Ennesimo viaggio sponsorizzato da XiaodongPeople, riadattato dal sottoscritto in alcuni passaggi.

In quest’allegra avventura, tentiamo di carpire qualche trucchetto dei nostri amici di sempre, che non ce la raccontano giusta.

Questo post esce sicuramente nel momento più adatto anche se riporta articoli e discorsi del 2005, infatti si può riuscire a meglio comprendere il nostro presente e molto probabilmente anche il nostro futuro (sempre se non ci svegliamo prima che riescano a finire il lavoro).

In questa raccolta si tenterà di far luce riguardo le connessioni fra il “mondo che verrà”, l’educazione pubblica mazziniana ed alcuni strani concetti che oggi ci ritroviamo fra i piedi senza aver ben capito come. Buona lettura :

Essere Massoni Oggi

Tutti insieme:

Nel loro percorso storico i massoni si sono sempre posti come punto di riferimento per gli uomini che avvertono l’urgenza di un proprio perfezionamento e si pongono l’obiettivo di essere liberi e di cooperare al miglioramento della condizione umana mettendo in campo nuovi valori e storicizzando quelli tradizionali e perenni, cioè applicandoli in modo originale alle condizioni attuali dell’umanità. Il libero Muratore non può e non deve rimanere spettatore acritico e avulso rispetto a ciò che accade, ma deve sapersi porre come Uomo Nuovo, ritrovando nelle proprie tradizioni e nel proprio percorso iniziatico una fonte sicura per una continua critica e verifica delle proprie idee, punto di equilibrio tra Tradizione ed Innovazione. Egli è, pertanto, tenuto ad assumere un ruolo “eticamente attivo” nella società al fine di riconquistare una propria presenza sociale costruttiva.

Vediamo cosa salta fuori oggi nel grande gioco del buzzword bingo.

Oggi, infatti, occorre affrontare e superare problematiche globali per le quali non sono più sufficienti mere soluzioni economico-finanziarie: in questo contesto la Massoneria svolge un ruolo primario perché propugna i valori fondamentali della dignità, della libertà e del rispetto del singolo nella diversità, che sono alla base della convivenza civile. Valori, questi, che devono diventare patrimonio soprattutto delle nuove generazioni affinchè crescano con i principi del rispetto dell’altro, della eguaglianza, delle diversità, con la comprensione dei disagi altrui e con lo spirito di offrire liberamente la loro solidarietà a chi ha bisogno.
Il Libero Muratore, quindi, deve pensarsi come uomo del futuro, in grado di coniugare in sé, in un nuovo umanesimo, spiritualità e scientificità: il suo compito non è quello di comunicare certezze, ma di educare gli uomini ad affrontare situazioni nuove applicando principi perenni e a ricercare se stessi non solo nel proprio mondo interiore, ma anche negli altri.

Dove ho già sentito parlare del Nuovo Umanesimo? Mi ricorda vagamente qualcosa.
Prendiamo nota di nuovo umanesimo. Ma se nuovo umanesimo = spiritualità e scientificità, allora nuovo umanesimo = laico, ergo nuovo umanesimo = religione

Nella condizione attuale dell’umanità, il dialogo tra i sostenitori di posizioni opposte rappresenta l’unica via per far incontrare gli uomini, per farli conoscere per far maturare e negoziare possibili soluzioni ai più diversi problemi. La conoscenza, il rispetto reciproco e l’incontro non sono però il punto di arrivo, ma il punto di partenza per superare i conflitti, per salvaguardare i diversi interessi ed opinioni e per trovare una via comune che possa permettere a tutti di esprimersi.
Tuttavia, la via del dialogo è percorribile solo se non si resta ancorati alle proprie certezze ritenendo che esse siano il solo punto di vista accettabile ed ancora più pensando che gli altri debbano adeguarsi ad esse anche se del caso con l’uso della forza. La via del dialogo, quindi, presuppone il dubbio, che non significa rinuncia ai propri valori e verità, né tanto meno un banale ed inutile relativismo, bensì la considerazione delle ragioni altrui con la consapevolezza di non considerarsi depositari del vero e con l’atteggiamento aperto di essere sempre alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide.

Comincia la festa:

Ancora maggiore è il bisogno, oggi, nell’epoca della globalizzazione, di fare sempre riferimento ai grandi valori che guidano l’umanità. I processi di globalizzazione tendono, infatti, ad aggravare le profonde ingiustizie che provocano nette separazioni tra gli uomini del Nord e quelli del Sud del Pianeta; tra coloro che possiedono un lavoro e coloro che lo hanno perso o aspirano ad averlo; tra coloro che consumano le risorse del Pianeta e coloro che non dispongono nemmeno del minimo sostentamento per sopravvivere; tra coloro che con la forza impongono i loro interessi e coloro che nella loro condizione di debolezza non possono fare altro che subire.

Proprio dalla globalizzazione, da cui non si può prescindere, occorre allora riformulare una nuova etica, per così dire, globale che tuteli la libertà e la dignità di ogni uomo, liberandolo da ogni forma di emarginazione, e che concili le leggi dell’economia con gli universali ed inalienabili ‘Diritti dell’Uomo’.

Ed è allora indispensabile che, in un quadro di rafforzamento degli istituti internazionali, l’Onu svolga una nuova e più efficace azione di tutela dell’umanità. In un contesto in cui sembra affermarsi un mercato globale privo di valori, esiste il rischio che i popoli più poveri, oltre ad essere colpiti dalla riduzione dei diritti, siano anche privati delle ricchezze derivanti dalle risorse naturali e da quelle frutto del progresso scientifico internazionale cui non possono accedere.

La marginalizzazione sempre più marcata di interi popoli dalle ricchezze, non vale solo per le materie prime energetiche – petrolio in testa – ma anche per quelle essenziali alla stessa sopravvivenza, quali l’acqua per la quale già oggi si rischiano veri e propri conflitti, al momento forse minori e locali, ma destinati a deflagrare in guerre nei prossimi decenni.

La Massoneria, portatrice nella società civile del principio della tutela dei diritti umani si fa ora anche portatrice della tutela dei diritti di tutti all’accesso e all’uso delle ricchezze naturali. A dispetto del mercato globale, ci sono delle risorse che non possono essere mercanteggiate come le altre, ma solo globalizzate, nel senso di renderle fruibili a tutti, in particolare ai popoli più poveri.

Portatrice di cosa?

Per svolgere questa sua nuova funzione etica, l’Onu deve poter disporre di rilevanti mezzi finanziari che potrebbero essere reperiti attraverso l’introduzione di royalties sulle risorse petrolifere anche da utilizzare, ad esempio, per la creazione di un fondo per la raccolta e la distribuzione di farmaci per i Paesi più poveri.

E questa è la quarantesima volta in cui qualcuno tira fuori la solita tassa globale. Viene il vago sospetto che tutti questi nuovi umanisti abbiano qualche idea in comune. Perché le tasse portano benessere e sviluppo, come ciascuno potrà indovinare alla fine di ogni mese.

In un Paese sempre più laico [leggi: "umanista secolare"] come il nostro ove nessuno pensa di alimentare rigurgiti anticlericali occorre, invece, sottolineare l’ineludibile esigenza di dare corpo, in modo forte e chiaro, ad una nuova etica laica che, facendo appello al dialogo e al confronto, affermi il principio che si può essere diversi e uguali allo stesso tempo, e che la diversità è fonte di arricchimento e antidoto a razzismi e fondamentalismi.

Tradotto: va bene essere diversi, purché umanisti e globalisti. Ovvero uguali. Da cui gli slogan uniti della diversità e compagnia assortita?

Va riaffermata l’indipendenza del pensiero laico che proprio oggi è minata dal profilarsi all’orizzonte di nuovi integralismi, sia politici che religiosi, oltre che da nuove e sempre più subdole forme di censura. Basta pensare ai tentativi sempre più pressanti di mettere in discussione la libera ricerca scientifica – espressione primaria della libertà dell’uomo – in nome di pregiudizi e paure che, nascondendosi dietro agli appelli tesi ad evitare un uso distorto delle scoperte scientifiche, vogliono di fatto impedire alla scienza e agli uomini di progredire.

Perché mi vieni a raccontare la favoletta della libertà dopo aver tirato fuori la tassa globale?

Quando le scelte etiche, dettate da una fede religiosa, fuoriescono dalla sfera intima del credente e si traducono in uno strumento per condizionare il potere legislativo e coartare le coscienze, inevitabilmente si arriva a codificare soluzioni che impongono la propria visione morale anche a chi non la condivide.

Questo ovviamente non vale per la fede dell’umanista secolare e i suoi vari dogmi del politically correct: questi sono anzi l’antidoto contro ogni razzismo e fondamentalismo. Traendo forza dalla diversità, e da una nuova etica mondiale dei diritti, essi favoriscono anche l’eguaglianza dell’uomo nuovo del futuro. Sono stato promosso?

Il ricorso ad una normativa pesante, ideologica, costrittiva, realizzata attraverso la “dittatura delle maggioranze”, mette in pericolo la stessa pace religiosa, che si conquista e si tutela, invece, percorrendo incessantemente le vie del dialogo.

La Massoneria continua fermamente a credere che la scuola pubblica sia la scuola del confronto e che essa costituisca il laboratorio vero nel quale la futura società interculturale e multietnica troverà le sue radici.

Mai avremmo sospettato. In pratica a scuola si fa social engineering d’accatto per creare la nuova moltitudine di schiavi?

È ovvio che se i professori e gli insegnanti in genere, gli educatori e i servizi scolastici, avranno a disposizione risorse limitate [leggi: aspettatevi altre tasse], ben difficilmente tale offerta pubblica sarà di qualità e quindi potrà offrire veramente le reali condizioni per una formazione alta, nella quale dare pari opportunità a tutti, senza creare ghetti etno-religiosi ed economico-politici.

Glossario - pari opportunità: uguale risultato garantito per legge.

La Massoneria del Grande Oriente d’Italia ne ha fatto un punto irrinunciabile. Oggi andiamo fieri di aver riconquistato il diritto di cittadinanza e di rivendicare con orgoglio la nostra appartenenza massonica; sono fioriti seri studi seri sulla Istituzione, sulla sua storia e le sue finalità esoteriche, ai quali hanno contribuito fattivamente anche intellettuali esterni alla Massoneria; centinaia di iniziative culturali, quali convegni, tavole rotonde, mostre, ecc., organizzate dal Grande Oriente d’Italia, si svolgono ogni anno in tutta Italia, in modo tale da offrire la massima visibilità al nostro modo di pensare e al nostro impegno culturale; due premi Nobel (Rita Levi Montalcini e Rigoberta Menchu), a conferma di tutto ciò, hanno presenziato a due nostre iniziative.

Per fortuna nel nuovo umanesimo laico abbiamo anche le finalità esoteriche, ora siamo veramente a posto.

Ecco perchè non siamo più oggetto di campagne di demonizzazione.

Ovvio, mica perché di quello che fate non si trova nessuna traccia da nessuna parte?

Abbiamo saputo fare con trasparenza e lealtà i conti con la nostra storia recente. La nostra condanna della P2, infatti, è stata ed è una condanna inappellabile: di quella brutta pagina, noi siamo stati le prime vittime ma siamo stati anche i primi ad isolare quanti, con quella vicenda, avevano infangato il nostro nome. Volendo fare un paragone si può affermare che la P2 sta al Grande Oriente come le Brigate Rosse stavano al Partito comunista. 

Sorge la domanda: cosa verrà mai in tasca a tutti questi personaggi da questa nuova società con la sua nuova etica? Forse la fatina buona del frigo porterà loro un premio?

Leggiamo avanti, vediamo se ci capita di capirci qualcosa.

I Templari tra utopie sincretiche e immigrazione forzata di massa

Il giorno 12 maggio 2005, presso il ristorante Orazio a Porta Latina, Roma, si è tenuto il programmato incontro culturale organizzato dai Templari, in ordine alla presentazione del libro: TEMPLARI LA LEGGE DEL FUOCO, ad opera del fratello Antonio da Conca della Campania ed edito dalla casa editrice Templari.

Il libro-romanzo è stato presentato dal prof. Avv. Riccardo SCARPA di Roma. Il libro, ripercorre in un’ottica esoterica-investigativa [sempre alla faccia dell'umanesimo laico], tutta la complessa storia della famosa Milizia Christi, dalle origini, 1118, fino ad oggi, nelle sue trame nascoste e moderne, Illuminati e piano di immigrazione forzata delle masse in Europa allo scopo di forgiare l’uomo nuovo.

Non vi ricorda vagamente qualcosa?

Come ha egregiamente commentato il presentatore, un vero segreto per essere tale e rimanere, deve essere paradossalmente reso pubblico.

Purtroppo per voi non siamo ancora completamente imbecilli.

Ad una lettura meno superficiale del testo, il Piano dei fratelli Illuminati, sembra essere un invito all’attuazione dello stesso da parte di Entità note.

Fammi indovinare…

Era presente un numero qualitativamente sufficiente di appassionati del tema, (templarismo, sette). Ricordiamo ai fratelli che il libro, al costo unitario di EUR 25,00, (per quantità diverse, prezzo diverso), può essere acquistato direttamente presso la Sede dell’Ordine, con consegna a casa per quantità opportune o, contrassegno, tramite il servizio postale.

State facendo due conti? Non c’è bisogno però di spendere 25 ricchi euro per consultare Erasmo, l’allegra rivista del Grande Oriente.

Badombe> Ma c’è scritto “rivista massonica” in copertina!

Siete contenti? Apriamo il numero del bicentenario.

Badombe> Dice: un percorso lungo 200 anni con l’uomo… per l’Uomo con la U maiuscola!

E’ l’Uomo nuovo, con una nuova etica!

Leggiamo pagina 2.

E sono arrivati anche i ringraziamenti del presidente della Repubblica che, attraverso il segretario generale alla Presidenza, Gaetano Gifuni, ha fatto sapere di ricambiare gli auguri del Grande Oriente d Italia. Non è poca cosa in questo difficile cammino per affermare la legittimità della nostra Istituzione, ne abbiamo testimonianza tutti i giorni e ogni fratello che ha operato a servizio della Comunione può ritenersi soddisfatto di un simile risultato.

Ci sono tanti articoli interessanti, come quello sulla “Simbolica massonica del terzo millennio.” Oppure pagina 10:

“Ma questa è un’altra storia – dice Massimo Bianchi, livornese, ex vicesindaco socialista della città e gran maestro aggiunto del Grande Oriente d’Italia – “perché stavolta i diesse toscani hanno negato il diritto di essere candidati non solo a propri iscritti, ma anche simpatizzanti ds massoni. Una cosa assurda. Anche perché storicamente, nella sinistra ci sono sempre stati molti massoni. Io stesso, quando ero vice sindaco, ho lavorato fianco a fianco con tre sindaci dell’allora Pci. Agli albori del terzo millennio questi sono divieti assurdi, condannati anche dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La massoneria, almeno quella ufficiale, non è segreta ed è un associazione che rispetta le leggi dello stato. Perché discriminarla?”.

Metà della rivista parla di cose che nei quotidiani semplicemente non esistono.

Cambiamo numero. In copertina:

Miei cari fratelli, la rivista della Massoneria Italiana mantenendo viva in Italia e nel mondo la fede democratica di cui è maestra la più antica fra le società liberali ed umanitarie merita tutta la vostra sollecitudine e io ve ne raccomando caldamente la diffusione.

Giuseppe Garibaldi, Caprera 26-11-1876

Badombe> A scuola si sono dimenticati di raccontarmi questo dettaglio.

Sfortuna. Andiamo a pagina 6!

Nello splendido Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, si è svolto il 12 febbraio 2005 l’XI Convegno della Massoneria Toscana sul tema i Valori Universali e la riforma dell ONU, che il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili ha promosso e realizzato nell ambito di un work in progress che si articolerà con incontri, conferenze e tavole rotonde sul tema stesso dei valori universali nelle sue ampie sfaccettature. La tavola rotonda ha rappresentato un primo esempio di dialogo e confronto su quei valori universali che la Massoneria, operando nel solco della propria tradizione, intende offrire per la costruzione della società e la realizzazione di una governance mondiale dal volto umano.

Vi ricordo che questa roba è scritta sulla rivista del Grande Oriente, non sul giornalino dell’american militia stampato sulla carta igienica. Governance mondiale, good governanceinternet governance… get the point?

L’educazione ai valori deve favorire la nascita di cittadini liberi, evitando così ogni indottrinamento, affinché siano costruttori di società aperte e non chiuse. I valori non s’impongono, ma si affermano con il consenso ed in questo caso diventano stato di coscienza morale e patto sociale responsabile . La dimensione del valore diventa assunzione di responsabilità, tenendo conto di due dimensioni di fondo quali la libertà e l’alterità. E la libertà si compie nell alterità, ovvero nell’incontro. Ognuno deve prendere su di sé il peso dell’altro. La tolleranza poi, deve essere pensata in modo più radicale e laico, cercare il colloquio con le altre verità, con le verità degli altri. La tolleranza che resta ancorata soltanto alle proprie certezze è la caricatura della tolleranza.

Cosa vi ricorda?

Il divenire uomo è un arte, come affermava con convinzione Novalis nei suoi Frammenti antropologici . E la Massoneria Universale, scuola che inizia ai grandi misteri della vita, lo sa bene. E da almeno tre secoli lavora instancabilmente a testimoniare la pratica di quest’arte, che nessuno è in grado di insegnare, poiché si può imparare solo individualmente. Proprio per sviluppare quest arte il massone ha bisogno, non solo di penetrare nella propria dimensione interiore, ma anche in quella altrui. Ha bisogno del dialogo con gli altri, per apprendere ma anche per contribuire col proprio bagaglio di esperienze, di conoscenze e di saperi, maturato per l’appunto in una vita illuminata dalla luce della Tradizione. In questo modo, da muratore esperto nell arte della edificazione, concorre, recando il proprio simbolico mattone, a costruire il grande Tempio sotto la cui volta celeste si riunirà l’umanità tutta.

Capito? Tutti insieme sotto la volta celeste. Mi ricorda qualcosa!

Ma c’è un tema che, in particolare, a noi massoni sta a cuore: è l’ONU, che va rifondato, ricordandoci che fu, all’indomani della prima guerra mondiale, la Massoneria a lanciar l’idea della Società delle Nazioni, cioè l’antecedente storico dell’Onu.

Non l’avremmo mai sospettato.

Che abbia funzionato bene o male è un discorso a parte, ma l’idea, resta tuttora valida. Il problema vero è che non esiste lo strumento per applicare questi principi. Gli Stati vengono ammessi automaticamente all’ONU, a prescindere dal fatto che applichino e rispettino i valori fondanti della Carta delle Nazioni Unite.

Ho capito! Forse occorre un’alleanza di democrazie!

Pertanto occorre istituire un organismo sovranazionale che faccia rispettare quei principi.

Leggi: governance mondiale, con esercito globale.

Che risponde a… indovina un po’?

Badombe> Agli elettori democratici?

Certo! Magari quelli illuminati dalla tradizione, così siamo a posto.

Oggi l’ONU altro non è che un luogo di incontro dove si discute, ma alla fine i provvedimenti che vengono assunti non sono altro che ammonizioni che uno Stato accetta o non accetta a suo piacere. In un epoca di globalizzazione è fondamentale che l’uomo torni ad essere centrale, che non sia un mero consumatore, ma un soggetto al centro di diritti come di doveri, un uomo che vive con i suoi sogni, perché questo deve essere il villaggio globale.

Hai capito da dove saltano fuori tutti questi curiosi modi di dire? Pagina 19!

Ma il problema è che non esiste lo strumento per applicarli visto che gli Stati, anche di nuova istituzione, vengono automaticamente ammessi all Onu a prescindere dal fatto che applichino e rispettino i valori fondanti della carta delle Nazioni Unite. Per il Gran Maestro, dunque, il problema è quindi quello di istituire un organismo sopranazionale che faccia rispettare quei principi, visto che oggi l’Onu altro non è che un luogo di incontro ove si discute, si ragiona ma dove alla fine i provvedimenti eventualmente assunti non sono altro che ammonizioni che uno Stato, accetta o no a suo piacere.

Questo l’hai già detto. Domanda: chi vota questo organismo sopranazionale? (fammi indovinare?)

Raffi è convinto che vada spinto un movimento di massa, di popoli per far si che si arrivi a questa entità sopranazionale; diversamente potrà accadere, come è già accaduto, che in nome di quei principi negletti della carta dell Onu, una potenza mondiale dica: io li faccio applicare, io mi surrogo all’inerzia e all’inattività dell’Onu.

Movimento di massa, consensus… Questa storia dell’ONU e della potenza mondiale che prende il suo posto ricorda vagamente il gioco poliziotto buono poliziotto cattivo. A proposito, qual è quella cosa verde e blu che non è vincolata dalla Convenzione di Ginevra? Indovina?

Altro numero, pagina 4.

Anche quest’anno i rappresentanti delle massime Autorità dello Stato hanno risposto con grande entusiasmo all’invito del Grande Oriente d’Italia a partecipare alla Gran Loggia e, nonostante l’imminenza delle consultazioni regionali, tanti esponenti delle Istituzioni e di tutte le parti politiche hanno inviato i loro auguri che si sono aggiunti a quelli per il bicentenario. Il messaggio più importante è senza dubbio quello della Presidenza della Repubblica, ma ugualmente significativo è quello inviato al Gran Maestro Gustavo Raffi dal presidente emerito Francesco Cossiga che, anche in questa edizione, non ha mancato di testimoniare la sua attenzione verso l’operato del Grande Oriente d’Italia.

Ne avete sentito parola su un telegiornale?

Anche il presidente del Senato Marcello Pera ha inviato un telegramma esprimendo i suoi più cordiali saluti ed augurando alla manifestazione pieno successo, così come hanno fatto pervenire i loro moti augurali il presidente della Camera Pierferdinando Casini e la presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha espresso rammarico per la sua forzata assenza.

Avete letto una riga in merito su un quotidiano? O altrove?

Analogo messaggio è giunto dai ministri della Difesa, delle Finanze, della Giustizia, della Funzione Pubblica, e dell’Innovazione e le Tecnologie e dal vice-ministro per le Attività Produttive Adolfo Urso, dal sottosegretario all’Ambiente Roberto Tortoli, dal presidente della Commissione Sanità al Senato Antonio Tomassini.

Ma quanti sono?

E mentre qualcuno si diletta con il piano di immigrazione forzata delle masse in Europa allo scopo di forgiare l’uomo nuovo, l’attento lettore – anzi, il lettore nuovo - è invitato a leggere qualche numero della sapida rivista e fare due robusti conti.

Se l’immigrazione di massa è forzata, ma non si vedono pullman che vanno in giro portando le persone da una parte all’altra, sorge spontaneo l’utile esercizio per il lettore: in che modo viene forzata? [inserisci qui la musichetta "ai confini della realtà"]

Ottima storia da raccontare alle feste. Fate i soliti due conti.

Proseguiamo il tour, che è istruttivo e divertente :

Il ruolo della Massoneria nel XXI secolo

Un’etica, quella che perseguiamo, che possiamo definire un’etica di frontiera, perché non è chiusa in se stessa, non è definitiva, pur non dimenticando valori fondamentali, universali e tradizionali, ma è soggetta a mutamento come fonte continua di valori correlati ai processi globali di cambiamento della condizione umana.

Un’etica che poggia sulle dinamiche del cambiamento e come tale è sempre innovativa e opera come un acceleratore e non come un freno al progresso dell’uomo: un etica che ruota intorno ai principi della dignità dell’uomo, della promozione umana, della responsabilità e della giustizia sociale. 

Questo atteggiamento e la nostra visione di apertura verso il mondo ci permette di dire che anche nel campo dell’etica i massoni sono necessari nel XXI secolo per evitare qualsiasi forma di dogmatismo che non può che portare a conflitti tra gli uomini, laddove, come accade nei diversi fondamentalismi, i valori di pochi tendono a imporsi su quelli di altri

Al contrario dell’umanesimo secolare e del socialismo globale con la tassa mondiale sul petrolio, foriero di libertà e sviluppo.

Aprire le porte al mondo significa allora prestare attenzione alle condizioni e alle problematiche dell’uomo attuale: se lo faremo in riferimento alla nostra tradizione e al nostro connaturato atteggiamento di apertura, allora è certo che potremo contribuire al benessere dell’uomo, impegnandoci a favore dei diritti umani, del rispetto reciproco, della libertà di espressione, delle opere di solidarietà e del rafforzamento dell’atteggiamento etico. Un contributo che i massoni possono fornire con maggior forza per la loro connaturata tradizione culturale, etica ed esoterica

Questo sempre perché l’umanesimo è laico e secolare, e noi siamo tutti imbecilli.

Le nostre peculiarità, quindi, ci permettono di sostenere che la Massoneria è ancora necessaria nel XXI secolo così come è stata necessaria nei secoli passati, quando ha fornito un contributo fondamentale al bene e al progresso dell’umana famiglia

Aprire le porte al mondo è, dunque, consequenziale al fatto che la Massoneria è un Ordine Iniziatico che ha come compito principale la ricerca esoterica ed il perfezionamento individuale, attraverso il recupero della dimensione del Sacro; nel perseguire questo obiettivo il libero muratore acquisisce anche lo strumento per far sì che il risultato del suo perfezionamento costituisca la motivazione ed i contenuti che può offrire al bene comune. 

Ovvio: laico ma sacro, secolare ma esoterico. Ho capito.

Messaggio del Presidente Ciampi a Billè

Buzzword Bingo.

Illustre Presidente, 

La ringrazio, per il saluto che, in occasione del 60° anniversario della Confcommercio, ha voluto rivolgermi a nome dell’Assemblea Generale. 

L’impegno della Confederazione, iniziato negli anni difficili del dopoguerra, ha contribuito – attraverso il prevalere di uno spirito unitario - al rilancio dell’economia nazionale e al suo sviluppo, in un clima di progressiva internazionalizzazione sostenuto dall’inarrestabile processo di integrazione europea

Per affrontare con successo le grandi sfide della globalizzazione economica è necessario promuovere un nuovo slancio cooperativo che coinvolga le associazioni rappresentative delle imprese e delle forze sociali, le università, il sistema finanziario e le istituzioni

Tutti insieme devono concorrere, nel contesto nazionale, europeo e internazionale, a realizzare obiettivi di progresso e di crescita condivisi, equi e sostenibili, che garantiscano la democrazia e la pace

BINGO!! 

Con questo auspicio, esprimo vivo apprezzamento alla Confcommercio per l’alto valore dell’evento ed invio ai relatori, alle autorità e a tutti i presenti un cordiale augurio di buon lavoro. 

Sorge la domanda: questi discorsi sono forse scritti col Polygen? 

Giochiamo ancora!

Messaggio del Presidente Ciampi al Sindaco di Genova, Pericu 

Il restaurato Museo del Risorgimento, che viene inaugurato nel giorno del duecentesimo anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini, può e deve diventare punto di riferimento per il nuovo patriottismo europeo di tutti gli italiani. 

Mazzini, con il suo pensiero e con la sua azione, è stato fra i protagonisti del nostro Risorgimento quello che ha più contribuito a restituire l’Italia agli italiani, affermando un nesso inscindibile fra i valori dell’unità e dell’indipendenza e quelli della democrazia repubblicana. 

Lo spirito della Costituzione italiana, frutto duraturo della Lotta di Liberazione e del secondo Risorgimento, è profondamente mazziniano per il richiamo al dovere come fonte dei diritti, all’associazionismo come strumento concreto di solidarietà, alla coesione sociale, garantita da una cittadinanza consapevole, basata sull’educazione

Mazzini è stato un testimone autentico e appassionato della fratellanza fra le Nazioni europee. 

La sua idea di Patria supera i limiti angusti dei nazionalismi, per guardare all’Europa come federazione di popoli, uniti dalla fede comune nei valori di libertà e di uguaglianza

Mi auguro che molti giovani, anche attraverso il Museo che oggi si apre, tornino ad accostarsi a Mazzini. Egli non è un’icona del passato: è un maestro, sempre attuale, di moralità politica e civile, di religiosità laica, di senso di umanità aperto al rispetto di tutte le culture e del loro apporto al divenire della umanità

Ma tu guarda, la religiosità laica!

Installazione del nuovo governo della Gran Loggia di New York 

Una folta delegazione del Grande Oriente d’Italia, composta dal gran maestro Gustavo Raffi e dai fratelli Salvo Pulvirenti, Enzo Viani e Franco di Jorgi, ha partecipato ai lavori della Gran Loggia di New York: appuntamento internazionale tra i più importanti del mondo massonico, caratterizzato, quest’anno, dalla installazione pubblica del nuovo gran maestro Edward R. Trosin e dei nuovi grandi dignitari. Tra questi ultimi è stato eletto alla carica di gran tesoriere Vincent Libone, fratello italo-americano della loggia “Garibaldi” (542) di New York. 

Le celebrazioni si sono svolte il 3 e 4 maggio nell’ampia sala della sede di Masonic Hall a Manhattan, e la presenza della delegazione del Grande Oriente d’Italia ha suggellato ancora una volta le ottime relazioni fraterne tra le due Obbedienze, che nell’ultimo quinquennio hanno registrato la partecipazione dei massimi vertici alle rispettive tornate di Gran Loggia. Significativa a riguardo la partecipazione a Rimini, lo scorso aprile, di una delegazione newyorkese – capitanata dal gran maestro Carl J. Fitje – composta da ben undici fratelli, per lo più appartenenti alle logge “Garibaldi” e “Mazzini”

La Massoneria italiana 

Che cosa è stata, che cosa è e che cosa potrebbe realmente diventare la massoneria italiana? Uno studioso di politica e di esoterismo, Giorgio Galli, è un uomo che l’ha vissuta e la vive all’interno con passione e amore per la libertà, Massimo della Campa, alzano il velo del mistero che, sino ad oggi, aveva nascosto ai profani l’identità d’una delle grandi forze dell’Italia moderna. 

Un arco di storia plurisecolare, dalle vicende di Garibaldi e Mazzini al caso clamoroso di Licio Gelli, viene presentato in tutte le sue sfaccettature. Lo scandalo scoppiato attorno alla loggia P2 viene spiegato, ricostruito e giudicato sia in quanto deviazione interna all’organizzazione massonica, sia nel suo rapporto con le trame della Prima Repubblica, il caso Moro e gli sviluppi successivi fino ad oggi. 

Religiosità laica e secolare… (non è ovvio?)

Leggiamo qua e là, facciamoci un idea di chi era Mazzini, così capiamo perché hanno intitolato una loggia in suo onore. Magari facciamo anche luce su qualche riferimento in merito all’educazione mazziniana…

I doveri dell’uomo

Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo d’esercitarli? che importava la libertà d’insegnamento a chi non aveva né tempo, né mezzi per profittarne? che importava la libertà di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né capitali, né credito? La società si componeva, in tutti i paesi dove quei principi fondamentali furono proclamati, d’un piccolo numero d’individui possessori del terreno, del credito, dei capitali; e di vaste moltitudini d’uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per vivere: forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l’intera giornata: cos’era per essi, costretti a combattere colla fame, la libertà, se non un’illusione, una amara ironia?

Perché così non fosse, sarebbe stato necessario che gli uomini delle classi agiate avessero consentito a ridurre il tempo dell’opera, a crescerne la retribuzione, a procacciare un’educazione uniforme gratuita alle moltitudini, a rendere gli strumenti di lavoro accessibili a tutti, a costituire un credito per il lavoratore dotato di capacità, di iniziativa e di buone intenzioni.

Vi ricorda… qualcosa?

Ora perché lo avrebbero fatto? Non era il benessere lo scopo supremo della vita? Non erano i beni materiali le cose desiderabili innanzi a tutte? Perché diminuirsene il godimento a vantaggio altrui? S’aiuti dunque chi può. Quando la società assicura ad ognuno che possa l’esercizio libero dei diritti spettanti all’umana natura, fa quanto é richiesta di fare. Se v’é chi per fatalità della propria condizione, non può esercitarne alcuno, si rassegni e non incolpi persona.

Era naturale che così dicessero, e così dissero infatti. E questo pensiero delle classi privilegiate di fortuna riguardo alle classi povere, diventò rapidamente pensiero d’ogni individuo verso ogni individuo. Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all’altrui; e quando i propri diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra: guerra non di sangue, ma d’oro e d’insidie: guerra meno virile dell’altra, ma egualmente rovinosa: guerra accanita nella quale i forti schiacciano inesorabilmente i deboli o gl’inesperti. In questa guerra continua, gli uomini si educarono all’egoismo, e all’avidità dei beni materiali esclusivamente.

Quindi…

La libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di educazione generò l’anarchia morale.

Ripeti?

Gli uomini, senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti.

Certo, esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengano a contrasto con quelli d’un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti? E dove i diritti d’un individuo, di molti individui, vengano a contrasto con i diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al benessere, al più gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi, chi scioglierà la questione tra l’operaio e il capo-produttore?

La Loggia? I Bodhisattva?

[...] Italiani, fratelli miei! intendetemi bene. Quand’ io dico, che la conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole, non chiedo che rinunziate a questi diritti; dico soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti, e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. [...]

DIO (Crediamo che Dio è Dio, e l’Umanità è il suo Profeta)

L’origine dei vostri DOVERI sta in Dio. La definizione dei vostri DOVERI sta nella sua legge. La scoperta progressiva, e l’applicazione della sua legge appartengono all’Umanità. DIO esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia.

Ci siete tutti?

Dio esiste, perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’Umanità, nell’Universo che ci circonda.

L’avreste mai indovinato?

La nostra coscienza lo invoca nei momenti più solenni di dolore e di gioia. L’umanità ha potuto trasformarne, gustarne, non mai sopprimerne il santo nome. L’universo lo manifesta con l’ordine, con l’armonia, con l’intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi.

Non vi sono atei fra voi: se ve ne fossero, sarebbero degni non di maledizione, ma di compianto. Colui che può negar Dio davanti una notte stellata, davanti alla sepoltura dei suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole. Il primo ateo fu senz’alcun dubbio un uomo che aveva celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, liberarsi dall’unico testimonio a cui non poteva celarlo, e soffocare il rimorso che lo tormentava: forse fu un tiranno che aveva rapito con la libertà metà dell’anima ai suoi fratelli e tentava sostituire l’adorazione della Forza brutale alla fede nel Dovere e nel Diritto immortale.

Dove vorrà mai andare a parare?

[...] A che professare di credere nell’unità del genere umano, conseguenza inevitabile dell’Unità di Dio, se non lavorate a verificarla, combattendo le divisioni arbitrarie, le inimicizie che separano tuttavia le diverse tribù formanti l’Umanità? A che credere nella libertà umana, base della umana responsabilità, se non ci adoperiamo a distruggere tutti gli ostacoli che impediscono la prima e viziano la seconda? A che parlare di Fratellanza pur concedendo che i nostri fratelli siano ogni dì conculcati, avviliti, sprezzati? La terra è la nostra lavoreria: non bisogna maledirla; bisogna santificarla. Le forze materiali che ci troviamo d’intorno sono i nostri strumenti di lavoro, non bisogna ripudiarli, bisogna dirigerli al bene.

[...] L’educazione dell’Umanità progredisce come si innalzano in Oriente quelle piramidi alle quali ogni viandante aggiunge una pietra.

La piramide, non mi dire. Quali piramidi, quelle del Grande Oriente?

Noi passiamo, viandanti d’un giorno, chiamati a compiere la nostra educazione individuale altrove; l’educazione dell’Umanità si mostra a lampi in ciascun di noi, si svela lentamente, progressivamente, continuamente nell’Umanità.

Pronti?

L’Umanità è il Verbo vivente di Dio.

Avevate dubbi?

Lo spirito di Dio la feconda, e si manifesta sempre più puro, sempre più attivo d’epoca in epoca in essa, un giorno per mezzo d’un individuo, un altro per mezzo d’un popolo.

[...] I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza e perché senza intendere quelli non potete compiere se non imperfettamente gli altri, sono verso l’Umanità. Avete doveri di cittadini, di figli, di sposi, e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parlerò a lungo tra poco; ma ciò che fa santi e inviolabili quei doveri, è la missione, il Dovere, che la vostra natura di uomini vi comanda.

Siete padri per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio. Siete cittadini, avete una Patria, per potere facilmente, in una sfera limitata, col concorso di gente già stretta a voi per lingua, per tendenze, per abitudini, operare a benefizio degli uomini quanti sono e saranno, ciò che mal potreste operare perduti, voi soli e deboli, nell’immenso numero dei vostri simili. Quelli che v’insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v’insegnano, più o meno ristretto, l’egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia sono come due circoli segnati dentro un circolo maggiore che li contiene; come due gradini d’una scala senza i quali non potreste salire più alto, ma sui quali non v’è permesso arrestarvi.

[...] Liberi e schiavi, SIETE TUTTI FRATELLI.

Una è la vostra origine, una la legge, uno il fine per tutti voi. Una sia la credenza, una l’azione, una la bandiera sotto cui militate. Non dite: il linguaggio che noi parliamo è diverso: le lagrime, l’azione, il martirio formano linguaggio comune per gli uomini quanti sono, e che voi tutti intendete.

Non dite: l’Umanità è troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura le forze, ma le intenzioni. Amate l’Umanità. Ad ogni opera vostra nel cerchio della Patria o della famiglia, chiedete a voi stessi: se questo ch’e io faccio fosse fatto da tutti e per tutti, gioverebbe o nuocerebbe all’Umanità? e se la coscienza vi risponde: nuocerebbe, desistete: desistete, quand’anche vi sembri che dall’azione vostra uscirebbe un vantaggio immediato per la Patria o per la Famiglia.

Siate apostoli di questa fede, apostoli della fratellanza delle Nazioni e della unità, oggi ammessa in principio, ma nel fatto negata, del genere umano.

E questa uscita spiega quella di Ciampi Con questo spirito invio un particolare augurio a Sua Santità Benedetto XVI, che ha ereditato dal Suo indimenticabile predecessore, Giovanni Paolo II, la missione di apostolo della fratellanza tra i popoli, del dialogo tra le fedi e le civiltà.

Guarda il caso, un altro apostolo della fratellanza. Strano, vero?

Siatelo dove potete e come potete. Né Dio, né gli uomini possono esigere più da voi. Ma io vi dico che facendovi tali – facendovi tali, dov’altro non possiate, in voi stessi – voi gioverete all’Umanità. Dio misura i gradi di educazione che Lui fa salire al genere umano sul numero e sulla purità dei credenti. Quando sarete puri e numerosi, Dio che vi conta, vi aprirà il varco all’azione.

[...] I primi vostri Doveri, primi almeno per importanza, sono com’ io vi dissi, verso l’Umanità. Siete uomini prima di essere cittadini o padri. Se non abbracciaste del vostro amore tutta quanta l’umana famiglia - se non confessaste la fede nella sua unità, conseguenza dell’unità di Dio, e nell’affratellamento dei Popoli che devono ridurla a fatto – se ovunque geme un vostro simile, ovunque la dignità della natura umana è violata dalla menzogna o dalla tirannide, voi non foste pronti, potendo, a soccorrere quel meschino o non vi sentiste chiamati, potendo, a combattere per risollevare gli ingannati o gli oppressi – voi tradireste la vostra legge di vita e non intendereste la religione che benedirà l’avvenire.

Quale religione?

Ma che cosa può ciascuno di voi, con le sue forze isolate, fare per il miglioramento morale, per il progresso dell’ Umanità? Voi potete esprimere, di tempo in tempo, sterilmente la vostra credenza; potete compiere, qualche rara volta, verso un fratello non appartenente alle vostre terre, un’opera di carità; ma non altro. Ora, la carità non è la parola della fede avvenire.

La parola della fede avvenire è l’associazione, la cooperazione fraterna verso un intento comune, tanto superiore alla carità quanto l’opera di molti fra voi che s’uniscono a innalzare concordi un edificio per abitarvi insieme è superiore a quella che compireste innalzando ciascuno una casupola separata e limitandovi a ricambiarvi gli uni con gli altri aiuto di pietre, di mattoni e di calce. Ma quest’opera comune voi, divisi di lingua, di tendenze, d’abitudini, di facoltà, non potete tentarla. L’individuo è troppo debole e l’Umanità troppo vasta. Mio Dio, – prega, salpando, il marinaio della Brettagna – proteggetemi: il mio battello è sì piccolo e il vostro Oceano così grande! E quella preghiera riassume la condizione di ciascun di voi, se non si trova un mezzo di moltiplicare indefinitamente le vostre forze, la vostra potenza d’azione.

[...] Mille trecento anni dopo le parole di Gesù ora citate, un uomo, Italiano, il più grande fra gl’Italiani, ch’io conosca, scriveva le verità seguenti:

“Dio è Uno; l’Universo è un pensiero di Dio; l’Universo é dunque Uno esso pure. Tutte le cose vengono da Dio. Tutte partecipano, più o meno, della natura divina, a secondo del fine pel quale sono create. L’uomo è nobilissimo fra tutte le cose: Dio ha versato in lui più della sua natura che non sulle altre. Ogni cosa che viene da Dio tende al perfezionamento del quale é capace. La capacità di perfezionamento nell’uomo é indefinita. L’Umanità é Una. Dio non ha fatto cosa inutile; e poiché esiste una Umanità, deve esistere uno scopo unico pur tutti gli uomini, un lavoro da compiersi pur opera d’essi tutti. Il genere umano dovrebbe dunque lavorare unito sì che tutte le forze intellettuali diffuse in esso ottengano il più alto sviluppo possibile nulla sfera del pensiero e dell’azione. Esiste dunque una Religione universale della natura umana“.

Quell’uomo aggiungeva che questa Religione universale, questa Unità del mondo doveva avere chi la rappresentasse: e accennava a Roma, la Città Santa, le di cui pietre, Egli diceva, erano meritevoli di riverenza. L’uomo che scriveva quelle idee aveva nome DANTE. Ogni città d’Italia, quando l’Italia sarà libera ed una, dovrebbe innalzargli una statua, perché quelle idee contengono in germe la Religione dell’Avvenire.

La religione dell’avvenire, la religione universale della natura umana… capito?

[...] L’Umanità è simile ad un uomo che vive indefinitamente e che impara sempre. E’ quasi un organismo sociale, vero? Non vi è dunque, né può esservi infallibilità di uomini e di Poteri; non vi è né può esservi casta privilegiata di depositari ed interpreti della Legge: non vi è né può esservi necessità d’intermediario tra Dio e l’uomo, dall’Umanità infuori. Dio, prefiggendo un disegno provvidenziale d’Educazione progressiva all’Umanità, ponendo l’istinto del progresso nel cuore di ogni uomo, ha messo pure nell’umana natura le facoltà e le forze necessarie a compierlo.

Educazione all’Umanità, non dell’Umanità, prendete nota.

[...] Senza Educazione Nazionale non esiste moralmente Nazione.

La coscienza nazionale non può uscir che da quella.

E la coscienza europea da dove salta fuori?

Badombe> “La sua idea di Patria supera i limiti angusti dei nazionalismi, per guardare all’Europa come federazione di popoli, uniti dalla fede comune nei valori di libertà e di uguaglianza. Mi auguro che molti giovani, anche attraverso il Museo che oggi si apre, tornino ad accostarsi a Mazzini. Egli non è un’icona del passato: è un maestro, sempre attuale, di moralità politica e civile, di religiosità laica, di senso di umanità aperto al rispetto di tutte le culture e del loro apporto al divenire della umanità.”

Ora il concetto vi risulta più chiaro?

Senza Educazione Nazionale comune a tutti i cittadini, eguaglianza di doveri e di diritti è una formula vuota di senso: la conoscenza dei doveri, la possibilità dell’esercizio dei diritti, sono lasciate al caso della fortuna o all’arbitrio di chi sceglie l’educatore.

Invece, con l’educazione nazionale comune, sarà lasciata all’arbitrio di… fammi indovinare?

Gli uomini che si dichiarano avversi all’unità dell’educazione invocano la libertà.

Sentite questa:

Libertà di chi? Dei padri o dei figli? La libertà dei figli è violata, nel loro sistema, dal dispotismo paterno: la libertà delle giovani generazioni sacrificata alle vecchie: la libertà di progresso diventa illusione.

Badombe> “L’aumento del welfare state può essere scritto come il trasferimento costante della funzione di “dipendenza” dalla famiglia, allo stato, dalle persone legate assieme dal sangue, dall’unione o dall’adozione alle persone vincolate dall’impegno pubblico. Il processo è iniziato in Svezia nel secolo scorso, con progetti burocratici che hanno cominciato a smantellare i legami fra i genitori e i loro bambini. Nel modello classico, la prima imposizione dello stato verso i bambini è avvenuta nel 1840, con il passaggio ad una legge che decretava l’obbligo scolastico. Mentre veniva giustificato come una misura per migliorare la conoscenza ed il benessere della gente, la profonda forza motrice era la socializzazione del tempo dei bambini, con i presupposti che i funzionari dello stato (i burocrati svedesi) sapevano meglio dei genitori come doveva essere speso il tempo dei bambini e che i genitori non potevano prevedere o sperare di proteggere i loro bambini dallo sfruttamento.

Ricordate?

Le credenze individuali, false forse ed avverse al progresso, sono trasmesse, sole e autorevoli, di padre in figlio, nell’età in cui l’esame è impossibile: più tardi, nelle condizioni dei più tra voi, la fatalità d’un lavoro materiale di tutte l’ore, vieterà all’anima giovane nella quale si saranno stampate quelle credenze, di raffrontarle con altre e modificarle.

Mentre le credenze dell’Educazione Nazionale sono vere e promuovono il progresso, ecco perché possiamo tranquillamente rifilarle – per legge - nell’età in cui l’esame è impossibile, vero?

In nome di quella libertà menzognera, il sistema anarchico del quale io vi parlo tende a fondare e perpetuare il pessimo fra i dispotismi, la casta morale.

Ciò che quel sistema protegge ha nome arbitrio, non libertà. Libertà vera non esiste senza eguaglianza; e l’eguaglianza non può esistere fra chi non muove da una base, da un principio comune, da una coscienza uniforme del Dovere.

Dai, non mi dire? L’eguaglianza…

La libertà non s’esercita che al di là di quella coscienza. Io vi dissi poche pagine addietro che la libertà vera non consiste nel diritte di scegliere il male, ma nel diritto di scegliere fra le vie che conducono al bene.

Scelte da chi? Dalla loggia, oppure dal banchiere centrale umanista e solidale?

La libertà che invocano quei falsi filosofi è l’arbitrio dato al padre di scegliere il male pel figlio. Che? Se un padre minacciasse di mutilazione qualunque il corpo del suo fanciullo, la società interverrebbe invocata da tutti; e l’anima, la mente di quell’essere, sarà forse da meno del corpo?

Nei magici mega-post sulla scuola vedremo invece cosa succede quando l’Educazione Nazionale minaccia di mutilazione l’anima del fanciullo: assolutamente nulla.

La società non potrà proteggerla dalla mutilazione delle facoltà, l’ignoranza; dalla deviazione del senso morale, la superstizione?

Quel grido di libertà d’insegnamento sorse giovevole un tempo e sorge giovevole anche oggi dovunque l’educazione morale è monopolio d’un governo dispotico, d’una casta retrograda, di un sacerdozio avverso, per natura di dogma, al Progresso: fu un’arma contro la tirannide; una parola d’emancipazione imperfetta ma indispensabile. Giovatevene ovunque siete schiavi.

Questo non vale ovviamente nel suo caso.

Ma io vi parlo d’un tempo in cui la fede religiosa avrà scritto sulle porte del tempio la parola PROGRESSO (INTESO COME EVOLUZIONE SPIRITUALE) e tutte le istituzioni ripeteranno sotto varie forme quella parola,

L’evoluzione spirituale, il percorso ermetico, l’iniziazione… la religione dell’avvenire, il progresso, le istituzioni che abbracciano la Nuova Fede dell’Umanità…

e l’Educazione Nazionale dirà sul finire dell’insegnamento all’allievo: a te, destinato a vivere sotto un Patto comune fra noi, noi abbiamo detto le basi fondamentali di quel Patto, i principi nei quali crede in oggi la tua Nazione; ma bada che il primo fra quei principi è Progresso; bada che la tua missione d’uomo e di cittadino è quella di migliorare, ove tu possa, la mente e il core dei tuoi fratelli: va’ esamina, raffronta; e se scopri verità superiore a quella che noi crediamo di possedere, promulgala arditamente e avrai la benedizione della tua Patria. Allora, non prima, respingete quel grido di libertà d’insegnamento come ineguale ai vostri bisogni e funesto all’Unità della Patria, chiedete, esigete l’impianto d’un sistema d’educazione nazionale gratuita, obbligatoria per tutti.

Vi ricorda…

Badombe> …qualcosa?

La Nazione deve ad ogni cittadino la trasmissione del suo programma. Ogni cittadino deve ricevere nelle sue scuole l’insegnamento morale - un corso di nazionalità comprendente un quadro sommario dei progressi dell’ Umanità, la Storia Patria e l’esposizione popolare dei principi che reggono la legislazione del paese – e l’istruzione elementare intorno alla quale non v’è dissenso.

Come il corso alla cittadinanza europea, ho indovinato?

Ogni cittadino deve imparare in esso l’eguaglianza e l’amore.

Trasmesso quel programma, la libertà ripiglia i suoi diritti. Non solamente l’insegnamento della famiglia, ma ogni altro è sacro. Ogni uomo ha diritto illimitato di comunicare ad altri le proprie idee: ogni uomo ha diritto d’ascoltarle.

Ma alcune parole ed idee, fammi indovinare, sono obbligatorie. Vero?

La Società deve proteggere, incoraggiare la libera espressione del Pensiero, sotto ogni forma; e aprire ogni via, perché il programma sociale possa svilupparsi e modificarsi per il bene.

[...] L’ idea di chi vorrebbe, in nome della libertà, fondare l’anarchia e cancellare la società per non lasciare che l’individuo con i suoi diritti, non ha bisogno, con voi, di confutazioni da me; tutto il mio lavoro combatte quel sogno colpevole che rinnega progresso, doveri, fratellanza umana, solidarietà di nazioni, ogni cosa che voi ed io veneriamo.

Veneriamo, perché si tratta della Religione Universale dell’Avvenire, vero?

Ma il disegno di quei che, limitandosi alla questione economica, chiedono l’abolizione della proprietà individuale e l’ordinamento del comunismo, tocca l’estremo opposto, nega l’individuo, nega la libertà, chiude la via al progresso e “impietra”, per così dire, la società.

E’ normale che l’Educazione Nazionale si faccia promotrice del delirio di una manica di massoni usciti dalla loggia, nell’età in cui l’esame è impossibile? E’ normale che mamma e papà non abbiano la minima idea di dove siano saltati fuori tutti questi curiosi riferimenti al divenire dell’Umanità, mentre ascoltano con gli occhi rimbambiti le parole del presidente di turno alla fine di ogni anno? E’ normale che un Presidente della Repubblica si faccia promotore della Religiosità Laica dell’Avvenire, che per chi non l’avesse ancora capito è una religione con tanto di piramidi a corredo?

[...] “Il lavoro associato, il riparto dei frutti del lavoro, ossia del ricavato dalla vendita dei prodotti, tra i lavoranti in proporzione del lavoro compiuto e del valore di quel lavoro”: è questo il futuro sociale. In questo sta il segreto della vostra emancipazione. Foste “schiavi” un tempo: poi “servi”: poi “assalariati”: sarete fra non molto, purché lo vogliate, liberi produttori e fratelli nell’associazione.

Associazione libera, volontaria, ordinata su certe basi, da voi medesimi, tra uomini che si conoscono e si stimano l’un l’altro, non forzata, non imposta dall’autorità governativa, non ordinata senza riguardo ad affetti e vincoli individuali, tra uomini considerati non come esseri liberi e spontanei, ma come cifre e macchine produttrici.

Non forzata, non imposta, al contrario dell’Educazione Nazionale, vero?

Associazione amministrata con fratellanza repubblicana da vostri delegati e dalla quale potrete, volendo, ritirarvi, non soggiacente al dispotismo dello Stato e di una gerarchia costituita arbitrariamente e ignara dei vostri bisogni e delle vostre attitudini.

Non soggiacente al dispotismo dello Stato, solo dell’Educazione Nazionale che ci insegna l’etica e la morale, e la cittadinanza europea, e la fratellanza mondiale, nell’età in cui l’esame è impossibile, casualmente.

La cittadinanza consapevole, basata sull’educazione…

Provate ad andare per strada e chiedere a qualcuno se sa cosa vuol dire, così potrete misurare la somma opera educativa dell’educazione nazionale mazziniana.

Stranamente,sul quotidiano non si vede traccia di tali correlazioni. Strano, vero?

Palazzo del Quirinale, 4 novembre 2005

Signor Presidente del Consiglio,
Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Signori Vice Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica,
Signor Ministro della Difesa,
Autorità,
Decorati dell’Ordine Militare d’Italia,
Care Allieve e Allievi delle Scuole Militari della Repubblica,

Nonché cara manica di imbecilli comunemente chiamati contribuenti,

anche quest’anno ho voluto che la cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia avesse luogo, solennemente, nella sede della Presidenza della Repubblica, in occasione della ricorrenza del 4 novembre, anniversario della Vittoria, Giorno dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate.

L’anno scorso a Trieste, nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario del ritorno della città giuliana all’Italia, ricordai come la data del 4 novembre suscitasse, e suscita ancora oggi, un empito di commozione nell’animo di chi aveva vissuto o solo ascoltato le gesta della Grande Guerra, combattuta e ricordata come l’ultima guerra d’indipendenza; con essa venne portata a compimento l’unificazione d’Italia, nella libertà.

Il 4 novembre, tuttavia, non è solo l’anniversario di un grande evento della nostra storia. E’ il giorno della memoria comune degli italiani. E’ il giorno in cui insieme riflettiamo sulla Patria, sulla responsabilità che ciascuno di noi ha di servire la Patria.

Pagarti lo stipendio non è sufficiente?

Quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita di Giuseppe Mazzini. Il tempo non cancella la modernità dell’intuizione dei Padri della Patria, la validità delle motivazioni profonde del loro volere l’Italia unita e libera.

Scriveva Mazzini: “…dove non è Patria, non è Patto comune al quale possiate richiamarvi: regna solo l’egoismo degli interessi…”.

L’unità d’Italia, l’indipendenza e la libertà sono conquiste straordinarie che vanno difese ogni giorno: come comunità d’intenti, come capacità di cooperare per il bene comune, come desiderio di provare, anche individualmente, la gioia di fare qualcosa per il bene dell’Italia, per il suo prestigio nel mondo, per il benessere della nostra comunità.

I Padri della Patria amavano l’Italia – fino al sacrificio - ma non erano chiusi nell’ambito nazionale. Sognavano un’Italia aperta all’Europa, vicina ai popoli che ovunque nel mondo stessero combattendo per la propria libertà, un’Italia capace, proprio per questo generoso sentimento, di conquistare il rispetto e l’ammirazione nel mondo.

Sono sentimenti superati? Non credo.

Seeeee… abbiamo visto di cosa si parla quando si menziona Mazzini e di apertura all’Europa…

Non lo credo anche avendo negli occhi migliaia di testimonianze degli italiani, di ogni età, di ogni condizione economica e sociale che incontro nei miei viaggi nella provincia, nelle città.

Essi condividono il mio insistere sull’orgoglio di essere italiani, sui sentimenti di appartenenza alla comunità, sui simboli che amiamo e ai quali siamo fedeli per sempre, in primo luogo al Tricolore.

Il patriottismo degli italiani è destinato a crescere, non a ridursi; a rafforzarsi, non a indebolirsi. Un mondo aperto, ricco di opportunità, di sfide, ha bisogno, proprio perché è globale, di identità vissute con passione.

Quando nel 2011 gli italiani faranno il punto di centocinquanta anni di storia unitaria scopriranno che il volgere del tempo li ha immensamente maturati, arricchiti. C’è bisogno di Italia nel mondo.

C’è bisogno di Italia in Italia.

(geniale)

Abbiamo bisogno di Italia in ciascuno di noi, nella nostra vita individuale, come riferimento, come ideale.

Certo, ci manca proprio il tuo ideale, insieme ai maestri.

Questi sentimenti sono particolarmente forti in coloro che hanno scelto di far parte delle Forze Armate.

A loro è affidato il compito di custodire, se necessario anche con le armi, questi nostri valori, queste nostre tradizioni di civiltà, cultura ed amore della pace,

(bohoho!)

e di difenderli sia in Patria sia nei diversi, difficili e impegnativi teatri operativi ove sono chiamati ad operare.

E chi li chiama, Badombe?

Le motivazioni delle odierne concessioni dell’Ordine Militare d’Italia ripercorrono gli ultimi ventitre anni di storia nazionale, attraverso le missioni Libano 1 e 2 dei primi anni ottanta, la missione Ibis in Somalia, le varie missioni nei Balcani, la Enduring Freedom in Afghanistan e la Antica Babilonia in Iraq.

Ci pigliano per scemi.

“In nome del petrolio – la verità scomoda”

“In nome del petrolio – la verità scomoda”: è il titolo dell’inchiesta di Rainews24 sulla missione italiana in Iraq, che è andato in onda questa mattina alle 7,34. Nel reportage è stato mostrato un dossier del governo, redatto sei mesi prima della guerra in Iraq, nel quale già si indicava Nassiriya come località strategica per l’Italia, rispetto ai nostri interessi petroliferi. Foto, filmati e testimonianze sull’attività del contingente italiano dimostrano come il motivo principale della nostra presenza a Nassiriya sia la protezione di oleodotti e raffinerie, in una zona ricchissima di giacimenti.

La missione “Antica Babilonia” e il petrolio di Nassiriya

ROMA - Siamo in Iraq per il petrolio. Certo anche per scopi umanitari e di salvaguardia dell’immenso patrimonio archeologico di quel paese – non a caso la missione si chiama “Antica Babilonia” - ma l’oro nero c’entra e come.

L’inchiesta di Sigfrido Ranucci, in onda oggi su Rai News 24, documenti alla mano, prova a dimostrarlo. E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati. Perché? Perché sapevamo quanto ricca di petrolio fosse quella zona. In gran parte desertica, ma letteralmente galleggiante su un mare di quel preziosissimo liquido che muove il mondo.

Soldati italiani in Iraq, obiettivo il petrolio

ROMA – A portare i soldati italiani della missione «Antica Babilonia» a Nassiriya non sarebbero state solo finalità umanitarie o questioni strategiche legate alle alleanze internazionali del Paese. La motivazione forte sarebbe in realtà la presenza di petrolio, di cui l’Iraq è il secondo produttore mondiale. A sostenerlo è un’inchiesta condotta dal settimanale Diario e da Rainews 24. La rete satellitare all news di Viale Mazzini ha trasmesso questa mattina alle 7,34 (orario in cui le trasmissioni si possono vedere in contemporanea anche su Rai 3) un reportage realizzato da Sigfrido Ranucci e intitolato «In nome del petrolio – La verità scomoda».

Domanda: secondo voi lo stipendio (e le pensioni) di Ciampi non gli consentivano di comprarsi un giornale e leggerselo, oppure ci pigliava semplicemente per il culo? Tralasciando la Somalia e i Balcani. Proseguiamo :

In questi teatri hanno operato – talvolta, purtroppo, anche sino al sacrificio della vita – migliaia di ufficiali, sottufficiali, volontari e militari di leva, con spirito di servizio, altruismo ed umanità: caratteristiche innate e distintive del soldato italiano.

La Somalia ringrazia.

Oggi sono oltre 11.000 i soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri impiegati fuori dal territorio nazionale. Ad essi vanno aggiunti i 2500 militari addetti in Italia alla sorveglianza di punti definiti “sensibili” nell’operazione “Domino”.

Arriva la ciliegina:

In questo quadro, le Forze Armate hanno prodotto negli ultimi anni notevoli sforzi, sia per sostenere efficacemente le iniziative per il perseguimento della stabilità e della pace - talune sotto bandiera europea - decise nell’ambito delle risoluzioni dell’ONU, dal Parlamento e dal Governo, sia per affrontare, al proprio interno, un processo di modernizzazione e rinnovamento complessivo.

Badombe> In pratica sono i mercenari dell’ONU pagati dal taxpayer?

No, dai.

A tutti loro, in questa giornata di festa, va il mio pensiero, il mio sincero, affettuoso saluto.

L’anno in corso sarà ricordato per la sospensione del servizio di leva obbligatorio.

Prendente nota: ha detto sospensione, non abolizione, giacché la Costituzione prevede la schiavitù di Stato “ai sensi di legge”, modificabile a piacere.

Badombe> Grande garanzia di diritti, la Costituzione.

Per volontà del Parlamento, lo strumento militare è stato trasformato da Forze Armate di coscritti – cui tutto il Paese deve moltissimo – a strumento formato da volontari e professionisti.

Forze Armate di volontari, ma sempre e ancor più Forze Armate del popolo italiano.

Al servizio dell’ONU, in missione in qualche triste angolo di mondo: sono proprio le Forze Armate del popolo italiano.

Ragazze e ragazzi che rispondono con crescente entusiasmo ai concorsi per l’arruolamento nelle Accademie Ufficiali e nelle Scuole Sottufficiali ma, soprattutto, che chiedono in largo numero di servire la Patria quali volontari a ferma prefissata di un anno.

E non è forse questo il sogno di ogni giovane?

Le aspettative di questi ultimi, soprattutto dei più meritevoli, non vanno disattese. E’ doveroso continuare a dare a questi ragazzi opportunità professionali sia nelle Forze Armate e nei corpi armati dello Stato, sia nell’amministrazione civile, che non può che giovarsi della loro ulteriore formazione nell’ambiente militare.

Tradotto: è facile procurare un lavoro ai pargoli, basta pagarli con il denaro rubato al contribuente e mandarli a farsi ammazzare in qualche posto pieno di sabbia per fare la guardia al pozzo dell’ENI.

Signor Presidente del Consiglio,
Signor Ministro della Difesa,
Autorità,
Decorati dell’Ordine Militare d’Italia,

Nonché contribuenti,

con l’odierna solenne cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia intendiamo non solo rendere onore a questi esempi di altruismo, di preparazione professionale, di capacità di comando ed organizzativa, di efficienza e di professionalità, ma anche ringraziare tutti gli uomini e le donne in uniforme che diuturnamente operano per la sicurezza e la libertà di tutti.

Per la libertà, coscrizione a parte?

Ai decorandi il mio più vivo compiacimento. Ai giovani allievi l’invito a vestire con dignità e con orgoglio le loro uniformi, unito all’augurio di ogni soddisfazione al servizio della Nazione.

Tradotto: non attaccate elettrodi sugli indigeni, grazie.

Viva le Forze Armate! Viva l’Italia!

Viva il mio stipendio! Viva il valore degli immobili che compensa il debito delle famiglie, viva i volontari

Badombe> E viva i maestri, e i muratori, e gli imbianchini illuminati, e gli idraulici solidali.

Roma, 10 novembre 2005

Oggi, 10 novembre 2005, la scuola italiana ricorda Giuseppe Mazzini, nell’anno bicentenario della sua nascita. Desidero innanzitutto invitarvi a riflettere sul significato della ricorrenza, che coincide con l’anniversario della fondazione della Scuola Italiana di Londra, istituita da Mazzini, il 10 novembre del 1841, per educare nelle ore serali i bambini emigrati e dare loro il conforto della patria lontana.

Questa esperienza londinese offrì a Mazzini l’occasione per sottolineare il legame fra i suoi alti ideali di unità nazionale, di emancipazione sociale e di rigore morale e l’educazione intesa come crescita individuale e collettiva.

L’insegnamento mazziniano è profondamente radicato nella consapevolezza dell’inscindibilità dei diritti e dei doveri. E’ innanzitutto una lezione umana che ammonisce a vivere non per se stessi ma per gli altri, rendendosi l’un l’altro migliori per combattere ovunque l’ingiustizia e l’errore.

Lo abbiamo appena letto, poco fa : “Lo spirito della Costituzione italiana, frutto duraturo della Lotta di Liberazione e del secondo Risorgimento, è profondamente mazziniano per il richiamo al dovere come fonte dei diritti, all’associazionismo come strumento concreto di solidarietà, alla coesione sociale, garantita da una cittadinanza consapevole, basata sull’educazione.

Il diritto, pertanto, viene dopo i doveri verso la collettività, la società, lo Stato e i banchieri centrali.

Nel richiamare alla coscienza di sè ed alla dignità dell’essere umano, nel proclamare la coerenza tra il pensiero e l’azione, l’educazione assume per Mazzini una valenza etico-politica che va al di là dell’apprendimento ed attiene alla formazione spirituale.

Ma è chiaro: la formazione spirituale del senso di umanità aperto alla religiosità laica, ovvero l’umanesimo secolare e mondiale.

Badombe> Bingo!

Per Giuseppe Mazzini la socialità costituisce il “fatto principale dell’umana natura”.

Maiuscole in arrivo:

L’appartenenza nazionale è parte integrante della dimensione europea e della concezione dell’Umanità, che si fonda sulla libera autodeterminazione, sulla non discriminazione e sulla convivenza pacifica.

Libera autodeterminazione, ma con i diritti che nascono (e seguono) i doveri. E’ tutto molto chiaro.

“Lavorando per la patria, lavoriamo per l’umanità”: questa dichiarazione in cui Mazzini riassumeva il senso del suo pensiero sia per voi fonte di riflessione. Le prospettive universali si nutrono, infatti, dell’affermazione delle singole identità, nel mutuo rispetto le une delle altre.

Sempre con i diritti che nascono dai doveri, s’intende. Ma al peggio non c’è fine:

Il pensiero di Mazzini ha ispirato il Risorgimento e la Resistenza, l’Italia democratica e repubblicana ritrova in esso, ancora oggi, le ragioni per promuovere lo sviluppo dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, guardando alla fratellanza universale dei popoli.

Ma dai, ma veramente? Non l’avrei mai sospettato.

Quali cittadini del futuro, voi studenti avete l’avvenire nelle vostre mani: la vostra generazione ha il compito e la responsabilità di continuare a costruire l’unione politica europea e la pace nel mondo.

Leggete, dunque, le pagine di Giuseppe Mazzini, con la preziosa guida dei vostri insegnanti, e vi renderete conto che non sono soltanto nobile testimonianza della storia dell’unificazione nazionale e dell’integrazione europea, ma contengono indicazioni suggestive d’avvenire.

Non oso immaginare.

Ne è un esempio l’appello del 1834 le cui parole sono certo che vibreranno anche nei vostri cuori: “Rispettate, o giovani, i sogni della vostra gioventù, perchè essi sono santi ed hanno il segreto del futuro. Rispettate i sogni della vostra gioventù, perchè da essi soli può venirvi entusiasmo, forza, fiducia e quel conforto che può solo mantener viva nell’anima la scintilla di vita e di sacrificio”.

Se Mazzini è un personaggio degno di tale onore insieme ai suoi compari, com’è che il lieve dettaglio delle logge finisce sempre dimenticato?

Erasmo 19 (Novembre 2005)

L’attento lettore ricaverà ancora gioia e diletto dalla lettura di Erasmo, la rivista del massone. Subito arriva l’angolo di Mazzini, per chi avesse voglia di fare due conti.

Pagina 19 - Mazzini e la Massoneria. Due secoli di battaglie ideali“, è il titolo del convegno che la circoscrizione ligure del Grande Oriente d’Italia, in collaborazione con l’Associazione Mazziniana Italiana (Ami), ha organizzato lo scorso 9 ottobre a Genova, presso l’Auditorium di Palazzo Rosso, messo a disposizione dal Comune, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa, insieme alla Provincia di Genova ed alla Regione Liguria.

La manifestazione si inquadra nel programma di celebrazioni del bicentenario del Grande Oriente che si festeggia quest’anno e che coincide con l’anniversario dei duecento anni di nascita del grande pensatore genovese.

Il Comune di Genova era rappresentato al convegno dall’assessore alla Cultura Luca Borzani che ha portato il saluto del sindaco Giuseppe Pericu e dell’amministrazione comunale, mentre per la Provincia è intervenuto l’assessore alle Politiche Sociali Angelo Giulio Torti che, a sua volta, ha salutato i presenti a nome del presidente Alessandro Repetto e dell’intera amministrazione provinciale. Entrambi hanno espresso apprezzamenti per l’iniziativa del Grande Oriente.

Dopo l’introduzione del presidente del Collegio circoscrizionale della Liguria, Carlo Mereu, che ha ringraziato il vasto pubblico in sala, sono seguiti gli interventi dei quattro relatori in programma che sono stati presentati dal moderatore dei lavori, il fratello Renzo Brunetti, vicepresidente nazionale dell’Associazione Mazziniana. Ha aperto i lavori veri e propri Roberto Balzani, storico dell’università di Bologna e presidente nazionale dell’Ami, col tema Il problema Mazzini; Fulvio Conti, storico dell’università di Firenze, ha preso successivamente la parola per sviluppare il rapporto tra Mazzini e la Massoneria. Ad un altro storico, il professor Santi Fedele dell’università di Messina, è spettato il compito di approfondire le affinità tra il pensiero massonico ed il mazzinianesimo, mentre il giornalista del “Corriere della Sera” Antonio Carioti ha delineato la storia delle cronache risorgimentali nella stampa quotidiana.

Pronti con il post-it?

Ha chiuso il convegno il Gran Maestro Gustavo Raffi che fra l’altro evidenziato che “tutto il pensiero di Mazzini collima con la visione ‘massonica’ della fratellanza tra gli uomini e tra i popoli; esprime il primato della morale sulla politica, l’educazione come momento di elevazione ed emancipazione dell’individuo, l’idea di Europa dei Popoli, uniti dall’uguaglianza, dalla libertà e dal rispetto di tutte le culture.

Vi ricorda – vagamente – qualcosa? Non è per caso la fotocopia di qualcosa che ci capita di leggere piuttosto spesso?

Mazzini, risoluto avversario di ogni forma di discriminazione, assertore dell’unità nazionale scevra da forme anguste di nazionalismo, sostenne per primo il nesso inscindibile fra i valori dell’unità e dell’indipendenza, coniugati con quelli della democrazia, e propugnò l’idea che le Nazioni, ognuna con la propria peculiarità, hanno una missione e devono essere libere e indipendenti per concorrere al progresso dei popoli“.

Vi ricorda per caso le parole del nostro ospite ex-premier, ex-presidente della repubblica, ex-banchiere centrale?

Oltre ad un folto numero di massoni e di persone estranee all’Istituzione, hanno partecipato all’incontro, i due Gran Maestri Aggiunti Massimo Bianchi e Giuseppe Anania, il Gran Maestro Onorario Mauro Lastraioli, il Grande Oratore Aggiunto Bent Parodi, il presidente del Collegio piemontese Piero Lojacono ed altri.

E il Potentissimo Cavaliere di Gerusalemme, Ispettore del Tempio e Sovrintendente alla Loggia non c’era? Era rimasto chiuso nella piramide?

Il giorno precedente il Gran Maestro Raffi, accompagnato da una numerosa delegazione di fratelli, ha deposto una corona di alloro sulla tomba di Mazzini, al Cimitero Monumentale di Staglieno. Il Mausoleo che ospita la tomba, opera di Gaetano Vittorio Grasso, è stato integralmente restaurato nei primi mesi dell’anno da alcune ditte specializzate che hanno offerto gratuitamente l’intervento, anche grazie al contributo del Grande Oriente d’Italia, come ricordato da una lapide in bronzo, collocata all’esterno della tomba.

C’è anche il riquadro con la notizia.

Genova, 9 ottobre 2005 – “Giuseppe Mazzini è un maestro, sempre attuale, di moralità politica e civile, di religiosità laica, di rispetto di tutte le culture perché, tutte, con le loro peculiarità, contribuiscono all’evoluzione e al miglioramento dell’umanità“.

Anche questo vi ricorderà qualcosa.

Lo ha detto l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, al Convegno “Mazzini e la Massoneria. Due secoli di battaglie ideali” che il Collegio circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Liguria ha organizzato a Genova, in collaborazione con l’Associazione mazziniana.

Il Convegno, nell’auditorium di palazzo Rosso, è stato preceduto dalla deposizione di una corona di alloro sulla tomba di Mazzini, al cimitero di Staglieno, di recente restaurata grazie anche all’intervento del Grande Oriente d’Italia.

“Sorprendente e quasi un monito - oggi che il ruolo della scuola nella società multietnica è all’attenzione del dibattito politico e culturale - è la sua concezione dell’educazione e della cultura che costituisce parte integrante del suo messaggio di emancipazione, di libertà e di democrazia”, ha proseguito il Gran Maestro Raffi. “È questa – ha aggiunto l’avvocato Raffi – anche la concezione della Libera Muratoria che crede fermamente nel ruolo della scuola, per costruire percorsi di coesistenza tra studenti che vivono in realtà differenti per cultura, etnia e religione, consentendo così di cementare il tessuto sociale, di promuovere e di educare al rispetto dell’alterità, affermando il principio che si può essere diversi e, al contempo, uguali e che la diversità è fonte di ricchezza.

Indovina indovinello?

Ruolo che può svolgere solo la scuola pubblica che è la scuola del confronto e che può costituire il laboratorio nel quale la società interculturale e multietnica trova le sue radici“.

Davvero?

La manifestazione è parte delle celebrazioni per il Bicentenario del Grande Oriente d’Italia che coincidono con quelle del bicentenario della nascita di Mazzini.

Avanti.

Pagina 17 - CATANZARO – Incontro e dialogo in un’epoca di “eclissi della ragionevolezza”. Quella che si è riunita nel teatro Politeama, sabato scorso (1º ottobre), per una delle manifestazioni nell’ambito del bicentenario della nascita, è una nuova Massoneria. È un sodalizio che vuole uscire allo scoperto, allontanando stereotipi e idee errate a riguardo, consolidate negli anni. “Per molto tempo non è mancata la Massoneria. Sono mancati i massoni”, ha indicato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi. Il suo in realtà è uno sprono, non solo per gli “estranei” alla Massoneria, ma anche per gli stessi liberi muratori: “Non temete la Massoneria – ha detto Raffi-. È la parte migliore della società“.

Capito?

Pagina 21 - Laicità e scuola. Due argomenti trattati ieri, a Palazzo Normanni, durante il convegno “La Libera Muratoria nel Mezzogiorno d’Italia: dalla Restaurazione all’Unità d’Italia. La Massoneria dei democratici”, inserito nelle celebrazioni per il bicentenario del Grande Oriente d’Italia. Al dibattito che ha ripercorso le tappe fondamentali della massoneria, è intervenuto anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Guido Lo Porto: “Ispirati dal ricordo del passato – afferma il presidente dell’Ars Lo Porto - dobbiamo andare avanti verso un processo di aggregazione europea“.

E proprio sull’integrazione, interviene il Gran Maestro del Grande Oriente d’italia Gustavo Raffi: “Lo Stato deve garantire la libertà religiosa anche alle minoranze – spiega – ed è per questo motivo che sosteniamo l’importanza della scuola pubblica come mezzo di confronto e dialogo tra diverse culture, etnie e religioni; sede in cui la futura società interculturale e multietnica troverà le sue radici.

Leggere e scrivere è passato di moda? Ora c’è il laboratorio sociale a tempo pieno? Qualcuno l’ha spiegato a mamma e papà?

Occorre vigilare affinché la scuola non sia un luogo dove si alimentano odi – aggiunge il Gran Maestro Raffi - bisogna impedire, infatti, la dittatura delle maggioranze e l’esclusione delle minoranze che non vogliono essere integrate nella società che li ospita“.

E se non vogliono essere integrate che fai? Gli racconti una fiaba di Mazzini? Secondo voi, cosa vorrà mai intendere il nostro eroe con integrate?

I riferimenti cadono sul caso della scuola araba di Milano “dove nessuno aveva controllato se i docenti avessero il titolo per insegnare e quali fossero i programmi di studio e gli standard educativi – dice il Gran Maestro Raffi. Casi simili – conclude – non devono più verificarsi”.

Domanda bonus per il lettore: posto che l’umanesimo secolare e laico è la religione esoterica il cui percorso iniziatico porta la fratellanza e l’illuminazione eccetera eccetera, all’arabo islamico quanta simpatia ispira tutto ciò?

Finiamo in bellezza :

Erasmo 01 (Gennaio 2006)

La scuola pubblica, gratuita ed obbligatoria talvolta dimentica casualmente di aggiungere alcuni lievi dettagli storici.

Per fortuna la Massoneria svolge un ruolo chiarificatore anche in questo caso, visto che probabilmente il prof è troppo impegnato a gestire i suoi scazzi sindacali. Magari si occupasse solo di quelli, almeno non rovinerebbe i figli altrui spacciando boiate a spese del contribuente. Suggerisco anzi uno sciopero permanente ad oltranza di 25 anni circa.

Prof.> No dai! Io credo nella Forza Delle Istituzioni e nell’Inno Nazionale! Educo il pargolo alla pace e alla tolleranza, nonché alla diversità. Dopo, se avanza tempo, insegno anche a leggere e scrivere.

Traduci questo:

Badombe> Pijombe ‘Ngulu, Kojomba!

Leggiamo ancora l’illuminante rivista del Grande Oriente.

200 anni in Loggia

MASSONERIA. In Italia, per i più, basta la parola per evocare un’entità misteriosa, dedita a riti per taluni inquietanti, per altri grotteschi, officiati da personaggi incappucciati di nero e provvisti di grembiulini decorati, impegnata a tessere oscure trame.

Ad alimentare questo ritratto ha contribuito per certi versi la massoneria stessa che, nel corso della sua secolare esistenza, non ha voluto, almeno fino ai tempi più recenti, palesare il proprio volto al grosso pubblico.

A questo si è aggiunto l’ostracismo religioso di parte cattolica: già il 28 aprile 1738, papa Clemente XII promulgava la bolla In eminenti apostolatus specula che condannava e scomunicava i massoni. E nel 1751 Benedetto XIV rincarava la dose. Con il Risorgimento poi, il progetto unitario e quello di Roma capitale, che vedevano molti massoni tra i protagonisti, l’atteggiamento della Chiesa divenne, se possibile, ancora più radicale. A oggi i suoi pronunciamenti sulla massoneria sono in totale 586, e uno dei più recenti, datato 26 novembre 1983, porta la firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Perché ne parliamo, oggi? Perché proprio nel 2005 la massoneria italiana (o meglio, le sue maggiori associazioni, dette Obbedienze: il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori) hanno festeggiato il bicentenario della fondazione.

Il 5 marzo 1805, infatti a Milano, per iniziativa di massoni francesi veniva costituito il Supremo Consiglio d’Italia del Rito Scozzese Antico Accettato, del quale oggi si considera erede la Gran Loggia d’Italia.

In realtà la massoneria aveva radici più lontane e si rifaceva alle associazioni – spesso antichissime – di mutuo appoggio e perfezionamento morale fra corporazioni anglosassoni di artigiani muratori: i “Liberi Muratori”, free masons in inglese, franc maçons in francese, da cui i termini “framassoni” e “massoni”.

In seguito questi gruppi si sarebbero trasformati in confraternite di tipo iniziatico, diffusissime in tutto il mondo (la prima, Gran Loggia d’Inghilterra, risale al 1717).

L’Ottocento è stato, per molti versi, almeno in Italia, il secolo della massoneria: a essa aderirono intellettuali del contributo della massoneria al Risorgimento: di fatto sarebbe storicamente più corretto parlare del contributo di (tantissimi) singoli massoni al progetto risorgimentale, con presenza significativa in organizzazioni come la Carboneria.

Scommetto che questo sul libro di scuola non era scritto.

Furono massoni Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, entrambi poi destinati a diventare Gran Maestro.

Ma non ricorda vagamente i discorsi di qualcuno?

Non lo era Camillo Benso conte di Cavour, gran tessitore dell’indipendenza del Paese, ma fu lui, il 20 dicembre 1859, a promuovere a Torino il Grande Oriente Italiano, organizzazione destinata a rappresentare l’embrione di una nuova struttura nazionale, il Grande Oriente d’Italia. Lo erano Costantino Nigra, Massimo D’Azeglio, Bettino Ricasoli.

Erano guidati dal massone Alfonso La Marmora i bersaglieri che, sfondando a Porta Pia, siglarono la presa di Roma il 20 settembre 1870. Per circa cinquant’anni in parlamento sia i principali esponenti della Destra che quelli della Sinistra furono massoni.

Non mi dire…

Un grande ruolo, dunque. Ma proprio per questo la commistione con questioni di natura specificamente politica, che poco avevano a che vedere con i principi di elevamento spirituale e morale che stavano all’origine della massoneria, finì per produrre contrasti.

E così nel 1908 si consumò la scissione. Alla sua base ci fu il rifiuto di molti deputati massoni di seguire le indicazioni del Grande Oriente, durante le votazioni in aula di una legge di impostazione laicista sull’istruzione religiosa nella scuola pubblica: moltissimi Maestri Venerabili non vollero adeguarsi agli ordini del Gran Maestro e, in nome della libertà di coscienza, fondarono successivamente, nel 1910, la Gran Loggia d’Italia.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, comunque, entrambe le Obbedienze massoniche ebbero un atteggiamento sostanzialmente favorevole all’intervento.

In seguito, massoni sarebbero poi stati parecchi esponenti dello squadrismo fascista che, nel 1922, organizzarono la marcia su Roma, da Italo Balbo a Giuseppe Bottai, da Achille Starace a Roberto Farinacci.

Ciò tuttavia non impedì a Benito Mussolini, antimassone fin dai tempi della sua militanza nel Partito socialista, di mettere fuori legge entrambe le Obbedienze nel 1925. Con la fine del fascismo, dopo la Seconda guerra mondiale la massoneria è rifiorita un’altra volta.

L’episodio più significativo del passato recente è conosciuto come “scandalo della P2″: investì negli anni Ottanta soltanto il Grande Oriente d’Italia, ma finì, agli occhi della pubblica opinione, con gettare ombre sull’intera massoneria. La vicenda aveva in effetti origini remote: già nell’Ottocento s’era manifestata l’esigenza di costituire una Loggia per quei massoni cui, per la loro posizione nella società, doveva essere offerta una possibilità di riservatezza, sia all’esterno sia all’esterno della stessa istituzione.

Venne così costituita la Loggia “Propaganda Massonica”, conosciuta anche con il nome abbreviato di “P2″, che accolse personaggi come Giosuè Carducci, premio Nobel per la letteratura nel 1906 e non a caso autore del celebre poemetto Inno a Satana, il filosofo Giovanni Bovio, Aurelio Saffi, Agostino Depretis, Francesco Crispi.

Che sorpresa!

La “P2″ era poi sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale come “Loggia di prestigio”. L’inizio della sua metamorfosi in senso negativo corrispose, sul finire degli anni Sessanta, con l’ascesa di un suo iscritto, Licio Gelli, il quale, grazie anche a meccanismi burocratici interni, riuscì a diventare Maestro Venerabile, trasformando la “P2″ in un suo club privato, finalizzato ad attività illecite soprattutto in campo finanziario e politico, con il reclutamento di personaggi eminenti del governo, del parlamento, delle forze armate, dei servizi segreti, della finanza e dell’industria, del mondo della comunicazione.

Nel 1981 il Grande Oriente d’Italia ha espulso Gelli, e la sentenza definitiva dell’autorità giudiziaria lo ha condannato, escludendo però l’accusa di cospirazione politica.

Ma lo stupore non finisce qui. Vedete un po’ se questo vi piace e se vi ricorda… qualcosa :

In regalo alle scuole il libro sui “Doveri dell’Uomo”

Terni – La nostra città ha una storia, un passato e tanti primati. Riscopriamoli insieme, piano piano, uno alla volta.

“Bevo a quest’uomo che, mentre tutta l’Italia taceva, parlava di Patria agli Italiani; a quest’Uomo che, mentre l’Italia dormiva, vegliava pensava ed agiva, bevo al Maestro di tutti”. Così Garibaldi, nel 1864 a Londra, brindava a Giuseppe Mazzini. Parole semplici, sgorgate dal grande cuore del Generale, ormai all’apice della notorietà dopo l’impresa dei Mille, che attestano la grandezza dell’Uomo, del politico, del cospiratore, giustamente definito “l’Apostolo dell’Unità d’Italia”.

Calunniato, vilipeso e perseguitato per tutta la vita, troverà la sua consacrazione solo dopo la morte. La sua visione politica continuerà ad infiammare gli animi di democratici e repubblicani, nel suo nome nasceranno circoli giovanili ed associazioni operaie. In Italia, come nella nostra città. Particolarmente significativo il circolo mazziniano nato a Terni nel 1885. Aveva sede in via dei Chiodatoli, con un tavolaccio, poche sedie e qualche panca, come arredamento. Alle pareti i ritratti di Mazzini e Garibaldi e uno scaffale con le opere del Maestro. I giovani venivano educati al lavoro e all’amor di patria, attraverso la lettura dei “Doveri dell’Uomo“. Un libretto di poche pagine, scritto da Mazzini nel 1851, ad uso degli operai, in cui al diritto, veniva anteposto il senso del dovere.

Con somma gioia e gaudio del banchiere centrale.

Con esso l’agitatore, il politico, il riformatore si fa anche educatore. È il senso del dovere che prepara l’uomo alla sua missione, ad un’esistenza che andava spesa al servizio della Patria, della conoscenza, per lo sviluppo e il progresso dell’Umanità.

Un’opera che rappresentava allo stesso tempo una concezione di vita ed uno strumento di formazione delle coscienze, che nel 1906, giusto cento anni fa, il Circolo Petroli, volle donare “alla studiosa gioventù ternana perché, ispirandosi al pensiero del grande maestro,si educhi fin dai primi anni al sentimento del dovere“.

Com’erano le parole esatte?

Badombe> “Nell’età in cui l’esame è impossibile?

Ah, ecco.

Un’edizione speciale “ad uso delle scuole e raccomandata dal Ministero della Pubblica Istruzione” come si legge nel frontespizio. Nella prefazione invece l’invito a “sviare egoismi e materialismo, a coltivare l’amore e ricercare la verità”.

Il Circolo Petroni non era altro che l’emanazione profana della locale Loggia massonica, di cui Maestro Venerabile era il dottor Alessandro Fabri, per due volte sindaco di Terni e per dieci anni presidente della Società Operaia. In quegli anni torbidi, in una città operaia colpita dalla crisi e dalla disoccupazione, essa cercava di rilanciare il dialogo, la convivenza civile, iniettando nei giovani la visione di vita e gli ideali mazziniani.

Sentite questa.

Un francobollo per celebrare 200 anni di massoneria Italiana

A volte le proteste sono utili. Come tutti gli articoli che io – e non soltanto io – abbiamo pubblicato su molti giornali perché le Poste Italiane stavano dimenticando Giuseppe Mazzini nel duecentesimo anniversario della sua morte. Senza nulla togliere a Sant’Ignazio da Làconi, a San Gerardo Maiella, a Pietro Savargna di Brazzà (chi sono?) pensavo che anche Mazzini potesse avere diritto ad un francobollo commemorativo.

Ed è stato emesso in extremis, il 10 novembre, quando già la speranza mi stava abbandonando. Ringrazio le Poste, ma alla Commissione incaricata voglio segnalare che nel prossimo anno, nel 2007, ricorre il 200° anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi e che sarebbe bene che l’emissione avvenisse il 2 giugno che non è solo l’anniversario della sua morte, ma anche quello della proclamazione della Repubblica. E perché per l’occasione, anche un francobollo con il monumento di Anita, che non è mai stato ricordato in nessuna emissione?

Nell’anno testé terminato vi era anche l’anniversario dei duecento anni della Massoneria Italiana e per tale anniversario era da tempo stata fatta regolare proposta per un francobollo. Forse una Istituzione che ha contato nelle sue file, uomini come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Goffredo Mameli autore dell’Inno ufficiale della Nostra Repubblica, il cantore del Risorgimento Giosuè Carducci e mille eroi che si sono immolati nel Risorgimento italiano per l’Unità e la Libertà d’Italia, meritava questo riconoscimento che non c’è stato. Vi sarebbe una soluzione: nel 2007, anniversario della morte dell’Eroe dei due mondi, un bel francobollo di Garibaldi con le insegne massoniche. Ma su questo argomento ritornerò a parlare.

Oh no! Ci sarà la solita polemica sulla separazione tra Stato e spiritualità laica umanita e universale!

(come no?)

Per concludere il viaggio, segniamo sul post-it qualche passaggio :

 ”Lo spirito della Costituzione italiana, frutto duraturo della Lotta di Liberazione e del secondo Risorgimento, è profondamente mazziniano per il richiamo al dovere come fonte dei diritti, all’associazionismo come strumento concreto di solidarietà, alla coesione sociale, garantita da una cittadinanza consapevole, basata sull’educazione.

Mi auguro che molti giovani, anche attraverso il Museo che oggi si apre, tornino ad accostarsi a Mazzini. Egli non è un’icona del passato: è un maestro, sempre attuale, di moralità politica e civile, di religiosità laica, di senso di umanità aperto al rispetto di tutte le culture e del loro apporto al divenire della umanità.”

Miei cari fratelli, la rivista della Massoneria Italiana mantenendo viva in Italia e nel mondo la fede democratica di cui è maestra la più antica fra le società liberali ed umanitarie merita tutta la vostra sollecitudine e io ve ne raccomando caldamente la diffusione. Giuseppe Garibaldi, Caprera 26-11-1876

“Nello splendido Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, si è svolto il 12 febbraio 2005 l’XI Convegno della Massoneria Toscana sul tema I Valori Universali e la riforma dell ONU, che il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili ha promosso e realizzato nell ambito di un work in progress che si articolerà con incontri, conferenze e tavole rotonde sul tema stesso dei valori universali nelle sue ampie sfaccettature. La tavola rotonda ha rappresentato un primo esempio di dialogo e confronto su quei valori universali che la Massoneria, operando nel solco della propria tradizione, intende offrire per la costruzione della società e la realizzazione di una governance mondiale dal volto umano.”

o Umanista?

Ognuno deve prendere su di sé il peso dell’altro. La tolleranza poi, deve essere pensata in modo più radicale e laico, cercare il colloquio con le altre verità, con le verità degli altri. La tolleranza che resta ancorata soltanto alle proprie certezze è la caricatura della tolleranza.
[...]
Proprio per sviluppare quest arte il massone ha bisogno, non solo di penetrare nella propria dimensione interiore, ma anche in quella altrui. Ha bisogno del dialogo con gli altri, per apprendere ma anche per contribuire col proprio bagaglio di esperienze, di conoscenze e di saperi, maturato per l’appunto in una vita illuminata dalla luce della Tradizione. In questo modo, da muratore esperto nell arte della edificazione, concorre, recando il proprio simbolico mattone, a costruire il grande Tempio sotto la cui volta celeste si riunirà l’umanità tutta.

E noi prendiamo nota sul post-it, non si sa mai che un giorno si debba presentare il conto ed emerga pertanto la necessità di una fattura dettagliata.

In un epoca di globalizzazione è fondamentale che l’uomo torni ad essere centrale, che non sia un mero consumatore, ma un soggetto al centro di diritti come di doveri, un uomo che vive con i suoi sogni, perché questo deve essere il villaggio globale.
[...]
Raffi è convinto che vada spinto un movimento di massa, di popoli per far si che si arrivi a questa entità sopranazionale; diversamente potrà accadere, come è già accaduto, che in nome di quei principi negletti della carta dell Onu, una potenza mondiale dica: io li faccio applicare, io mi surrogo all’inerzia e all’inattività dell’Onu.

[...] Il libro-romanzo è stato presentato dal prof. Avv. Riccardo SCARPA di Roma. Il libro, ripercorre in un’ottica esoterica-investigativa [sempre alla faccia dell'umanesimo laico], tutta la complessa storia della famosa Milizia Christi, dalle origini, 1118, fino ad oggi, nelle sue trame nascoste e moderne, Illuminati e piano di immigrazione forzata delle masse in Europa allo scopo di forgiare l’uomo nuovo.

C’è qualcuno che ancora non ha capito?

Alla prossima allegra puntata!