Nota a margine per gli statalisti del cazzo : dai, venitemi a raccontare quanta colpa ha il capitalismo nella crisi in corso.

da La Stampa

Per toccare con mano il potere della Ragioneria basta telefonare a Mario Baldassarri.

Lui, che pure è un economista, un ex viceministro (al Tesoro!) e oggi un senatore, la risposta alla ferale domanda l’ha attesa per dieci anni: a quanto ammontano esattamente i «contributi alle imprese» erogati da Stato, Regioni, Province e Comuni?

E quanti di questi sono effettivamente quel che dovrebbero essere (e che sono nel resto del mondo civile), ovvero incentivi alle imprese che innovano? Una sintesi analitica elaborata in questi giorni fra Tesoro e ministero dello Sviluppo fa finalmente chiarezza ma ne emerge un quadro desolante: di quegli aiuti – l’anno scorso poco meno di 33 miliardi – i veri incentivi alle imprese private ammontavano a meno di un decimo, tre miliardi equamente divisi fra risorse statali e degli enti locali.

Il resto se lo sono spartiti aziende pubbliche, trasporto locale, infrastrutture, la Difesa e altri interventi a pioggia.

La tabella di cui La Stampa è in possesso ci dice che quei contributi, a partire dal 2009, si sono ridotti: erano quasi 40 miliardi, sono scesi a poco più di 36 nel 2010, l’anno scorso ammontavano a 32,8.

I tagli delle ultime manovre hanno tagliato al centro più che in periferia: lo Stato nel 2011 ha erogato 15,6 miliardi (erano 18,4 nel 2009), Regioni, Province e Comuni circa 17, appena un miliardo in meno di tre anni fa. I tecnici dei ministeri non sono in grado di stabilire a quanto ammonteranno gli aiuti in periferia nel triennio. C’è invece la tabella statale: varrà 12,2 miliardi quest’anno, 12,4 nel 2013, 11,6 nel 2014.

Entriamo nella giungla del 2012. Quasi un terzo degli aiuti – poco meno di quattro miliardi – verrà assorbito dalle Ferrovie, 930 milioni andranno alle infrastrutture «ferroviarie e stradali», 400 milioni se li spartiranno (a testa) le Poste, i contributi per i camionisti, le aziende di trasporto locale. La voce «mutui» vale 2,8 miliardi, ed è un altro universo da esplorare.

I prestiti in questo caso sono erogati a favore del settore aeronautico (1,4 miliardi), di nuovo alle Ferrovie (438 milioni), per la costruzione delle navi Fremm della Marina (435 milioni), «strade e autostrade» (216 milioni). Ci sono mutui accesi per Venezia (98 milioni), il patrimonio idrico (34 milioni), l’acquedotto pugliese (15 milioni), l’aeroporto di Malpensa (15 milioni), la demolizione di vecchie navi (10,8 milioni).

Di questa enorme mole di aiuti statali, gli incentivi alle imprese in senso stretto sono una voce residuale, sparpagliata qua e là nelle singole voci. In tutto – dice la relazione – si tratta di 3,3 miliardi di euro finanziati da 51 leggi. C’è un però: di quei 3,3 miliardi 1,7 vengono erogati «a beneficio delle forniture militari».

Insomma, escludendo la Difesa, le imprese possono contare su un miliardo e mezzo, un decimo degli aiuti. Ad oggi le leggi statali attraverso le quali si può attingere ai fondi sono più di cento. La bozza di riforma voluta da Passera (la quale riguarda i soli incentivi in capo al ministero dello Sviluppo, un miliardo in tutto) e il progetto messo a punto da Francesco Giavazzi (di riforma complessiva del sistema) taglia 43 leggi.

Quest’ultimo propone di azzerare tutti gli strumenti in essere, e di trasformare gli aiuti alle imprese in credito d’imposta automatico. Nella prima bozza Passera aveva proposto la stessa soluzione, lasciando esaurire gli aiuti in essere; la Ragioneria ha detto di no, giudicando il progetto troppo oneroso.

E gli aiuti erogati dalle Regioni? Le tabelle non sono altrettanto precise, perché – nonostante si tratti di trasferimenti netti dello Stato – al centro non sanno (!) che ne è di quelle risorse. La relazione tenta comunque di stimare quanto accaduto fra il 2008 e il 2010.

Più di dieci miliardi nel 2010 se ne sono andati per il trasporto locale, per finanziare i treni dei pendolari e le società di trasporto urbano. Un’altra voce importante – circa 1,5 miliardi – è stata dedicata ai trasferimenti a scuole private e istruzione. Più o meno quel che avrebbe ricevuto, nel suo complesso, il sistema delle imprese.

In questo caso – in ossequio all’autonomia delle amministrazioni locali – le forbici di Passera e di Giavazzi non possono nulla: quegli aiuti sono regolati da 800 leggi regionali.