare – la maggior parte delle quali pronte a pagare in contanti senza lasciare tracce. ”Un compratore di petrolio su quattro – si legge sul quotidiano statunitense – pagava ‘cash’. I documenti del Ministero del petrolio iracheno, mostrano come l’ambasciata irachena a Mosca, cosi’ come quelle in Turchia, Svizzera e Vietnam, abbiano ricevuto 61 milioni di dollari in contanti da parte degli acquirenti di petrolio”. Secondo quanto affermato dal New York Times citando ex responsabili del governo iracheno e documenti forniti dall’attuale Consiglio di governo provvisorio le somme stornate da Saddam Hussein e dai suoi uomini, erano frutto di tangenti pagate da imprese che commerciavano con l’Iraq e venivano depositate in banche in Giordania, Libano, Siria e altri Paesi. 

La parte divertente arriva adesso :

Iraq : Onu, Russia ostacola inchiesta su corruzione, bastoni tra la ruote a nomina Volcker

New York, 17 apr - La Russia sta mettendo i bastoni tra le ruote alla formazione della commissione indipendente decisa dall’Onu per indagare sulle accuse di corruzione legate al programma ‘petrolio in cambio di cibo’ gestito dalle Nazioni Unite in Iraq fino al 2002. Il segretario generale Kofi Annan ha nominato Paul Volcker, l’ex presidente della Federal Reserve americana, al timone della commissione ma le obiezioni russe potrebbero indurlo a rifiutare il lavoro. I russi hanno fatto sapere di non essere d’accordo con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che Volker vorrebbe vedere approvata per poter accettare il mandato. ”Per noi e’ impossibile votare una risoluzione sulla base di notizie di giornali”, ha dichiarato al New York Times il portavoce della missione russa Sergiei Tepelkov. Le accuse di corruzione in seno al programma ‘Oil for Food’, sono partite da un giornale iracheno in gennaio e riprese dalla stampa internazionale. Il giornale iracheno aveva elencato aziende e singoli individui che avrebbero ricevuto contributi illegali di petrolio: tra i 46 russi, l’ex ambasciatore a Baghdad e un membro del Parlamento di Mosca. Nel documento pubblicato dal giornale iracheno erano nominati anche Benon Sevan, un alto funzionario dell’Onu e l’ex capo del programma petrolio in cambio di cibo, e Cotecna, una societa’ svizzera per cui lavora Kojo Annan, il figlio del segretario generale. Il programma petrolio in cambio di cibo venne istituito nel dicembre 1996 per alleviare l’effetto delle sanzioni in Iraq. Secondo le accuse su cui dovrebbero indagare Volcker e i suoi commissari – il giudice Richard Goldstone, che e’ stato il primo procuratore nel tribunale per i crimini di guerra nei Balcani e dall’avvocato svizzero Mark Pieth, un esperto di corruzione internazionale e riciclaggio – l’iniziativa umanitaria si trasformo’ pero’ ben presto in un bazar di tangenti e favoritismi, sistematiche operazioni di contrabbando, sovrapprezzi illegali e tasse portuali gonfiate. 

Pronto? Kofi?

Iraq : ONU, Oil for Food : Strani contratti figlio Annan – Restò su busta paga società svizzera dopo firma contratto.

New York, 24 set - Il figlio del segretario generale dell’Onu Kofi Annan, Kojo, e’ stato per oltre un anno sulla busta paga di una societa’ svizzera, la Cotecna Inspection Services, dopo che questa ottenne un contratto, nel dicembre 1998, legato al programma dele Nazioni Unite ‘petrolio contro cibo’ per alleviare la popolazione irachena colpita dall’embargo internazionale. Lo scrive oggi il Wall Street Journal, secondo cui fino ad oggi sia le Nazioni Unite, sia la Cotecna, avevano detto che la consulenza del figlio di Kofi Annan -che riguardava l’Africa e non l’Iraq-, si era conclusa al momento della firma del contratto, di un valore di 8,4 milioni di dollari, tra le Nazioni Unite e la societa’ svizzera. Il Wsj parla di nuovi documenti che sembrano dimostrare il contrario, secondo i quali 11 giorni dopo la firma del contratto con l’Onu il direttore della Cotecna accetto’ di tenere Kojo sulla busta paga della societa’ per altri 12 mesi, con uno stipendio di 2500 dollari mensili, oltre alla possibilita’ di usare una carta di credito aziendale. I deputati della commissione d’inchiesta del Congresso degli Stati Uniti affermano non possedere per il momento prove che dimostrino che le relazioni tra Kojo Annan e la Cotecna abbiano agevolato la firma del contratto. In tutto, sono in corso almeno tre inchieste sulle sulle accuse di corruzione legate al programma, gestito dalle Nazioni Unite in Iraq fino al 2002. Oltre a quelle avviate dal Congresso degli Stati Uniti e dall’Onu ad aprile, c’e’ una inchiesta ordinata dall’allora Autorita’ provvisoria della Coalizione (Cpa) in Iraq, che aveva chiesto alla societa’ internazionale di auditing Ernst&Young di esaminare i documenti provenienti da almeno 16 ministeri iracheni. La commissione d’inchiesta dell’Onu e’ guidata da Paul Volcker, l’ex presidente della Federal Reserve americana.  Le accuse di corruzione in seno al programma ‘Oil for Food’, sono partite da un giornale iracheno in gennaio e riprese dalla stampa internazionale. Il giornale iracheno aveva elencato aziende e singoli individui che avrebbero ricevuto contributi illegali di petrolio: tra i 46 russi, l’ex ambasciatore a Baghdad e un membro del Parlamento di Mosca. Nel documento pubblicato dal giornale iracheno erano nominati anche Benon Sevan, un alto funzionario dell’Onu e l’ex capo del programma petrolio in cambio di cibo, e la Cotecna. Il programma petrolio in cambio di cibo venne istituito nel dicembre 1996 per alleviare l’effetto delle sanzioni in Iraq. Secondo le accuse l’iniziativa umanitaria si trasformo’ pero’ ben presto in un bazar di tangenti e favoritismi, sistematiche operazioni di contrabbando, sovrapprezzi illegali e tasse portuali gonfiate.

Trecentomila dollari al figlio di Annan

Nella primavera del 1997 il futuro commerciale della Cotecna, società ginevrina specializzata nell’ispezione di merce importata da Paesi in via di sviluppo, era più che mai incerto. Aveva appena perso un importante contratto con il governo pakistano a seguito di uno scandalo per alcune tangenti pagate dalla Cotecna assieme alla sua controllante svizzera, la Societe Generale de Surveillance o Sgs, alla famiglia dell’ex primo ministro Benazir Bhutto.  Ad aprile era poi arrivato un altro duro colpo, con la perdita di un grosso contratto con il governo nigeriano. A ottobre di quello stesso anno, dopo lo scandalo in Pakistan, Sgs aveva deciso di rivendere la propria partecipazione di controllo alla famiglia di Elie-George Massey, un egiziano emigrato in Svizzera che nel 1974 aveva fondato la Cotecna. Per scongiurare la crisi, la famiglia Massey mise sotto pressione tutti i propri dipendenti perché generassero nuovi affari. Una delle persone su cui contavano era il 23enne Kojo Annan che, dopo esser stato sul libro-paga dall’autunno del 1995 al dicembre 1997, era in quel momento un consulente di base a Lagos, in Nigeria. Kojo era figlio di Kofi Annan, che nel dicembre del 1996 era stato eletto segretario generale delle Nazioni Unite, organismo che stava proprio allora cominciando a sborsare decine di milioni di dollari per quello che sarebbe diventato il programma più costoso della sua storia – l’Oil for food Program.

Contatti.
«Cotecna era in grossa difficoltà e aveva un bisogno disperato di nuovo business» osserva uno dei tanti investigatori che stanno adesso indagando sullo scandalo. «Un contratto dell’Onu sarebbe stata un’importante boccata d’ossigeno». A dicembre del 1998, Cotecna ottenne per l’appunto un contratto di “autentificazione” della merce importata dall’Irak nell’ambito del programma Oil for food. Doveva durare soli sei mesi ma venne prolungato per sei anni, con un valore medio annuale di 10 milioni di dollari, pari all’11% delle entrate della Cotecna. Una bella boccata d’ossigeno. Da mesi quattro commissioni parlamentari americane e la commissione speciale creata dall’Onu e diretta da Paul Volcker – che martedì prossimo renderà pubblico il proprio rapporto sulla vicenda – stanno cercando di stabilire se la Cotecna si servì in modo inappropriato del figlio del segretario generale dell’Onu e della sua connection familiare per ottenere quel contratto. Sia la Cotecna che Kojo Annan lo negano categoricamente, e sostengono che il lavoro di Kojo non aveva nulla a che vedere con l’Onu. La Cotecna fa inoltre notare di aver vinto una prima gara dell’Onu nel 1992, quando Kojo non era sul suo libro paga, e di averne invece persa una nel 1996, quando lo era (ma il padre non era ancora segretario generale). 

Ammissioni.
Da parte sua, Kofi Annan ha dichiarato che «né io né Kojo abbiamo avuto alcunché a che fare con il contratto di Cotecna». A novembre dell’anno scorso fu però costretto ad ammettere di essere «dispiaciuto e sorpreso» dalla scoperta che, grazie a un contratto di non competizione, il figlio era stato pagato da Cotecna molto più a lungo di quanto non si pensasse. L’attuale inchiesta de Il Sole-24 Ore e del Financial Times porta a pensare che ci sono molti altri aspetti ancora più controversi del rapporto economico che Kojo aveva con Cotecna di cui il segretario generale potrebbe non essere al corrente. E rivela anche che lo stesso Kofi Annan ha peccato di scarsa trasparenza, non rivelando di aver avuto quattro incontri con i vertici della Cotecna. Uno di questi incontri avvenne a fine gennaio del 1997 a Davos, durante il World Economic Forum, quando il presidente e l’amministratore delegato della Cotecna Elie-Georges e Robert Massey incontrarono assieme alle rispettive mogli il segretario generale assieme alla sua consorte. Davanti a una tazza di tè parlarono del Ghana, il Paese natale di Kofi Annan in cui la Cotecna aveva un importante contratto. «Fu un incontro molto breve, di carattere sociale. L’idea era di rivedere qualcuno che (Elie Georges Massey) aveva incontrato in passato e mantenere vivo quel contatto» spiega la Cotecna. A settembre dell’anno successivo, tre mesi prima che Cotecna ottenesse il suo contratto per l’Oil for food, Annan ricevette Elie-Georges Massey nel suo ufficio al Palazzo di Vetro. In quell’incontro, il presidente della Cotecna presentò una proposta insolita: voleva che le Nazioni Unite sponsorizzassero una lotteria internazionale come metodo per raccogliere fondi. «L’idea era di vedere se l’Onu era disposta a concedere il proprio nome e logo a questa iniziativa» spiega la Cotecna. Da parte sua, Massey avrebbe messo a disposizione una sua società, Cofinter, che avrebbe organizzato e amministrato la lotteria. Poco più di un anno dopo, la stessa società verrà poi utilizzata per pagare Kojo Annan.  L’ultimo incontro avvenne all’inizio del 1999, quando, a detta di Cotecna, Elie-Georges Massey avvicinò Kofi Annan durante un evento pubblico per parlargli di un articolo apparso sul giornale inglese Sunday Telegraph che criticava l’Onu per aver dato un contratto a una società che dava lavoro al figlio del suo segretario generale. Un portavoce dell’Onu contattato da Il Sole e dal Financial Times, ha confermato che quegli incontri sono effettivamente avvenuti. Il portavoce ha aggiunto che «il segretario generale ne ha parlato apertamente con la commissione Volcker e che prevede verrà confermata la natura sociale di questi incontri e il fatto che non avevano nulla a che vedere con alcun contratto».  Il ruolo di Kojo. Al centro dell’attenzione della commissione di inchiesta dell’Onu è comunque soprattutto il rapporto tra la Cotecna e Kojo. A detta della società svizzera, il contratto di non-competizione garantì a Kojo un compenso di 2.500 dollari al mese, più il rimborso per l’assicurazione medica, dal gennaio 1999 fino al febbraio 2004. Per un totale di circa 175mila dollari. Robert Massey, amministratore delegato della Cotecna, ha spiegato che, secondo la legge svizzera, «un modesto compenso» era necessario perché il contratto fosse valido. Secondo Cotecna «era importante che Kojo non lavorasse per la concorrenza» e che «2.500 dollari al mese non erano un alto prezzo da pagare, considerando il valore dei contratti in gioco». Ma quando si vanno a sommare i vari trasferimenti bancari provenienti o diretti a entità o conti collegati a Cotecna o Kojo, il totale appare molto meno “modesto”. È infatti superiore ai 300mila dollari, il doppio della cifra finora dichiarata. L’accordo di non-competizione che Kojo aveva con la Cotecna non aveva restrizioni geografiche né temporali e durò per più di cinque anni, nonostante la legislazione svizzera preveda che un tale accordo debba essere limitato in durata, area geografica e funzioni. L’articolo 340a del codice svizzero specificatamente dice inoltre che non può durare più di tre anni, se non in circostanze particolari. «In pratica era come se lo avessero tenuto come consulente anche dopo il 1998» osserva uno degli investigatori.

Rimborsi.
Fino all’agosto 2000, la Cotecna continuò anche a rimborsare le spese sostenute da Kojo, prassi senza dubbio anomala quando l’accordo è di pagare qualcuno per non lavorare. Nel 1999, il primo anno in cui Kojo non era più attivo, il suo conto American Express arrivò a circa 30mila dollari. E fu prontamente rimborsato dalla Cotecna. La società svizzera ha giustificato questi pagamenti dicendo che «erano rimborsi per l’anno precedente, quando Kojo era ancora consulente, fatti in ritardo». Documenti in possesso degli investigatori fanno però riferimento al rimborso di spese sostenute nei mesi di ottobre, novembre e dicembre del 1999, non del 1998. Dalla documentazione che Kojo e Cotecna hanno fornito sia alle commissioni d’inchiesta del Congresso che a quella dell’Onu è inoltre emerso un insolito sistema di pagamento. Solo i primi tre versamenti del compenso per il contratto di non-competizione furono fatti direttamente dal conto Ubs della Cotecna al conto Lloyds Tsb Bank di Kojo a Londra. Agli inizi del 1999, dopo la pubblicazione dell’articolo del Sunday Telegraph, Kojo iniziò a ricevere i pagamenti da un’altra società di proprietà della famiglia Massey, la Meteor. La spiegazione di Cotecna è che «Kojo ci disse che preferiva ricevere i suoi compensi mensili da una società non direttamente collegata al gruppo Cotecna, e noi fummo in grado di fornirgli quel servizio». La società svizzera ha inoltre ammesso che l’articolo del Sunday Telegraph «potrebbe essere legato a questa richiesta di Kojo». Nel gennaio dell’anno successivo ci fu un altro cambiamento, quando a Kojo arrivarono 8.925,45 dollari dalla Cofinter, la società che la famiglia Massey avrebbe voluto usare per gestire la lotteria sponsorizzata dall’Onu. La Cotecna ha giustificato questo pagamento dicendo che «è stato un errore. L’intenzione era di pagare attraverso la Meteor». A febbraio del 2000, ci fu un’ ulteriore modifica nel pagamento. A cambiare questa volta fu il destinatario. Anziché direttamente a Kojo, il denaro fu pagato dalla Cotecna a un’oscura società londinese chiamata Westexim. Nei documenti bancari di questa società è stato tra l’altro trovato un riferimento a un trasferimento di 4mila dollari effettuato il 19 aprile 2000 a beneficio di “Ama Amman”. La sorella maggiore di Kojo si chiama per l’appunto Ama. Il Sole 24 Ore e il Financial Times non hanno prove che il denaro sia stato mai ricevuto o che il denaro inviato provenisse dalla Cotecna anziché da Kojo. La società svizzera ha smentito categoricamente di aver «mai ingaggiato o pagato la sorella o qualsiasi altro membro della famiglia di Kojo» Il Sole e il Ft hanno invano tentato di contattare Ama Annan a Lagos per un suo commento. Il Sole e il Ft hanno altrettanto inutilmente contattato l’avvocato di Kojo Annan a Londra per chiedere commenti o risposte alle informazioni di questa inchiesta.

…affari di famiglia…